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INCHIESTA SULLA CALABRIA: VIBO VALENTIA

Centro Studi per Amendolara



Calabria, anno XX, n.79, febbraio 1992, p.75

VIBO VALENTIA: ASPETTANDO
LA BELLE EPOQUE

E' una città alla ricerca di se stessa Vibo Valentia: "Una città che vive tra memoria e futuro". Lo stato di abbandono del suo centro storico è evidente. Coi suoi 35 mila abitanti l'antica Monteleone si prepara a diventare il centro della nuova Provincia che avrà 250 mila abitanti e 50 comuni. Secondo alcuni, però,
Vibo non ha ancora una vera classe politica.


Di Rocco Turi


Vibo è l'antica Monteleone, città che nel corso dei secoli ha dato una grande testimonianza di cultura, di studi e di intellettualità.
Vibo Valentia è riconosciuta come una delle principali città culturali calabresi anche per via di un archeologo, Vito Capialbi, che nello scorso secolo ebbe una notevole corrispondenza con numerosi archeologi tedeschi, austriaci, francesi e inglesi. Così la città di Vibo Valentia, pur se non da paragonare a Locri o Sibari o Crotone in termini di reperti, è sempre stata considerata un luogo di riferimento archeologico di particolare rilievo per numerosi viaggiatori, i quali giungevano in Calabria per visitare il Museo dei Capialbi, ora Museo statale.
Ma La città di Vibo Valentia - a parere della gente intervistata - dopo aver attirato l'attenzione degli studiosi del passato, si è poi lentamente uniformata, appiattita, standardizzata, omologata. Anche la vita sociale si è conformata al resto della regione.


Il più bel centro storico calabrese.

Dagli osservatori occasionalmente incontrati, Vibo era stata genericamente indicata come una città elegante, ricca e lussuosa.
Ma l'idea di un simile luogo non ebbe immediati riscontri obiettivi. Infatti, nella raccolta di una documentazione preliminare sulla città di Vibo Valentia, nessuno aveva pensato di indicare il suo centro antico come luogo degno di particolare attenzione. La definizione lusinghiera della città -però- trova la sua giustificazione quando appare il centro storico; quando ci si trova sul corso Umberto I di Vibo Valentia, dove i palazzi e le case signorili ma un pò decadenti, i negozi lussuosi e gli eleganti bar si accordano con una pavimentazione stradale d'epoca di particolare fascino.
Chi giunge su questa via in una serata qualsiasi -possibilmente alla chiusura dei negozi e quando ormai la gente ha terminato il suo struscio- e passeggia lentamente, può quasi sognare un clima da belle epoque. Su questo scenario, infatti, è facile lasciarsi andare in un ambiente soft e nobile e immaginare, come in un film, la vita di un tempo e poi donne in costume d'epoca in compagnia di gentiluomini che affollano carrozze, palazzi e feste ambite.
Se poi si ha la fortuna di trovare aperto il bar del Belvedere ci si sieda comodamente, con animo rilassato, nella sua accogliente tea room, lasciandosi trasportare dalla fantasia. Lo scrittore troverà facilmente l'atmosfera adatta per l'inizio del suo romanzo, il musicista per la sua opera più brillante, il pittore potrà tranquillamente realizzare i bozzetti per il suo ultimo quadro; al minimo, ci si potrà cimentare con gli scacchi, nobile giuoco, o discutere con gli amici fra un caffè e un aperitivo. Si vedrà così che fra questo luogo ed i parigini caffè de la paix o caffè de flore il passo - con le dovute proporzioni - sarà più che breve.
Chi giunge sul corso Umberto di Vibo può osservare un centro antico vivo, essenziale e desiderabile: una magnifica realtà calabrese.
Si parla tanto dei centri antichi di Rende o Altomonte come esempi di risanamento ambientale e civile, ma,nonostante l'impegno degli amministratori, sarà difficile riportarli al loro originario splendore: tutto appare forzato, non naturale e l'assenza di vitalità in questi luoghi -pur dopo tanto onere- ne è esempio inconfutabile. Vibo, invece, ha sempre conservato la sua vivacità e ha mostrato sempre la sua immagine ricca, elegante e sfarzosa.
Ecco perché il centro storico di Vibo è da estrapolare dal contesto incolore e banale di altri luoghi antichi calabresi i quali, ormai, servono prevalentemente per girare film che richiedano particolari scenari squallidi, degradati e privi dei segni del vivere civile.
Ma i vibonesi, per pudore o riservatezza non hanno mai ammesso di possedere un centro antico così interessante e così meritevole di attenzione da essere citato - qui - come luogo pregevole e degno di una visita. Anzi qualcuno ha anche parlato di centro storico vibonese in lento degrado. Infatti, parte del quartiere non si discosta dalla routine calabrese. E, sotto certi aspetti, ciò è vero anche per il celebrato corso Umberto I.
Dopo la devastazione fatta nelle vie adiacenti, anche sul corso Umberto è evidente un tentativo assurdo, ingeneroso per la città, di ricoprirlo d'asfalto. La pulizia dei suoi marciapiedi è davvero squallida, il suo arredo urbano ormai disusato e in rovina, il monumentale giardino adiacente manchevole di cura, così come manca la cura estetica della intera città.
Lo stato di abbandono in alcuni angoli del centro storico è evidente ma, paradossalmente, questi conservano ancora intatto il loro fascino e la loro originale patina d'antico. E così basterà poco per riportarlo interamente al suo splendore originario ed alla sua vivibilità. Basterà evitare conflitti di merito e di competenza per rilanciare questo luogo storico: l'unico motivo che possa giustificare una visita o una deviazione turistica a Vibo Valentia, il cui centro antico non è certo utilizzabile per girare film di mafia ma, forse, per narrare vicende di nobili saghe vibonesi. Ecco perchè, nonostante tutto, a Vibo è possibile trovare ancora il più vivo e il più bel centro storico della Calabria.


Vibo: tra memoria e futuro.

Dopo aver estrapolato una caratteristica peculiare di Vibo e ritornando alla quotidianità, senza lasciarsi trasportare dalla fantasia o da sensazioni appartenenti a categorie non scientifiche, la città di Vibo Valentia esplode con tutti i suoi drammi e le sue tragedie, con problemi irrisolti nel corso degli anni, con una qualità di vita che non è dissimile dalle altre città calabresi.
A parere di Monsignor Onofrio Brindisi "Vibo Valentia è una città alla ricerca di se stessa, una città che vive tra memoria e futuro": la memoria di un passato importante e glorioso -per dirla con un termine trionfalistico, tipico della cultura meridionale sempre rivolta al passato. Anche a Vibo ci si rifugia nel passato a rispecchiarsi nel suo notevole rango culturale. Venti anni fa esisteva, forse più che altrove, "la piazza", luogo di aggregazione universalmente riconosciuto, c'erano i famosi circoli culturali -che per fortuna in alcuni paesini del circondario (Sant'Onofrio) sono vivi ed ancora aggreganti- la gente conosceva fatti, misfatti e vita privata di ognuno.
Oggi, invece, i rapporti sono diventati quasi impersonali in una città di circa 35 mila abitanti che ha subìto una grande immigrazione dai paesi dell'interno e del circondario da parte di categorie sociali legate al terziario, in particolare scuole e uffici pubblici.
Dagli anni settanta Vibo è diventato un importante centro di studi, anche se, contemporaneamente, a poco a poco ha perduto la sua centralità a causa dell'apertura di scuole in tanti paesini della zona. Sono nate scuole superiori a Soriano, Acquaro, Nicotera, Tropea, Pizzo, Serra San Bruno, Filadelfia. Le zone interne e montane, quali Mongiana, Nardodipace, Serra, Fabrizia, Spadola, Simbario, che in passato gravitavano su Vibo Valentia, oggi hanno spostato il proprio centro gravitazionale economico sul versante jonico, a Chiaravalle, a Soverato.
Tuttavia la città ha attratto le popolazioni dal territorio confinante con la provincia di Reggio Calabria: Nicotera, Rosarno, Gioia Tauro e tutta l'area che gravitava intorno alla Piana.


L'oggi di Vibo.

Dall'osservazione dei negozi e dalle auto che circolano sembra che la città sia ricca, elegante, a tratti lussuosa. Tuttavia, la gente del luogo è convinta che il flusso economico che appare più evidente sia proprio da assimilare anche ad un movimento che sfugge a qualsiasi controllo del fisco. Può essere legato al doppio lavoro, alla criminalità organizzata, a una situazione di sommerso che coinvolge varie categorie sociali e vari aspetti del mercato del lavoro; legato anche ad aspetti dell'economia non sana, malata, non pulita, da ricondurre pure ad una forma di indebitamento che nelle aree meridionali ha una radice culturale arcaica: l'usura. E di usura si è parlato recentemente proprio a causa di un caso clamoroso accaduto nella vicina Lamezia.
Insomma c'è tutto un sommerso ambiguo legato ad una economia non pulita, ma c'è anche una qualità della vita che è molto scadente.
Sì, è vero, ci sono i buoni negozi ma, forse, i commercianti possono meglio capire questa città attraverso la puntualità dei pagamenti, se -per intenderci- la gente paga senza ritardi, o se non paga, o paga con rate a lunga scadenza.
Vibo è una città non pulita. Spesso la stampa locale ricorre a campagne di sensibilizzazione proprio per mettere in evidenza questo aspetto: "E' un fatto gravissimo -dice il prof. Giuseppe Sarlo, corrispondente di Gazzetta del Sud e direttore di Pronto, qui Calabria, il giornale locale più diffuso di Vibo Valentia- perché questa città può anche avere problemi di non occupazione, può anche non essere a livello culturale all'altezza della situazione dei tempi passati, però certamente deve essere una città civile e pulita".
La cronica carenza dell'acqua è stata per fortuna superata. Gli atti di teppismo, anzi di vandalismo, sono frequenti. Le cabine della Sip sono i luoghi maggiormente presi di mira.
Non vi è una grossa cura per l'estetica e per l'immagine. Non esiste ancora un piano del colore per il centro storico, per cui ognuno potrebbe pitturare a piacimento la propria abitazione. C'è chi usa la pittura gialla, chi usa il blu, chi il verde. Non esiste una vera dimensione di quella che deve essere una cultura di vita urbana, mentre vige ancora soltanto la cultura del cemento armato. Ma se si va in giro per la città è possibile trovare solo raramente una casa completata in ogni sua parte.
Se si esclude la vecchia, secolare ed efficiente rete nel centro antico, Vibo non ha ancora una completa rete fognaria. E così nel centro di Vibo esistono palazzi che fanno uso esclusivo dei pozzi neri.
Ma il centro storico è riuscito a conservarsi in buone condizioni. Come mai? Risponde il capo gruppo del partito socialista prof. Gaetano Luciano: "Perché la gente è andata via negli anni sessanta e poi non vi ha fatto più ritorno. Se si escludono alcuni palazzacci costruiti nelle adiacenze, c'è stato un abbandono completo della vecchia città per cui la mancanza di interventi l'ha paradossalmente salvata dal degrado. Oggi vi abitano circa 13 mila persone."


Le questioni di Vibo.

A parere di Peppe Sarlo "fare un paragone rispetto alla Vibo di venti anni fa è abbastanza facile: la costante assenza di una classe dirigente capace di promuovere le iniziative di uno sviluppo sociale, economico e produttivo della città è un grosso handicap che ci trasciniamo purtroppo da venti anni. Questa carenza politica, questa costante lacuna ha influito in maniera determinante nella esclusione di Vibo Valentia dai flussi produttivi della regione".
Per Monsignor Onofrio Brindisi "questa città vive tra il ricordo e la memoria, tra il già e il non ancora, una città che stenta a decollare; una città che ritarda a ritrovarsi all'interno di una progettualità. Se di colpe si può parlare, allora la responsabilità primaria ricade sulla classe politica".
Infatti fra i problemi che questa città vive, il principale è costituito proprio da una crisi politica che si evidenzia attraverso un frequentissimo ricambio del suo sindaco. Ma poi vi sono altri problemi. Il principale: la criminalità giovanile che preoccupa ancora di più. Le altre questioni, anche se non tipicamente vibonesi: la disoccupazione che incrementa, la criminalità che avanza, l'assistenza sociale e la sanità inefficienti.
La gente perde sempre di più la fiducia nel futuro a causa di uno scadimento che prorompe nelle istituzioni. Crede che Vibo difficilmente potrà riprendersi. E' una città sfiduciata, demoralizzata, distrutta. Consapevole di aver avuto in passato un ruolo notevole da un punto di vista culturale e sociale, ora i vibonesi sono convinti di essere proprio quasi allo sbando.
E' definita una città dal "sindaco facile" quindi politicamente molto conflittuale e fragile, ma ha trovato forte coesione intorno all'affare provincia. E' un alibi il fatto che la classe politica si sia unita intorno a questa causa?
Uno studente: "Io credo che la classe politica cerchi la provincia come un momento di respiro, qualcosa che conceda alla città di tirarsi su, quasi come una panacea. Ma non so che cosa poi apporterà realmente a Vibo questa nuova provincia. Credo che la provincia sia come una ciambella di salvataggio".
In realtà la provincia giunge con notevole ritardo, così come dicono alcuni osservatori. La città di Vibo è stata sempre al rimorchio di situazioni concrete che altri hanno creato per prima. Se si fa un paragone con Crotone è possibile notare che Vibo si è mossa in ritardo e sulle iniziative degli altri. Questo, dicono, è dovuto proprio alla assenza di una vera classe politica. Così si è visto con quale carica i crotonesi hanno seguito l'evolversi della loro crociata e i vibonesi si sono dimostrati ancora una volta disorientati. Nonostante sia stata condotta con successo l'operazione provincia.
Tuttavia, Vibo merita realmente i galloni di nuova provincia della Calabria perché è punto di riferimento, un centro pilota di un vasto comprensorio che raccoglie oltre 250 mila abitanti con quasi 50 comuni tutti distanti dal capoluogo tra i 10 e i 20 chilometri. C'è una intensa attività produttiva legata alla trasformazione agricola e alle piccole attività artigianali. Queste caratteristiche, complessivamente, contribuiscono a dare un aspetto di comprensorio che produce. Però esiste questa "assenza politica" che frena ogni cosa e che è diventata veramente il male da debellare in una città che va verso il duemila.
Per essere un'autentica vera provincia, Vibo sembra possedere i numeri opportuni, ma -certo- altri numeri deve conquistarseli.
Un problema molto vissuto e dibattuto a Vibo è la questione criminalità. Di recente il fenomeno criminale è salito di tono ed ha acquistato una rilevanza sociale notevolissima. Non appare tanto prominente attraverso i dati statistici, ma vero è che i dati reali di tanti misfatti non risultano denunciati. Preoccupano soprattutto i casi di devianza giovanile. Un commerciante: "Alla sua origine c'è soprattutto la forte disoccupazione giovanile, che stimola lo sviluppo della micro criminalità, una micro criminalità che porta al furto, allo scasso, alla rapina con la pistola, anche pistola giocattolo. Credo che si tratti di una criminalità provvisoria. Si potrebbe risolverla creando posti di lavoro; certo, con un maggiore impegno della chiesa e della scuola come forze educatrici. Ma è pure necessaria una convergenza di servizio e di impegno".
Qualcuno dice che la mentalità mafiosa qui sia presente quasi a livello endemico, nel sangue. La matrice mafiosa è paradossalmente descritta come un fatto biologico... "No, non l'abbiamo mai creduto -dicono alcuni studenti- qui non c'è una mentalità mafiosa".
E le lotte fra famiglie, le stragi degli ultimi anni nel vibonese? Qui ci si ammazza non tanto per un fatto economico: anche per il predominio e il prestigio, per il gusto di essere considerati più forti...
Ma, in genere, nel calabrese c'è proprio questo: il senso del'onore che poi travalica. Perciò è inutile ricordare che la stragrande maggioranza dei vibonesi, come dei calabresi, è fatta di persone per bene, di persone in gamba e di persone serene. "Io abito qui da 20 anni -afferma un signore incontrato occasionalmente al bar- e non credo che qui ci troviamo di fronte a una mentalità prevaricatrice. Sono fenomeni tangenziali, certamente causati da disoccupazione. Può darsi anche da criminalità ma non ci troviamo di fronte a un fenomeno dilagante a Vibo. Anche la città reagisce in maniera unanime a questa criminalità".
Addirittura, però, ad alcuni professori è stato richiesto di pagare il cosiddetto pizzo. Ma la gente dice: "Noi non neghiamo che a Vibo non esista la criminalità, ma non è un fatto generale, non è fatto di mentalità o di prepotenza mafiosa".
Anche i giovani, però, non amano molto questa città perché vanno via volentieri, anche se costretti da una amara realtà, per compiere i loro studi universitari o per lavoro e poi difficilmente ritornano: "Questo certamente rientra nel fenomeno della disoccupazione, dicono. Queste scuole sfornano ragionieri, segretari d'azienda, maestri che poi non possono collocarsi. Certo che poi dobbiamo andar via".
I temi in discussione in questo anni: criminalità, disoccupazione, crisi politica... c'è altro?
"Credo che siano questi. Personalmente, dice Mons. Brindisi, io mi sono rivolto ad alleviare con i miei collaboratori tante sacche di miseria: ci sono tante famiglie di disoccupati che veramente vivono nella miseria. Gli anziani ormai, con quel poco di pensione che prendono, riescono in qualche maniera a sopravvivere ma c'è una Vibo sotterranea fatta di famiglie giovani in preda a tanta miseria e a tanta disperazione".
E gli anziani? Esistono centri di aggregazione: sia il Comune, sia la chiesa organizzano alcune cose a favore della vita collettiva. Ci si sta sforzando di alleviare un pò soprattutto la solitudine. C'è la possibilità di una vita associativa. Anche a Vibo Marina c'è un nuovo ritrovo e di assistenza per anziani. Certo, bisogna ancora fare molto: la chiesa in questo dà una buona testimonianza per quanto riguarda i problemi del sociale, dell'emarginazione, della povertà.


La Chiesa e il volontariato.

Come si pone la Chiesa di fronte a questi problemi? "All'inizio si cercava di intervenire in maniera diversa, un pò richiamando i politici e un pò spronandoli a impegnarsi per un'amministrazione stabile". Lo dice Monsignor Onofrio Brindisi, reggino ma vibonese da oltre venti anni, parroco al Duomo, nel centro storico di Vibo, una delle cinque parrocchie della città. "All'inizio avevamo assunto una presenza di chiesa non come protesta ma come richiamo, come appello alla responsabilità", dice Monsignor Brindisi il quale è convinto che oggi la chiesa vibonese si sia chiusa nella dimensione del servizio alla città, alla gente, ai poveri, agli emarginati, ai sofferenti: "Abbiamo smesso di svolgere un certo profetismo in cui fino ad alcuni anni fa contavamo. Credo che come chiesa oggi noi mostriamo una forma di sfiducia verso chi ci rappresenta a livello politico e amministrativo. Ci siamo rifugiati nel nostro servire, nell'annuncio della parola che è il primo dovere della nostra diaconìa nel mondo e nella proposta di un ministero che possa essere di liberazione nel sociale e nel politico. Ma siamo dominati dalla sfiducia, forse totale, nelle forze amministrative e politiche. Credo che sia caratterizzata da questo aspetto la chiesa vibonese in questi anni".
Così, nei confronti dei problemi sociali -gli emarginati, i tossicodipendenti, gli anziani- la chiesa vibonese si è direttamente e concretamente attivata attraverso i propri servizi che sono riconosciuti dalla regione e dalla stessa amministrazione comunale. Esiste un movimento di laici che lavora attivamente, denominato diaconìa. E' un movimento che gestisce una mensa non stop e che si impegna soprattutto nei confronti degli immigrati con opere di accoglienza e di organizzazione. Ma la diaconìa è impegnata anche attraverso la pastorale degli anziani e in favore di tutti gli emarginati.
Una casa famiglia gestita pure dall'ente parrocchiale, infatti, ospita 22 ragazzi in difficoltà. Vi sono anche giovani che provengono da luoghi più lontani, anche dal versante ionico della regione e dal crotonese in particolare, affidati dal Tribunale dei minori. Sono giovani in grande difficoltà o senza nucleo familiare.
Per quanto riguarda i tossicodipendenti esiste un rapporto con la Comunità Incontro di Don Gelmini e con la Comunità di accoglienza Primo Incontro di Messina. "Noi assistiamo continuamente - dice Monsignor Brindisi - per quello che ci è possibile, questi fratelli tossicodipendenti e li avviamo nelle comunità. Ultimamente abbiamo inviato in comunità una ragazza alcolista."
Anche a Vibo Valentia, come in altre città, esiste il problema della tossicodipendenza. Sono stati individuati i luoghi dove si vende la droga: luoghi noti a tutto ed anche alla polizia. I casi di ragazzi che richiedono l'aiuto non sono infrequenti. Vengono inviati in diverse comunità calabresi ed anche lontano dalla regione. Proprio nei giorni di questa inchiesta una ragazza del vibonese è stata ospitata da una comunità operante nella regione. Anche se dovrebbero essere recepite con cautela le informazioni, si dice che a Vibo il fenomeno della tossicodipendenza sia sempre più crescente e crescente sarebbe la presenza degli spacciatori e della criminalità organizzata. Informazione, questa, che viene riportata solo come dovere di cronaca, perché mancano dati obiettivamente probanti.
Comunque,rispetto a tali delicate questioni, nei confronti delle quali molta gente mostra solo apparentemente specifiche competenze, le strutture comunali e le strutture sanitarie non sono in grado di dare una risposta all'altezza della situazione. Tuttavia il volontariato cattolico non è in grado di dare risposte per mancanza di adeguati mezzi.
Anche il volontariato laico si impegna all'interno delle strutture ospedaliere e anche all'esterno, nell'ospizio e nella casa di riposo.
Vi sono ancora altri gruppi cattolici, anche se più vicini ad una mentalità laica, che sono costituiti dai gruppi scout: sul territorio di Vibo ci sono due grossi gruppi scout. Ma è un volontariato privo di strumenti, incapace di dare risposte positive alle situazioni di emergenza, come ad esempio il problema della tossicodipendenza.
Anche sotto l'aspetto culturale la chiesa vibonese dà un contributo davvero importante. Sono stati organizzati congressi e convegni sui fenomeni sociali più significativi di questi anni (ad esempio la tossicodipendenza) e istituite scuole che hanno ottenuto un notevole successo: un liceo linguistico frequentato da circa 200 allievi, riconosciuto dallo Stato, ed una scuola per assistenti sociali della "Diaconìa".


Il premio della Testimonianza.

E'il fiore all'occhiello di Monsignor Brindisi. Il Premio della Testimonianza Internazionale è giunto ormai alla sua 18^ edizione. L'ultimo dei premiati è stato il Maestro Carlo Maria Giulini.
Perchè questo Premio della Testimonianza? Così risponde Monsignor Brindisi: "Perché la Calabria ha bisogno di uomini che ci diano la loro Testimonanza. Di gente che parla sui nostri guai ve ne sono in abbondanza perché ormai tutti siamo maestri in analisi, ma quando poi si arriva alla terapia è più difficile per chiunque. Noi, quindi, siamo consapevoli del bisogno di rivedere il Vangelo, di osservare l'umanizzazione del mondo incarnato in alcuni personaggi viventi. Vengono da noi affinché possiamo misurarci con la loro Testimonianza e loro con la nostra, perché uno scambio di Testimonianza - appunto - è certamente un fatto importante".
"La fiaccola si accende per metterla sul tavolo, nel candeliere, affinché faccia luce a tutti quelli che sono in casa". E in questi 18 anni a Vibo, per tale ragione è stato chiesto di passare sulla ribalta vibonese e calabrese agli uomini che hanno dato una Testimonianza nel mondo, "che hanno fatto luce".
Dopo i primi 3 riconoscimenti calabresi - Giuseppina Scarano, che ha fondato a Vibo la Casa della Carità, Assunta Sacco, distintasi anche lei in questa casa con lo sviluppo dei servizi e Giuseppe Macrì, un contadino distintosi molto per la lunghissima assistenza data - il Premio si è rivestito di internazionalità.
Nel 1976 viene premiato un Vescovo di Praga, Pavel Hinilica, un esule che non poteva rientrare al suo Paese per motivi politici. Poi il Premio tocca a padre Lardo Van Straaten, chiamato così perchè fece una grandissima campagna per la raccolta di lardo per i tedeschi sconfitti nella 2^ guerra mondiale.
Così dal 1973 Monsignor Brindisi ed i suoi collaboratori hanno pensato di far convergere a Vibo Valentia e verso la Calabria quelle persone che nel mondo si sono distinte nella Testimonianza e che hanno dato prova di valori umani e cristiani. "Questo è stato il motivo del Premio della Testimonianza", dice con orgoglio Monsignor Brindisi.
Ma queste Testimonianze, cosa hanno lasciato di concreto alla gente di Vibo? "Tra la gente -dice- hanno lasciato certamente un segno molto positivo, qualcosa che graffia nella memoria collettiva. Noi ogni anno racchiudiamo il messaggio del testimone in un cosiddetto mantra, cioè in una frase, in un messaggio da ricordare, da memorizzare meglio nel tempo. Una frase che poi rimane nel cuore e nei nostri ricordi. Ad esempio, del Maestro Maria Giulini, l'ultimo premiato, ricordiamo: l'importante è che la musica la facciamo insieme. Per Maria Giulini è importante tanto il tecnico della luci quanto il direttore d'orchestra e quindi ne deriva l'invito al fare tutto insieme, un invito alla solidarietà, un invito a sentire che siamo tutti nella stessa barca, un invito a non dover fare tutti i primi della classe. Questo è un messaggio di solidarietà, di comunione".
Monsignor Brindisi continua. "Ecco il ricordo che ha lasciato Padre Lardo Van Straaten, altro premiato: La mia missione è per ultimo, la mia missione è di asciugare le lacrime di Dio dove egli piange sulla terra. Alla 20^ o alla 25^ edizione noi ci proponiamo di raccogliere e di pubblicare in un libro tutti questi messaggi perché è importante che passino alla nostra memoria collettiva".
I tentativi e gli sforzi che la chiesa vibonese compie affinché le Testimonianze e la solidarietà diventino veramente una cultura sono tanti e ammirevoli.


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gennaio 2013


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