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AMENDOLARA LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 17. (1998)

Centro Studi per Amendolara



AMENDOLARA: LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 17. (1998)


FALSI ARCHEOLOGICI NEL
MUSEO ARCHEOLOGICO STATALE DI AMENDOLARA


Pubblicato in
(cercare data pubblicazione in archivio CSA)


A seguito della scoperta compiuta dal CSA Centro Studi per l'Alto Jonio, sulla presenza di eloquenti falsi archeologici esposti nel museo statale di Amendolara, la dr. Elena Lattanzi era intervenuta con un articolo apparso il 12 novembre 1997 nella rubrica Argomenti, sul Quotidiano della Calabria. L'intervento della soprintendente si concludeva con la chiara ammissione della "svista" e che la nuova struttura statale, inaugurata solo di recente, fosse ancora "da perfezionare". Inevitabile. Quanto basta per rilevare che le sue difese dovessero essere interpretate come fulgido soccorso d'ufficio. La dottoressa Lattanzi, infatti, nel passato si era espressa eloquentemente sui motivi affinché si accelerassero i tempi per giungere ben presto all'apertura del museo. Se oggi ha cambiato idea è unicamente un suo problema. Che senso avrebbe - del resto - aprire un museo archeologico nazionale se poi ci si debba trincerare dietro un laconico "errare humanun est"?
Ciò nondimeno, l'articolo pubblicato risultava poco convincente allorquando le affermazioni fatte dall'archeologa non erano supportate da chiare prove. L'interlocutrice sa bene che l'ossidiana non è un prodotto autoctono e che le schegge della roccia vulcanica esposte nel museo sono schiettamente materiali apocrifi. I commerci (antichi) con le isole Eolie - seppure se ne voglia discutere - sono ben altra cosa.
Quanto alla non autenticità dell'ascia in pietra, per di più "levigata", non basta ritenerla non plausibile. Chi conosce il territorio antropologico, la storia locale depurata dalle faziosità ed i rapporti sociali stratificati nel tempo, ha elementi sufficienti per confermare che la ritenuta ascia del neolitico sia estranea al contesto archeologico e culturale di Amendolara. Vi sarebbero altre ragioni probanti, ma quelle, per ora, sono ben sufficienti a reggere opportunamente il dibattito. Su Lagaria... beh, non vi sono dubbi! Non basta non essere d'accordo e neppure motivare il disaccordo affermando il "prestigio" di chi avrebbe individuato nel territorio di Amendolara l'antica Lagaria. Sarebbe stato necessario quanto meno dare una spiegazione più complessa per chiudere la controversia o stimolare l'ulteriore chiarimento altrui.
L'archeologa - inconsciamente, forse - ha voluto cogliere nella polemica anche un improbabile e paradossale aspetto campanilistico, che gli intellettuali - di norma - evitano accuratamente. Ebbene, il campanilista è esattamente colui che è pervaso da un attaccamento eccessivo al paese o alla città d'origine, che induce alla faziosità. Fazioso è colui che si comporta con scoperta parzialità venendo così meno ai propri doveri di equità e di obiettività. Nella denuncia dei falsi archeologici, fatta dal "Centro Studi per Amendolara e dell'Alto Jonio", veniva proprio spiegato ampiamente tutto ciò. Da cui le innegabili "sviste" apparse nel museo di Amendolara.
Nessuna "polemica campanilistica", quindi. Piuttosto: un comportamento sciovinistico che conduce inevitabilmente alla faziosità e quindi al cosiddetto "scambio di lucciole per lanterne", ovvero di comuni sassi per opere dell'uomo neolitico.
Chi viaggia per lavoro in giro per il mondo e studia e apprende e si arricchisce culturalmente, ma è legato alle proprie radici, al contrario, impara ad essere un uomo libero e auspica alquanto eliminare la crosta del campanile e dello sciovinismo e desidera che le cose fatte nel proprio paese vengano ben fatte. Certo, in questo modo viene messo in crisi anche il sistema archeologico istituzionale.
La verità è che altre note strettamente legate all'archeologia sono possibili per Amendolara. Ma queste vengono rimandate opportunamente ad altra sede e ad altro tempo. Con la speranza che gli studiosi e le scolaresche e i visitatori locali, cui fa cenno la dr. Lattanzi, vengano educati anche alla osservazione critica e non alla passiva accettazione di dubbiose proposte.
La critica - come ben sa la dottoressa Lattanzi - non è una cattiva parola o una insana pratica: è esame, è giudizio, è valutazione interdisciplinare. L'interdisciplinarità - infatti - è pratica conosciuta anche nel campo archeologico allorquando, ad esempio, si analizza il caso del museo di Sibari. Il quel sito, in particolare, sono state compiute anche delle analisi sociologiche. Si presume, pertanto, che a Sibari siano state pure utilizzate le opportune competenze sociologiche. Interdisciplinarità, allora, come necessario esercizio per ampliare l'approccio alla conoscenza, per crescere culturalmente e maturare ad ogni tempo ed età.
E' appena il caso di ricordare alla soprintendente l'espressione di un grande antropologo francese, Pierre Clastres: "lo sviluppo della scienza sta nell'errore, nella critica". La critica stimola l'impegno ad approfondire lo studio in qualsiasi campo della conoscenza. Senza la critica, la conoscenza acquisita si arresta e si rischia di proporre cognizioni non verificate scientificamente, oppure del tutto errate. Su questo tema si potrebbero affrontare ancora altri discorsi legati al progresso nella ricerca e ai lavori interdisciplinari recentemente prodotti dal Club di Budapest e dai suoi scienziati e Premi Nobel.
Solo questa semplice opera di critica costruttiva è stata compiuta ad Amendolara! La scoperta dei falsi archeologici - ed eventualmente altri rilievi compiuti dal "Centro Studi CSA", ma non ancora resi noti - farebbero del museo di Amendolara, al contrario, un'opera ben gradevole.
E' noto che, senza questo ragionamento, la dottoressa Lattanzi avrebbe potuto dedicare il suo prezioso tempo a ben altro. Senza questo, tuttavia, il museo di Amendolara sarebbe rimasto un'opera incompiuta ed invece è un'opera "da perfezionare". La soprintendente lo ha chiaramente confermato. Una intellettuale come lei non poteva non prenderne atto. Merita un ringraziamento. Allora, non se la prendano più di tanto gli amministratori comunali tirati in ballo direttamente dalla soprintendente. E' meglio effettuare un serio dibattito. A più voci e senza tentativi di boicottaggio.

Rocco Turi

www.amendolara.eu
febbraio 2016


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