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AMENDOLARA LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 23. (1998)

Centro Studi per Amendolara



AMENDOLARA: LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 23. (1998)



Rocco Turi
Risposta



Lettera del 20 settembre 1998 al sindaco di Amendolara e, per conoscenza, al Segretario comunale e Consiglieri comunali, in riscontro alla lettera del Segretario Comunale, prot. n.3675 del 31 luglio 1998, con oggetto: Deliberazione consiliare n.36 del 18 novembre 1997 "Mozione sul Museo archeologico di Amendolara".



In riscontro alla lettera in oggetto, trovo che essa appare incoerente, inutile, ingenua e perciò confusa e banale. Incoerente perché non risponde al contenuto della nota cui essa si riferisce. Inutile perché tardiva di molti mesi e superata da altri eventi e corrispondenza (avrebbe dovuto riferirsi al mio fax del 25-12-1997 inviato il 26-12-1997 alle ore 21:26 e alla Raccomandata del 4-1-1998 al Comune di Amendolara). Ingenua perché, affidandosi al tempo che passa, forse sottovaluta la mia possibilità di dimostrare in ogni tempo le cose che affermo con estrema certezza. La lettera in oggetto, pertanto, ha dimostrato di costituire un nuovo infortunio dell'Amministrazione Comunale di Amendolara per la scelta compiuta. In diverse culture e società, che attraverso i miei studi considero più vive, evolute e impegnate, tale infortunio avrebbe rappresentato un elemento di vera ed efficace critica politica, con conseguenze immaginabili.

La nota mozione è passata inesorabilmente nell'OBLIO a causa del suo contenuto culturale estremamente avventuroso, per cui non è azzardato definirla una bolla di sapone. Non può essere spiegata diversamente la ragione per la quale il Sindaco abbia scelto il silenzio e ignorato l'invito dello scrivente ad un confronto pubblico nei modi già indicati nella precedente corrispondenza.
Il Sindaco è a conoscenza che la sua iniziativa nei miei confronti si è rivelata un COLOSSALE INFORTUNIO POLITICO (e una pagina oscura della storia amendolarese) a causa dell'accoglimento di ogni mia contestazione sul Museo archeologico di Amendolara (caso unico in Italia) da parte della massima autorità regionale, dirigente superiore dr.ssa Elena Lattanzi.
La Soprintendente, accettando in una corretta e civile polemica i rilievi da me effettuati attraverso la stampa, investendo del denaro (che avrebbe potuto risparmiare se le cose fossero state ben fatte prima e, soprattutto, se fossero state fatte con calma e senza pressioni e ansie sciovinistiche, nonché con una collaborazione locale adeguata) ha già fatto compiere le modifiche all'interno della sala espositiva. Con mia totale, assoluta, infinita soddisfazione per i risultati strabilianti che unitamente al "Centro Studi per Amendolara e per l'Alto Jonio" raccolgo a favore del mio paese ma senza clamori o applausi o investimenti amendolaresi. Da uomo libero che nulla attende in cambio. La cosa più bella per chi ama con logica e raziocinio il proprio paese!
Con la dr.ssa Lattanzi il dibattito è ancora in corso e non v'è dubbio che attraverso un rapporto di cordiale, civile scambio culturale con la Soprintendente regionale, il Museo di Amendolara assumerà di certo un volto più chiaro e definitivo. Di questo può esserne fiero soltanto il "Centro Studi per Amendolara e per l'Alto Jonio" e non altri, per il quale (museo) nulla di efficace hanno compiuto se non strumentalizzarlo o cavalcarne le opportunità in ogni minestra.

Nessuno potrà confutare:

1) Nella mozione in oggetto la parte riguardante il Museo archeologico di Amendolara non fu redatta dal Segretario Comunale ma dal Sindaco di Amendolara. Il Sindaco, infatti, sottopose iussu judicis (d'autorità) al Consiglio Comunale (considerandolo una mera decorazione) un lungo testo preventivamente scritto di suo pugno, il quale fu poi allegato agli atti per la trascrizione, affinché fosse approvato nella seduta del 15 gennaio 1998. Non fu perciò il Segretario a redigere il documento originale ma egli fu solo autore della trascrizione sul verbale della deliberazione.
Piuttosto. Furono apportate delle strane modifiche arbitrarie ad un documento chiaro ed esplicito, redatto preventivamente dal Sindaco forse in un momento di particolare insofferenza (forse ira) nei confronti dello scrivente, che ha la sola responsabilità di essere una persona libera da rigurgiti neofeudali e rigoroso appassionato - nonché esperto - della vera storia e della cultura amendolarese, quella seria e riservata, impegnato anche sul piano internazionale e mai intimidito o intimorito.
Le modifiche strane apportate arbitrariamente sul verbale rappresentano un atto assolutamente grave che scavalca i confini del diritto e lede i diritti e i doveri dei cittadini, annacqua i diritti costituzionali (prassi talvolta in uso nella cultura meridionale) e che rimuove l'autorità del Consiglio Comunale, distratto forse dal grado opinabile di democrazia interna.

2) Nel corso della seduta del 15 gennaio 1998 non fu approvato il documento sottoposto in Assemblea Comunale il 18 novembre 1997 ma un diverso atto, modificato - a quanto mi risulta - non per desiderio del Segretario Comunale dr. Nicola Di Leo. Dispiace, tuttavia, che la lettera in oggetto sia stata in quel modo formulata.
Delle modifiche effettuate furono preventivamente avvisati anche i Capogruppi Consiliari, i quali hanno scelto come risposta uno strano e, forse, imbarazzato silenzio.

DESIDERO CONOSCERE

per volontà di chi furono apportate le modifiche e CHIEDO al Consiglio Comunale che il documento (che possiedo nella sua forma integrale scritta e integrale registrata su nastro nel corso della seduta ufficiale del 18 novembre 1997, con la collaborazione di un Consigliere Comunale - di maggioranza - presente in aula) venga ripristinato nella sua forma originale nel corso della prossima seduta consiliare. Diversamente sarò costretto di assumere ulteriori iniziative affinché il diritto venga ripristinato e chiarito tutto il resto.

3) Nel lecito diritto di critica, desidero ancora ricordare che nella seduta del 15 gennaio 1998 il Sindaco ha informato il Consiglio Comunale senza dare lettura integrale (come d'obbligo) della mia Raccomandata del 4 gennaio 1998. Anzi - senza darne lettura integrale - il Sindaco ha aggiunto, probabilmente con sarcasmo, che la mozione era difforme soltanto "in alcune virgole". Ciò non risulta vero e le modifiche apportate - tranne che per i distratti - sono decisamente sostanziali. La lettera Raccomandata inviata conteneva, ancora, altre comunicazioni specifiche dirette al Consiglio Comunale ma mai esso ne è venuto a conoscenza.

INVITO

il Sindaco a dare LETTURA INTEGRALE, nella prossima seduta, come per legge, di questa e di tutte le altre lettere inviate dallo scrivente anche al Consiglio Comunale, di cui qui indico volentieri le "Raccomandate" sicuramente agli atti del Comune:

Racc.ta n.5939, 7-1-1998, da Roges (Cs)
Racc.ta n.3968, 17-2-1998, da Roges (Cs)
Racc.ta n.7322, 22-7-1998, da Roges (Cs)

Per evitare incomprensioni di ascolto o di lettura, invito altresì il Sindaco a distribuire copia della corrispondenza sopra detta, nonché i numerosi articoli pubblicati (almeno dieci, che certamente possiede agli atti) a tutti i Consiglieri Comunali affinché essi possano valutare con calma e liberamente la questione ed, eventualmente, intervenire nel dibattito che potrà costituire elemento di crescita culturale per l'intera comunità. Questo (e non altro) è l'obiettivo personale e quello del "Centro Studi per Amendolara".

In ultima analisi - considerato l'insuccesso evidente della nota mozione, dal contenuto dialettico piuttosto avventuroso - l'occasione potrebbe rappresentare anche un momento di ripensamento e maturazione intellettuale per una procedura che revochi l'atto di cui si parla. Esso, infatti, è stato del tutto annullato sul piano storico, politico ed emozionale dopo il riconoscimento, da parte della Soprintendenza archeologica per la Calabria (caso unico in Italia), di tutti i rilievi e le critiche da me effettuate. La persistenza della nota mozione, come atto ufficiale del Consiglio Comunale, potrà unicamente essere commentato e ricordato per il futuro come il più colossale e sorprendente infortunio del secolo nella storia politica del mio paese; l'unico infortunio da parte del Sindaco di Amendolara nei confronti di un cittadino non impegnato in politica ma impegnato e studioso della sua patria origine. Riconosciuto.

Alla luce delle risultanze culturali, considerata l'assoluta mancanza di qualsivoglia efficacia pratica e concreta della mozione in oggetto, palesemente destituita da ogni fondamento culturale, politico ed emozionale, presentata dal Sindaco di Amendolara, non vi è motivo culturale, nè politico razionale, di affidare alla storia una mozione inutile "e forse, anche, tutto sommato" controproducente per coloro che l'hanno scritta o sottoscritta. Ritengo che i Consiglieri Comunali (Saracino - Scigliano - Ruina - Pitrelli - Vitolla - Luisi - Gentile - Tucci - Oriolo - Onorato - Siciliano) non abbiano alcun interesse politico nè culturale di essere ricordati per questo nella storia di Amendolara. Anzi, una modifica della decisione presa passerebbe alla storia come un loro orgoglioso gesto di ripensamento e riscatto da certe opinioni (diciamo così...) impulsive, ormai superate e di radicazione neo-feudale.

GIUNGA

ai Consiglieri Comunali - quelli coraggiosi e liberi - l'invito e l'augurio di assumere adeguate iniziative politiche (inserimento nell'ordine del giorno per la prossima seduta consiliare) finalizzate ad annullare ufficialmente la mozione in oggetto. Considerato che la questione-Museo risultata tutta unicamente a mio vantaggio sarebbe una buona occasione per il Consiglio Comunale di rendersi artefice del suo ruolo, piuttosto che subire comportamenti autoritari.

Nel caso in cui il Consiglio Comunale decidesse di annullare l'atto con la implicita richiesta delle scuse, il gesto sarà apprezzato e valutato pubblicamente come umana capacità, seppure inusuale ma estremamente ammirevole e premiabile, di saper riconoscere gli errori compiuti. In tale modo, infatti, si è regolata la Soprintendente archeologica per la Calabria, dirigente superiore dr.ssa Elena Lattanzi, la quale non ha esitato a riconoscere l'errore e correggere l'allestimento del Museo statale di Amendolara.

Se la nota mozione n.36 del 18 novembre 1997 verrà annullata non entrerò nel merito della mozione ed eviterò di analizzarne minuziosamente anche gli antefatti. Diversamente - essendo estremamente motivato - sarà mio dovere dare (in tempo opportuno) una adeguata, pubblica e "chiara risposta "politica", evitata fino ad ora.
Con i migliori saluti.

Prof. Rocco Turi
(Sociologo e giornalista)



www.amendolara.eu
febbraio 2016


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