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INCHIESTA SULLA CALABRIA: CASTROVILLARI (1991)

Centro Studi per Amendolara


INCHIESTA SULLA CALABRIA: CASTROVILLARI (1991)


Calabria, anno XIX, n.71, maggio 1991, p.66

Società - Le città: Castrovillari
AI PIEDI DEL POLLINO
ASPETTANDO LA PROVINCIA

Castrovillari tra passato e presente.
Tra occasioni di sviluppo mancate,come il polo tessile dell’Inteca
e la precarietà del suo attuale tessuto produttivo.
Oggi la città è a un bivio: tra disoccupazione ed emergenze sociali.
L’unica prospettiva in cui crede è la Provincia.

Ma sono in molti a pensareche la Provincia non risolverebbe
i guasti sociali di cui Castrovillari è assillata.
Per altri invece la Provincia è un’opportunità da non perdere

per rilanciarele sorti dell’intero comprensorio.

DI ROCCO TURI
Foto di Carlo Paone


Il passato.


Negli anni sessanta Castrovillari era abitata essenzialmente da piccoli proprietari, coltivatori diretti -che traevano dalla terra il principale sostentamento- e da una borghesia intellettuale, soprattutto medici e avvocati, essi stessi proprietari di fondi rurali. Questa città non ha mai conosciuto il grosso latifondo, tipico di altre aree calabresi, perché all'epoca dell’occupazione delle terre i piccoli contadini erano già di per sé proprietari.
Negli anni '60 allora, a Castrovillari vi era di sicuro una povertà latente ma molto inferiore all’enorme povertà che esisteva nel suo circondario, come ad esempio nel cassanese che era abitato solo da poche famiglie contadine e da una massa consistente di braccianti, circa 4 mila. Facile immaginare, così, che la minore povertà a Castrovillari andava ricercata in una più equa distribuzione dei beni tra le famiglie di piccoli coltivatori.
Nel corso degli ultimi decenni, nuovi elementi hanno inciso nel tessuto socio economico della città.
La costruzione dell'autostrada ha rappresentato a Castrovillari e nel suo circondario il primo grosso terremoto economico del dopoguerra allorché tutti i braccianti divennero operai e manovali e ottennero adeguate retribuzioni. Il lavoro per migliaia di operai creò un’adeguata crescita economica perché il maggior reddito percepito innescò un processo di incremento di tutta l'attività economica: lavoravano di più i commercianti e lo stesso sviluppo urbanistico ebbe un decisivo ruolo moltiplicatore. L'autostrada quindi segnò l'inizio di profonde trasformazioni sociali: non ultima la possibilità di avere collegamenti più rapidi con tutto il Paese.
Dopo la costruzione autostradale, un altro enorme cantiere fu il cementificio anche se, per alcuni, questo impianto ha costituito "una grossissima truffa ai danni delle popolazioni" perché ha rappresentato un fatto economico rilevante esclusivamente nella fase di costruzione delle strutture; dopo è diventata una industria con una offerta di forza lavoro scarsissima: poche decine di operai in un impianto che creava soprattutto grossi danni ambientali a carico dei monti circostanti e incompatibili con la tutela paesaggistica.
Il polo tessile dell'Inteca ha costituito la terza occasione di sviluppo economico del castrovillarese -forse la più importante- contemporanea allo sviluppo dell'agricoltura specializzata nella piana di Cammarata.
La piana di Cammarata è uno dei territori più fertili d'Italia e quindi al fianco dell'Inteca si sviluppò un’agricoltura razionale con le prime cooperative agricole e i primi intensi rapporti commerciali con il nord Italia e con l'Europa: ritornava, così, quella valuta pregiata, frutto di un’agricoltura ricca. Si ebbe allora uno sviluppo parallelo di industria e di agricoltura.
Ma tutto ciò ha portato alla luce una stridente contraddizione, figlia di una programmazione del tutto errata: una grande estensione della più fertile e rigogliosa piana era stata posta a vincolo industriale piuttosto che destinarla a uso agricolo. Questa coincidenza lascia intendere una erronea valutazione fatta sulle ipotesi di sviluppo del territorio castrovillarese da parte di chi ha guidato il suo processo.
"Chi ebbe a prevedere l'ipotesi di industrializzazione sul territorio castrovillarese non intuì un fatto banale -ricorda l'avv.Roberto Laghi, consigliere comunale democristiano- cioè di lasciare all'agricoltura i terreni più fertili e utilizzare per gli impianti industriali i terreni meno produttivi". Per cui ormai da anni la piana di Cammarata sta vivendo una grossa crisi costituita da un vincolo industriale che si è esteso su una quantità di terreni rilevantissimi.
Al contrario, l'opinione pubblica castrovillarese intervistata sembra concordare nell'ipotesi che una politica di sviluppo industriale potrebbe coincidere con l'agricoltura, nel senso di una industrializzazione derivata dalla trasformazione dei prodotti della piana di Cammarata. Infatti, le condizioni climatiche, di territorio e ambientali dal punto di vista agricolo sono favorevoli per incentivare l'agricoltura e costruire accanto ad essa, in terreni non privilegiati e marginali, le industrie di trasformazione dei prodotti, i quali in certi momenti dell'anno maturano prima che in qualsiasi altro luogo.
Dal punto di vista commerciale 20 anni fa Castrovillari rappresentava l'unica realtà di vendita all'ingrosso e al minuto esistente, ed era al servizio di un bacino di utenza molto vasto. In questi decenni la qualità della vita è aumentata notevolmente e le diverse condizioni economiche fra le generazioni hanno portato grande beneficio.
"Volendo utilizzare come indicatore il livello degli scambi commerciali, rispetto alle altre province calabresi, Cosenza ha registrato un saldo più attivo e questo è da motivare prevalentemente con la produzione agricola della Piana di Sibari la quale per buona parte è nel comune di Castrovillari, ovvero nella sua piana di Cammarata. Da un punto di vista economico, Castrovillari, allora, ha avuto un ruolo molto importante come centro di riferimento degli abitanti di tutto il suo circondario.
Anche l'indice di industrializzazione in rapporto a quello calabrese, nonostante la crisi, a Castrovillari è stato abbastanza elevato così come il reddito pro-capite percepito era soddisfacente più che altrove" (Da un'intervista gentilmente concessa dal prof. Aldo Pugliese).
Gli anni ottanta, però, sono da considerare anni del tutto bui per questa città.



Il presente.


Castrovillari vive attualmente ad un bivio, nel senso che se 20 anni prima occupava una posizione centrale sia dal punto di vista economico che da quello culturale, oggi questo ruolo non le compete del tutto.
Dal punto di vista economico era fra i paesi del nord Calabria più ricchi ed evoluti ed era ovvio che i paesi della zona facessero riferimento a Castrovillari. Oggi lo sviluppo si è maggiormente spostato sui comuni della costa e quindi ha sottratto a Castrovillari il ruolo di leadership. La città ha subìto così un processo di trasformazione, di emarginazione e di latente isolamento culturale più ampio.
A Castrovillari vi è un regresso ed una emarginazione che per quanto riguarda il sistema stradale si avverte con estrema evidenza. Mentre prima, con il vecchio sistema delle strade statali, Castrovillari era al centro del traffico fra il Tirreno ed il mar Jonio, la superstrada delle terme attualmente taglia del tutto fuori la città. Castrovillari, però, resta un punto di riferimento per le strutture educative: tranne l'Università, qui esiste da sempre una rete scolastica molto radicata alla quale fanno riferimento tutti i paesi del suo circondario.
Con la chiusura dell'Inteca la classe operaia castrovillarese da circa 10 anni è collocata in cassa integrazione. Pur trattandosi di disoccupazione assistita, il dato negativo è che una generazione operaia si sta impigrendo e il clima di apatia, di lassez-fair ha contaminato tutta la città, una città in regresso, priva di carica, di stimoli, di entusiasmo contro ogni tradizione di operosità. Il rinchiudersi nelle proprie case, nei propri "giardini", la non partecipazione ad attività collettive ha ingigantito la delega in bianco a politici che nel corso del tempo hanno operato non più a favore della città ma perseguito programmi di interesse individuale e di comodo, sfruttando i fatti favorevoli alla città per fini personali e non creando una realtà produttiva a vantaggio di Castrovillari. Il risultato è stato un distacco fra la città reale e la città amministrata.
Per cui con la fine dei "grandi lavori" industriali, Castrovillari oggi vive anche una crisi forte di disoccupazione intellettuale, oltre che di disoccupazione giovanile, operaia e contadina. La disoccupazione, infatti, oggi ha raggiunto limiti preoccupanti, perché ha incrementato, più che altrove, i suoi valori percentuali. Il rischio suppletivo è che intorno a questa città gravitano tanti altri comuni dell'intero territorio circostante i cui problemi del lavoro costituiscono una miccia sempre accesa.
Se si aggiungono alla disoccupazione castrovillarese i dati di tutta la zona -che è disoccupazione che gravita in parte anche nella realtà economica di questa città- è possibile osservare che gli anni ottanta hanno rappresentato per la classe politica indigena "il massimo dell'incapacità gestionale" e le definizioni di classe politica "carente" e "inefficiente" ricorrono di frequente fra la gente comune che di sera "struscia" sui marciapiedi di via Roma o di corso Garibaldi.
Fra la gente vi sono addirittura coloro che ricordano la difficoltà con cui gli amministratori accettarono la proposta del Cud, Centro per l'università a distanza, allorché si decise di dislocare una sede a Castrovillari. Non si capì immediatamente l'utilità dell'iniziativa, la quale solo più tardi venne accolta, ma con notevole scetticismo. Anche i processi di industrializzazione avuti a Castrovillari nel corso di questi decenni sono stati "subìti" dalla classe dirigente la quale non ha saputo offrire progettualità degna di interesse e non ha guidato il progetto di sviluppo della città. Ma non ha neppure difeso la città nel suo ruolo di centro-guida che lentamente ha perduto. Castrovillari è sembrata così un terreno di conquista -quasi una colonia economica- dove gli industriali del nord sono giunti, hanno operato indisturbati e sono ripartiti senza che vi sia stato concretamente un vero rapporto di patteggiamento paritario con l'amministrazione comunale, la quale è rimasta prevalentemente isolata ed emarginata. Emarginata anche sul controllo della città.
Il centro storico di Castrovillari, ad esempio, è stato definito ormai "scempiato" dai cittadini comuni intervistati a causa dei danni irreversibili provocati con interventi edilizi abusivi e di restauro assolutamente allucinanti. Così quella che era la natura medioevale di tutto l'agglomerato è ormai completamente cancellato.
La politica della vivibilità del centro storico è perciò fallita. Esso si è svuotato sempre più anche se a ciò hanno contribuito le migliorate condizioni economiche del vecchio sottoproletariato cittadino. Così sono nati interi quartieri nuovi. E' nata una nuova città a nord del vecchio abitato e gli antichi quartieri della Civita, del Pantanello, di S. Vito -ovvero i grossi quartieri popolari di Castrovillari- si sono svuotati e nessuno ha mai più pensato di salvare quella cultura antica respirata da secoli. Ci si lamenta, poi, che la città non possiede uno svincolo autostradale diretto. Ma chi erano gli amministratori in quegli anni?
Come può allora verificarsi la palingenesi di una città perdente, di una città in regresso palese negli anni ottanta?



La Provincia.


Ecco l'idea geniale di coloro che vedono nella provincia il toccasana dei mali della città. La giustificano con motivazioni storiche (decentramento), geografiche (centro di un vasto territorio) ed etnografiche (omogeneità culturale). In realtà il decentramento in un'area che non appare più il centro riconosciuto di un vasto territorio e neanche omogeneo, per i critici è una vera iniziativa propagandistica. L'idea sembra un alibi per non dichiarare un palese ko tecnico. Comunque è un'idea tipica del più assoluto "meridonalese".
Ci si affida, come sempre, agli interventi dello Stato, alle iniziative pubbliche per "spillare" soldi -ad altri insomma- per cui il cittadino possa ricevere una paga senza rischio o sacrifici. E si sa bene cosa producono, il più della volte, le istituzioni dello Stato in Calabria: assistenzialismo e ulteriore mancanza di iniziative private. Nessuno si meraviglia allora se si fa circolo per una provincia piuttosto che acculturare la gente al lavoro autonomo, all'iniziativa privata e al rischio individuali: rischiare è fuori dalla mentalità autoctona! Il tema della provincia non può allora essere sostenuto con motivazioni storiche che, fra l'altro, non sono più attuali (tanta acqua è passata sotto i ponti...) e neanche con motivazioni geografiche perché Castrovillari non è più il centro di quell'universo che quasi tutti qui sognano che ancora sia. Ma Castrovillari rientra in un modello di
walfare state per il quale anche altre comunità locali rivendicano la stessa priorità, come Sibari, Corigliano, Rossano e altre ancora in Calabria, dove regna una politica fatalista, rassegnata e incapace. La inefficienza di progettualità porta inevitabilmente a richieste di assistenza, ad affidarsi alle iniziative dello Stato e, contemporaneamente, a scontrarsi con "iniziative di disturbo" sugli stessi temi che altro non sono che una guerra fra poveri. Basti pensare ai colpi bassi che in questi ultimi mesi si sono dati sui giornali locali gli amministratori di Castrovillari e di una non meglio identificata Provincia della Sibaritide; basti pensare al pasticciaccio che prevederebbe per il futuro ben sette nuove province calabresi ("è una presa in giro" dice il consigliere regionale Eugenio Madeo) e basti pensare all'interesse che i promotori pongono per una loro futura rendita politica (ma ci crederanno?). Se queste sono le premesse, il cittadino è ben felice che Castrovillari diventi una nuova provincia calabrese. Questo gli uomini politici castrovillaresi lo sanno bene e nessun partito perciò si oppone apertamente per vie ufficiali. Ma in privato sì. E' il caso del passato segretario della locale sezione ex-PCI avv. Francesco Fortunato.
Fortunato non legittimava il Comitato per Castrovillari Provincia a causa di una serie di fattori obiettivi, mancanza di progettualità politica, regresso della città, involuzione complessiva riguardo ai servizi primari per la collettività: "figurarsi se questo paese sarà capace allora di servire una collettività più ampia!". A furor di popolo comunista, però, l'avv. Fortunato accettò di perorare la causa-provincia. Oggi -dimissionario dal vecchio PCI- Fortunato conferma la sua opinione per cui Castrovillari appare non avere le carte ben in regola: "Castrovillari oggi è assente da ogni processo culturale ed economico per cui il discorso della provincia può anche essere valido solo se inteso nel senso di un decentramento. Essa però è vista come momento causale di uno sviluppo. In altri posti, invece, la provincia è vista come momento terminale di un grande processo culturale". Che a Castrovillari oggi non appare ancora.
Passeggiando per la città e osservando la gente, l'idea di un centro che possa meritare di essere definito capoluogo di provincia non passa neanche per la mente ma dalla gente stessa incontrata si ricava l'impressione di una speranza, una grande speranza per il futuro, pilotata dagli uomini politici locali. Tutti, però, sono concordi nell'affermare che oggi Castrovillari non ha alcuna anima di centro direzionale. "Nel 1974 quando decisi di trasferirmi in Calabria, mi piaceva Castrovillari perchè era un centro molto vivace e vitale. Non so se oggi rifarei la stessa scelta": sono parole del prof. Aldo Pugliese, economista e docente universitario. Alla gente del nord l'idea di Castrovillari Provincia addirittura fa sorridere. Fa sorridere l'idea che un centro abitato da circa 23 mila cittadini possa pretendere i galloni di provincia: è quanto ascoltato da chi scrive nel corso di un viaggio nelle regioni settentrionali.
E'giusto, però, dar voce a chi nella provincia di Castrovillari ci crede.
Al di là di resoconti critici anche da parte di osservatori esterni; di chi pensa alla provincia come approdo terminale dei "miliardi che lo Stato spenderà"; di chi teme "il principio della mafia in una città che possiede già un humus favorevole" (Fortunato); al di là di chi vede sin da ora un incremento forte della criminalità, quali sono le motivazioni che spingono tutte le forze politiche rappresentate a perorare la causa per una nuova provincia?
Intanto la volontà di avere un'altra provincia nasce proprio dalla natura del sito. La provincia di Catanzaro e quella di Cosenza sono tra le province più estese in Italia, con il maggior numero di comuni, per cui sembra necessario migliorare quella che è l'organizzazione burocratica dell'ente provinciale.
L'opinione dell'avv. Roberto Laghi: "Dobbiamo innanzitutto notare come la provincia di Cosenza sia la più estesa d'Italia da un punto di vista territoriale: una provincia alla quale fanno capo ben 156 comuni, ovvero è fra le province d'Italia con il maggior numero di comuni. Devo ancora evidenziare l'enorme distanza dei comuni dal capolugo: Canna, ad esempio, dista 170 chilometri da Cosenza e un cittadino di quel comune che deve richiedere un certificato in Questura, in Prefettura, al Catasto, deve compiere ben 350 Km. In pratica una giornata intera di viaggio".
Viene ancora spiegato che esiste un grosso bacino di utenza dalle zone di Sibari e dal Pollino che hanno sempre mostrato interesse per Castrovillari provincia.
"Castrovillari è la città che storicamente -dice Laghi- è stata capoluogo culturale, morale, storico e politico della Calabria superiore: nella tradizione storica è da rilevare come sin dal secolo scorso, dall'Unità in poi siano stati presentati alla Camera disegni per la costituzione della provincia del Pollino. E' la città dove vi sono tutte le scuole e manca soltanto l'Università. E' una città con enormi tradizioni; è sede di ospedale di zona; è sede del tribunale la cui circoscrizione è costituita da 39 comuni interessati e il 90% di questi ha deliberato l'adesione a questa nuova provincia; è sede distaccata del Ministero dei Beni Culturali. Siamo dinanzi ad una città che di fatto, nei secoli, è stata capoluogo al centro di una larga zona. E' stata sede di sottoprefettura, capoluogo di circondario, distretto militare, e, al di là dei ricordi romantici, Castrovillari oggi recita sicuramente un ruolo di capoluogo in quella che è la zona del Pollino: capoluogo economico, culturale, morale e politico".
"Questo non lo discute ormai più nessuno -conclude l'avv. Laghi. Io penso che per migliorare l'organizzazione burocratica della provincia di Cosenza sia assolutamente necessario istituire al più presto a Castrovillari una nuova provincia calabrese. Un disinteresse della classe politica nei confronti di Castrovillari significherebbe una condanna per questa città, una città che, realmente, è una grossa speranza per lo sviluppo calabrese".
Il comitato per Castrovillari provincia ha anche realizzato degli studi nei quali vengono confermate le ragioni di ordine politico, economico, sociale e burocratico per cui l'istituzione della quarta provincia calabrese trova concreta giustificazione. Le motivazioni sono descritte negli interventi di tutti i partiti locali.
A monte: la mancanza di una programmazione storica che ha escluso la città da un progetto di sviluppo reale a cui la classe politica non ha saputo partecipare. Ancora una volta questa "subisce" le iniziative altrui piuttosto che idearle sulla base di risorse tipicamente culturali, autoctone e di vero impegno politico. A parere degli amministratori comunali, però, Castrovillari si proietta nel futuro come un'altra provincia dei due mari; una provincia che comprenda tutto il lato nord calabrese dello Ionio e del Tirreno. Tuttavia, a fronte delle certezze locali, se ne ha davvero le carte in regola è tutto da discutere e da dimostrare. Ci riuscirà?

ROCCO TURI



L’inchiesta sulla città di Castrovillari risulta illustrata con 10 fotografie di Carlo Paone e le seguenti didascalie: Un’immagine del corso di Castrovillari. Nella pagina precedente, sotto il titolo: una suggestiva veduta del Pollino (p.66-67); Venditori di cesti nelle strade di Castrovillari (p.68); Uno scorcio del centro storico di Castrovillari (p.70-71); Ragazze intente a leggere un giornale in piazza Municipio (p.73); A destra e nella pagina precedente: momenti di vita quotidiana nella città di Castrovillari (p.74-75).



Calabria è il mensile di notizie e commenti del Consiglio Regionale che per molti anni fu diretto da Salvatore G. Santagata e per suo merito raggiunse prestigio, popolarità e diffusione a carattere nazionale.



www.amendolara.eu
gennaio 2014



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