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CONFERENZA: LE VIE E L'ECONOMIA DELLA DROGA IN CALABRIA

Centro Studi per Amendolara



IL TIRACCIO, anno XX, n.6, luglio-agosto 1994, p.8.
Liceo Ginnasio Statale di Amendolara Marina
18 marzo 1989
Conferenza
Le vie e l'economia della droga in Calabria.
Di Rocco Turi



Questa conferenza è desunta da una più ampia relazione scientifica svolta da Rocco Turi alla <<III Conferenza Mafia Stato Società>>, Consiglio Regionale della Calabria, Reggio Calabria 15 - 16 - 17 dicembre 1989 (Atti, Rubbettino Editore 1990, vol. I, pp. 181-205).


Introduzione.

Nel parlare con voi studenti di questo Liceo, io trovo un pò di difficoltà ad affrontare i temi inerenti le ricerche sulla droga e sulla tossicodipendenza. Non conosco sufficientemente, infatti, il vostro grado di acculturazione sulla materia che sto per trattare.
Gli studi relativi a questo argomento sono talmente ampi e complessi in ogni loro aspetto che richiederebbero necessariamente una trattazione complessiva e un tempo sufficientemente adeguato. Ma qui, oggi, tutto ciò non è possibile.
Avrei, allora, preferito, insieme all'invito per questa riunione, ricevere direttamente da voi una proposta di discussione su un particolare aspetto dell'ampia problematica.
Mi sono trovato, quindi, di fronte ad un grosso problema metodologico: quale argomento trattare?
Nei vostri confronti ho dovuto fare necessariamente una scelta arbitraria, decidendo di affrontare un aspetto del tema droga, piuttosto che un altro, e ho optato per uno degli ultimi argomenti di ricerca di cui mi sono recentemente occupato e continuo tutt'ora ad analizzare.
Non avevo altri parametri di scelta. Del resto, non conoscendovi, non potevo non ipotizzare nei vostri riguardi una già massima consapevolezza e un grado di acquisizioni e di informazioni di base sull'universo-droga sufficientemente elevati.
D'altra parte non potevo ritornare ai temi già affrontati da me ormai diversi anni or sono presso i laboratori statistici della Commissione delle Comunità Europee all'Archivio Belga per le Scienze Sociali dell'Università Cattolica di Louvain-la-Neuve di Bruxelles: sono nozioni ormai acquisite da tutti gli studiosi e anche dal pubblico che in modo diverso si sono occupati della questione.
Non avevo voglia neanche di presentarvi i risultati della mia ricerca sul "Mercato della droga a Crotone", peraltro realizzata in collaborazione con Roger Lewis e Pino Arlacchi, di cui la stampa si è già occupata ampiamente e di cui sta per essere pubblicato un nuovo aggiornamento più completo ed esauriente. Per esperienza so che ascoltare un lavoro già noto è abbastanza noioso e questo non è giusto e corretto nei vostri confronti.
Il tema "I circuiti e l'economia della droga in Calabria" scelto oggi per voi è quindi l'ultimo anello di un discorso sociologico complessivo e interdisciplinare - già collaudato - ed è un tema da considerare del tutto originale che ha subito anche le verifiche tipiche della scientificità.
Parlare di questo tema, tuttavia, implica affrontare altri aspetti che qui ora non è possibile ampliare e sviluppare.
E' come vivere in una casa nella quale l'uomo ha un rapporto diretto ed immediato con tutti gli oggetti in tutte le camere e ad un certo punto decide di non entrare in una delle camere pur essendo la porta aperta.
Il tema di oggi è simile.
Ecco perché non affido grossa importanza a incontri fugaci come questi, i quali spesso si riducono in passerelle dove ognuno occupa o recita il suo ruolo.
Il tema droga è talmente ampio che in una scuola solo un ciclo di lezioni e conferenze può esaurire la sua complessità.
Come avrete capito, il mio intervento non sarà generale e complessivo ma specifico e delimitato su un aspetto circoscritto e con lo spirito di offrirvi la conoscenza, di introdurvi, di farvi riflettere su alcuni particolari di una problematica sociale che spesso la stampa tende a banalizzare.


Le vie calabresi della droga.

La Calabria è storicamente considerata una regione di transito obbligato - quasi un crocevia - delle droghe pesanti provenienti direttamente dal Medio Oriente o attraverso la vicina Sicilia. Essa sembrerebbe anche un'area interessata ai nuovi flussi illegali attraverso i paesi africani, appositamente utilizzati perché sforniti di polizia adeguatamente addestrata nella lotta antidroghe e ancora incapaci di praticare una decisiva azione di contrasto.
E' evidente come il traffico illecito calabrese si svolga sia attraverso le vie marittime tradizionali del contrabbando, sia attraverso il trasporto terrestre: facendo riferimento ad uno dei casi calabresi più noti - Crotone - è possibile osservare come fra le 893 navi estere giunte nel Porto fra il 1983 ed il 1989, numerose siano quelle provenienti da paesi da cui si pensa transitino abbondanti carichi di droga: Cipro, Turchia, Grecia, Marocco, Iugoslavia.
Dalla Calabria, le droghe vengono successivamente trasferite verso i mercati del nord per la distribuzione nelle città dell'Italia settentrionale, dell'Europa e degli Stati Uniti. A tale proposito è opportuno ricordare come una serie di arresti, effettuati dalle forze dell'ordine nel marzo 1987 in Sicilia e in Calabria, abbia dimostrato che le consegne di pesce surgelato e di frutta erano state usate in passato per mascherare un notevole traffico di droghe fra l'Italia e l'America.

La Calabria, in particolare i centri costieri e ad alta concentrazione delinquenziale, sembra essere coinvolta in un complicato traffico a tre vie:

Percorso A) Quantità all'ingrosso di eroina e di hashish arrivano ormai da tempo nella Regione dalla Sicilia o dal Medio Oriente e transitano verso le Regioni del nord, i paesi europei fino anche alle coste orientali del continente americano (limitandoci al nostro paese, secondo le informazioni delle forze dell'ordine ed anche dei tossicodipendenti, gruppi di calabresi hanno dominato l'offerta all'ingrosso dell'eroina in interi quartieri di città come Roma, Bologna e Torino);

Percorso B) Quantità all'ingrosso di morfina di base arrivano dal nord o per mare dal Medio Oriente, per lo stoccaggio o transito e, se le ipotesi, i rapporti e le informazioni delle forze dell'ordine sono attendibili, per la raffinazione dell'eroina in laboratori verosimilmente situati sul versante jonico della Regione;

Percorso C) Quantità di eroina tagliata, hashish e cocaina arrivano dai mercati del nord per la distribuzione sul piccolo mercato al dettaglio calabrese.

A giudizio delle forze dell'ordine, i percorsi A e B in ambito locale sarebbero verosimilmente controllati dalle cosche criminali indigene e dai loro associati; il percorso C è probabilmente meno organizzato e professionale, prevedendo però anche la partecipazione di piccoli mafiosi, piccoli criminali, trafficanti cosiddetti "formiche", spacciatori-corrieri e spacciatori-consumatori.
Tuttavia, mancando riscontri obiettivi e valutazioni giudiziarie adeguate e decisive, nella Calabria non è chiaro ancora fino a che punto le cosche organizzate siano coinvolte in tali intrighi. Al contrario, le componenti più chiare ed evidenti del mercato locale risiedono in piccoli gruppi informali che avrebbero solo scarsi contatti con la grande criminalità organizzata.
Nel momento in cui il mercato si sviluppa e i gruppi criminali più impegnati nel traffico delle droghe guadagnano influenza è possibile che, anche al livello di 10 - 30 grammi di droghe commerciate, singoli individui entrino regolarmente nei gradi più elevati della distribuzione, così come avviene nel mondo della criminalità americana e inglese allorché l'atteggiamento verso lo spaccio è cambiato con l'ascesa di una nuova generazione più forte, dura e decisa. Allo stesso modo, nelle grandi città, come Roma o Napoli, è possibile trovare diverse generazioni coinvolte regolarmente nella distribuzione di piccolo dettaglio quotidiano: madri e figli, zii e nipoti. E', però, improbabile che il commercio possa svolgersi in quantità significative senza il permesso delle organizzazioni criminali di rango superiore.
Spacciatori, consumatori-spacciatori e piccoli criminali costituiscono il fondamento del mercato della "piazza". La loro merce è fornita da "distributori al dettaglio" che probabilmente l'acquistano da individui di grosso calibro i quali occupano una posizione di prestigio nella gerarchia della criminalità, o da gruppi criminali organizzati in altre parti d'Italia.
Se il primo ed il secondo livello della catena distributiva (spacciatori e tossicodipendenti-spacciatori) possiedono una piccola area di propria competenza, necessariamente individuabile dalla maggioranza dei consumatori e quindi di facile catalogazione da parte delle forze dell'ordine, già il terzo livello - poiché rientra nei gangli riservati e nei meccanismi economici decisionali del flusso e del traffico degli stupefacenti da parte del potere criminale - comincia ad essere un grado elitario e perciò non facilmente collocabile in modo ben definito rispetto ai luoghi di tradizionale spaccio, lontano da rischi immediati e discretamente protetto.
La fase distributiva che opera dal terzo livello della catena, apparirebbe, infatti, la più mobile e quindi di difficile individuazione: anche se da parte delle forze dell'ordine e della magistratura si ipotizzerebbe in Calabria una rigida e capillare distribuzione intermedia, sembra, al momento, quasi impossibile individuarne i principali esponenti.
Tuttavia, legami di emigrazione permanente con le città del nord creerebbero un efficiente e apparentemente non forte e organizzato sistema di commercio, il quale a prima vista apparirebbe una situazione anomala - o un paradosso vero e proprio - in cui gruppi criminali trasporterebbero droghe di alta qualità e all'ingrosso verso il settentrione e poi altri individui, alcuni dei quali probabilmente legati alla piccola criminalità, condurrebbero eroina in quantità minore e pesantemente tagliata verso il sud, per il consumo al piccolo dettaglio.
In realtà il traffico non sembrerebbe programmato a caso, in quanto la maggiore mobilità mostrerebbe una adeguata sicurezza organizzativa, anche in considerazione di qualche probabile dispersione delle forniture all'ingrosso nel trasferimento sud-nord, limitata ad individui privilegiati che pagherebbero un alto prezzo per un prodotto di maggiore qualità.
Analogamente, tossicodipendenti e non consumatori affidabili spesso possono unire le proprie economie per accedere al gradino più elevato del mercato al dettaglio. A tale scopo, bisogna senz'altro rilevare che il boom dell'eroina degli anni ottanta coincide e si sviluppa parallelamente con il boom della piccola criminalità.
E' crescente l'andamento dei reati denunciati alle forze dell'ordine di Crotone ed attribuibili prevalentemente ai tossicodipendenti impegnati giornalmente nella dura ricerca del danaro necessario per l'acquisto della dose quotidiana.
Dal 1983 al 1989 i furti e gli scippi denunciati risultano aumentati vertiginosamente da 1.481 a 16.779. La maggior parte dei tossicodipendenti, infatti, commercia - abitualmente e necessariamente per la propria condizione di eroinomane - una notevole quantità di beni rubati e di alto valore, spesso anche nelle proprie famiglie.
E' emblematica la storia del giovane tossicodipendente crotonese di buona famiglia il quale riesce a sottrarre dalla propria abitazione un prezioso vaso cinese di antica fattura e di inestimabile valore che vende a ricettatori - entusiasti dell'affare - ad un prezzo per loro vantaggiosissimo: una dose di eroina!. E' altrettanto emblematica la storia del giovane che vende per poche migliaia di lire la fede nuziale della moglie.
Tuttavia, nelle indagini sulle attività direttamente o indirettamente legate al traffico delle droghe, le forze dell'ordine, pur essendo abbastanza efficienti al livello del piccolo dettaglio, mostrano, come già spiegato, minori successi nelle indagini al di sopra del terzo livello della catena distributiva: è importante ed urgente un approfondimento delle indagini di polizia in direzione dei livelli più elevati della distribuzione e del traffico degli stupefacenti.
Piuttosto, oggi i traffici possono vantaggiosamente essere effettuati lungo la costa e prima che le imbarcazioni giungano nel porto in condizione di estrema legalità. Anche se nel porto vi sono i controlli della Capitaneria di Crotone, questi riguardano solo il 25% delle navi giunte e si tratta esclusivamente di un controllo amministrativo. Particolarmente, durante l'inverno, in alcuni tratti la costa crotonese è ben protetta, ricca di vegetazione e anche molto ben isolata rispetto ai centri abitati. Considerando l'inadeguatezza delle strutture di controllo è ben possibile che il trasbordo e lo sbarco di sostanze stupefacenti avvengano indisturbati.
Solo un caso fortuito, quindi, può dare la possibilità alle forze dell'ordine, in particolare alla Finanza, di intercettare i traffici illeciti relativi alla droga. In tale contesto rientrano le brillanti operazioni a mare che pur sono avvenute nel corso degli ultimi anni.
In particolare, la statistica riferita alle operazioni della Guardia di Finanza di Crotone mostra come per buona parte degli anni ottanta non siano state portate a termine operazioni riguardanti i traffici di droga. Le operazioni contro il contrabbando di sigarette sono state quelle di maggior successo.
Fino al 1987, infatti, la Guardia di Finanza di Crotone ha dedicato maggiore attenzione al contrasto dei reati finanziari portando a termine alcune brillanti operazioni, come, ad esempio, quella riguardante la truffa all'Aima denunciata nel 1987.
E pure possibile notare quante navi attracchino annualmente alle banchine del Porto di Crotone, oltre a quanto già evidenziato riguardo alle navi battenti le varie bandiere giunte in città nel corso degli anni ottanta.
La loro presenza è ufficialmente giustificata da una notevole quantità di merci sbarcate e imbarcate.
Le altre statistiche mostrano un incremento di merci sbarcate ed imbarcate fra il 1983 e il 1989 e la qualità e la quantità di merci sbarcate ed imbarcate dal Porto di Crotone nel 1988 e nel 1989.
In realtà numerosi episodi lascerebbero supporre come questi traffici nascondano un ben più lucroso mercato.
Secondo l'opinione di alcuni osservatori privilegiati nella presente ricerca, alcune di queste imbarcazioni sono vecchie e decrepite e il personale vi è impiegato clandestinamente e mal pagato. I prezzi del nolo a volte sono anche di soli 3 milioni di lire: una cifra irrisoria che non giustifica alcun tipo di rapporto legale pur quando si tratta di navi decadenti e senza alcuna sicurezza.
Con questo non si vuole ipotizzare un traffico della droga nel Porto di Crotone, anche se in passato si è assistito a casi del genere, in particolare, riguardo alla nave Simandù i cui marinai nel 1974 hanno pur trafficato in droghe leggere.
Dal 1988, l'impegno verso le operazioni antidroghe è stato più incisivo ed ecco che nel gennaio 1989 una grossa operazione al largo di Crotone ha potuto smascherare un traffico internazionale di hashish su un motoscafo fra la Iugoslavia e la Francia attraverso le basi calabresi.
Questo può essere considerato un vero e proprio caso fortunoso, nella constatazione che gran parte del traffico avviene su imbarcazioni decisamente più veloci di quelle appartenenti alla Guardia di Finanza e affidati alla conduzione di comandanti espertissimi e capaci di sfuggire più volte a qualsiasi blocco militare.
Ecco che da tutto ciò emerge la necessità di rifornire le forze dell'ordine sia in mare che sulla terra ferma di uomini e mezzi adeguatamente efficaci nel contrastare il traffico degli stupefacenti.
E' infatti assurdo oggi pensare di contrastare il traffico internazionale e il traffico locale senza tagliare drasticamente le vie del rifornimento e del transito.
Le vie marittime in tal senso sono quelle maggiormente utilizzate, anche perché, spesso, i costi di nolo possono essere irrisori con navi vecchie e insicure. Pochi milioni di lire oggi non sono sufficienti neanche per acquistare una delle più piccole barche da diporto. Una nave, pur se vecchia ed insicura, non può essere mossa con 3 milioni di lire senza ipotizzare altri e più lucrosi guadagni.
Una maggiore presenza delle forze dell'ordine nel territorio crotonese darebbe più forza all'azione di contrasto che in tutti gli anni ottanta ha prodotto solo minimi risultati. Dati eloquenti mostrano le operazioni antidroghe condotte da Polizia e Carabinieri a Crotone: esse possono considerarsi del tutto trascurabili a fronte di circa 20 mila kg. di droghe pesanti sequestrate nel mondo e anche della droga sequestrata nella stessa Calabria.


L'economia della droga in Calabria.

La consistenza economica degli affari illeciti connessi al traffico della droga è ben superiore alle aspettative.
Un chilogrammo di eroina o morfina base - ad un prezzo medio indicativo di 20 milioni di lire e puro all'80% - importato direttamente dai tradizionali luoghi di produzione (Thailandia, Pakistan o Colombia) attraverso i tortuosi itinerari internazionali, viene generalmente venduto ad un costo triplo rispetto alla cifra di acquisto: 60 milioni di lire.
Questo passa, così, nelle mani del commerciante all'ingrosso il quale "taglia" la merce dall'80% al 40% di purezza media - ottenendone due chilogrammi che vengono rivenduti in confezioni unitarie di 500 grammi al prezzo di 40 milioni di lire - da ricavare complessivamente 160 milioni.
I distributori intermedi, dopo aver operato un ulteriore taglio con sostanze inerti (riducendone la purezza in genere dal 40% al 30% circa, al fine di ottenere 3 Kg. di merce da immettere sul mercato) riescono a vendere la stessa quantità al prezzo di quasi 300 milioni di lire - in 60 confezioni di 50 grammi oppure in 30 confezioni di 100 grammi del valore, rispettivamente, di 5 milioni e 10 milioni - ai distributori al dettaglio che sono rappresentati dagli spacciatori più importanti che hanno accesso agli stadi più alti del processo di distribuzione dell'eroina sul mercato interno e locale.
Tali soggetti hanno, generalmente, un raggio di influenza che può raggiungere la dimensione di un grosso quartiere cittadino o addirittura di una intera città o paese e, spesso, sono inseriti nelle cosche mafiose in una posizione medio-bassa della gerarchia. Anche essi apportano un ulteriore taglio alla merce acquistata riducendo ancora la purezza dell'eroina al 20% - per una quantità complessiva di 4 Kg. di prodotto - e rendendo sempre più rischiosa l'assunzione della sostanza da parte dei consumatori.
Il ciclo distributivo non è, però, ancora concluso.
Gli spacciatori al dettaglio controllano la distribuzione nella loro area di competenza rivendendo la sostanza a quelle figure che i tossicodipendenti e l'opinione pubblica chiamano "spacciatori" veri e propri, in 800 o 400 confezioni di 5 o 10 grammi al prezzo minimo di 1,5 milioni per ogni dieci grammi di eroina, ricavando circa 600 milioni di lire.
Gli spacciatori sono membri di basso livello delle cosche mafiose, delinquenti comuni, venditori che usano l'eroina per il proprio consumo personale. Hanno un limitato raggio di azione territoriale: una strada, un isolato, un incrocio. Si trovano spesso in concorrenza reciproca sui prezzi e sulla qualità della merce e rappresentano la figura più impopolare del mercato, essendo a contatto diretto con i consumatori-clienti e avversati da tutta l'opinione pubblica.
Gli spacciatori, essendo anch'essi dei moderati consumatori, detraggono generalmente circa il 20% del prodotto per il proprio autoconsumo. I dieci grammi diventano, così, 8 grammi che essi "tagliano" opportunamente, arretrando la purezza in percentuale varia - dipendente dalle loro attuali agiatezze economiche ma anche dalla loro "onestà" nei confronti dei propri clienti abituali o occasionali - da considerarla solitamente intorno al 10%.
Gli 8 grammi rimasti (opportunamente tagliati fino al 10% da ottenerne 16 grammi) vengono rivenduti ai consumatori-spacciatori in unità di 1 grammo al prezzo di 200 mila lire, ricavando, alla fine, circa 3,2 milioni (dalla vendita dell'eroina acquistata al prezzo di 1,5 milioni di lire, preventivamente detratta del 20% del prodotto autoconsumato).
I 4 Kg. acquistati presso gli spacciatori da parte dei consumatori-spacciatori, detratti prima del 20%, diventano, allora, 3,2 Kg.. Questi vengono poi tagliati al 10% di purezza, fino a circa 4,2 Kg. e venduti in confezioni di 1 grammo ai consumatori-spacciatori (membri dell'ultimo anello della catena distributiva) in quantità estremamente frazionata al prezzo di 200 mila lire per grammo. A questo livello le operazioni fruttano circa 840 milioni complessivi a favore degli spacciatori moderatamente consumatori.
I soggetti dell'ultimo anello della catena distributiva dell'eroina sono i tossicodipendenti-spacciatori che acquistano per 200 mila lire dagli spacciatori professionisti 1 grammo di eroina per volta, pura al 10%, ne consumano la metà e "tagliano" ulteriormente la quantità rimasta intorno al 5%, da ottenere nuovamente 1 grammo di sostanza. La relativa vendita avviene a favore di semplici "consumatori di piazza", che costituiscono la fetta più grossa dell'universo dei consumatori di droghe, al prezzo di 40 mila lire in piccole bustine da un quarto ("quartino") o di 80 mila lire per ogni mezzo grammo confezionato.
Queste bustine non sono pesate accuratamente, come avviene, in genere, in tutte le transazioni all'ingrosso ed anche in quelle intermedie. Normalmente ogni bustina è costituita da una quantità decisamente inferiore di sostanza pagata al fine di economizzare e recuperare, a volte, altra sostanza da vendere o da utilizzare in proprio.
Tuttavia, il ricavo prodotto è di circa 160 mila lire e cioè mediamente in perdita per il tossicodipendente-spacciatore di circa 40 mila lire. Infatti i 4,2 Kg. di eroina acquistata, detratti di circa 2,1 Kg. di sostanza usata per l'autoconsumo, diventano 2,1 Kg. che, tagliati fino al 5% circa, passano nuovamente a 4,2 Kg. di sostanza da immettere sull'ulteriore micromercato e non sufficienti per coprire le spese sostenute per l'acquisto della sostanza.
Infatti, così come 1 grammo di sostanza al 5%, venduto dai tossicodipendenti-spacciatori, produce 160 mila lire (in perdita di circa 40 mila lire), conseguentemente 4,2 Kg. di sostanza al 5% produrranno una somma di 672 milioni.
Gli 840 milioni spesi dai tossicodipendenti-spacciatori fruttano, dopo l'autoconsumo, un ritorno economico di "soli" 672 milioni di lire. Il livello distributivo del tossicodipendente-spacciatore opera, perciò, in continua perdita a tassi crescenti da agire solo come integrazione per l'acquisto della nuova droga. Ecco che la microcriminalità costituita dai piccoli furti in appartamenti e dagli scippi aumentano continuamente a tassi sempre crescenti.
Attraverso il percorso descritto, il chilogrammo originariamente importato al prezzo di 20 milioni si è così trasformato in 7,1 chilogrammi di eroina tagliata, tale che al diminuire della purezza aumentano vertiginosamente i profitti complessivi.
Dopo i costi di acquisto, le spese generali e l'autoconsumo del 50% sul proprio investimento in eroina, il tossicodipendente-spacciatore calabrese, attraverso i calcoli descritti, subisce annualmente una perdita notevolmente alta del proprio capitale.
Infatti, osservando le cifre spese e quelle ricavate, risulta che la sua perdita economica per ogni chilogrammo di droga all'origine importata (e diventata 7,1 kg. alla distribuzione) è del -20%, ben inferiore, tuttavia, al tasso di perdita calcolato sui tossicodipendenti-spacciatori napoletani che risulta del -30% circa.
L'ultimo anello della catena distributiva della droga è costituito anche da una quota di venditori che non consumano eroina ma che conducono gli affari secondo un rigido criterio di profitto. La percentuale di perdita, perciò, risulta da una media composta dai bilanci nettamente passivi dei consumatori-spacciatori e da quelli attivi degli spacciatori-non-consumatori. Tuttavia, per gli spacciatori le perdite effettive possono essere anche leggermente minori, in considerazione del fatto che - come già ribadito - ai livelli più inferiori della catena distributiva, la consegna della "roba" non viene mai pesata giustamente, ma distribuita in quantità favorevole al venditore.
I consumatori di piazza risultano, così, i soggetti più gravemente esposti dal punto di vista economico e - escludendo generalmente una minima, trascurabile presenza sul mercato di consumatori autosufficienti e di circoli esclusivi i quali, spesso, avrebbero l'opportunità di privilegiare l'acquisto direttamente al secondo ed anche al terzo livello della distribuzione al dettaglio - anche i più esposti ai reati di microcriminalità e della truffa.
Infatti, i prezzi al consumo sono stati sempre notevolmente elevati. Anche se nei primi anni ottanta un solo grammo di eroina costava fino a 300 mila lire, oggi si può affermare che il suo prezzo è relativamente diminuito.
E' elevato l'andamento dei prezzi dell'eroina a Crotone dal 1980 al 1989: è facile immaginare quali difficoltà i giovani tossicodipendenti siano costretti a superare per poter trovare il danaro per una dose quotidiana!. E' facile perciò ipotizzare lo stretto legame fra tossicodipendenti e giustizia: esiste un tasso del 44,2% di tossicodipendenti che nel 1989 sono stati indiziati o arrestati dalle forze dell'ordine.
Il dato, tuttavia, non è del tutto affidabile in quanto si basa esclusivamente sulle dichiarazioni dei tossicodipendenti presi in carico. Non tiene altresì conto di una verifica incrociata e neppure dei tossicodipendenti non ancora giunti al Cat crotonese. E' quindi ipotizzabile che un buon 70% dei tossicodipendenti crotonesi abbiano avuto un contatto con le forze dell'ordine della città.
Osservando il quadro economico complessivo degli affari illeciti prodotti dalla droga si può, allora, concludere come la somma di 840 milioni (ben il 66% viene trattenuto nella fase della distribuzione al dettaglio) ricavati dalla vendita di "solo" 1 Kg. di sostanza stupefacente importato, rappresenti una cifra considerevolmente alta, soprattutto se si pensi che questa verrebbe spesa, come in una reazione a catena, per alimentare ancora affari illeciti e guerre di predominio sul mercato, nonché per infiltrarsi nel mondo dell'economia ufficiale con il relativo rischio di assumere vantaggiosamente anche il volto delle istituzioni. Il tutto inserito in un equilibrio socio-ambientale che diventa sempre più pericoloso ed indegno per una collettività civile e moderna alle soglie del terzo millennio dell'umanità.


Il convegno dimostrò quali fossero gli studenti liceali di Amendolara impegnati nella comprensione e nello studio del problema droga e criminalità. Fu una piacevole sorpresa ascoltare giovani che svolsero utili considerazioni sui problemi sociali inerenti l'uso della droga; giovani inseriti nel contesto sociale e non egoisti, non desiderosi di tramare unicamente per il proprio bene. Fu piacevole ascoltare Marinella Lacopo, Giuseppina Bellino, Domenica Cirigliano, M. Carmela Gaudio, Antonella Morelli, Maria Palermo, Sergio Salerno, M. Antonietta Stigliano, Italo Veneziano, delle seconde e terze classi del Liceo di Amendolara Marina.
Purtroppo, la società italiana esibisce meccanismi per i quali i meritevoli non vengono premiati adeguatamente e possono improvvisarsi meritevoli coloro che, in realtà, bleffano; coloro che, in realtà, trascorrono la loro vita a cercare raccomandazioni, magari anche all'interno della famiglia e "rimuovono" immediatamente per non vivere l'intera vita con quel peso sullo stomaco. Purtroppo, la società amendolarese, che ancora - in certi comportamenti - non ha superato il medioevo, apprezza ed elogia i <<meritevoli improvvisati>> per timore e per <<futura memoria>>. Purtroppo, la società meridionale e quella amendolarese - non essendo del tutto libera - è ancora capace di scambiare come eccezionale e meritevole di attenzione ciò che è normale, ordinario ed evidente, al solo scopo di acquisire meriti <<a futura memoria>>. Nel nostro paese, a volte si dicono e si scrivono cose ovvie al solo scopo di procurarsi benemerenze. La critica ad Amendolara è merce assente dal mercato.
L'obiettivo che mi propongo pubblicando alcuni miei scritti in questa Sezione del sito <<www.amendolara.eu>> è di aiutare gli amendolaresi (soprattutto i giovani) a scrollarsi di dosso le scorie del passato e di affrontare vita, società, uomini e donne a viso aperto; a non aver timore riverenziale, a fare un passo avanti, da pari a pari. A osservare il mondo a 360 gradi. Purtroppo, questo - oggi - ad Amendolara ancora non c'è. (RT)

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marzo 2012





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