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AMENDOLARA: UNA VORAGINE ECONOMICA SENZA PRECEDENTI (1993)

Centro Studi per Amendolara



AMENDOLARA: UNA VORAGINE ECONOMICA SENZA PRECEDENTI (1993)


IL TIRACCIO
n. 8, settembre-ottobre 1993, p.10.

Prima parte di una inchiesta su Amendolara
Una voragine economica senza precedenti
di Rocco Turi



Sommario: Per il neo sindaco Maria Acciardi le clientele e l'incapacità di amministrare hanno segnato la politica della vecchia consigliatura comunale. L'ex sindaco Franco Melfi ribatte che nel corso di questi anni la sua opera è stata del tutto costruttiva per aver affrontato e risolto numerosi problemi, nonostante la scarsa disponibilità economica che possiede il Comune. Il Segretario comunale dr. Pasquale Sisci parla di "dissesto strutturale". Il significato della rinuncia ai gettoni di presenza e all'indennità di carica a favore del Sindaco.

"Una voragine senza precedenti". Così è stata definita dagli osservatori il bilancio economico che la vecchia consiliatura comunale ha lasciato in eredità dopo le elezioni amministrative del 5 giugno 1993. Delusi dai risultati elettorali, i vecchi amministratori accampavano, però, ulteriori pretese di vittoria. Non si capisce - a parere del pubblico di Amendolara - su quali basi positive veniva giustificata tale pretesa.
Ma l'ex sindaco Franco Melfi ribalta la questione e giudica del tutto infondata l'interpretazione secondo la quale i problemi economici di Amendolara siano talmente gravi. "In realtà, egli afferma, nel nostro Comune esiste un avanzo di amministrazione. Come dire: le entrate superano le uscite".
C'è chi ricorda che nel 1983, all'epoca della elezione della prima amministrazione guidata dall'ing. Franco Melfi, le premesse erano bellicose. Tutti erano entusiasti che il ricambio della politica amendolarese che si era appena verificato avrebbe giovato all'intera comunità. Tutti credevano che i vecchi uomini politici del paese avessero fallito perché rappresentanti di una Democrazia Cristiana incapace di favorire la crescita civile, sociale, economica, culturale e le aspettative delle giovani generazioni.
Ma anche l'amministrazione nuova di zecca, guidata per la prima volta da un comunista, si è allineata al trend negativo che in questo secolo ha condotto Amendolara fino al baratro. Questa consigliatura comunale ha rappresentato invece l'ultimo anello perdente. Come spiegarlo? Si è trattato di subdola cooptazione? Di incapacità? Di difficoltà sopraggiunte? Di altre cause indicibili? O di cos'altro? Il nuovo sindaco, l'arch. Maria Acciardi, parla con chiarezza di clientele spudorate.
"Nessuna clientela - ribadisce l'ex sindaco Melfi. Piuttosto, già da ora possiamo dire che le clientele appartengono proprio all'architetto Acciardi. Come spiegare altrimenti l'incarico affidato all'ing. Pitrelli e all'ing. Palermo? Sulla base della legge avrebbero potuto farne a meno. In casi analoghi, noi ne abbiamo fatto sempre a meno per non gravare ulteriormente sulle spese e non per ignoranza. Infatti, per lavori fino a 300 milioni non è necessario affidare alcun incarico di direttore dei lavori; fino a 700 milioni è facoltativo, mentre solo oltre questa cifra è obbligatorio nominarlo. In tal caso è evidente che la decisione del sindaco Acciardi che ha affidato l'incarico all'ing. Palermo e all'ing. Pitrelli è eloquentemente clientelare perché, da un lato, si tratta proprio del fratello di un suo assessore. In tal modo, quali progressi auspicati potremmo attenderci per il futuro?"
Così continua Melfi: "Avevamo revocato l'affitto di un'aula scolastica ed invece il sindaco Acciardi l'ha prorogato di altri due mesi estivi, con la motivazione che il Comune non aveva fatto in tempo di liberare il locale, occupato solo da una dozzina di banchi. Altro che clientele! E queste, cosa sono?". Melfi prosegue ancora: "Il desiderio sfrenato di realizzare questa scalata al Comune ha battuto ogni forma di cortesia. L'arch. Acciardi si è insediata evitando di rispettare, neanche formalmente, la maniere di un cambio ufficiale delle consegne. Altro che pacificazione! Si è trattato solo di un gesto formale e superficiale, perché fra di noi esiste una forma ormai evidente di incompatibilità". Che si ripercuote anche nei rispettivi gruppi elettorali contrapposti.
Circa cinque miliardi di debiti - come dice il sindaco Acciardi - costituiscono realmente una voragine economica per un piccolo comune come Amendolara e la gente della strada si chiede come mai sia stato possibile. La risposta la offre ancora il sindaco Maria Acciardi che spiega la reale situazione economica e amministrativa del paese: "Le clientele in questi anni sono state le padrone assolute dei rapporti con i cittadini. Basti leggere con attenzione alcune spese sostenute. Osservando alcune voci dei debiti fuori bilancio e delle altre spese maturate in questi anni, mi chiedo cosa mai sia stato possibile acquistare?"
Infatti lasciano perplessi strane cifre e strani destinatari per cui verrebbe spontaneo chiedere che il pubblico ne sia informato. Certo, nessuno mette in dubbio la correttezza formale di alcune spese sostenute in questi anni, pur se intrafamiliari, ma sul piano politico sarebbe utile giustificarle, quanto meno per legittimare le pretese di rielezione.
Se da un lato è difficile giustificare alcune operazioni di clientela che possono riguardare buona parte degli amministratori uscenti, dall'altro l'ing. Melfi dice che tutti i tecnici, ogni impresa artigianale, tutti i generi alimentari, le macellerie, ogni altro negozio di Amendolara sono stati interpellati a fornire il proprio servizio al Comune. Non tutti avrebbero accettato e questo risulterebbe negli atti. Melfi aggiunge che coloro che hanno rifiutato l'invito lo hanno fatto per motivi assolutamente personali o di convenienza. Ad esempio, tanti fornitori non avrebbero accettato perche non intendevano anticipare la spesa in quanto erano al corrente che l'incasso sarebbe stato dilazionato nel tempo e non desideravano aspettare. "Avevamo attuato alcune regole ben precise - conclude Franco Melfi - per le quali ogni impresa di Amendolara doveva essere interpellata ben prima di rivolgerci ad altre imprese non locali"
Nel corso del consiglio comunale tenutosi il 15 luglio 1993, oggetto di una guerra (anche con atteggiamenti faziosi e interpretazioni forzate) a colpi di manifesti, dichiarata dagli amministratori esclusi all'ultima competizione elettorale, il sindaco Acciardi ha ribadito la gravità della situazione finanziaria del Comune e ha preso le distanze da "eventuali responsabilità che dovessero emergere a carico dei vecchi amministratori". Il sindaco Acciardi ha comunicato un elenco di debiti fuori bilancio di circa 2 miliardi e altri 2 miliardi spesi con impegno senza liquidità o senza copertura. Ha comunicato poi un ulteriore elenco di fatture per il 1992 di circa 27 milioni senza impegno di spesa e senza alcuna possibilità di sanatoria. E poi 47 milioni di fatture per il 1993 che saranno valutate dall'attuale Amministrazione per "verificarne la necessita", dal momento che, come dice il verbale della seduta consiliare, "per esplicita affermazione del Segretario Comunale il bilancio 1993 consente di tirare avanti per sei mesi, restando quindi scoperto tutto il secondo semestre dell'anno".
Il sindaco ha poi presentato un ulteriore elenco riguardo una serie di inadempienze della precedente amministrazione relative agli oneri di urbanizzazione, ai ruoli e alle altre entrate non riscosse quali macellazione, acqua, depurazione, smaltimento, arretrati da alcuni anni.
Per far fronte ad una "cattiva gestione delle risorse e delle spese effettuate dall'amministrazione precedente" l'arch. Acciardi si propone di ridurre le spese e garantire i servizi essenziali. In fondo, per almeno dieci anni, non è possibile fare altro.
Ma l'ingMelfi ribatte affermando che "la conclusione del sindaco sulla situazione debitoria del Comune, pari a cinque miliardi, è del tutto priva di fondamenta. In realtà la situazione debitoria del comune è di un miliardo e 700 milioni. Questa cifra fa parte del piano di risanamento che proprio l'amministrazione comunale uscente ha predisposto ed è stato approvato di recente (lo scorso 27 agosto n.d.r.). Noi ci siamo mossi con notevole sollecitudine perché abbiamo agito proprio a seguito della legge 144 del 24 aprile 1989 che prevedeva questo piano di risanamento. Non potevamo fare di più. Con atti alla mano siamo stati proprio noi ad assestare la situazione economica del comune di Amendolara". Anche ad addebitarlo, però. Ma gli atti sono inequivocabili pure su una ulteriore cifra di circa due miliardi: si tratta di un "Elenco delle spese maturate alla data del 6 giugno 1993, con impegno senza liquidità di cui lire 780.035.326 senza copertura".
Così continua Melfi: "E poi si parla tanto di baratro economico, ma non mi pare che sia così. Nella Calabria vi sono comuni che non riescono a pagare gli stipendi da molti mesi. Qui invece non accade. L'unico dispiacere - come sempre avviene - è che non siamo noi ora a prenderci la soddisfazione di comunicare alla gente il buon fine di quella nostra operazione di risanamento. Gli atti spiegano proprio che è stato tutto un nostro merito e la gente può verificarlo di persona". Per altri la situazione spiegata da Melfi non è poi così chiara.
"Certo, una politica più accorta e più oculata in questo ultimo periodo avrebbe potuto limitare i danni", scrive il Segretario capo dr. Pasquale Sisci in un rapporto al sindaco sulla situazione economico - finanziaria al Comune. Cosi continua il dr. Sisci:
"Si doveva soprattutto curare meglio la riscossione delle imposte comunali e delle altre entrate, bisognava avere il coraggio di aumentare qualche tariffa per poter dare ai cittadini servizi migliori e duraturi, e soprattutto bisognava tenere presente il fatto molto importante che il Comune di Amendolara non poteva e non può sostenere le spese che ha sostenuto finora, perché soffre di un dissesto strutturale dovuto all'eccessivo costo di alcuni servizi. Ho già avuto modo di sollecitare gli amministratori attuali e quelli precedenti in tal senso, ed ho precisato che è assolutamente indispensabile ridurre il costo di servizi come quello delle forniture dell'energia elettrica, quello della gestione ordinaria e straordinaria dell'impianto di depurazione e della rete idrica e fognante con le numerosissime stazioni di pompaggio, quello della mensa scolastica e quello dei trasporti alunni. Ma nello stesso tempo è altrettanto necessario incrementare le entrate del Comune, non solo aumentando le tariffe delle imposte e delle tasse, ma cercando soprattutto di individuare gli evasori, quelli cioè, se ce ne sono, che non figurano nel ruolo dei rifiuti solidi urbani, quelli che hanno l'attacco dell'acqua senza contatore e quelli che pur ricevendo la cartella esattoriale si dimenticano di pagarla"
Il dr. Sisci continua invitando tutti alla buona volontà ed allo spirito di sacrificio "per cercare di portare in porto questa barca Comune che purtroppo presenta falle che imbarcano acqua". Conclude invitando pure i cittadini a pazientare "non criticando eventuali scelte che potrebbero sembrare impopolari, perché le scelte che saranno fatte avranno il solo scopo di preparare un paese migliore per i nostri figli".
Un attacco violentissimo e non sospetto, questo del Segretario comunale, diretto alla passata Amministrazione. Chiaro. Lucido.
Sulla base delle indicazioni del segretario comunale, il sindaco Acciardi sta attuando con impegno le linee tracciate.
Ma l'ex sindaco, l'ing. Melfi, reagisce con decisione alle accuse mosse alla passata amministrazione comunale di Amendolara. "E' un'accusa scorretta - dice. Parlano con chiarezza le carte ufficiali. Non si può dire che non abbiamo riscosso i ruoli. Siamo in ritardo di un solo anno perché con la spazzatura tutto è in regola fino al 1992 e con le altre entrate tutto funziona fino al 1990".
Del resto la situazione del recupero dei tributi è un guaio diffuso. Un gran numero di sindaci calabresi hanno, infatti, ricevuto numerose diffide per non aver recuperato i tributi. Si capisce che tale non-azione è una strategia per incrementare la clientela a favore degli amministratori.
Melfi: "Non dimentichiamo che tanti compaesani vivono altrove e, forse per questo, molti tributi non sono stati pagati e sarà difficile recuperarli. In questo tempo, però, abbiamo preferito informatizzare gli uffici per meglio tenere sotto controllo la situazione tributaria e tutto il resto. Un lavoro utile anche per il futuro"
"Coloro che ci hanno criticato - prosegue Franco Melfi - sono in mala fede o fanno confusione. Non vedo come si possa parlare di dissesto strutturale. Il Comune riceve pochi trasferimenti annuali dallo Stato: un miliardo e seicento milioni che devono bastare per tutte le spese. Dopo aver prelevato stipendi, mutui e denaro per altre spese improrogabili, rimangono solo 450 milioni e con questa cifra bisogna fare tutto il resto"
"Non siamo riusciti a coinvolgere chi poteva dare un sostegno culturale al paese", conclude Franco Melfi. E' proprio vero? O, piuttosto, quest'opera è stata pure svolta ma secondo regole e obiettivi clientelari e perciò da non condividere?
In ogni caso, i critici assicurano che la cultura non mobilita interessi a catena, altro che difficoltà; assicurano che uno studio che non mobiliti operai, o forniture, o tecnici ma che individui solo la strada per il progresso non rientrava nella comprensione della passata consigliatura comunale. Non a caso, in un recente manifesto dei vecchi amministratori si è parlato di gravi problemi economici del paese e anche (con evidente forzatura dialettica e strumentali interpretazioni) del "Centro Studi per Amendolara" - che esiste da oltre vent'anni - il quale avrebbe disquisito di palingenesi o di concetti filosofici quando ben altre idee più immanenti sarebbero state gradite per affrontare le questioni del paese.
Quelle astrazioni erano una risposta a sollecitazione di un lettore. Tuttavia, il Centro Studi per Amendolara è ben lieto di avere stimolato la curiosità nella comprensione di espressioni e termini evidentemente esclusivi (tanto da costituire oggetto di una replica, sia pure mistificatrice) riportati in quel manifesto. Obiettivo raggiunto: innescare un interesse verso moti culturali che ad Amendolara, per ora, sono agli albori. Ogni altra critica e offesa - per la parte che riguarda il CSA - eventualmente espresse in quel manifesto, per come è stato elaborato, ricadono direttamente addosso al suo autore come un boomerang.
Per di più non è stato ugualmente compreso che prima di ogni altra cosa sono i sogni e l'utopia gli elementi che azionano la crescita personale e di una comunità. Mancando questi e l'obiettivo di vivere in una società civile, restano gli interessi economici che soddisfano se stessi solo sul piano materiale; che soddisfano solo le condizioni logistiche della propria famiglia e del proprio gruppo, mentre la società arretra. A che servono i beni materiali se conseguiti e usati in una società arretrata? Per possedere un pugno di mosche! Questo, ad Amendolara è stato compreso solo da una ristretta elite. Anzi, ancora meno.
Il pubblico di Amendolara non crede alle spiegazioni date dal sindaco uscente o ascoltate qua e là nei crocicchi. Ribadisce il carattere clientelare e personalistico dei comportamenti degli amministratori uscenti e coglie ulteriori contraddizioni. Fa riferimento a "francobolli" di terreno, aggiunti al Piano di fabbricazione, che interromperebbero linee rette da cui apparirebbe evidente la sua gestione clientelare; fa riferimento a strade ampie e comode mai esistite che servono luoghi o terreni di proprietari chiaramente favoriti dai legami personali esistenti. Parla di opere clientelari, o forniture o servizi compiuti al solo scopo di ottenere i benefici elettorali.
Buona parte degli amendolaresi che discute e riflette liberamente è indignata e ancora sconvolta. Si chiede: "Quali diritti accampava la vecchia amministrazione per pretendere con tale veemenza la nuova elezione e sospettare brogli nel corso delle votazioni, se poi il seggio era rappresentato prevalentemente da persone più vicine alla lista che ha avuto la peggio?". Come spiegare questo interesse? C'è chi dice che con questa sconfitta elettorale alcuni "hanno perduto una manna". D'altro canto il lavoro clientelare compiuto nel passato offriva elementi di certezza nella vittoria. Non a caso Franco Melfi dice che il suo gruppo è stato "sconfitto dalla certezza di stravincere". Non bisogna dimenticare che dati i risultati elettorali, se da un lato l'Acciardi ha vinto a seguito del suo lavoro compiuto costantemente nel corso degli anni, quasi con certosina pazienza attraverso azioni che tutto conoscono, dall'altro la lista al potere non ha saputo ben controllare le sue clientele.
Tradimento o ingenuita'?. Franco Melfi: "La voglia di cambiare in parte del paese appariva all'orizzonte. Tuttavia, più che tradito mi sento mortificato dal comportamento di persone delle quali avevo una grande stima, ma nonostante tutto la certezza di riconquistare la vittoria continuava a caricarci". Forse non osservavano con chiaro distacco la realtà. D'altra parte, ben pochi si dedicavano a utili analisi periodiche della situazione. Prevaleva unicamente la certezza, il fervore e la frenesia incontrollata di poter sedere ad ogni costo ancora sui banchi del Consiglio comunale. Che non sia stato questo il motivo della punizione?
La certezza inavveduta ha deluso anche gli elettori "sconfitti" i quali attribuiscono alla data fatidica del 22 ottobre 1993 il momento del riscatto. Infatti, essendo stato avanzato dai vecchi amministratori un ricorso sulla regolarità delle elezioni, il pubblico sconfitto spera che "la giustizia faccia il suo corso". Come si vede, ci si aggrappa a tutto in questo clima infuocato di odio, di veemenza e interessi anche inconfessati. Nessuno però ha mai spiegato loro che il corso della giustizia durerebbe alcuni anni e il 22 ottobre è solo l'inizio di un procedimento senza orizzonte a cui, comunque, i vecchi amministratori non attribuiscono alcuna chance: "Lo abbiamo fatto solo perché molta gente ha richiesto di tentare questa via". Ma nulla di più. Come si vede, qui si gioca pure sull'ignoranza in materia elettorale del pubblico amendolarese.
Sulla presunta "certezza" della vittoria, a cui ancora non si intende rinunciare, l'altro pubblico amendolarese non ha dubbi: "questa certezza si spiega soltanto con la 'certezza' di aver garantito agli elettori sufficienti servigi per esserne ricompensati nell'urna. Quindi la delusione". Ma il pubblico vorrebbe anche capire a chi attribuire lo strano clima di odio, invidia, rancore e anche di inimicizia inattesa e freddezza nei rapporti fra i compaesani. Il pubblico vorrebbe conoscere in che modo i non eletti avrebbero individuato i veri elettori per poter discriminare i rapporti con gli altri. C'e' chi dice di aver votato per la lista sconfitta ed ora se ne pente: "tanto valeva non votarla se, senza alcuna logica, sono state compilate le liste dei buoni e quelle dei cattivi". Gesti infantili o sempre interesse che acceca? "In aggiunta alla delusione, vi e forse un interesse senza pudore che prevale sui sentimenti veri" dicono.
La Chiesa preferisce stare alla finestra e guardare. Sarà anch'essa schierata e delusa? E' proprio inutile un Sinodo parrocchiale? Come uscire dall'empasse, allora? Una frase colpisce l'osservatore allorquando si presta attenzione al chiacchericcio all'uscita dalla messa: "tizia è solo mangiaostie, caio pure". Ma gli amendolaresi, specie quelli che abitano nella Marina, sperano che il nuovo parroco Don Saverio Viola possa realmente dare un contributo creativo alla crisi di valori che è davanti agli occhi di chi è fuori da questa bolgia. I valori sono i fondamenti solidi su cui costruire il futuro. Ma ad Amendolara questi valori sono ormai perduti. Per recuperarli serve la Chiesa. I cittadini auspicano pure che il nuovo diacono Franco Gimigliano possa dare il meglio di sé a favore del proprio paese e che il prossimo religioso Vincenzo Santalucia preghi e operi concretamente. La figura prestigiosa di don Antonio Propati potrebbe incidere ancora.
Il pubblico non ha dubbi che i vecchi amministratori siano stati capaci di spaccare in due tutta la comunità: da un lato i favoriti, dall'altro i negletti. Dall'altro anche coloro che non avendo interessi o non desiderando essere favoriti o per essere stati tenuti all'oscuro da situazioni a cui avrebbero desiderato partecipare o avendo osservato con estrema indipendenza la singolarità dell'amministrare, hanno creduto che fosse il caso di bocciare la vecchia guida comunale. Tanti altri ritengono che la stessa amministrazione uscente avrebbe potuto ancora avere la meglio se si fosse liberata di elementi non proprio democratici o se alla guida della lista fosse stato operato un ricambio, pur sottolineando che l'ing. Melfi è persona assolutamente ammirevole. Altri avrebbero voluto sostituire Melfi perché molto malleabile nei confronti dei suoi amministratori a cui avrebbe dato ampia facoltà di decisione che egli avrebbe ratificato senza obiezione. Altri non hanno votato per Melfi con il solo scopo di favorire una classe di nuovi amministratori, perché quelli avrebbero "già soddisfatto i propri interessi".
Come si nota c'è un ampio spettro di posizioni. Del resto è apparso anche giusto ricambiare e ritentare perché - non vi sono dubbi - Amendolara langue ancora e, quel che è peggio, non vi sono ancora idee ben chiare per il suo sviluppo e per il suo futuro.
Quali sono state le cause sociali e politiche che hanno condotto Amendolara a questo sfacelo, a questo particolare tipo di sviluppo distorto nel corso del XX secolo?
Partendo da tale domanda il Tiraccio, in collaborazione con il "Centro Studi per Amendolara", continua la sua inchiesta. Saranno intervistati gli amministratori più anziani e rappresentativi, nonché la gente comune che ha vissuto anche le piccole storie quotidiane del paese come Peppe Cuccaro, Rocco Rago, Umberto Barletta e altri, veri senatori del paese. Saranno utili i colloqui con Franco Guerra e con gli altri intellettuali del paese, con Vincenzo Ciminelli insieme ai giovani e gli anziani della comunità, con Salvatore Farina ed il resto degli emigrati, che più di tutti avvertono la inazione e la staticità ancestrale, arcaica del paese.
Con tutti questi personaggi ed altri ancora saranno cercate le cause del degrado che ha condotto il paese a tale stato di regresso. Tutti i cittadini sono invitati anche a scrivere direttamente al Centro Studi per Amendolara (via Nazionale, 47 - Amendolara Marina) per offrire la personale interpretazione al degrado sociale e politico del paese.
Non saranno trascurati gli amministratori uscenti che potranno compiere un'analisi razionale della situazione sociale del paese. Del resto, ogni discussione con l'ing. Franco Melfi o con il prof. Gerundino o il dr. Gallo o con gli altri ex amministratori non potrà che essere esauriente, costruttiva e piena di illuminanti intuizioni. Anche gli amministratori in carica potranno dare una spiegazione plausibile alla storia di questo secolo e al baratro economico di cui si dice. Tutto ciò verrà sviluppato con estrema imparzialità ed evitando qualsiasi slogan ad effetto politico ma ragionando pacatamente sulla storia sociale di questo paese.
Un ulteriore argomento di discussione è dell'ultima ora. Pare che il fronte delle appartenenze, della solidarietà e della apparente amicizia ferrea fra i vecchi amministratori e simpatizzanti si sia spaccato. Da queste fila, infatti, giunge l'invito al Tiraccio di pubblicare l'elenco dei debiti comunali accumulati in questi anni. Noi, dopo aver verificato l'attendibilità dell'elenco parziale ricevuto, non lo pubblichiamo per motivi di spazio ma consigliamo di recarsi al Comune per prenderne visione diretta e ragionare sul tipo di spese effettuate e magari costruire direttamente la griglia delle appartenenze. "Perché sono stati preferiti solo alcuni fornitori e non altri? Perché solo alcuni professionisti e non altri?" si chiede con curiosità il pubblico amendolarese e chi vorrebbe vedere sui giornali i nomi dei beneficiari.
Il Tiraccio non accetta di essere uno strumento occulto. Tuttavia, sul piano giornalistico non ritiene di assecondare questa richiesta perché l'elenco di cui si parla è già noto di per sé. "Una visione diretta degli atti - continua la gente - offrirebbe gli elementi per un dibattito davvero costruttivo".
E' inutile ricordare che l'amministrazione comunale è guida di tutto il paese e non solo di una parte di esso. Se il sindaco Acciardi saprà (avrà il coraggio di) rompere la politica dei privilegi, fino ad ora portata avanti e - per la verità - prevista immutata anche per il domani, non abbia alcuna preoccupazione: il pubblico riconoscerà la sua opera. Ma ci riuscirà?
Nel frattempo, di fronte alla necessità di dover ridurre per forza di cose le spese comunali, l'arch. Acciardi ha promosso numerose iniziative di volontariato. Del resto, questo fenomeno, come dice l'ex sindaco Melfi, personalmente stimato da gran parte dei suoi compaesani nonostante la recente sconfitta elettorale, non costituisce una novità per Amendolara: "infatti - continua Melfi - nel 1983 si e' verificata la stessa cosa, allorquando sulle ali dell'entusiasmo scaturente dalla vittoria elettorale, molti attivisti si sono impegnati ed hanno collaborato per abbellire il paese, realizzando addirittura interi tratti di marciapiede". Il rischio è proprio che questa attività sfumi nel tempo e resti, come nel passato, una iniziativa demagogica.
Intanto i nuovi amministratori continuano ad offrire un utile volontariato, nonostante siano già trascorsi alcuni mesi dall'entusiasmo della vittoria elettorale. Dopo aver iniziato con un'efficace pulizia di tutto il cimitero, l'ultima opera è consistita nel ripristino della chiesa annessa all'ex Convento dei PP domenicani.
(A proposito: dalla vecchia cappella c.d. della Confraternita al cimitero, ormai scoperchiata da molti decenni, pare sia stato trafugato un quadro in irreparabile stato di conservazione. Il "Centro Studi per Amendolara" , prima ancora che fosse così degradato, aveva già in passato provveduto a documentare l'opera attraverso una serie di fotografie. Ma ora, sia pure in condizioni ormai irrecuperabili, l'opera non si sa proprio dove sia. Non è, questa, una ulteriore dimostrazione di egoismo di non-so-chi e pure il segno di incuria e del disinteresse degli amministratori che si sono succeduti negli anni? Non è il segno che fino ad ora tutti hanno badato solo ai problemi inerenti la sfera dei propri interessi personali, piuttosto che badare realmente alla collettività amendolarese?).
Amministrare oggi vuol dire lavorare e sacrificarsi senza attendersi alcuna gratitudine o costruire vantaggi, così come nel passato. Amministrare dovrebbe essere oggi un lavoro e una passione ma non un trampolo. Amministrare un Comune dissestato come Amendolara vuol dire offrire opera volontaria per la sua crescita e magari rinunciare alla indennità mensile di carica che spetta al Sindaco o ai gettoni di presenza per i consiglieri. Nello spirito del volontariato, con quel denaro potrebbe essere costituito un utile fondo di solidarietà da utilizzare di volta in volta per interventi mirati alla crescita del paese.
Chi non ha osservato durante l'estate la bruttezza e lo squallore della Marina? Non un vaso, non un fiore, pessima pulizia e, per la prima volta, il fetore nauseabondo accanto ai cassonetti della spazzatura. Chi non si rende conto che quella specie di marciapiede orrendo, sporco e polveroso tipo selciato antico, intorno allo svincolo per il paese, andava bene per pavimentare proprio il centro storico e non un luogo che avrebbe la pretese di sviluppo moderno? Non bastano solo le decisioni. Sono necessarie decisioni adatte al caso. Per questo servono gli studi e le ricerche interdisciplinari. E le utopie. Dicasi l'identica astrazione anche per progetti ed opere, per le quali i migliori risultati possono essere raggiunti solo attraverso uno studio interdisciplinare dove ogni apporto professionale sia considerato assolutamente paritario. A cosa servono un lungomare senza gente, una strada che non va in nessun luogo, una piazza che nessuno calpesta? In casi del genere a chi attribuire le responsabilità?
Anche i cittadini potrebbero svolgere un'opera filantropica efficace, non solo accettando ora di pagare maggiori tributi per la casa "Comune", ma anche offrendo opere o denaro per opere; imparando a non "chiedere" ma a dare e collaborare, perché al proprio paese bisogna solo "dare" (se lo si ama); imparando a non denigrare e ad accettare il prossimo. Comportamenti diversi hanno ben altri significati e spiegano il grado di civilizzazione e di sviluppo raggiunto dal paese. I cittadini dovrebbero inoltre amarsi realmente, senza finzione, e rimuovere la cattiveria che c'è in tutti e rispettare il lavoro degli altri se svolto con onestà
I creditori potrebbero rinunciare ad una parte dei loro crediti comunali, soprattutto quelli ottenuti attraverso un possibile ed eventuale rapporto clientelare (e che, al contrario, pensano che non avrebbero ottenuto). Utopia? In clima di autoriduzione sarebbe un bel gesto di buona volontà e di altruismo.
E poi anche il prossimo Consiglio comunale potrebbe svolgere la sua parte e inserire all'ordine del giorno la "rinuncia all'indennità di carica per il sindaco ed ai gettoni per i consiglieri". Utopia? In clima di scandali e di tangentopoli sarebbe pure un vero scoop. Utopie? Il futuro si costruisce con i sogni e le utopie. Ognuno possiede la sua utopia. Basta che rifletta e se ne accorgerà
Il Centro Studi per Amendolara crede alle utopie. Solo con esse Amendolara otterrà la sua palingenesi. Naturalmente, il Centro Studi per Amendolara gradirebbe essere smentito con i fatti concreti, piuttosto che osservare ancora atteggiamenti volti a sottolineare la precisione delle proprie tesi. Cosa c'è di meglio se non un dibattito costruttivo attraverso la stampa o una stretta di mano collettiva, piuttosto che rancore e ostilità fra la gente? A tutti è chiaro, forse, che solo un dibattito senza interessi di parte, ma a viso aperto e senza fini inconfessabili, potrà far comprendere le cause del degrado e far crescere questa comunità. Altrimenti morirà sul serio.


Il servizio è stato ampiamente pubblicizzato anche attraverso un manifesto-locandina, archiviato per la storia, contenente le seguenti informazioni: LEGGETE "IL TIRACCIO" / Per conoscere il vostro paese. In questo numero: SPECIALE AMENDOLARA / UNA VORAGINE ECONOMICA SENZA PRECEDENTI. Sul prossimo numero: LE CAUSE DEL DEGRADO. Servizi curati dal sociologo giornalista Rocco Turi. Abbonarsi al Tiraccio e' facile. Basta un versamento di L.15000 sul Conto Corrente Postale n.15347875 intestato a: Raffaele Galasso, Via Duca di Genova, Trebisacce. "IL TIRACCIO": PER SAPERNE DI PIU'.



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maggio 2015

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