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AMENDOLARA LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 27. (2000)

Centro Studi per Amendolara



AMENDOLARA: LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 27. (2000)


Rocco Turi
Lettera al Sindaco di Amendolara


Lettera Raccomandata del 24 maggio 2000 inviata Sindaco di Amendolara (raccomandata n.5729, 25 maggio 2000, ufficio postale di Roges di Rende) al Consiglio Comunale (raccomandata 5721, 25 maggio 2000, ufficio postale di Roges di Rende) e alla Giunta Comunale di Amendolara, con oggetto: "Delibera consiliare n.36 del 18.11.1997, Mozione sul Museo di Amendolara".



Egregio Signor Sindaco, ho il piacere di allegare alla presente un suo articolo sulla "cultura della censura" (apparso su "il Quotidiano", 11 gennaio 2000, p.18). Lo trovo molto adatto nell'interpretare le contraddizioni della politica svolta ad Amendolara.
C'è una piccola differenza nella censura fra politici e quella nei confronti degli intellettuali: questi ultimi, rispetto ai politici, sono in grado di dimostrare con ragioni concrete - fatti e non parole - le reazioni scomposte e (solo apparentemente) incomprensibili dei politici. E' ben noto, infatti, che il contenuto del documento, citato in oggetto, si è dimostrato un vero infortunio culturale e politico nei confronti del sindaco di Amendolara e dei suoi consiglieri comunali. Infatti, dopo il mio impegno (che in altri contesti sarebbe stato apprezzato), privo, naturalmente, di alcun interesse politico, il Museo statale di Amendolara, com'è ben noto, è stato ri-allestito secondo i criteri suggeriti da me e approvati dalla Soprintendente ai Beni Archeologici della Calabria, dr. Elena Lattanzi.
Diversamente da quest'ultima e perseverando nella valutazione non corretta, la scelta del sindaco e del Consiglio comunale di Amendolara di dedicarmi una mozione ufficiale si è dimostrata inopportuna e culturalmente catastrofica. Gesto denigratorio che non mi ha intimidito neppure per un secondo, non ha modificato le opinioni del pubblico, ma che sul piano politico è stato valutato con giusta determinazione.

Non vi è motivo che la censura elaborata forse a tavolino (senza valutarne le conseguenze) nei miei confronti non resti chiarissima nella storia, a suggellare un inquietante comportamento politico nei confronti di un intellettuale, che pensa con la propria testa ed elabora liberamente i propri pensieri. L'atto di convocare un consiglio comunale contro un cittadino - oltre a rievocare una prassi tipica dell'antica Roma - resterà indelebile nella storia del paese per indicare alle future generazioni, come i fatti che mi riguardano hanno dimostrato, una gestione contraddittoria e personalistica del potere, sebbene in buone fede. Alla luce dei fatti che mi riguardano, non vi è motivo per non pensare in futuro che in Amendolara vi siano stati amministratori così poco disponibili (per i fatti che mi riguardano) verso la cultura della verità e della trasparenza politica.
La invito, pertanto, ad annullare la delibera n.36 del 18 novembre 1997 "Mozione sul Museo di Amendolara" nella prossima seduta consiliare.
La storia ha insegnato in più occasioni che atti simili, a distanza di anni, trovano negli amministratori successori efficaci revisionisti. Un esempio storico rilevante lo si trova - lei lo sa bene - nella recente revisione (dopo oltre 46 anni) di una delibera fatta contro un cittadino croato che si batté per la crescita civile, culturale e politica del suo popolo. D'altra parte, anche la dr. Lattanzi ha modificato il suo iniziale giudizio sul Museo di Amendolara ed ha presentato le doverose scuse nei miei confronti. Questo è segno inconfondibile di progresso civile e di maturità culturale e politica, piuttosto che indice di debolezza e di umiliazione.
Lei ha ancora la possibilità di rettificare pubblicamente e immediatamente la risoluzione, forse avventurosa sul piano culturale e politicamente inutile, con una nuova delibera consiliare.
Dopo quest'ultimo invito, la informo che la delibera in oggetto avrà comunque, sicuramente, una risposta obbligata ed un doveroso commento da parte mia (mai fatto fino ad ora) al solo scopo di consegnare alla storia recente del mio paese il reale svolgimento della inopportuna polemica politica innescata nei miei confronti, senza ragione plausibile, il 18 novembre 1997. Tutte le fasi (con o senza ulteriore delibera di rettifica) faranno parte di un libro che ricostruirà minuziosamente i passi della comune proficua collaborazione (culminata con la Grande Esposizione Filatelica Nazionale) e darà prova di fatti e circostanze che hanno provocato il suo improvviso cambiamento di rotta e (come gli eventi hanno dimostrato) la sua inutile e personale reazione nei miei confronti. Naturalmente, al fine di dimostrare la coerenza intellettuale degli eventi succedutisi, non verranno trascurati alcuni stralci del suo articolo apparso sul Quotidiano del gennaio 2000. Inoltre non verrà trascurata l'analisi comportamentale di tutti coloro che hanno avuto un ruolo attivo o riflesso (ad esempio i consiglieri comunali), nella poco chiara vicenda. Il volume, che raccoglierà l'intera corrispondenza e gli atti ufficiali, verrà pubblicato in circa 4mila copie in momenti ritenuti opportuni, per una vantaggiosa diffusione ed un utile messaggio politico ai calabresi.
Senza astio e fiducioso nella intelligenza politica di chi, come lei, al liceo classico di Cosenza, ha conseguito la maturità con la migliore media italiana. D'altra parte, leggendo il giornale allegato alla presente lettera, ma anche altri suoi interventi nel passato, ho compreso che anche lei approva il "diritto di critica" e non condivide la c.d. "cultura della censura". Cordiali saluti, Rocco Turi.

Nota

Cfr."il Quotidiano", 11 gennaio 2000, p.18.

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febbraio 2016


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