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Antonio Petta, amico vero in Argentina. (2013)

Centro Studi per Amendolara



2013

Antonio Petta, amico vero in Argentina.
Viaggio della memoria in Terra del Fuoco.
Di Rocco Turi



Antonio Petta, classe 1936, arrivò in Argentina - da Amendolara - nel gennaio 1950, lavorò, fece grossi sacrifici, sposò la sua dolcissima Isabel. Ha una famiglia adorabile, con la figlia Andrea e il figlio Claudio, con i nipoti Guido, Federico, Alessandro, Agostino e Facundo, l'amico-del-nonno con cui molti anni fa trascorremmo una domenica in Abasto, antico mercato generale restaurato di Buenos Aires.
Non c'è migliore momento di rievocare ora un viaggio in Terra del Fuoco con Antonio Petta, in un luogo in cui tutti i vecchi emigrati amendolaresi in Argentina sognavano di recarsi ma, vuoi per la lontananza, vuoi per le altre evidenti difficoltà economiche e logistiche, nessuno vi si era mai recato prima. Convinsi Antonio a trascorrere alcuni giorni in Ushuaia (3.240 km a sud di Buenos Aires) capitale della regione abitata più meridionale al mondo, la "Fin del mundo!", come disse anche Papa Francesco affacciandosi al loggione di S. Pietro. Arrivammo in Terra del Fuoco il giorno di Natale, nel pomeriggio del 25 dicembre 1996 in un aeroporto ancora rudimentale, dopo un viaggio avventuroso e un cambio di aereo già a Buenos Aires, per guasto meccanico: raggiunta la velocità adeguata, il velivolo su cui eravamo si arrestò violentemente sulla pista Newbery (secondo aeroporto di Buenos Aires) un istante prima che si staccasse da terra!!!!
Anche le tappe successive furono avventurose, come quando alla partenza dal secondo scalo - Trelew - e a causa del violentissimo vento, il portellone dell'aereo non riusciva a chiudersi: fu necessario l'intervento umano dall'esterno. Ma se non hai coraggio di andare "oltre" e voglia di imparare in presa diretta, a che serve vivere o illudersi di fare le cose?
La nostra prima visita fu al Vescovo di Terra del Fuoco: una bellissima esperienza mistica e culturale. Poi partecipammo a una breve crociera nel Canale di Beagle verso le coste cilene e verso l'ultimo faro in direzione Polo sud; visitammo il lago Fagnano per osservare da vicino la semplice vita sociale dei pochi indigeni e il Parco Nazionale Tierra del Fuego. Suggestivo.
Per nostra curiosità intellettuale, nel ritorno facemmo anche una sosta in Rio Gallegos, Patagonia, luogo di partenza degli aerei argentini nella tormentata guerra delle Malvinas-Falkland, dove il segno del conflitto con l'Inghilterra del Primo Ministro Margareth Tatcher è rimasto più vivo che mai. La sosta si concluse con una visita alla città per osservare da vicino la vita quotidiana di una località estrema, laddove ogni visitatore europeo avverte la sensazione psicologica propria della lontananza, più che in qualsiasi altra regione del Globo. Basta osservare il planisfero per rendersi conto. Questo è il significato semantico della locuzione usata da Papa Francesco "fine del mondo" in occasione del suo primo discorso dal loggione di S. Pietro, che non è stata interpretata in maniera corretta.
Alla ripresa del viaggio su un aereo proveniente dal Giappone con scalo a Rio Gallegos, per turisti diretti al ghiacciaio Perito Moreno (Patrimonio dell'Unesco), ci imbattemmo in un reduce della guerra del marzo-giugno 1982 per una conversazione sulla prigionia subita "in amicizia" da parte dei giovani soldati inglesi giunti alle Malvinas-Falkland. Una bella pagina di socialità raccolta nel mio diario di viaggio. Il soldato si chiamava Guillermo Amuchastegui.

Ushuaia fu per me un "viaggio della memoria" desiderato da molti anni, allo scopo di deporre simbolicamente nel costruendo Parque de los emigrantes cinque sassi raccolti sul terreno della campagna di Amendolara, che mio nonno acquistò di ritorno dall'Argentina e dopo il duro lavoro a Buenos Aires e quello stagionale in Patagonia. (La documentazione sarà pubblicata in questo sito).
La mia visita e la deposizione dei cinque sassi amendolaresi al Parque de los emigrantes fu compiuta in una gelida mattina, nonostante l'estate australe, del 27 dicembre 1996. Un omaggio dovuto a mio nonno Rocco Laviola (di Donato) per la sua forza e la grande personalità di uomo di altri tempi.
Con Antonio Petta, che conoscevo già da alcuni anni a causa dei suoi numerosi viaggi in Amendolara, consolidammo una bella amicizia e numerose furono le giornate trascorse insieme; più volte mi accompagnava nei luoghi delle mie ricerche, che rappresentavano lo scopo del viaggio ufficiale voluto dalla Regione Calabria: all'Università, al Consolato, presso i circoli, al Centro de Estudios Migratorios Latinoamericanos CEMLA, in Avda. Independencia 20 di Buenos Aires, dove la segretaria di allora Alicia Bernasconi e il direttore Padre Scalabriniano, Mario Santillo, si misero a disposizione per la ricerca fisica di documenti di cui, alcuni, ma non tutti, negli anni successivi furono pubblicati.
Anche le serate di svago argentine con Antonio Petta furono piacevoli, nella ricognizione delle tradizioni amendolaresi trasferite in Sudamerica e nello studio professionale di quale fosse il loro impatto sociale con la cultura locale.
Naturalmente ci dedicammo alla ricerca di ristoranti sfiziosi e tipici per gli assaggi delle specialità e del grande vino argentino. Da non trascurare la birra Quilmes, ottima e invitante più di quella europea!
Esperienza già ripetuta ma da rifare ancora per riabbracciare Antonio, amico vero in Sudamerica.


www.amendolara.eu
maggio 2013.


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