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LE GRANDI INTERVISTE DI ROCCO TURI: AVV. FRANCESCO TASSONE

Centro Studi per Amendolara



Calabria, anno XX, n.79, febbraio 1992, p.85

MODERNIZZAZIONE SENZA SVILUPPO

Colloquio con l'avv. Francesco Tassone.
Editore - Direttore di Quaderni calabresi.

Cosa c'è dietro la richiesta di ottenere per Vibo la Provincia? L'editore-Direttore dei Quaderni calabresi Francesco Tassone svolge in quest'intervista un'analisi attenta. "La nostra è una modernizzazione senza sviluppo"

Di Rocco Turi


Come giudica le vicende politiche vibonesi?

"Seguire le vicende politiche locali, oggi mi pare una perdita di tempo: la logica che vi presiede è prevalentemente quella del conflitto fra i gruppi, in funzione della loro posizione di dominio e della politica occupazionale. Esiste una conflittualità che si esaurisce in sè."


Lei che ha una visione autonomista della politica, come vede il futuro di questa città?

"Vibo Valentia ha 35 mila abitanti, di cui la metà vivono nelle frazioni. E le nove frazioni sono, in realtà, centri che hanno una loro logica produttiva e sociale completamente diversa. Ad esempio, non si capisce perché Piscopio - che ha circa 3 mila abitanti e fino al 1938 era stato comune autonomo - debba essere frazione di Vibo Valentia. Aveva chiesto di essere ricostituito comune in base ad una legge del 1953 che prevedeva la ricostituzione dei comuni soppressi in periodo fascista, ma la sua istanza, sottoscritta dall'87% della popolazione, fu bloccata con una manovra politica. Ora non se ne parla più. Tuttavia, Piscopio è un paese agricolo che ha una logica propria e che dovrebbe governarsi da sè. Perciò il dominio di Vibo su Piscopio è un fatto distorcente.
Ma la cosa più grave è il problema di Vibo Marina. E' un insediamento piuttosto recente, ma che ha tutta una logica propria e che, ruotando intorno ad attività industriali ed intorno al porto, nel giro di alcuni decenni ha aumentato la sua popolazione fino a circa 8 mila anime. Perciò Vibo Marina e Vibo città non hanno assolutamente nulla in comune. Tanto è vero che in un bel giornale - L'Avvenire vibonese - di cui ne è stata ristampata una parte, quando a Monteleone (l'antica Vibo) si imponeva di pagare le spese in una certa misura per la costruzione del porto -in quanto lo stato costruiva il porto ma con il contributo del comune - il consiglio comunale di Vibo Valentia disse: "ma cosa c'entriamo noi con il mare?". Avevano profondamente ragione.
Anche le tre frazioni Vena sono località agricole che non hanno nulla a che fare con Vibo Valentia."


Cosa ne pensa la gente?

"La gente di Piscopio desiderava fortemente l'autonomia. Quelli di Vibo Marina hanno fatto addirittura le barricate per averla. Però sono delle istanze che appaiono notevolmente sopite, perché viviamo tutti in una specie di torpore: nel clientelismo e nel controllo dall'alto, da parte della politica.
Perché si impedisce ad una comunità di essere comune autonomo? Perché i voti di quella comunità - poniamo di Piscopio - determinano un certo equilibrio a Vibo Valentia. Si determinano anche dei canali di comunicazione tra Vibo città ed alcuni personaggi che poi dominano contemporaneamente nell'amministrazione tra il centro e la periferia. Quindi si costruiscono i proconsoli e si sa che i proconsoli sono sempre elementi di corruzione della vita locale. Ecco perchè io e il mio gruppo pensiamo di occuparci più di alcuni problemi di fondo, che non inseguire le varie beghe della città."


Quali problemi, ad esempio?

"Ridare l'autonomia ad ognuno dei centri e stabilire un rapporto di collaborazione attraverso i piani territorriali."


Qual è la vostra posizione sulla questione provincia?

"Noi ci siamo dichiarati contrari."


Ma è un passo che tende all'autonomia...

"E' solo apparente. Uno studio del professore Guarino è giunto alla conclusione che in Italia vi è un personale politico stabilmente occupato come professione politica: più di 600 mila persone. In questo calcolo, però, Guarino non considera quel personale fluttuante: i consiglieri comunali e i sindaci dei piccoli paesi, che una volta sono presenti ed altre no.
Secondo Guarino questo è un calcolo per difetto. Si tratta di un personale che vive di politica, che fa la professione del politico. Questo personale ha un continuo bisogno di allargarsi e ha bisogno di creare nuovi spazi utili per mantenersi attraverso il consenso e la formazione intorno a sè di altri clientes. Noi, in realtà, siamo in pieno sistema feudale: quello che è al centro ha il bisogno di avere i suoi vassalli, i quali a loro volta debbono averne di altri. Da qui si ha la moltiplicazione degli enti. Abbiamo così le Usl, le Comunità Montale; abbiamo la amministrativizzazione della economia in modo da creare i vari comitati dei vari enti, proprio per formare posti nuovi a favore del personale politico.
Il problema meridionale di fondo, di Vibo Valentia e del suo comprensorio è di organizzare un minimo di attività economica produttiva. Si dicono tanti slogan, ma noi non pensiamo cosa c'è dietro questi slogan. Diciamo che, ad esempio, la nostra è una modernizzazione senza sviluppo: cioè ci arrivano dei soldi ma non produciamo nulla. Posso considerare produzione quella della provincia, di cui fino a qualche anno fa non si capiva bene e, per essere sincero, non si capisce neanche ora il suo ruolo? Noi abbiamo detto chiaramente: questa provincia non serve a Vibo. Sarà un ulteriore elemento per appesantire una vita politica già pesante."


Vibo Valentia è giudicata città di nobile cultura, fra le più notevoli della Calabria...

"Oggi possiamo dire che Vibo è semplicemente centro di scuola -solo scuola- e centro di smistamento dei prodotti dell'industria, un grande centro commerciale. Basta."


Qual è il grado di integrazione del gruppo culturale impegnato intorno alla rivista Quaderni Calabresi, che Lei dirige?

"Noi facciamo un buon lavoro, ma quale difficoltà a comunicare con la società di Vibo Valentia! Cerchiamo di comunicare con questa società, ma comunichiamo poco con la societa di Vibo Valentia. Sì, abbiamo una casa editrice e comunichiamo con tutta la Calabria, compreso Vibo. Tuttavia, i legami tra noi e questa città sono scarsi: presentiamo dei libri, facciamo dei dibattiti, partecipiamo alle elezioni, ma la società è indirizzata verso i servizi, verso i posti, verso cose più concrete."


Forse esiste anche una latente conflittualità con questa vostra filosofia autonomista...

"Non credo. Io credo che la conflittualità nostra derivi dal fatto che in questa società la gente non accetti che venga attuata una politica di rigore. Al contrario, la gente oggi ha bisogno, ad esempio, di costruire chiedendo che il vigile urbano chiuda un occhio, che il sindaco garantisca che pur senza licenza si possa andare avanti, che l'assessore dica vai pure tranquillamente, non preoccuparti. Allora questa è una società largamente compromessa in una situazione di sottocultura, di sottosviluppo, di connivenza.
Da questo punto di vista noi diciamo che la politica non deve essere professionalità; la politica non deve essere occupazione.
Noi - consapevolmente - ora costituiamo una minoranza, ma non siamo in conflitto."


Oltre alla conflittualità politica e allo scadimento culturale, la questione criminalità non è più un fenomeno incipiente. Anch'essa sembra ormai radicata...

"A Vibo Valentia io non credo sia molto marcata e credo che sia connessa con una più generale perdita, all'interno della nostra società, di quei valori che guidano gli uomini.
La gente non crede molto in se stessa, non crede nella società, non crede nell'autorità; quindi si è sviluppato un certo cinismo, una certa sfiducia. Questa, secondo me, è la sede della violenza, questa è la sua origine.
E' chiaro che la società politica potrebbe fare molto se ne avesse consapevolezza: un'amministrazione che fosse rettilinea, chiara, che andasse incontro alle persone, che non innescasse risse, finirebbe con l'essere un esempio anche per i cittadini.
Noi siamo convinti che la fiducia genera fiducia, il positivo genera positivo, il negativo naturalmente genera negativo.
Ci troviamo davanti ad una vita sociale che a causa della mancanza di quei valori tradizionali - a cui non se ne sono sostituiti altri - si è scollata ed è, per questo, diventata violenta, senza punti di riferimento e di orientamento. Allora, a mio avviso Vibo Valentia partecipa sì a questo processo, ma non perché abbia una tradizione di delinquenza organizzata come potrebbe essere la Piana o la zona jonica, Locri, ecc.
Io credo che la società vibonese non sia una società mafiosa e che non sia ad una situazione di non ritorno, però che oggi ci sia una presenza criminale è fuori discussione. Che ancora potrebbe essere arginata.
Devo aggiungere che nel 1966, quando ancora non si parlava di delinquenza e di mafia, noi con Quaderni Calabresi ne avevamo avuto una percezione e suonammo un campanello d'allarme."


Ma esistono a Vibo quei fermenti culturali interessanti, tipici di tutte le città?

"Certo, in questa società ci sono tante belle iniziative, ci sono tante ottime persone. Nel campo dell'archeologia ad esempio, c'è il dr. Nusdeo; c'è anche il prof. De Meo. Gente di grande cultura. Il dr. Nusdeo ha fatto moltissimo anche per il Museo. Con una grande passione e una grande continuità nella ricerca storica.
Di recente ho letto anche 6 tesi di laurea su Vibo Valentia: una più bella dell'altra. Ciò significa che qui c'è una gioventù colta, attenta, seria.
Credo, però, che noi abbiamo un sistema sociale che disperda le risorse. Ad esempio, non avrei mai conosciuto i 6 giovani vibonesi se non fosse stato a causa della iniziativa intelligente dell'allora assessore alla cultura di Vibo e poi sindaco, prof. Ceravolo, il quale ebbe l'idea di offrire un premio per le tesi di laurea. Ecco: le risorse ci sono, però abbiamo un sistema ed una conflittualità politica che disperde i punti di riferimento e le risorse culturali ed intellettuali.
Ma poi ci sono tante altre iniziative, come l'opera intelligente di don Brindisi. Sono rimasto ammirato dal Valentianum, un'opera di grande valore, restituito alla comunità dopo lunghi decenni. Ma di iniziative positive ce ne sono molte altre: forse varrebbe la pena di compiere un lavoro, anche di lunga durata, per identificare tutto il positivo che c'è a Vibo. Se il lato positivo della città fosse più consapevole di sè stesso e del suo ruolo, potrebbe diventare un punto di aggregazione e di rovesciamento della situazione."


Situazioni negative: criminalità, conflittualità, cos'altro?

"Io credo che di negativo ci sia la situazione strutturale complessiva. Il fatto che Vibo Valentia e tutto il meridione sia, appunto, un paese moderno ma non sviluppato. In realtà, ciò che costruisce le persone è il lavoro e la possibilità del lavoro. Da questo punto di vista noi continuiamo ad essere colonia dipendente. Certo che non stiamo male, anzi... basti vedere le pasticcerie a non finire e i negozi con prodotti di lusso... però quale possibilità abbiamo di costruire una economia? Io credo che noi siamo causa dei nostri difetti, siamo infingardi, siamo pigri..."


Esiste a Vibo questa forte separazione fra i politici e la gente comune. Anche la questione provincia sembra che alla gente non interessi per nulla...

"No, alla gente interessa solo se può trovare l'occasione di sistemare qualche figlio o qualche nipote. Ma esiste questa separazione... ed ecco l'origine delle nostre ragioni. Dobbiamo smetterla di essere una società senza sviluppo, ma andare a soluzioni di fondo.
Che lo Stato invii per il sud, ad esempio, 100 miliardi distribuiti più o meno a pioggia o a tempesta o a temporale, tutto ciò non risolve il problema, perché abbiamo una classe politica che non nasce dall'interno delle sofferenze meridionali, dalla emigrazione o dai giovani che vivono sui marciapiedi..."


L'avvocato Tassone continua:

Siamo una società malevole, non essendo una società che ha fiducia in noi, dietro ogni cosa ci deve vedere qualche altra cosa. Io guardo solo i risultati positivi.
Noi come "Quaderno" nel 1966 facemmo un articolo: la mafia a Vibo Valentia,in cui accennavamo alla possibilità che certi comportamenti tipicamente mafiosi arrivassero a Vibo Valentia e analizzavamo una situazione specifica di una grossa irregolarità amministrativa a proposito di un distributore di benzina che veniva fatta nei confronti di persone in genere.
Quell'articolo fu un campanello d'allarme alla società civile ma soprattutto all'amministrazione. Abbiamo detto attenzione che con questi comportamenti si introducono.... Poi ci fu contro di noi di Quaderni Calabresi una querela del senatore ma l'articolo era serio, rigoroso, documentato.
C'era uno scontro a proposito delle elezioni tra il partito comunista e l'amministrazione democristiana di Vibo Valentia per una serie di fatti eclatanti. Si erano verificati degli episodi molto pesanti. Venne pubblicato anche un opuscoletto in cui si vedevano delle opere che non erano state neanche autorizzate dal sindaco ma dal segretario comunale direttamente. Vennero pubblicate. C'era un tv privata, si facevano le tavole rotonde. La dc non era presente e si metteva in evidenza il posto vuoto della dc. Ma la democrazia cristiana fu premiata dopo quella campagna elettorale: ebbe notevoli voti e posti. Quale era il problema? Il pci, che chiedeva che si facesse una politica chiara, di rigore, ecc. spaventò molta gente: rigore che significa? Io ho bisogno non di rigore... io ho bisogno di poter costruire con il fatto che il vigile urbano chiuda gli occhi, che il sindaco mi garantisca che senza licenza io possa andare avanti, che l'assessore mi dica vai avanti tranquillamente e non ti preoccupare… Allora questa è una società largamente compromessa in una situazione di sottocultura, di sottosviluppo, ecc. ecc., di connivenze e così via.



L'AVVOCATO TASSONE E' STATO L'ARTEFICE DELLA PUBBLICAZIONE DI “STORIA DI UN EMIGRATO” DI SALVATORE FARINA E HA PARTECIPATO AL CONVEGNO DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO AVVENUTO IN AMENDOLARA MARINA IL 19 MARZO 1989, V. FILE CONFERENZA : SALVATORE FARINA E LA STORIA DI UN EMIGATO (1995)
(R.T. 2012).




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gennaio 2013


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