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Avanti! Rocco Turi: da Praga un giornale istigava alla vendetta

Centro Studi per Amendolara



Un amendolarese scrive sull'Avanti!

Il sociologo Rocco Turi è il massimo esperto italiano
sulla genesi partigiana in Cecoslovacchia e sulla vera storia della Gladio Rossa


Avanti! QUOTIDIANO DEL PSI
Direttore: Roberto Villetti
Anno 94, N. 213, DOM./LUN. 9/10 SETT. 1990, p 9.

Il vento di Reggio Emilia
Democrazia Popolare veniva stampato per i comunisti italiani
rifugiati in Cecoslovacchia

DA PRAGA UN GIORNALE ISTIGAVA ALLA VENDETTA
Di Rocco Turi
*


La copertura offerta dal partito comunista cecoslovacco ai partigiani italiani fuggiti nel paese centro europeo è una importante occasione per riorganizzarsi e riprendere le fila dell'impegno politico - dopo le rocambolesche vicissitudini - che i nostri connazionali non si lasciano sfuggire. In fondo, in Italia si parlava di rivoluzione imminente e, a quanto pare, sarebbe stata ancora necessaria una opportuna campagna presso l'opinione pubblica per sensibilizzare tutti alla bontà ed alla grandezza del comunismo.
Un giornale che potesse raccontare agli italiani i successi del comunismo cecoslovacco - da poco salito al potere - fu considerato una importante via per il conseguimento dello scopo. Era anche un modo per non disperdere quel capitale umano di irriducibili comunisti, disseminato attraverso l'Europa dell'est, che avevano combattuto per la lotta di Liberazione Nazionale, che si erano macchiati di sangue, che erano fuggiti e che all'occorrenza sarebbero stati anche sicuri punti di riferimento dopo la auspicata vittoria verso cui tutti loro avevano una fiducia cieca e ottusa.
Già nel 1948 viene allora fondata una rivista che avrebbe portato in Italia una controinformazione comunista per difendersi dalle accuse di mangiapreti e mangiabambini che la stampa capitalistica rivolgeva ai comunisti.
Il giornale
Democrazia Popolare fondato subito dopo la rivoluzione del '48, è perciò il centro di difesa ideologico dall'interno di una società comunista sulle ali della vittoria. Come dire: "Noi che viviamo all'interno di una società comunista vi possiamo garantire che l'uomo è rispettato nella pienezza del suo essere e della sua intelligenza; non è sottoposto ad alcuno sfruttamento e non è un mezzo ad uso e consumo del capitalismo".
Il giornale si preoccupa di presentare in un clima soft e distaccato, con calma e senza rabbia in corpo una società felice, una società armoniosa verso cui tutti i popoli della terra dovrebbero tendere: "Noi che da alcuni anni viviamo in un paese dove la classe operaia ha sconfitto la borghesia, abbiamo avuto modo di constatare quali differenze esistano fra il mondo capitalista, dove gli uomini sono soggetti allo sfruttamento continuo da parte di pochi individui, posti all'arbitrio dei più disonesti, e il mondo nuovo che si è creato in Cecoslovacchia dove i lavoratori non solo non sono più sfruttati ma circondati da ogni rispetto e onore. I lavoratori italiani in Cecoslovacchia garantiscono che godono di tutti i diritti materiali e morali dei loro compagni cecoslovacchi ed è in virtù di questi diritti che i nostri operai non provano la sensazione di essere stranieri come purtroppo accade agli italiani in Francia e in Belgio".
Il giornale continua: "Noi operai italiani in Cecoslovacchia, siamo consci del nostro dovere e contribuiamo con tutte le nostre forze per la realizzazione del Piano Quinquennale che porterà la Cecoslovacchia verso il Socialismo. In tutta la Repubblica dove vi sono nostri operai sono state costruite brigate volontarie del lavoro che hanno offerto gratuitamente migliaia di ore. In Cecoslovacchia dove lo spettro della fame ha cessato di assillare i lavoratori, si lavora con uno spirito nuovo perché ognuno viene largamente ricompensato del proprio lavoro.
Democrazia Popolare è, tuttavia, il centro di una politica enfatica la quale vede nel comunismo la giustizia e la perfezione dei rapporti sociali. Ma è un giornale che dimentica la storia degli ultimi anni. Dimentica le migliaia di uccisioni verificatesi anche dopo il 25 aprile ad opera dei partigiani comunisti. Non una riga viene spesa.
Non dimentica invece gli attacchi e gli omicidi dei fascisti ai loro danni. Anzi dà spazio e racconta in proposito fatti, storie e particolari da cui poi scaturiranno dure vendette.
Ecco la storia "dell'eroe comunista ligure Franco Ghiglia". E' il caso di un partigiano che ogni giorni compiva azioni spettacolari: "Entrava fra i reticolati, disarmava le sentinelle, faceva saltare i ponti, attaccava da solo le pattuglie nemiche.
Ma tutto questo non lo faceva perché era una testa matta come qualcuno voleva definirlo, ma perché era un comunista e perché capiva che in quel momento bisognava provocare tutti i danni possibili all'invasore. Un giorno, mentre dormiva, i tedeschi lo arrestarono. I nostri informatori in seno alle SS ci dicevano che era sottoposto alle torture più terribili, perché i tedeschi volevano sapere da lui importanti informazioni, ma ci assicuravano che non parlava. Non avevamo bisogno di queste assicurazioni, sapevamo che dalla sua bocca non avrebbero strappato nulla. Era un comunista cosciente, lo era sempre stato, non era mai stato altro che un comunista, e non sapeva tradirci; anche se le torture erano insopportabili, anche se gli avrebbero arsi i piedi e la lingua, come usavano i tedeschi per far parlare i prigionieri. No, non poteva tradirci, sarebbe stato troppo penoso per lui… Una sera venne da noi una donna piangendo e disse:
"Lo hanno ucciso, impiccato alla cava rossa… Gli hanno detto che sarebbe stato bene per lui decidersi a parlare… ma lui non ha detto nulla. Ha sputato in viso al maresciallo tedesco ed ha aspettato che la facessero finita. Ora è appeso. Ha la lingua fuori… hanno avvisato il padre, verrà lui a prenderselo".
Un giorno, molto tempo dopo, a un processo di criminali fascisti, essendosi i giudici dimostrati troppo clementi, il padre tirò fuori un pezzo di corda e disse: con questa è stato ucciso mio figlio, perché ora non punite chi ne ha provocato la morte? Ma forse aveva capito che quegli imputati non erano che dei comuni delinquenti, che avevano commesso assassinii per poche lire, messe loro in mano da coloro che in ogni luogo e in ogni tempo hanno cercato di schiacciare il proletariato. Ed è per questo che ancora adesso conserva quel pezzo di corda. Ora i veri colpevoli, coloro che hanno fatto spargere fiumi di sangue hanno ripreso la loro vita agiata e propugnano nuove guerra. Ma verrà il giorno, e
non sarà lontano, verrà il giorno in cui il pezzo di corda, che il padre dell'eroe comunista Franco Ghiglia custodisce gelosamente, cadrà al collo dei nemici del popolo.
Ecco che poi ci saranno le vendette. Ecco perché "Democrazia Popolare" è enfasi. Solo enfasi.

* Sociologo, borsista
All'Università di Brno.



Avanti! è il quotidiano e organo ufficiale del Partito Socialista Italiano.


Per un utile approfondimento leggi il seguente libro, pubblicato quattordici anni più tardi:

Rocco Turi
GLADIO ROSSA
Una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro
Collana Gli specchi
Editore Marsilio, Venezia
2004


Libro esaurito ma consultabile in centinaia di biblioteche in Italia e all'estero.
I lettori degli Stati Uniti possono rivolgersi alla Library of Congress.


www.amendolara.eu
24 marzo 2014


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