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75° Giubileo Madonna della Salute, ELOGIO DELLA STOLTEZZA (1995)

Centro Studi per Amendolara



75° Giubileo Madonna della Salute, ELOGIO DELLA STOLTEZZA (1995)

75° Giubileo Madonna della Salute

CENTRO STUDI PER AMENDOLARA E PER L'ALTO JONIO
(ARCHIVIO)

Pubblicato su:
IL TIRACCIO, anno XXI, n.8, settembre-ottobre 1995, p.5.

Attentato politico alla libertà di stampa
Ovvero: l'elogio della stoltezza
di Rocco Turi



Sommario: Giunto all'apice del successo con il Tiraccio e con l'Esposizione Filatelica Nazionale è consuetudine, come a seguito di ogni traguardo raggiunto trionfalmente, che ci si fermi un pò per ricominciare con nuove iniziative culturali. Era previsto che con il Tiraccio dello scorso agosto sarebbe stata interrotta la partecipazione pubblicistica del <<Centro Studi Per Amendolara>>. Naturalmente, per i motivi che i lettori di Amendolara conoscono, il fondatore del CSA, attirato nella mischia, ritiene - suo malgrado - di aggiungere un'appendice.

Numerose espressioni ingiuriose, dirette e personali, nonché argomentazioni degne delle più basse maniere del vivere sociale. Tutto questo campionario è apparso negli ultimi tempi ad Amendolara su strani volantini di personaggi anonimi, quasi anonimi e manifesti definiti politici. Le regole della civiltà e della democrazia (per chi la riconosce) impongono che con l'identico stile di chi ha raccolto i loro luminosi messaggi di cultura, degni di un paese popolato dai più illustri premi nobel e dai principali accademici della Crusca, venga accettata una adeguata risposta. Civile e non anonima. Certo, per i semplicioni che hanno dimostrato di essere, la risposta è già nelle loro ingenue, frustranti, linguisticamente scorrette e inutili prese di posizioni. Ma anche il pubblico vuole la sua parte.
E' pure giusto consegnare alla memoria del paese un ulteriore approfondimento sulla storia sociale di questi ultimi decenni. Già abbondantemente descritta e ben spiegata. C'è, tuttavia, la disponibilità ad ulteriori chiarimenti nei confronti di un pubblico più vasto e ben qualificato. Loro appaiono, ormai, irrecuperabili.
"Molti nemici, molto onore", direbbe qualcuno. Altri: "molti insulti, tanta gloria". In questo intervento, invece, vi è l'umana insofferenza nei confronti dei presuntuosi e di chi crede si possa parlare a vuoto, senza aver studiato, approfondito, vissuto, i problemi sociali di una comunità; umana commiserazione nei confronti di chi improvvisa discussioni che esulano dalle proprie competenze. Ognuno svolga la sua professione!
In questo scritto c'è pure l'invito alla distensione e al ragionamento. A dire basta alla conflittualità evidente che da molti anni ormai spinge Amendolara verso la più grave crisi sociale della sua storia. Tutti, tranne una decina, ad Amendolara ne sono persuasi.
Fanno eccezione coloro che hanno il cervello in naftalina e chi non riesce a fare alcuna discriminazione, chi crede che il centro del mondo passi sotto i propri piedi e chi crede si possano dire cose a vuoto, di cui non si ha alcuna conoscenza. Un invito dunque a leggere le pagine del filosofo e moralista francese Michel Eyquem de Montaigne. Ma è evidente che ad Amendolara tutti coloro che preferiscono restare anonimi per la vita, con la vasta cultura che si ritrovano, lo abbiano già fatto da tempo. Conosceranno, perciò, di de Montaigne, tutte le sue opere ispirate al buon senso e alla tolleranza.
Il Tiraccio, tuttavia, è a disposizione di chiunque non sia anonimo. Per gli ingenui che si sono buttati in un mare in tempesta vi è una sola alternativa. Accettare di partecipare ad un confronto in una delle trasmissioni fra le sei reti televisive nazionali. Senza censura e nessuna deroga. Non risponderemo mai più a manifesti anonimi e quasi anonimi o falsamente firmati. Ma, siamo certi, non avranno il coraggio di buttarsi nella mischia mai più senza volto perché avranno, probabilmente, un minimo di dignità nell'evitare che il nome di Amendolara vada in giro come il paese dei codardi. La lezione scaturita da questo articolo, ripetuta già nel passato, dovrebbe bastare e avanzare. Si nota comunque che ad Amendolara possiedono una memoria fin troppo corta.
Il Tiraccio o la Tv nazionale! Noi siamo già pronti e lanciamo la sfida. Altro che solo! Uno contro tutti, dieci o forse più, o forse meno. Vuoi vedere che non risponderanno? Ad essi, tuttavia, l'onere di scegliere e di organizzare. O è meglio "non rispondere".... e <<incassare>>? Se non riusciranno a portarci in tv non c'è altra via: il Tiraccio. E' questo il luogo in cui sarebbero stati commessi i reati di lesa maestà! Altro che muri! Tiraccio o Tv nazionale. Punto.
Il rifiuto di ogni proposta non potrebbe essere accolto positivamente dai lettori, né dalla comunità locale. Dopo tanti loro scritti improvvisati è giunto il tempo delle analisi e di uscire allo scoperto. I nodi sono venuti al pettine. Diversamente, chiunque amendolarese ancora in dubbio darebbe ben altre interpretazioni a quegli inutili e stupidi messaggi. Ed essi non avrebbero più alcun diritto morale di intervento - pur se con i loro toni consueti - e non sarebbero più credibili. Ma pure in questo caso sarebbe un pò difficile che tanta gente incominci ad essere diffidente, se ad Amendolara non cambia la cultura baronale e non ci si libera dai condizionamenti da vassallaggio. Fino a prova contraria.
Il Tiraccio, comunque, raggiunge ogni casa di questo paese. Gli amendolaresi intelligenti giudicherebbero adeguatamente. Non c'è alternativa. Rispondere. A firma di amendolarese. Oppure rinunciare. Per mancanza di strumenti culturali.


Confermato: <<... Dalla partenza di Don Francesco Di Chiara - purtroppo - ad Amendolara è prevalso lo spirito più distruttivo e deleterio. Poca attenzione alla crescita morale e spirituale di una vera Comunità. Molta attenzione alla mercificazione ed ai cattivi pensieri. Falsi rapporti sociali. Degrado. Gioco della parti. Moralisti "a parole". Esagerata avidità del danaro e del "possedere" ad ogni costo. Presunzione, fanatismo e megalomania senza prove e giustificazione. Crescente invidia senza confini. Bassa strategia. Stupidità intellettuale. Fatalismo. Apatia. Morte della comunità e del vicinato della tradizione paesana. Lo sviluppo dei mass media alla fine degli anni settanta e le conseguenti modificazioni della società locale, dovute ad una pessima interpretazione dello sviluppo, hanno fatto il resto...>> (Opuscolo: Madonna della Salute, Esposizione Filatelica Nazionale, il culto della Madonna, 1995).


Un autorevole e apprezzato esponente politico nazionale, l'On. Massimo D'Alema, ha recentemente affermato che il tono di un dibattito dovrebbe essere "pacato e serio". Aggiungiamo: civile, corretto e sereno. Anche i nostri amici del suo partito si scandalizzerebbero di fronte ad un dibattito scaduto così in basso in alcuni paesi dell'Alto jonio. Anzi: di fronte all'assenza di un dibattito. Sia politico, sia culturale. Chi può affermare che ad Amendolara non sia così? Chi non definirebbe questa località, in tutto il comprensorio, come il paese dei molti volantini anonimi e di pochi codardi?
Come amendolaresi, questa espressione ci addolora enormemente. Ma questo, si voglia o no, è uno degli argomenti che danno, senza equivoci, ragione alle nostre tesi e ci spingono a combattere la cultura dell'indifferenza e ad incitare le persone per bene verso quella dell'impegno e della discussione, piuttosto che della rinuncia e della rassegnazione. Come in molti hanno scelto di fare in questo paese. Reagiscono voltando le spalle e credendo che tutto ciò non sia vero.
Loro, che queste cose non vedono, dove ritengono di vivere? In una bottiglia tappata, da cui nulla entra e nulla esce, se non sbuffi e cattivi rumori.
Provino a liberarsi della personale cattiveria e discutere con la gente comune con la quale noi discutiamo. Con disfattisti, criticoni e bastian contrari per palese inutilità noi non intendiamo avere alcun rapporto. "Amendolara è fatta di gente dai quattro volti", "Vi sono personaggi peggiori di quelli che sono stati descritti", "Se è diventato il paese dei manifesti anonimi, il mio paese - che amo tanto - ha toccato proprio il fondo della cultura e della civiltà": questo commentano i cittadini di Amendolara, liberi di discutere e di parlare. Provino a confrontarsi con chi da Amendolara è dovuto partire verso le città del nord per cercarsi un lavoro. Si facciano pure dire come i nostri compaesani ritrovano questo luogo ogni decennio oppure ogni anno che passa. "Sempre più nero", confidano coloro che osservano in parallelo la vita in questo paese. E loro a gioire come ghiri sui sofà delle loro case per il bel paese che hanno costruito. Senza accorgersi di nulla altro.

Non possiamo terminare questo passaggio senza rivolgerci alla "Grazia Deledda" transitata dai negozi di Amendolara, la quale ha affermato che i concittadini dovrebbero espellere da Amendolara chi con impegno si batte per il suo progresso civile. Come risposta sarebbe utile uno di quei rumori familiari ai nostri uomini "colti" di Amendolara. La esortiamo, invece, se ne ha il coraggio, di discutere e sostenere le sue tesi a viso aperto. Al contrario non parli a vuoto per il gusto di apparire e di sentirsi in vita. Non accettiamo anonimi e vili come lei.

Certo. Amendolara è popolata di gente irreprensibile. Ci mancherebbe! Lo abbiamo sempre ben spiegato sulle pagine del Tiraccio. Ma la crisi di questo paese non è certo evidenziata dalla loro presenza volitiva e creativa. Lo chiedano a Vincenzo Ciminelli, che è uno dei compaesani di cui si può esser fieri ed è in grado di spiegare come nessuno mai la storia sociale di Amendolara.
Le persone come Vincenzo e come tanti altri non si ritrovano minimamente nelle espressioni usate nel testo di apertura. E' pure il caso di una ragazza di questo paese che è rimasta del tutto indifferente alle cose scritte. Ben diversa è stata la reazione di un suo stretto parente, il quale è stato contagiato (o plagiato) da altre reazioni scomposte.
Morale: Chi si "ritrova" nello scritto e reagisce con rudezza conferma indirettamente, ma pienamente, l'analisi svolta. E contagia, purtroppo, tutti coloro che a causa di vari elementi di dipendenza e di soggezione culturale ed economica sono costretti ad accettare tesi che altrimenti non condividerebbero. Le tesi dei baroni. Qualcuno ricorderà che a metà degli anni settanta noi, da soli, avevamo pubblicato in Amendolara un manifesto proprio con questo titolo: <<i baroni>>. Tolto con cattiveria dalla circolazione dopo dieci minuti. Ma già nella storia.
I baroni erano coloro che ritenevano che la gente restasse per sempre sotto la loro protezione e subordinazione. Vassallaggio. Amendolara, perciò, dimostra ancora e conferma ciò che in passato era stato scritto su quello storico manifesto degli anni settanta ed ora sul Tiraccio. L'assenza di libertà sociale. E' per tale ragione che noi vogliamo trasmettere la necessità che questo paese debba affrontare un nuovo Rinascimento. Evidente per chi riflette. Evidente.

E' noto, in generale, che i partiti politici ragionano nel dibattito politico locale. E loro, chi credono di essere? Credono che un partito politico possa consentire che su un proprio manifesto vengano scritte stupidaggini ed offese senza alcun ragionamento? Qual è la causa politica che li ha spinti a non ragionare? Abbiamo espresso i risultati di analisi sociologiche (non politiche) fatte da decenni, confermate più volte dal suo autore e dalla gente comune che noi incontriamo in Amendolara e da coloro che ritornano in questo paese dopo aver fatto esperienze di vita civile altrove.
Sono a conoscenza, questi sapientoni, che l'ultimo rapporto del Censis presenta la nostra provincia con il massimo grado di marginalità economica e con un livello medio-alto di degrado sociale ed ambientale? Questo non lo sanno, altrimenti si sarebbero astenuti dall'offendere il lavoro degli altri. Disposto a mostrare loro ulteriori dati.
Con quale autorità scientifica, perciò, si permettono di confutare le analisi e gli studi effettuati? Chi è l'artefice? Ha per caso studiato Banfield, Merton, Mc Luhan, Putnam, Cornelisen e tanti altri esponenti della sociologia mondiale, per capire di analisi sociologiche? Il loro eroe ha così dato prova di non aver letto (non è una novità per i presuntuosi) neppure i giornali! Ecco dimostrato, così, che essi cercano i pretesti, le occasioni strumentali, le risse e non i ragionamenti, per fare politica. Orsù, riflettano, cosa centra un sociologo con la loro politica (?) piccola piccola?
E allora, perché non ragionano e studiano in questo paese, prima di fare pessime figuracce? Non siano precipitosi! Non mostrino odio e rancore solo perché noi ci impegniamo nello studio e loro non lo fanno perché trovano cose più importanti (?) da fare in Amendolara; solo perché non abbiamo scelto anche noi - come loro - il disimpegno. E se resteranno sempre in questo paese, senza neppure una puntatina in un mondo meno marginale e più civile non capiranno mai che esiste un altro mondo. Si sentiranno sempre i migliori. Non raggiungeranno mai un grado di civilizzazione per il quale altri avranno piacere di discutere con essi.
Loro non sanno che il danaro meglio speso è quello in viaggi e vacanze di studio, comunque culturali. Arricchiscono! Altro che sotto il mattone o in cose inutili per soddisfare la loro bramosia del "possedere" di più. Allora girino il mondo, viaggino, osservino, entrino in un museo, maturino la loro esperienza, la loro conoscenza e la sensibilità verso le cose belle e pulite, piuttosto che distruggere il proprio cuore nel vedere altri che questo fanno con grande piacere. Provino a distendere la mente, ad impegnare il loro tempo nel modo migliore, cerchino interessi culturali, facciano jogging, si dedichino alle "analisi" a loro (forse) più congeniali, piuttosto che perdersi li davanti a criticare la gente che passa e le azioni che compiono.

Se avessimo accettato di entrare nel campo delle offese, così come essi hanno fatto, risponderemmo con altri rumori ben noti nel loro giardino. Soprattutto, scenderemmo molto in basso. Non è nel nostro costume. Noi sappiamo solo ragionare. Ragionare.
Potremmo anche reagire così come ha fatto alla lettura del manifesto un nostro concittadino, emigrato da 33 anni in una città del nord. Li guarderemmo negli occhi, come facciamo abitualmente, metteremmo le mani al fianco come faceva Mussolini e faremmo una scrollatina tipo "mossa" per il divertimento, che comunque facciamo idealmente davanti al loro luogo prediletto di riunioni "culturali". Ma questo non basta per la soddisfazione.
Vogliamo altresì invitarli a ragionare come nostro ennesimo sacrificio pedagogico nei loro confronti. Queste due dozzine di cartelle che andremo a scrivere saranno rivolte unicamente ad una decina di persone di cui può essere noto, all'occorrenza, proprio tutto. All'occorrenza, ben smascherati. Perdere del tempo per dieci persone non è cosa alla portata di ogni intellettuale. Noi lo facciamo unicamente perché quei pochi comprendano il male che fanno a questo paese - a cui noi, non loro, siamo legati - e si ravvedano.

Non crediamo che farebbe piacere ad un uomo politico prestigioso, nonostante la diversità delle opinioni, che ad Amendolara un manifesto ufficiale del proprio partito pronunci, addirittura nel titolo, un'espressione del tipo "pernacchia fragorosa!!" o frasi come questa: "ognuno può farneticare come peggio crede!" o lasci intendere odio personale - piuttosto che ragionamenti - o minacce "...a desistere da certe arroganze che, queste si, suscitano in alcuni cattiveria e malvagità...", piuttosto che invito al dibattito, e concluda, dulcis in fundo, con: "solo così potrà evitare in futuro quelle grosse e fragorose pernacchie che oggi deve incassare da tutti". Da chi? Da un partito? Non crediamo che un partito possa esprimersi con tale elegante vocabolario.

E' questo il motivo per cui riteniamo che il loro comportamento non sia stato un attentato alla libertà di stampa, degno di denuncia. Come giornalista, infatti, avremmo potuto montare questo cavallo rivolgendoci al nostro ordine che ci tutela, che - comunque - è stato informato. Il loro comportamento nei nostri confronti - cari lettori - è stato soltanto una stupidata, anzi una genialità degna dei libri di storia sociale del territorio altojonico. Senza ragione. Una genialità da parte di individui poveri culturalmente, nonostante, a volte, una laurea presa così e cosà, ormai facilmente riconoscibili da chi è avvezzo ad analizzare i testi dei grafomani anonimi e non (e a confrontarli con quelli firmati) degli amendolaresi. Testi che denotano inequivocabilmente un elementare e limitato vocabolario. Da cui è ben facile attribuirne la "paternità" o la maternità.... Figurarsi, solo come unico esempio, se è difficile ritrovare la mano di chi per professione si occupa di "analisi", ma non certo sociologiche. Troppo povera e senza prestigio è la sua figura per occuparsene in questa sede e demolirlo sul piano dialettico e culturale!

E' evidente da chi provengono i gustosi "rumori mediterranei" scaturiti dal fior fiore dei loro ragionamenti e dal loro cascame culturale, pardon dalla loro genialità: da un manipolo di figure anonime o sbiadite (solo per carità di patria) che solo quello sanno fare e trovano difficoltà nel costruire un ragionamento culturale o si nascondono dietro l'espressione "non risponderemo". Veri fantomatici. Che è la peggiore delle espressioni usate nel giardino delle meraviglie di pochi poveretti che hanno scelto la penna, ahiloro!, per attirarci in un campo fin troppo facilmente praticabile per noi. Accettiamo con sicurezza e spavalderia perché intendiamo difendere il nostro lavoro. Che è professione. E quando lavoriamo non scherziamo, perché a noi - al contrario dei frustrati - piace il nostro lavoro. E non accetteremmo di cambiarlo (pur se meno redditizio e, in questo caso, del tutto volontario) con il loro lavoro, perché il nostro è creativo e ci entusiasma anche per ventiquattro ore al giorno, anche quando siamo stanchi, anche quando non ci dà la soddisfazione attesa.
Accettiamo di entrare in questo agone. Siamo un osso duro. Si dice in giro che non lo avrebbero previsto che uno solo contro tutti (contro dieci....) avrebbe avuto questa reazione decisa, ma pacata e ferma nel ragionamento. Uno solo? Leggano e capiranno!

Questi concerti sinfonici provengono da personaggi senza volto e senza storia, disperati, abituati a rumoreggiare, piuttosto che esprimere concetti degni degli uomini "illustri" del passato di questo paese e della storia della civiltà locale (a cui essi fanno riferimento per giustificare il proprio disimpegno) per la elevazione culturale del paese. Per una causa comune. Ecco perché chi dovrebbe "incassare" - ma non abbiamo fiducia - seri inviti a studiare e ad informarsi (prima di aprir bocca) sono loro, i quali - invece - sono in grado unicamente di lanciare slogan vuoti e senza storia, perché il loro impegno è su ben altri progetti. Ecco perché, per essi, questo paese può crogiolarsi sulla storia culturale non vera, propinata da personaggi storici faziosi e sciovinisti.
Per rispondere cortesemente ai nostri studi non è semplice, se non attraverso nuove analisi (sociologiche, però) e studi seri. Altro che "non risponderemo". Figurarsi se ad Amendolara - scrivomani anonimi come sono - trascurerebbero un'opportunità così prelibata e ghiotta come questa. Ad Amendolara non risponde solo chi non è in grado di ragionare pacatamente.

Chi scrive riceve applausi in Italia e all'estero e poco importa se quattro stupidi sventurati soffrono odio e rancore di fronte ad un compaesano e rumoreggiano per invidia. Figurarsi, dunque, l'effetto che una pernacchia possa fare alle proprie orecchie. Tutto previsto. Dal luogo previsto. Non è una novità in casi del genere: nemo propheta in patria....
"Per meglio apparire" ad Amendolara, loro ben sanno che non bisogna impegnarsi. Altro che. Ma è inutile soffermarsi sulle contraddizioni e sulle ingenuità di questi anonimi o quasi anonimi autori.

Non crediamo che quello sia stato un manifesto ufficiale di partito. Piuttosto, crediamo sia stato il tentativo di nascondere il proprio anonimato con una sigla di partito. Leggerezza. Quale credibilità, infatti, potrebbe avere un partito, sia pure sul piano locale, se alla storia sociale di questo paese, che noi abbiamo ricostruito, lascia in eredità un manifesto (non un giornale satirico....) attraverso il quale lancia pernacchie, al posto dei ragionamenti, nei confronti dei suoi compaesani? Come se la polizia e i carabinieri sparassero sugli italiani che scioperano....
Ecco perché dal partito vero ci attendiamo una smentita e una ripudia di quel manifesto e pure le scuse ufficiali e pubbliche con un pubblico manifesto firmato dai suoi responsabili. Se ciò non sarà, nessuna preoccupazione. Ci penserà la storia e la memoria a rimettere le cose a posto. E noi, intanto, faremmo quattro risate con gli amici in pizzeria.
In questo partito nazionale militano, forse, i nostri migliori e importanti amici ma nulla del genere essi si sarebbero mai aspettati.

Non capiamo il loro linguaggio delle pernacchie, né il significato simbolico. Se la pernacchia è bastata come sfogo all'incapacità di rispondere di un frustrato, certo, ognuno è libero di scegliere il verso dell'animale che più gli si confà. Altro non può. Ha dimostrato di non essere in grado di produrre altro.

Conosciamo gli amendolaresi più impegnati e autorevoli al vertice di quel partito nel nostro paese e non crediamo abbiano potuto avallare una tale assurdità politica. Priva di dibattito e di discussione. Solo intimidazioni ed errate affermazioni che - per quel che ci riguarda - volentieri spiegheremmo direttamente se in questo paese fosse vivo un dibattito culturale o fossero presenti salotti culturali in cui discutere anche fra pochi intimi. Disponibile sempre, tuttavia. Disponibile.
Sia chiaro comunque che l'autore di quel testo (DI CUI E' STATO RIPRODOTTO CAPZIOSAMENTE, FALLACEMENTE, UTILITARISTICAMENTE, SOLTANTO UNA PARTE DEL PERIODO) ha un solo nome e cognome. Non due. E' un'opera letteraria che nessuno avrebbe potuto mai censurare. Osservazione, questa, che per ingenui come loro, non buoni alla politica, rappresenta leggerezza e boomerang allo stesso tempo.
Per ciò che riguarda il contenuto di quel testo (ben chiaro per lettori di media cultura) viene qui ripetuto l'invito a compiere un giro in paese, fra le persone libere, e ascoltare l'opinione altrui (piuttosto che oziare) se condividono oppure no le espressioni scritte.

Escludiamo che un noto personaggio politico provinciale, ad esempio, sia potuto essere l'ispiratore di quel manifesto. Lo conosciamo cordialmente ed egli sa bene quali siano le nostre opinioni. Anche quelle politiche. In una discussione privata, amichevole, compiuta in panchina, egli ha avuto modo di affermare che, parlando di Amendolara, saremmo "un pò pessimisti" ma nulla di più ed offensivo. Ognuno ha confermato civilmente le rispettive opinioni. Figurarsi se egli possa essere un invidioso! Ma loro, come hanno fatto ad imporre la pubblicazione di un siffatto manifesto? No, non crediamo sia un vero manifesto di partito. Crediamo, piuttosto, sia stato estorto sulla buona fede altrui.

Non crediamo, inoltre, ad esempio, che un professionista serio di Amendolara, con il quale intratteniamo un cordiale rapporto di saluti reciproci, signore che guarda negli occhi (che guarda negli occhi) le persone che incontra e segue gli eventi di questo paese, abbia condiviso le sciocchezze, pardon le genialità scritte in volantini anonimi, in un momento di massima gloria nazionale per il nostro territorio che noi - non loro - abbiamo voluto realizzare in due anni di lavoro e di sacrifici personali. Riteniamo che egli sia stato catapultato in una storia di invidie, di cui non avrebbe voluto occuparsi. Se così fosse dovrebbe prendere concretamente le distanza dalla massa inerte che lo circonda. Politica a parte. Condizionamenti professionali a parte. Sufficiente anche un "segno" privato. Proprio perché persona che dà un contributo positivo a questo paese, egli non si è ritrovato nelle espressioni usate e, perciò, neppure nudo alla meta.
Non crediamo che un professionista di questo paese, seppure abbia avuto la tentazione di partecipare al gioco anonimo, come riteniamo sia stato, rifarebbe lo stesso atto. Crediamo che con il tempo che è trascorso, egli si sia reso conto con quale stile noi intendiamo trattare il processo di civilizzazione di questo paese, senza fini occulti ma per le sue maggiori fortune... Orsù chi non ammetterebbe i regressi che sono stati compiuti in Amendolara? Ben spiegati nel passato. Riteniamo che il nostro professionista si sia reso conto che quei dieci (o forse, da oggi, meno) debbano essere isolati piuttosto che incoraggiati. Crediamo che tanti professionisti, proprio per la occupazione svolta, pur essendo d'accordo con le nostre analisi, siano costretti a non confermarle pubblicamente. Per ovvi motivi di professione.
Noi siamo consapevoli di occupare la posizione culturale più libera di questo paese e proprio per questo, se abbiamo svolto un compito di sprone culturale, non avrebbero dovuto così meschinamente entrare nell'agone. Senza strumenti.
Ma proprio per il lavoro che facciamo, questa volta spieghiamo due soltanto del complesso delle strategie che ci hanno indotto ad approfondire l'indagine per individuare e smascherare questi stolti personaggi invidiosi. Prima. E' bastato osservare fissi negli occhi le persone con le quali mai avevamo avuto motivo di contrasto. Ebbene. Chi mostrava la cosiddetta coda di paglia non ha avuto il coraggio di "tenere" lo sguardo. Secondo. E' bastato invitare personalmente un "indiziato". Pochi invitati nel totale della manifestazione. Ebbene. Uno di questo ha preferito ignorare l'invito ma tenersi cautamente nei paraggi e "pregare". Naturalmente questi parametri di individuazione non verranno mai più usati in questo paese e ve ne saranno, eventualmente, di altri. Questi e ulteriori particolari - segreti professionali, non rivelabili perché utili per altre situazioni - hanno spogliato facilmente il leone.

Purtroppo, la verità, anzi la Verità, è una brutta bestia per chi si sente nudo. E troppi particolari sono ben noti per non confermare le tesi sostenute. La conseguente reazione, quando è scomposta, conferma pienamente gli studi effettuati sul territorio e ne siamo ancora più orgogliosi. Se, poi, ciò significa essere megalomane, l'espressione ci fa più piacere. Più piacere quando si ammette che "Rocco Turi è l'unico amendolarese a cui calza bene questo aggettivo". Finalmente uno sprazzo di luce in tante contraddizioni! Un ringraziamento va pure agli estensori del secondo manifesto anonimo, i quali confermano la tesi che noi saremmo i depositario della Verità, pari solo al Padreterno.
Finalmente, senza volerlo rivelare, è stata riconosciuta la leadership culturale in questo paese, in cui - tuttavia - non ci importa occupare alcun ruolo! A noi interessa la cultura europea. Intendiamo solo lavorare affinché le generazioni future, gli eredi di questi amendolaresi, conoscano meglio la propria storia sociale. Che nessuno ha mai insegnato ai giovani del paese. Intendiamo svolgere il lavoro che altri avrebbero dovuto compiere. La scuola. Di tutto questo, le famiglie di Amendolara avrebbero dovuto esserne ben liete.
Poiché c'è chi vorrebbe impedire il nostro lavoro, la conclusione più ovvia è che ad Amendolara la società locale è davvero tutta sottosopra. Appendice: chi ha espresso per la prima volta nel secondo volantino (anonimo), l'aggettivo "megalomane", di certo, se ne intende!

La verità è che non siamo noi i megalomani. Sono loro troppo piccoli ed invisibili sul piano culturale e della civilizzazione. All'occorrenza, poiché si illudono di non esserlo, assumono comportamenti non adatti alla loro vera personalità, quindi diventano essi stessi megalomani.

Ciò che addolora in questo paese è vedere proprio tanta gente, tanti giovani, che passano il loro tempo senza scopo ed obiettivi. Tante persone che studiano ad Amendolara - a nostro parere - dovrebbero aggredire il mondo. Per una parte di essi, invece, alla fine del corso, inizia l'incultura, come per paura di entrare a far parte del mondo della conoscenza. Il matrimonio, i figli - cose ovvie - la scelta del rilassamento culturale ed il regresso civile. Chi può dire il contrario?
Tuttavia, se alcuni ritengono che non siano condivisibili le nostre affermazioni, perché non aprire un dibattito, piuttosto che odiare? Qui, probabilmente, è il caso di parlare di "corredo cromosomico" (altra parola chiave utile per le nostre "analisi" e "ricerche" sul conto dei volantinomani). Ma è il caso, anche, di parlare di composizione sociale di siffatti devianti. E' qui la devianza, cari lettori.
Se un giorno qualche professionista della materia avrà il tempo di dedicarsi allo studio dei gruppi che appaiono senza volto, dietro ogni volantino anonimo o quasi, saranno più chiare tante belle ed istruttive lezioni.
Ma non è difficile dare una risposta alla scelta di parlare per offese piuttosto che attraverso il ragionamento: da dove incominciare se l'impegno culturale ad Amendolara è pari allo zero assoluto? Ma se non fosse così, perché lanciare ingiurie? Non sarebbe meglio richiedere spiegazioni? O è degradante rivolgersi ad un intellettuale libero? E se non è così, è azzardato, secondo loro, esprimere giudizi negativi su questo paese dopo venti anni di studi e di riflessioni professionali? Ecco perché il cerchio si chiude sempre alle nostre conclusioni!

Ma sia chiaro. Amendolara non è tutta qui. Questo paese ha dato la luce anche a giovani impegnati, studenti, ricercatori, professionisti e ad intellettuali veri che hanno ben capito subito l'antifona e hanno detto: "Arrangiatevi! Io non metto piede in questo paese se non per inseguire unicamente le mie radici. Il resto è tempo perduto!". Non a caso, ad Amendolara invece si va sempre alla ricerca di personaggi importanti che sarebbero nati qui ma che a favore di questo paese nulla hanno mai compiuto. Loro, se li vedono, li applaudono con orgoglio e fanno feste. Perché è questo ciò che essi cercano: il disimpegno per questo paese! E gli elogi di circostanza per gli applaudenti. Per chi si impegna con serietà senza costruire altari a falsi personaggi non c'è spazio. Ma c'è la libertà di osservarne senza veli il vero milieu sociale. Questa è la vera soddisfazione di uno studioso. Altro che riconoscimenti forzati dalle persone sbagliate.

Crediamo che quel manifesto sia apocrifo o imposto senza valutarne l'utilità di rivolgersi ad una persona che regala del suo tempo e del suo danaro agli amendolaresi, ma che della politica dell'asfalto o delle cose realizzate prima degli altri non sa cosa farsene e non ha nulla da rispondere. Piccole cose per i nostri interessi ed i nostri impegni culturali. Sono altri, lettori, i problemi importanti per la collettività locale che deve crescere in cultura. Loro non lo comprendono.
Per ciò che può riguardare un interesse comune, potrebbe, ad esempio, essere discusso insieme il contenuto di quel periodo ripreso capziosamente, subdolamente, ingannevolmente sul manifesto. Ecco cosa vuol dire ragionare!
Non si può - e lo diciamo come consiglio di un conoscente - insultare sol perché non si è d'accordo con valutazioni maturate nel corso di venti anni di studio e di ricerca. E' come dire: "non sono ingegnere o architetto e affermo che quel progetto fa schifo; fatto da un incompetente".

Davvero credono di conoscere questo paese? Certo, conoscono persone e nomi e fatti e pettegolezzi e intrallazzi. Ma la società e la storia vera e lo sviluppo etnografico e il territorio e l'emigrazione e l'ambiente? Si l'ambiente, di cui c'è qualcuno che se ne attribuisce erroneamente una gran competenza.
Hanno forse mai pensato di spiegare che bruciare alberi in occasione della festa di San Vincenzo fosse un gesto incivile e deleterio e che la festa sarebbe stata possibile comunque senza distruggere gli alberi? Sanno bene chi è stato a sollevare il problema culturale legato a tale evento e chi lo ha accolto e amplificato. Mentre loro si sono preoccupati di spiegare alle associazioni ambientaliste di Cosenza che tutto ciò non fosse giusto. Che non fosse giusto non tagliare alberi per una festa. Bel grado di civilizzazione in questo paese!

E' noto, fra di loro, che ad Amendolara esistono grotte naturali ampie con stalattiti e stalagmiti da offrire ai turisti? Sanno che qui vi sono opere d'arte dell'uomo e della natura - purtroppo all'aperto - importanti che trascurano? Noi queste cose le conosciamo perché conosciamo meglio il loro territorio e vi portiamo in visita i nostri amici migliori e più importanti ed offriamo quindi ciò che altri qui ignorano. La parte più bella e interessante di Amendolara. I ricami ed i pizzi naturali scolpiti dalla natura nelle grotte, appunto! Tante altre cose belle che qui difendono come pappagalli senza averne conoscenza piena. E si dichiarano ambientalisti!

Noi con i nostri amici facciamo vero turismo ad Amendolara. Questo dovrebbero apprezzare e incitare i commercianti di questo paese e mobilitarsi per quello che il "Centro Studi Per Amendolara" ha fatto fino ad ora. Chiedano, ad esempio, qual è stata l'efficacia economica della manifestazione filatelica appena organizzata. Loro - al contrario - non fanno queste cose.
Offriamo - purtroppo - anche alcune visioni squallide e degradanti che circondano il paese. E ci addolorano. E ci dispiace che gli ospiti debbano esprimere delle parole poco lusinghiere nei riguardi degli amministratori del paese che si sono succeduti in questo tempo.
Ma loro no. Queste ed altre cose loro non le conoscono. Manca loro la sensibilità necessaria. Qui, se non c'è da guadagnare, nulla si fa. Nulla si fa in onore del volontariato e della solidarietà. Provino a dire che non è vero. Noi spiegheremmo il contrario. Con esempi concreti. Altro che pulizia ecologica del dopo elezioni!
Per essi Amendolara è solo cristallo di Boemia che luccica, unicamente per definizione e per discorso utilitaristico.
Non sanno dove siano le opere che abbiamo citato e neppure quelle di cui ancora non abbiamo parlato.
Dimostrato sufficientemente che il "Centro Studi Per Amendolara" fa cultura e volontariato e non politica?

Quelle opere, di cui noi conosciamo un bel pò di cose, che dovrebbero conoscere i tanti "commissari" di zona, che potrebbero essere utili ai giovani amendolaresi che crescono, si stanno ormai dissolvendo con il tempo e con l'apatia di chi crede di avere in pugno la conoscenza culturale di questo paese. Per fortuna sono opere ancora vive ed esistono e possono essere salvate con l'impegno vero ed offerte alla cultura europea.
Ma se gli stolti ci inducono a nulla fare, seppur volontariamente, come definirlo questo paese? Lo sappiano le famiglie intelligenti di Amendolara!
E' certo che in Amendolara vivono tante persone per bene. Ma quante sono quelle a cui porgere l'invito di andarsene e non disturbare?

No, cari lettori. Se vogliamo fare politica a volte può anche andar bene l'insulto. Dipende dalla propria cultura e sensibilità. Ma se tutti insieme vogliamo discutere, sappiano i disfattisti che da loro le cose realmente belle di Amendolara non sono conosciute, perché non ne hanno mai mostrato l'interesse. A loro interessa unicamente insultare. E i due stolti del villaggio, ahiloro!, e i loro compari e comare, dicono che noi dovremmo volare alto e stare un pò di più con gli amendolaresi per conoscerli...

Ci rifiutiamo di commentare il primo volantino anonimo del 24 agosto scorso. Troppo "geniale" per le nostre orecchie, ma anche troppo contorto per perder tempo, non solo nel contenuto. Nella forma. Nell'uso delle parole: evidente la non conoscenza della lingua italiana e la carenza della lettura di un buon dizionario. Zero spaccato. Nelle contraddizioni: da un lato ci invitano a conoscere meglio gli amendolaresi, dall'altro spiegano che non hanno bisogno (udite udite) di gente come noi. Evidente la bile odiosa di chi credeva si potesse essere leader culturale in questo paese senza lavoro e sudore. Invidia. Ma si convinca pure di esserlo. Come bambini capricciosi e fessi che hanno smesso di affermare che loro costruiscono e che altri demoliscono e hanno compiuto un passo avanti nella scala della stupidità. Si convinca di essere il "migliore e più colto" amendolarese! Perché avvelenarsi il sangue?
Quel che più dovrebbe addolorare gli autori di quell'opera letteraria è che il suo contenuto, gira - gira, conferma involontariamente le nostre affermazioni sul paese. Scritto certamente da persone che non hanno fatto tesoro dei propri studi. Che non si sono aggiornati e che non hanno mai letto un libro serio, da cui imparare a scrivere. Seppure hanno compiuto degli studi.
No, cari lettori, gli insulti accontentano soltanto i populisti e coloro che credono che noi saremmo stati salvati da una "denuncia penale" a causa della bontà di coloro che si sarebbero sentiti diffamati. Piuttosto che soffermarsi allo slogan, tipico di una cultura frettolosa e ridicola, sarebbe stato più logico citare meglio in quale brano dei nostri scritti gli Amministratori sarebbero stati diffamati. Semmai li avessimo criticati, civilmente, forse è un peccato? Oppure c'è dittatura?

Gli insulti, cari lettori, accontentano gli stolti che leggono con soddisfazione il manifesto di primo mattino e coloro che sono carenti di temi culturali da discutere, i quali dopo l'impatto emotivo iniziale vengono prepotentemente alla ribalta. Sono come quei "fiori" che spuntano allo sciogliersi della neve. E loro - per elaborare manifesti siffatti - credono che i pupulisti siano molti ad Amendolara. Bella stima che hanno degli amendolaresi!
Lettori, non siate indifferenti! Qui sì c'è da chiedere scusa, ancora una volta, agli amendolaresi intelligenti. Ma di questa pratica ad Amendolara non c'è traccia.

Gli insulti rappresentano la carenza più evidente della crisi culturale di una comunità e confermano le motivazioni che sono state alla base dei loro pronunciamenti. Confermano l'esatta analisi effettuata. Vero o no che il cerchio si chiude sempre li? Ma è vero, oppure no, che noi non rispondiamo con le offese alle offese, ma con espressioni pacate e ragionate?
Invitiamo anche loro a ragionare, a riflettere, a soffermarsi un pò sulle cose scritte per vergognarsi e su quelle dette al solito posto dei loro importantissimi convegni. Magari chiedano pure agli estensori del secondo volantino anonimo e si facciano spiegare ciò che hanno commentato sulla prosa rancorosa e sullo stile pastorale, piuttosto che professorale, del primo volantino anonimo, confortato da altri illustri luminari che hanno buttato al vento anni di studio e di esperienza, vissuta in luoghi evoluti e importanti sul piano della cultura europea. Per i comprimari del primo e del secondo girone val bene un semplice, commiserevole <<no comment>>.
Osservare l'analisi semiologica del testo scritto (di tutti i testi scritti) per godere la bellezza di tante gardenie liberamente seminate qua e la. Il peggiore dei linguisti ne apprezzerebbe il valore più elevato nei più nascosti anfratti e particolari.

Chi rappresentiamo? Eccoci finalmente a dare loro la soddisfazione che meritano e per la quale si erano giocati gran parte delle risorse nella illusione che ci avrebbero stonati (stritolati) con i loro rumori molesti e privi di accordo.
In ogni aspetto della nostra professione apparteniamo all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, centomila o più; apparteniamo alla Società Italiana di Sociologia, diecimila o più. Bastano? Loro se ne dimenticano per illudersi di sentirsi sempre i migliori.
Ma vogliamo fare un regalo a costoro che si illudevano che noi fossimo soli e non rappresentati, per farne un solo boccone. Anche questa è tipica cultura marginale. Come se una persona singola non avesse titolo di parlare!!!
Tuttavia, pur non intendendo, per assurdo, rappresentare alcuna organizzazione (giornalisti, sociologi ed altre), noi rappresentiamo idealmente tutte le donne e tutti gli uomini di Amendolara liberi e liberati. Tutte le persone intelligenti di Amendolara che da lontano guardano il loro paese con commiserazione. Gli emigrati che sono riusciti ad integrarsi nella società che li ospita e che ci guardano dall'alto. I nostri emigrati in Argentina che se ritornassero qui non riconoscerebbero più il loro paese a causa della inesistenza dei rapporti sociali tipici di una volta. Altro che strade e asfalto e opere pubbliche! Rappresentiamo inoltre tutti quelli che non sono faziosi ed il resto ancora.... sono in tanti. Loro solo dieci e "geniali" nel modo in cui lo hanno dimostrato pienamente. Non rappresentano neppure, si fa solo per dire, come esempio, l'ordine dei biologi o dei medici o dei professori o dei disoccupati perché sono anonimi e codardi. Soli.

Orsù, sono stati loro ad aver errato l'obiettivo. Noi non raccogliamo le loro ingiurie e le loro provocazioni perché - nonostante le preghiere e gli influssi negativi e malefici - dopo il successo della manifestazione nazionale filatelica organizzata si giudicano da sé. Non sono credibili agli occhi del pubblico amendolarese. Su cosa giudicarli? Noi, al contrario, da soli o in collaborazione con il Tiraccio, compiamo un'opera che può essere valutata. Ma loro, su cosa possono essere valutati? Sulle stupidaggini che vanno scrivendo al solo scopo di sentirsi vivi? Hanno anche fallito il tempo adatto per l'intervento "ben studiato" da quel genio che lo ha ideato.
Si immagini pure la gioia e la soddisfazione di chi (dopo qualche giorno di lavoro e di sudore) ha scritto il saggio-manifesto, degno del più grande Giuseppe Arcimboldo (certamente noto al suo autore, o forse no?: una buona occasione, nel caso, per aprire un libro...) offerto alla lettura dei poveri amendolaresi: "oh, finalmente, ci siamo tolti il granello dalla scarpa!", avranno esclamato con soddisfazione. Sorrisi e sberleffi per l'opera d'arte letteraria, appena compiuta, pensando ai destinatari che l'avrebbero letta e a quei meravigliosi ultrasuoni sinfonici inviati. Senza credere neppure un attimo che la loro opera d'ingegno potesse essere rimessa - documentata - al mittente.
Con l'invito a ragionare, restituiamo tranquillamente ai mittenti, ben tassate a carico, espressioni di alta cultura che purtroppo passeranno alla storia negativa di questo paese. Potremmo, del resto, a questo punto del nostro semplicissimo e non impegnativo intervento, durato non più di mezz'ora (altro che penna spuntata... ma qui la provocazione è sufficientemente bassa e stupida) fare a meno di restituire al mittente le sinfonie mozartiane che loro, così intelligentemente, hanno voluto suonare. Ma è necessario in questo paese accontentare anche i pochissimi populisti. E loro odorare (incassare) - questo sì - il profumo del giardino che hanno coltivato.
C'è però la possibilità di riparare. Schiudano il cuore e si accorgeranno che il nostro impegno andava incitato, piuttosto che ostacolato per invidia. Ma potremo aiutarli. Siamo certi che apprezzeranno questa nostra offerta di soccorso culturale per confermare il nostro studio. Impossibile rifiutarsi se intendano realmente osservare come stanno le cose ad Amendolara. Disponibili, tuttavia, ad analizzare insieme qualsiasi parametro socio culturale, dedicato a questo paese, per un approfondimento di analisi sociologica.
Perché non controllare, ad esempio, quali sono le spese culturali in questo paese? Quante volte vanno a cinema in un anno? Quanti viaggi compiono? Quante volte hanno ascoltato i relatori di un vero congresso? Quante persone almeno una volta nella vita vi hanno partecipato? Quando è stato acquistato l'ultimo libro? Quanti volumi acquistano in un anno? Quali libri? Si accorgeranno che se un libro è stato acquistato, esso è certamente stato scelto per aver osservato la pubblicità in televisione o sul giornale. In pochi. Perché in pochi ad Amendolara leggono un giornale che non si tratti di quello sportivo. Ecco perché le strade e l'asfalto e le altre opere di cui loro vantano l'idea e ne rivendicano la primogenitura sono ben altra cosa. Crediamo, tuttavia, che non si voglia dire che senza di loro quelle opere non sarebbero state mai realizzate! Troppo semplice. Ma è la cultura che fa crescere la società locale. E cultura non è soltanto una parola. E' pensiero, è comportamento, è stile di vita.
Sono dati di fatto, non offese. Quanti hanno passeggiato all'interno di una libreria per toccare almeno - anche senza acquistarlo - e rendersi conto del contenuto di un libro vero, di cui non si conosce la sua esistenza attraverso la pubblicità? Osservare queste ed altre cose. E si noti che non abbiamo posto loro alcuna domanda sulla televisione. Che è l'oggetto di socializzazione (?) di cui - è evidente - in maggioranza, fanno uso in questo paese.
Sembra che, così dicendo, noi offendiamo gli amendolaresi? Semmai li stimoliamo a riflettere per osservare i propri comportamenti e correggerli.

Aprano il cuore e gioiscano i dieci personaggi illustri e colti di Amendolara per il grandioso successo ottenuto da un piccolo paese, in crisi di esistenza e di sviluppo come la nostra cara Amendolara. Vedano che altri lo hanno capito e non si sono trattenuti dal non complimentarsi personalmente.
Sarebbe stato necessario per essi coglierne i suoi aspetti culturali pregnanti. E fare, magari, una lettera di congratulazioni o pronunciare due parole di circostanza appropriate nei confronti di chi ha tanto lavorato, rimettendoci, per il successo dell'evento. Ma questa, tranne eccezioni, non è pratica tipica di Amendolara. Tuttavia assicuriamo che questa volta in tanti, la maggioranza più schiacciante, lo hanno fatto. E' stato recentissimo un concerto degli <<Inti - Illimani>> al Teatro Rendano di Cosenza. Ci siamo sentiti chiamare alle spalle, mentre eravamo nel palco ad ascoltare. Era un amendolarese (diciamo così... della diaspora) il quale ha voluto ripeterci gli auguri per il successo della manifestazione filatelica. Altro che! Si noti: amendolarese della diaspora. Amendolara ha fatto il giro di tutta la Nazione (i nostri compaesani lo sanno) per il successo dell'Esposizione Filatelica Nazionale, per questo evento storico, grandioso, organizzato con una spesa in rosso di oltre settecentomila lire a carico diretto del "Centro Studi Per Amendolara". Si, in rosso per il CSA: ecco perché qui nessuno può esprimere critiche su di noi. Se lo fa si brucia. Quale coscienza può affermare altrettanto?
Anche per loro la manifestazione filatelica avrebbe potuto essere un evento globale e coinvolgente a seguito dell'altra scoperta del CSA: il 75° Anno di culto della Madonna della Salute.

Cosa altro bisogna conoscere di più sul conto degli amendolaresi? Noi siamo sempre al lavoro. Sempre curiosi. Sempre desiderosi di imparare dalla gente comune. Non da laureati senza storia. Sempre in trincea.
Ma il Signore "anonimo" dovrebbe mostrare un pò di umiltà, visto che non sa fare a meno delle ostie consacrate neppure il giorno della inaugurazione della "Grande Esposizione Filatelica Nazionale Di Amendolara". Ma - con la preparazione che si ritrova - oggi sarebbe da bocciare in quanto nulla ha appreso dalla vita condotta sempre in questo paese.

Non abbiano desideri repressi. Lavorino per un Sinodo parrocchiale. Questo è un paese nel quale le iniziative prese da una persona non vanno incitate dagli altri. E questo pare un paese da non criticare? Allarghino il proprio orizzonte reale. Altro che "volare alto". Questa è la più tipica espressione vuota di chi non sa cosa significhi non solo "volare alto" e neppure conosce il significato di <<fantomatico>> e di altre parole e nega di leggere "il Tiraccio", quando ne possiede una scorta e lo sottolinea abbondantemente usando il blu e il rosso e gli evidenziatori gialli come se fosse un tema da correggere e neppure sa che un articolo non è un tema.
Neanche Roma, cari lettori, ha tanti (fantomatici, questo si) circoli "culturali". Non è un sintomo della dispersione e del malessere di questo paese?

Ad Amendolara piace essere al centro dell'attenzione senza impegno, sentirsi citato e riveriti e presentati in ogni luogo pur non avendo nulla da aggiungere. Ma le opere? gli obiettivi? i risultati? "Optional". Non importanti. Discorso troppo lungo che non intendiamo aprire in questo frangente.

Il "Centro Studi Per Amendolara" ha il suo grande obiettivo e lo persegue: la civilizzazione più alta di questo paese attraverso la sensibilizzazione verso l'impegno culturale. Nessuno ha vietato agli altri di collaborare con noi. Evidentemente non erano interessati alla cultura ma alla politica. Come previsto. La cultura solo alibi. Ovvio dai comportamenti. Facciano politica, più utile per essi, allora, senza disturbare.
Il secondo grande obiettivo del CSA è di giungere ad un Sinodo parrocchiale per completare il processo. Tutto con azioni collegate ed il ragionamento. Non vi sono altri obiettivi se si intende dare un contributo creativo a questo paese. Il convegnetto e tante cose piccole piccole sono ben altro. Accontentano la personale ambizione di aver fatto "qualcosa". Ma non è più accettabile la teoria secondo la quale basta fare "qualcosa". Non serve. A cosa sono servite le varie iniziative o pseudo iniziative in tutti questi anni? Acqua fresca. Cosa è rimasto nella mente e nel cuore degli amendolaresi? Servono gli obiettivi. Chi studia per professione da venti anni la società amendolarese può avere idee più chiare. Ma per loro è megalomane.

Pazienza e comprensione.

Inutile, a questo punto, dire che - se ci fermiamo un po' - non è certo per l'intimidazione ricevuta dalla Sua Eccellenza Quaquaraqquà, a volte "anonimo", a volte fantomatico (?) e cristiano (?), a volte superfluo uomo qualunque.
Allorché saremo certi - e non vi saranno dubbi che le intimidazioni non avranno suscitato il minimo sospetto nel pubblico sul nostro atteggiamento - passeremo alla fase successiva. La ricerca delle cose belle, importanti, significative, degne di essere valorizzate di Amendolara. Ve ne sono tante. Lo avevamo già fatto nel passato. Lo faremo in futuro dando spazio alle cose ed ai personaggi meritevoli di Amendolara scelti su parametri scientifici (altro che laurea e nobiltà e ricchezza), sulle opere compiute e non su elementi clientelari e familistici così come fino ad ora tanta stampa paesana ha voluto mostrare. Solo dopo comprenderemo quale posto occupa Amendolara nel panorama culturale dell'alto jonio calabrese. Senza adagiarsi sulle false storie raccontate finora. Di Pomponio "amendolarese" - come tipo ideale ed emblematico di queste storie - è inutile insistere ora: ognuno è libero di scrivere quello che gli pare. Ce ne occuperemo in futuro.


Basta! Arrangiatevi!

I nostri impegni internazionali si moltiplicano e non abbiamo più il tempo di dedicarci per sempre alla crescita culturale di chi non vuol saperne. Ad un certo punto rinunciamo. Bastava, tuttavia, la presa di coscienza della crisi di questo paese. Tutti - tranne dieci o forse meno, da oggi - lo hanno compreso. Questo paese ne farà tesoro. Ne ha già fatto. E loro non sanno.
Noi abbiamo bisogno, come l'aria che respiriamo, della cultura e della discussione impegnata. Altrove soddisfiamo questo desiderio. Ma ad Amendolara abbiamo piantato un seme. Certo non domani, ma con il ragionamento e la discussione critica dei giovani - imposta dal CSA fra i cittadini - il seme germoglierà anche qui. E loro non sapranno. Troppo lontani. Forse i figli un giorno potranno, pacatamente, spiegarglielo.

Quando ci accorgiamo, perciò, ad un certo punto della vita lasciamo e andiamo avanti. Lasciamo gli eventi al loro destino. Al destino che gli uomini meritano. A quello che cercano. E siamo a posto con la nostra coscienza. E ci dedichiamo un pò più all'Europa, ai fatti universali, leggiamo i giornali stranieri. Studiamo e ricerchiamo insieme agli studenti. Andiamo al Louvre. Andiamo al Guggheneim Museum. Andiamo all'Ermitage, al Van Gogh Museum, al Museo Etrusco. Conosciamo la civiltà dei Maya. Andiamo al Museo Egizio, al National Museum. In Spagna. Alle Haway, all'isola di Pasqua. Cerchiamo il volo dei cormorani. Ci occupiamo dei problemi sociali della Polonia. Sentiamo l'acqua fresca del Mar del nord. L'Australia. Il sole di notte. Katmandu. Le Ande. Il Matciu Pitciu. La Mongolia. Il deserto dei Gobi. Acapulco. Karlovy Vary. Tahiti. Le Malvinas. Discutiamo sui fatti del mondo. Continuiamo a volare alto. E non vediamo neppure il puntino piccolo piccolo. Che sta giù.
Tutto questo, mentre lo stolto del villaggio, piccolo come non mai, si <<ricostruisce la vita>> sfogandosi con un volantino anonimo. Il massimo dalla sua vita inutile!
Volare alto - egli non può saperlo - vuol dire studiare, imparare, confrontarsi, lavorare, viaggiare, sudare e raccogliere soddisfazioni, piuttosto che oziare ed esprimere parole prive di alcun senso. Parole vuote: egli direbbe "gracchiare".... Brrrr, che stile!
Gli suggeriamo alcune letture per l'inverno: <<l'esercizio del silenzio>>, <<l'arte di tacere>>, <<l'elogio della stupidità>>. E un buon dizionario della lingua italiana.

Rocco Turi

www.amendolara.eu
maggio 2015


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