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LE GRANDI INTERVISTE DI ROCCO TURI: SEN. ANTONINO MURMURA

Centro Studi per Amendolara



Calabria, anno XX, n.79, febbraio 1992, p.81

"LA PROVINCIA DI VIBO? UNA CONQUISTA DI TUTTI".

INTERVISTA AL SEN. ANTONINO MURMURA.
Membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Anche Castrovillari meriterebbe di essere riconosciuta provincia, perché la Calabria ha bisogno di una migliore distribuzione territoriale. A parlare è il senatore Antonino Murmura, noto come il padre della Provincia di Vibo Valentia. "La nuova Provincia di Vibo deve porsi al servizio della Calabria al fine di realizzare
un processo di democrazia effettiva"


Di Rocco Turi


Senatore Murmura, Lei che è considerato il padre della Vibo provincia, perché non racconta i retroscena che hanno portato a questo brillante risultato politico?

"Non c'è nessun retroscena, perché quando in Senato si discusse la legge 142 e in particolare quello che è diventato l'art. 63 per la istituzione delle nuove province non è che ci si era bloccati a sette. Si era detto che tutte le altre richieste - che si trovavano in una certa uniformità con i criteri stabiliti dalla legge alla data del 12 dicembre 1989, su parere delle Regioni e dei Consigli comunali - sarebbero state esaminate. Vibo Valentia, come altre, aveva avuto ripetutamente dal 1968 in poi le richieste di istituzione della provincia da parte dei Consigli comunali. Il Consiglio regionale si era espresso il 2 marzo 1989 a favore di Vibo come di Castrovillari e di Crotone. La pratica era perfetta e dotata di tutti i requisiti voluti dalla legge 142. Non c'è stato nessun blitz, anzi io debbo dirle che ad un determinato momento si temeva per Verbania, che era fra le sette città indicate in parentesi. Ma che quella parentesi avesse un valore squisitamente indicativo e non tassativo ed esclusivo lo dissero le relazioni dei relatori alla Camera ed al Senato, gli interventi del Ministro dell'Interno e di quanti siamo intervenuti nel dibattito complessivo. Soprattutto il voto dell'Assemblea della Camera dei Deputati e dell'Assemblea del Senato ebbero a confermare tutto ciò quando venne proposta la istituzione delle sette province con la legge 142. Si disse di no perché vi potevano essere altre città nella stessa situazione delle sette sorelle. Quindi non c'è stato un blitz; c'è stata la sussistenza dei requisiti."


Ma alcuni parlano di altre città con gli stessi requisiti di Vibo. Anche a Castrovillari ritengono di avere gli stessi requisiti...

"E' vero. Ci sono altre sei, sette città. Ma in verità non con gli stessi requisiti. Cominciamo dalle più lontane, Avezzano e Sulmona: hanno le richieste dei Consigli comunali, hanno il parere della Regione, l'Abruzzo, però Avezzano avrebbe solo un territorio con 120 mila abitanti e Sulmona, mi pare, 70 mila abitanti. Poi vi è Barletta, ma per questa città il Consiglio regionale, quando si è espresso, ha dato parere favorevole alla istituzione della sesta provincia pugliese conseguentemente alla identificazione dei comuni che debbono far parte dell'area metropolitana di Bari."


E Castrovillari?

"Alcuni dei comuni... io sono favorevole a Castrovillari e quindi lo dico con un certo disappunto... alcuni dei comuni che hanno richiesto originariamente l'istituzione della provincia di Castrovillari, successivamente hanno avanzato analoga richiesta per la provincia della sibaritide e del Pollino. Proposta, però, che non ha la identificazione del proprio capoluogo, quindi mancherebbe un requisito alla provincia della sibaritide.
Altra città: Fermo, sembra che il parere della Regione non sia perfetto e poi vi è la proposta della provincia di Spoleto e della valnerina. Però anche qui non vi è una delibera del Consiglio regionale, ma soltanto della Giunta regionale. Quindi non è completamente esatto quello che alcune volte si dice che tutte le città si trovano nella identica situazione."


C'è stato un guazzabuglio fra Castrovillari e Sibari?

"Si, ed è una cosa che mi dispiace perché sono convinto che la parte alta della Calabria, quindi Castrovillari, meriterebbe questo riconoscimento che serve alla regione. Io sono convinto che la Calabria ha bisogno di questa migliore distribuzione territoriale, che non sposta proprio nulla a suo favore. Infatti se noi vediamo alcune tra le più forti regioni d'Italia, dall'Emilia Romagna alla Toscana, dall'Abruzzo alla Liguria, dal Molise anche alla Puglia, noi ci accorgiamo come tutte le provincie siano intorno ai settanta comuni. Quindi Catanzaro, Cosenza e Reggio attraverso la istituzione della provincie di Castrovillari, Crotone e Vibo verrebbero ricondotte alla media nazionale sia come abitanti, sia come numero di comuni. Questa è una situazione di equilibrio, questo serve alla Calabria; non è una lotta contro Catanzaro, Cosenza e Reggio."


Si parla tanto di province. Non le sembra un pò una guerra fra poveri?

"Ma perché la guerra è fra poveri quando si fa in Calabria e non è tra poveri quando si fa in Piemonte dove ci sono le nuove province di Biella e Verbania? in Lombardia dove si fanno battaglie per Lecco e per Lodi, nell'Emilia Romagna dove si è fatta la lotta per Rimini e si vorrebbe fare quella per Cesena? Perché noi meridionali, noi calabresi dobbiamo sempre... quasi presi da un complesso di inferiorità... dobbiamo porci questi problemi? Secondo me è un fatto positivo, invece, la creazione di nuove province anche perché queste, secondo la legge 142, non debbono necessariamente essere dotate di tutti gli uffici statali decentrati. Possono anche non esserci. Noi lo abbiamo espressamente detto nell'art. 16 della legge 142. Anche perché la Costituzione dice che le circoscrizioni provinciali possono essere, non debbono essere, possono essere anche luoghi di decentramento statale: il momento dell'autonomia può non coincidere con quello degli organi statali decentrati."


Senatore: quali sono i suoi obiettivi. Cosa vuole farne di questa provincia?

"Io sono cittadino come tutti gli altri anche se ho maggiori responsabilità politiche. Io vorrei che la città di Vibo Valentia, la provincia di Vibo Valentia si pongano a disposizione della Calabria e dei cittadini per portare avanti un movimento di democrazia effettiva, di partecipazione vera e di moralizzazione della vita regionale e della vita politica locale. Ritengo che sia una cosa positiva per la Calabria. Debbo dire che non è merito personale di nessuno e né merito personale mio come molti possono, credo con benevolenza, pensare. E' stata una vittoria di tutti e quindi a tutti va il merito."


C'è chi dice: "ecco, arriva la provincia, arrivano i soldi, arrivano i posti di lavoro, arrivano tante cose". Ma davvero questa nuova istituzione potrà portare a tutto questo?

"No, no, no, noi nel parere che andremo ad adottare in Senato, così come quello fatto alla Camera, diciamo che non bisogna aumentare il numero dei dipendenti complessivi per la istituzione di nuove province in Italia. Aggiungiamo che non vogliamo nessun aumento di spesa corrente e che le istituzioni avranno la loro sede decentrata man mano che le esigenze si manifesteranno e non come un dato obbligatorio nella istituzione dell'ente provincia. Sono due cose diverse e distinte."


Passiamo alla città di Vibo Valentia. Dal punto di vista politico la gente comune dice che c'è un gran caos in questa città, c'è una grande conflittualità...

"E' vero. Ma non è una conflittualità politica. Molte volte è una conflittualità personalistica, perché le forze politiche hanno dimenticato a Vibo, come disgraziatamente in Calabria e forse anche nell'intera Repubblica, hanno dimenticato il loro ruolo e la loro funzione. Non sono più l'anello di congiunzione tra le istituzioni e la società civile e quindi tutto questo comporta una perdita di forza politica delle istituzioni e dei partiti. A Vibo - sono il primo a sostenerlo - ci sono molte carenze, in questa presenza politica ci sono troppe improvvisazioni.
Negli ultimi mesi ho notato una presa di coscienza maggiore: l'approvazione all'unanimità dello statuto al comune, l'aver cercato di evitare le copiature di statuti fatti dai centri studi perché vi è stata molta partecipazione dei cittadini.
Ho notato una visione diversa correlata allo sviluppo di alcune iniziative culturali nel campo del teatro, nel campo del cinema, della lirica, nel campo della ricerca archeologica e un certo potenziamento dato alle attività industriali.
Abbiamo due grosse aziende del gruppo Eni, abbiamo la Snam progetti Sud, la Nuova Pignone, abbiamo uno stabilimento industriale privato nella Italcementi, la Cemensud che hanno una notevole rilevanza. Tutto questo incomincia a far capire alla gente che bisogna crescere in una maniera diversa.
Abbiamo anche qui disgraziatamente una presenza malavitosa che costituisce un grave handicap per l'intera regione e per l'intera città. Però c'è, soprattutto nelle giovani generazioni, un profondo spirito di rigetto, un profondo senso di rigetto nei confronti di queste organizzazioni. Io credo che la battaglia si vinca soprattutto con la forza della cultura e con il ripristino di tutti i valori morali e dei valori spirituali."


I problemi della città. Abbiamo detto che c'è una certa conflittualità politica, abbiamo detto che c'è il problema della criminalità. Quali sono gli altri problemi della città? La disoccupazione, per esempio. Nonostante tutti questi enti che Lei ha citato, in realtà c'è una disoccupazione crescente...

"Si, c'è una disoccupazione che è caratteristica di tutta la Calabria e di tutto il mezzogiorno. Ora però si sta ottenendo dall'Enea qualcosa nel campo della ricerca e nel campo degli studi. Dalla Università della Calabria attraverso il Cud, il Consorzio università a distanza, attraverso altre iniziative del Cnr, si sta cercando di sviluppare alcune iniziative idonee a creare non costi ma occupazione. E debbo dire che il nostro impegno e quel poco che posso con il mio personale impegno è quello di non far localizzare tutte queste iniziative a Vibo ma di portarle nell'intera provincia. Nel senso che la zona delle Serre ha il diritto ad avere qualche cosa che sia correlato alle sue produzioni, alla sua natura, alla sua economia. Lo stesso per la zone turistica di Nicotera, Tropea, Zambrone e Pizzo. E poi questa fascia centrale che deve avere un riconoscimento delle sue vocazioni... non fare dei pascoli abusivi ma cercare di utilizzare le cose esistenti."


I giovani. Piuttosto sfiduciati. Dicono che andranno a studiare lontano, nelle Università e pensano che vi resteranno...

"Lo so, questa è una tragedia. Posso dire che ognuno di noi è dispiaciuto perchè i figli sono rammaricati, talvolta anche disgustati del clima che c'è in questa nostra Calabria. Però alla fine esiste il legame con le proprie radici. Dipende da come noi sapremo - in questi pochi anni che ancora il Signore ci riserva e in quelli che dopo di noi verranno - come sapremo attrezzarla questa terra perché i giovani poi ritornino e le diano ricchezza. Io ricordo sempre quello che diceva un grande studioso, un grande economista calabrese, il prof. Celestino Arena, quando sosteneva, motivando questa affermazione, che l'avvenire della Calabria sta nei calabresi e nella forza della cultura, nella capacità di iniziativa, nella trasparenza morale."


Ma storicamente il vibonese parte e svolge la propria carriera lontano da Vibo Valentia. C'è quindi da aspettarsi che questo flusso continui ancora...

"Continua per il periodo universitario e poi ritorna qua a portare il contributo della propria acquisizione culturale, delle proprie conquiste."


Senatore, come giudica il ruolo della chiesa?

"E' stato enorme".


I pareri favorevoli e positivi della gente comune sono solo a favore della chiesa, non delle istituzioni politiche locali...

"Credo che la chiesa abbia avuto una grande funzione e continui ad averla. Questo è un fatto positivo, che lo dicano i giovani, che lo dicano gli altri. Dirlo io potrebbe sembrare una adesione alle proprie origini, alla propria tradizione, alla propria formazione culturale. Che lo dicano gli altri è più importante ed è vero perché io quando ho cercato di parlare contro la mafia, contro la delinquenza ho trovato ospitalità nelle chiese, non nei partiti politici."


Infatti. Al contrario è possibile trovare una certa omertà e diffidenza della gente nell'affrontare i problemi sociali: il non parlare, rifiutarsi di rispondere a domande sulla criminalità, sui sequestri di persona, che qui sono piaghe vissute abbastanza da vicino...

"Si, certo. Cosa vuole... questo, secondo me, può dipendere anche dal timore che le istituzioni, che lo Stato, che la giustizia non funzionino come dovrebbero funzionare. Ma questo non è colpa delle persone che sono preposte alle forze di polizia, alla magistratura. Sono state fatte leggi troppo lassiste: io dico leggi fatte con la mentalità di avvocati difensori degli imputati, più che da legislatori consapevoli di dover tutelare gli interessi generali."


E' il caso di ritornare alla questione criminalità. Lei è un avvocato, quindi conosce più da vicino questo problema. A Vibo esiste una agguerrita criminalità giovanile...

"Si. E' necessario affrontare questi problemi soprattutto nelle località dei territori nei quali questa microcriminalità è più presente. Occorre un recupero culturale, occorre la scuola, occorre la chiesa che sta facendo veramente il suo dovere, occorre la famiglia. Noi da molti anni, con una legislazione lassista, abbiamo cercato di distruggere tutto. Chi lo diceva passava per un conservatore, un reazionario, un fascista. Ma credo che conservare i valori non sia un fatto di reazione."


Sarebbe auspicabile anche una minore conflittualità politica...

"Certo, la classe politica dovrebbe studiare. Io direi che tutti i consiglieri comunali dovremmo leggerci un libro al mese. Faremmo meno povere le librerie e più ricchi ciascuno di noi."


Senatore, rispetto a venti anni fa, questa città in che modosi è sviluppata. Non è solo un fatto economico...

"Ci sono più scuole, ci sono più possibilità di incontro. Forse mancano i servizi sociali e oggi si avverte di più la loro necessità."


Ci sono anche più emergenze. C'è l'emergenza della droga, la tossicodipendenza...

"Ma una volta c'era anche la famiglia. Adesso la famiglia c'è di meno e quindi molti problemi che prima si risolvevano nella famiglia, adesso necessitano per la loro soluzione i servizi pubblici. In questo c'è carenza."


Una maggiore precisazione sui fatti politici. In realtà l'amministrazione comunale in Vibo Valentia è criticata da tutta la gente comune incontrata nel corso di questa inchiesta. Soprattutto nelle scuole. Si avverte una diffidenza crescente. Ma Lei che vive all'interno, che cosa succede all'interno del palazzo?

"Mah... potrei definirlo, vista la descrizione, un palazzaccio. Che succede? Succede che vi sono troppi interessi personali, non nel senso di interessi economici, ma interessi di piccole conquiste, di piccole acquisizioni di potere personale, che poi non viene esteso neanche negli interessi generali. Però, guardi, per i fatti importanti: noi abbiamo approvato quasi all'unanimità una variante generale al piano regolatore, abbiamo approvato un piano di recupero del centro storico, stiamo facendo delle iniziative per gli anziani. Quindi nelle cose importanti si finisce con il ritrovarsi in un comune denominatore; nelle altre ci si perde e si perde tempo e si dà l'impressione alla gente di lottarsi.
La scuola... certo, noi abbiamo tutte le scuole, tutti i corsi scolastici o quasi, ma per parecchio tempo è mancata la manutenzione per la quale sono giunte tante critiche e censure, in buona parte anche motivate dagli operatori scolastici, dai giovani, dalle famiglie... Però bisogna tenere conto che da dieci anni a questa parte è un periodo di grossa crisi finanziaria..."
Rocco Turi

L'intervista con il Senatore Antonino Murmura fu fatta nel ristorante l'Approdo di Vibo Marina, in un clima di grande cordialità, durante la quale egli svolse una intelligente analisi sulla società e la politica locale; un'analisi oggi molto attuale per numerosi aspetti, nonostante siano trascorsi 20 anni. (R.T. 2012)

Nel 1968, il Senatore Antonino Murmura fu l'autore di un disegno di legge che nel 1992 istituì la Provincia di Vibo Valentia. Fu Sottosegretario del Ministero della Marina Mercantile. Dal 28 giugno 1992 al 10 maggio 1994 fu Sottosegretario di Stato del Ministero dell'Interno. Fu relatore di numerosi disegni di legge, fra i quali la riforma della Polizia di Stato e l'istituzione della Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.). Come autorevole rappresentante della politica calabrese, il Senatore Antonino Murmura aiutò molti giovani a intraprendere le loro attività. Ma l'intelligenza e la gratitudine, a volte, si sono dimostrate merce piuttosto rara. (R.T. 2012).


www.amendolara.eu
gennaio 2013


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