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Platì: la replica di Rocco Turi

Centro Studi per Amendolara



Calabria, anno XX, n.87, novembre 1992, p. 98

ECCO PERCHE' CONFERMO LA DIVERSITA' DI PLATI'
Di Rocco Turi



Dopo il mio servizio da Platì - apparso su "Calabria" dello scorso giugno - sono stato tirato in causa da un lettore e perciò ritengo doveroso un successivo intervento.
Ho il piacere di rispondere all'avvocato Mimmo Marando che se un giornalista giunge per la prima volta a Platì non stravede per esso, non lo pone al centro dell'universo, ma cerca di costruire un ragionamento su basi asettiche. L'analisi negativa fatta su Platì è confermata dalla considerazione che ancora nessun platiese si candida alle elezioni, nessuno s'indigna e tutti mostrano di non avere alcuna speranza per il futuro. La verità è che ognuno ancora crede che altri debbano fare le cose, nonostante sia difficile "vivere dentro determinate realtà" e c'è addirittura chi si vanta di restare fuori dalla politica e non pensa che si possa fare molto per gli altri sul piano della crescita sociale, pur restando fuori dalla politica ma offrendo un pizzico di personale volontariato sociale. Al contrario il pensare, anzi, il "non pensare" - come afferma l'avv. Marando - può costituire un imperdonabile alibi.
Come uscirne? Confermo ancora: con un lento processo di acculturamento e socializzazione. Non a caso, proprio a Ciminà nel luglio scorso vi è stato in incontro fra i ragazzi del paese e i soldati della Brigata Garibaldi. Cosa significa?: un modo di favorire processi di socializzazione con altre culture e di uscire dall'isolamento.
Con questo credo di aver risposto al perché Platì sia diverso da altri comuni italiani.
Dopo la lettera del signor Marando, il passaggio attraverso tanti Concerti per Platì ed altre iniziative, che nel mio articolo erano state ipotizzate come atteggiamento provocatorio, ma anche come proposta, ora mi sembrano una via obbligata: un Concerto per Platì e magari pure "un congresso straordinario della Dc" - come dice il lettore - sono occasioni che favoriscono senza dubbio la circolazione delle idee e la rottura di tradizioni di chiusura ancestrale. Il volontariato sociale di chi vi abita, in risposta alla rinuncia e all'apatia, dovrebbero/potrebbero fare il resto. Se la proposta di cose semplici ma efficaci per Platì è fantasiosa, ben venga. Lasciamo stare l'ingenuità, la Jugoslavia e la fame nel modo che sono ben altra cosa ed esulano dal nostro discorso.

Dopo aver risposto all'avv. Marando, mi rivolgo a Lei, gentile Direttore Santagata, invitandoLa cortesemente ad aprire un dibattito, attraverso il giornale, con la gente comune di Platì sulla ancora irrisolta questione che li riguarda.
A seguito del fallimento delle elezioni amministrative di settembre, si è fatto un gran parlare sul non voto "per protesta" dei cittadini platiesi. Ma protesta contro chi? Contro lo Stato? Ciò apparirebbe solo ad una visione superficiale, ma siamo proprio sicuri che sia la reale spiegazione del fenomeno? Se fosse così, come appare ad una osservazione non attenta, non si comprende perché la gente platiese voti alle consultazioni politiche ma non a quelle amministrative. La protesta contro lo Stato si spiegherebbe meglio se si fosse verificata almeno l'ipotesi contraria. In realtà, forse le cose meriterebbero una revisione concettuale.
Intanto credo proprio che ancora una volta il prossimo 13 dicembre la gente di Platì non avrà alcun interesse a recarsi alle urne e la reazione a catena si evolverà nel più completo enpasse. Per uscirne, a mio parere appaiono necessarie iniziative che si svolgano proprio sulla linea delle proposte fatte.
Se i giovani, gli studenti e i cittadini accogliessero l'invito di partecipare privi di spirito companilistico al dibattito, solo allora, forse, comprenderemmo meglio ciò che i platiesi pensano. Un fatto appare indubbio: il loro atteggiamento apparente di protesta contro lo Stato non regge ad una analisi più rigorosa.
Rocco Turi


Post scriptum.

L'estrema chiarezza da me usata nello scrivere il pezzo da Platì è stata apprezzata pienamente dall'on. Catanzariti, un vecchio platiese che, al contrario del lettore in questione, ha una visione non sciovinistica del suo paese. In una gentile telefonata l'on. Catanzariti, pur sottolineando il giudizio severo da me espresso sugli abitanti di Platì, non ha rilevato significative contestazioni. Egli non vive a Platì e vede il suo paese con l'occhio di chi - oltre che come ex deputato comunista - ha girato il mondo e fatto opportune comparazioni fra culture e diverse società. Il punto della discussione è proprio questo.
Chi non ha rotto il suo ancestrale rapporto con il proprio paese stravede per esso, lo pone al centro dell'universo e si sente offeso nel caso in cui venga tentata una minima analisi o costruito un ragionamento sulla sua pelle. Anche nel mio paese originario - dove mi reco con estremo piacere - che presenta non molte differenze strutturali rispetto a Platì, trovo gran parte della gente ancorata ad una cultura rigida ed individualista e incapace di riconoscere i propri limiti e la chiusura sciovinistica. Non mi meraviglia, perciò, che un lettore di Platì se la prenda per quel che ho scritto. Cosa che, del resto, ho più volte previsto e sottolineato nel testo allorché ho messo in evidenza che a Platì vi abita gente che esula da giudizi severi.
Il lettore probabilmente non ha esaminato con attenzione il testo del mio articolo e per di più ha forse evitato di riflettere ancora un pò.
Un viaggio del Santo Padre per debellare la fame nel terzo mondo può anche non essere sufficiente ma può significare qualcosa sul piano della evoluzione culturale se diretto a Platì. Tutte quelle iniziative che io ho citato a cui anche il lettore ha fatto riferimento servono e come: è chiaro a tutti cosa significhi processo di socializzazione; è chiaro a tutti che le società sono civili proprio a causa della circolazione delle idee e degli scambi culturali fra i popoli. Non a caso, proprio a Ciminà nel luglio scorso vi è stato un incontro fra i ragazzi del paese e i soldati della Brigata Garibaldi. Cosa significa questo se non un modo di favorire un processo di socializzazione con altre culture?Per quale altro motivo il commissario prefettizio avrebbe richiesto quell'incontro?
La verità è che per troppo tempo a Platì si è creduto che l'acculturazione fosse una cosa inutile, che l'autosufficienza, la chiusura familiare e l'individualismo (Banfield lo chiama familismo amorale) fossero i soli valori da seguire. E allora l'ingenuo nel non credere all'efficacia di un concerto è proprio il lettore, il quale crede che debbano essere sempre e solo gli altri nel dovere affrontare le cose e non ritiene invece che egli ed i suoi concittadini debbano essere scossi anche dagli interventi critici. Cade proprio a pennello la considerazione che il lettore sia fra quelli che non abbiano considerata l'ipotesi di presentarsi alle elezioni amministrative. Anzi si vanta di essere al di fuori della politica e poi chiama ingenuo chi osserva che in tanti a Platì restano a guardare o ad attendere che gli vengano affidate le varie cause
RT


Con l'arrivo del "trentino" Monsignor Bregantini nella Diocesi di Locri, dopo tanti anni trascorsi come parroco in una piccola parrocchia di periferia degradata a Crotone, il "Concerto per Platì" da me proposto fu interpretato con l'iniziativa di "aprire" ad una cooperazione in agricoltura fra i giovani di Platì e ragazzi trentini. In tutti gli anni della sua permanenza a Locrì, il Vescovo Bregantini favorì la nascita di molte cooperative giovanili e soprattutto la collaborazione con altri giovani della sua Regione. L'esperienza sta continuando con ottimi risultati.
RT 2012



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gennaio 2013


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