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AMENDOLARA LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 9. (1997)

Centro Studi per Amendolara



AMENDOLARA: LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 9. (1997)


Inedito



Trattandosi di un dibattito molto serio e importante per il miglioramento espositivo del museo archeologico di Amendolara, anche a causa dell'intervento diretto del maggiore esponente della Soprintendenza regionale, dirigente superiore Elena Lattanzi, i cittadini - soprattutto gli amministratori - avrebbero dovuto apprezzare l'impegno e l'opera di uno studioso amendolarese interessato liberamente e senza lucro alla crescita del/nel/per il suo paese. Trattandosi di un costruttivo dibattito pubblico, il cui contenuto era stato condiviso dall'autorità statale, il Sindaco di Amendolara avrebbe dovuto apprezzare, condividere e intervenire favorevolmente nella conversazione; non essendo esperta dell'argomento avrebbe dovuto inserirsi con umiltà, informarsi, ma non intervenire a gamba tesa e con un piglio e autorità fuori luogo e fuori tempo. D'altra parte, oltre un anno prima (già prima che fosse stata inviata la prima lettera del 2 ottobre 1996 alla Soprintendente e prima che fosse pubblicato il primo articolo su IL TIRACCIO, anno XXII, n.7, ottobre-novembre 1996, p.7) il Sindaco di Amendolara fu informato sulla Questione Archeologica e le fu personalmente mostrato e letto quanto scritto in assoluta anteprima.
La circostanza si riferiva in un giorno in cui Antonietta Laviola, madre dell'autore, invitò il Sindaco a favorire in casa per offrirle alcune piantine grasse, delle quali si stava già parlando sulla strada in un incontro casuale a tre. In quella occasione, oltre a conversare amabilmente sulla comune passione verso le piante grasse, fu anche occasione di informare il Sindaco sulla Questione Archeologica, sollevata attraverso la lettera scritta e, all'epoca, non ancora inviata alla Soprintendente Lattanzi. Il primo cittadino di Amendolara apprezzò molto il testo di quella lettera e nulla lasciava presagire una sua reazione originale.
D'altra parte, la questione era stata già ampiamente chiarita con l'approvazione dei rilievi effettuati dalla dottoressa Lattanzi. Per di più, la telefonata personale del 28 luglio 1997 e soprattutto l'articolo di pubblica ammissione dell'errore commesso da parte della Soprintendente Lattanzi (Il Quotidiano, anno 3, n. 279, Argomenti, mercoledì 12 novembre 1997, p. 10) avrebbero dovuto consentire al Sindaco di esprimere, sebbene in ritardo, lusinghieri apprezzamenti verso uno studioso cittadino di Amendolara così interessato alla crescita culturale del suo paese.
Infatti, la Questione Archeologico era stata appena chiusa con la Soprintendente, con soddisfazione di tutti per la crescita futura del museo, anche se sarebbero stati necessari altri miglioramenti, come pubblicato nel Quotidiano del 18 novembre 1997.
Ma proprio nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, quindi fuori tempo massimo e fuori luogo, il Sindaco aprì - in maniera solo apparentemente incomprensibili - le sue "ostilità"; ostilità inutili; inutili perché venivano offerti giudizi non competenti su questioni per le quali una professionista del calibro della dirigente superiore Elena Lattanzi ne aveva umilmente riconosciuto l'errore.
Insomma, il 18 novembre 1997, proprio nel giorno in cui sul Quotidiano venne inserita la replica all'articolo di pubblica ammissione di Elena Lattanzi, apparso sul Quotidiano del 12 novembre 1997, il Sindaco presentò al Consiglio comunale - in seduta ufficiale con unico argomento all'ordine del giorno dedicato all'autore - una sua mozione personale, scritta di suo pugno contro un cittadino reo di aver espresso le sue opinioni, tra l'altro, corrette e vincenti. Non ci si poteva certo attendere che l'autore si fosse interessato ad argomenti banali e proposte culturali vaghe e poco influenti per la crescita del suo paese!
Pertanto, se da un lato fu vero onore l'aver ricevuto un attacco istituzionale ufficiale dell'autorità per un tema corretto e già vincente, la mozione presentata dal Sindaco di Amendolara rappresentò il frutto di un attacco personale intimidatorio contro un cittadino che tanto si impegnava per la crescita culturale di Amendolara.
In realtà, al Sindaco interessava probabilmente molto poco il dibattito culturale sulla Questione Archeologica di Amendolara, dal momento che era stato già risolto e che lei ne era stata informata sufficientemente attraverso la lettura dei giornali. La causa della sua reazione poteva essere attribuita all'attività costante e impegnativa, ma gratuita, di una persona "scomoda" e indipendente al sistema culturale e politico locale, che in quegli anni e per la prima volta - storicamente - aveva riunito - contro di sé - in opinione unica e omologata tutti i partiti di Amendolara, al governo e all'opposizione.
L'allarme ecologico lanciato pubblicamente (lettera personale inviata al sindaco di Amendolara il 23 ottobre 1996) attraverso il Tiraccio del novembre 1996, per il quale il Sindaco intervenne, ma forse non avrebbe voluto, fu digerito come furono digeriti, anche se malvolentieri, altri interventi sulla politica locale da parte del "Centro Studi per Amendolara e per l'Alto Jonio".
Basta accettare critiche, ormai bisogna reagire in nome del paese!
La prudenza, tuttavia, avrebbe dovuto guidare gli amministratore comunali di Amendolara. Infatti...


Nota
Trascrizione integrale della telefonata della dr.ssa Elena Lattanzi, Soprintendente dell'archeologia calabrese: "Pronto professor Turi sono la dottoressa Lattanzi la chiamo per quei suoi articoli che mi dispiace vorrei chiarire un pochino in seguito alle sue segnalazioni noi abbiamo già da tempo smontato delle vetrine e giustamente lei aveva segnalato qualcosa che non andava bene noi ci siamo appoggiati talvolta anche a studiosi locali a ditte locali con risultati non sempre adeguati comunque se lei ha piacere di parlare io sono 0965 21224 per darle altri chiarimenti grazie".

La registrazione originale della telefonata è a disposizione di chiunque presso il "Centro Studi per Amendolara e per l'Alto Jonio".

www.amendolara.eu
febbraio 2016


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