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Ore 9: Lezione antimafia

Centro Studi per Amendolara



Il Nuovo, aprile 1993, p. 12.
Attualità:

Vita blindata di un magistrato antimafia.
Ore 9,00 Lezione antimafia.


Così come a Milano il giudice Antonio Di Pietro è stato acclamato dagli studenti dell'università cattolica, anche a Cassino il giudice calabrese Nicola Gratteri è stato calorosamente accolto dagli studenti di quella università; il convegno tenuto dal dr. Gratteri si è svolto nell'Aula Pacis presso il rettorato dell'università di Cassino e vi hanno partecipato il rettore prof. Federico Rossi, il prof. Michele Riverso, direttore della scuola a fini speciali per assistenti sociali, il prof. Francesco Battisti docente di sociologia e comunicazione, la prof. Rosella Tommasoni, docente di psicologia ed il prof. Rocco Turi, il sociologo calabrese che ha organizzato il convegno come docente di "sociologia della devianza". Sono intervenuti studiosi, gente comune, forze sociali e volontari, tutti desiderosi di comprendere meglio un fenomeno che ha ormai oltrepassato i confini ristretti delle aree tradizionalmente mafiose per assurgere a problema nazionale.
Non a caso, il titolo della conferenza del giudice Gratteri, sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Locri è stato "fenomeno mafioso ed esperienza quotidiana".
In un momento in cui si parla tanto di sistema giudiziario, in un momento in cui la stampa e la gente comune mostrano tanto interesse alle vicende giudiziarie che coinvolgono la mafia e personaggi politici di chiara fama, è stato importante riflettere anche su un aspetto che è rimasto trascurato dal dibattito: qual è stata fino ad ora l'efficacia delle leggi sulla lotta alla mafia? Cosa propone l'esperienza quotidiana che scaturisce dal lavoro dei magistrati? La cattura e la carcerazione, così come la si intende ora, sono principi ancora utili e rappresentano il toccasana del problema mafioso? E' proprio del tutto valido il principio della rieducazione del condannato? Il concetto di pentitismo può garantire un reale esercizio del diritto? Cosa ha insegnato al magistrato la sua esperienza quotidiana? A queste ed altre domande ha dato una risposta esauriente il dott. Gratteri, un magistrato che, come dimostra il suo curriculum professionale, ha già alle spalle una serie di brillantissime inchieste.
In questi anni il giudice Gratteri si è occupato dei principali processi di mafia in Calabria e, prima ancora che esplodesse tangentopoli, ha "sconquassato" la tranquillità della giunta regionale, portando in carcere l'assessore alla forestazione Giovanni Palamara e dimostrando che i politici e la criminalità gestivano in modo mafioso circa quattrocento miliardi, facendo spese senza rendicontazione ed affidando opere mai realizzate.
Gratteri ha lavorato con impegno e grave rischio in tutto il comprensorio di Locri, una città tristemente nota per la sua alta conflittualità criminale, alle falde dell'Aspromonte e a due passi da San Luca e Platì, capitali storiche dei sequestri di persona perché qui è stato gestito circa il 75% dei crimini contro la libertà delle persone in Italia.
Gratteri è un geniale dissacratore delle teorie fin qui elaborate dai più famosi giuristi e studiosi. Quando si è parlato di "famiglia mafiosa" ad esempio, o quando si è parlato di Dia o Dna, di FBI italiano, quando si è parlato di strategia per combattere il crimine o di decreti legge sulla materia, a Cassino il dr. Gratteri è stato in grado di valutare lucidamente l'efficacia e di rilevare critiche opportune a tutta la legislazione vigente in materia di mafia, perché è riuscito a filtrare ogni teoria sulla base della sua esperienza quotidiana di lotta contro la mafia.


IL CHI E' DEL DOTT. NICOLA GRATTERI (1993).

Da diversi anni il dr. Nicola Gratteri Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Locri (RC) si interessa di processi riguardanti la criminalità organizzata. Ha iniziato con l'indagare sull'omicidio Galluccio - un imprenditore che aveva vinto un appalto attraverso una gara truccata - avvenuto un anno prima in Calabria e pronto per l'archiviazione. Indagando su questo delitto si è giunti all'arresto di 17 persone. Tra queste, alcuni funzionari e l'Assessore Regionale Palamara
delegato alla Forestazione per la Calabria.
Il dr. Gratteri riuscì a dimostrare che i politici e la mafia gestivano in modo mafioso circa 400 miliardi di lire facendo spese senza rendicontazione e autorizzando opere in appalto e mai realizzate. Ancora non esisteva tangentopoli, ma il dr. Gratteri scoprì di fatto una prassi che portava all'attribuzione di appalti per licitazione privata truccati.
L'indagine ha sconquassato la tranquillità della Giunta regionale la quale si dimise e poi nominò tre Assessori alla Forestazione e si giunse, poi, ad una legge per regolamentare tutta la materia e ridurre la spesa.
Partendo da una bancarotta fraudolenta il dottor Gratteri ha portato in carcere 50 persone. Tra queste, moltissimi massoni e grossi imprenditori italiani del nord e del sud. L'indagine portò alla scoperta di un'associazione a delinquere finalizzata a truffare la Comunità europea per oltre 100 miliardi di lire.
Fino all'entrata in vigore del nuovo Codice di Procedura Penale, come Giudice Istruttore il dr. Gratteri ha istruito decine di processi per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni, droga. Dal 1991 è delegato dal Procuratore della Repubblica di Locri a fare quasi esclusivamente indagini su associazioni a delinquere finalizzate al traffico di stupefacenti. Istruisce e porta a dibattimento decine di processi puniti in primo grado con pesanti condanne. Conclude diverse indagini per traffico internazionale di grandi quantità di stupefacenti tra la Calabria e l'Argentina, la Calabria e la Svizzera e indaga pure sul traffico delle armi pesanti. Ha concluso e sta istruendo altri processi di associazione a delinquere finalizzata all'accaparramento degli appalti portando in carcere numerosi pubblici amministratori e imprenditori mafiosi.
In particolare si sta occupando di una indagine di associazione a delinquere di stampo mafioso che vede indagati oltre 100 persone e per 80 di queste è stato chiesto e ottenuto l'arresto in carcere. L'indagine riguarda persone di Platì, tristemente noto perché proprio in questo paese sono stati gestiti almeno il 70% dei sequestri di persona in Italia.



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ottobre 2012


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