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Bollettino Universitas Casinas Studiorum

Centro Studi per Amendolara



Bollettino
Universitas Casinas Studiorum
Università degli Studi di Cassino, anno VII, n. 2, p. 70, 1993.
CONVEGNI, SEMINARI E MOSTRE
Conferenza del Magistrato Nicola Gratteri sul tema
"Fenomeno Mafioso ed esperienza quotidiana"
Di Rocco Turi


Nell'aula magna dell'Università di Cassino il magistrato calabrese Nicola Gratteri, Sostituto Procuratore della repubblica al Tribunale di Locri, ha tenuto una conferenza sul tema della criminalità organizzata e sulla sua esperienza quotidiana in trincea contro la mafia. L'incontro, organizzato nell'ambito delle lezioni di "Psicologia e sociologia della devianza", ha visto la partecipazione numerosa di studenti, docenti e giornalisti del comprensorio cassinate.
Dopo una breve presentazione da parte del prof. Michele Riverso, il dr. Gratteri ha sottolineato che il fenomeno mafioso ha ormai oltrepassato i confini ristretti delle aree tradizionalmente mafiosa per assurgere a problema nazionale. Ha poi confrontato la situazione dell'ordine pubblico in Italia con quello dei Paesi meno sviluppati e ne ha individuato la causa degli scarsi investimenti operati dallo Stato a favore della giustizia, i quali non superano il 2% della spesa.
Il dr. Gratteri ha, poi, risposto alle numerose domande degli studenti. Ha detto che le diverse mafie regionali sono distinte da ben definite peculiarità. La mafia siciliana è strutturata in forma piramidale, la 'ndrangheta calabrese possiede una struttura di tipo orizzontale, mentre la camorra campana è rappresentata da una struttura mista. Solo in Calabria, però, la criminalità ha il controllo assoluto del territorio, mentre, ad esempio, in Sicilia vi sono spazi dove la società "pulita" può ancora muoversi.
Sul rapporto mafia-politica il magistrato ha detto che questo intreccio perverso esiste ormai da decenni, ma fino ad ora è stato sempre sottovalutato. "La vera forza della mafia", ha detto il magistrato, "è il potere di corruttela che questa ha all'interno della polizia, dei carabinieri, della finanza, della magistratura". Basta un corrotto affinché il lavoro di altre persone venga neutralizzato. Il magistrato ha rivelato che esiste un'ampia realtà sommersa di insubordinazione e violazione dei doveri da parte di funzionari dello Stato e delle forze dell'ordine. Sono episodi di cui, però, si parla poco perché potrebbero avere un effetto boomerang, cioè allontanare la gente dalle istituzioni.
Il dr. Gratteri ritiene che i pentiti siano molto importanti nelle indagini sulla criminalità e sulla mafia. Tuttavia, l'abuso delle dichiarazioni dei pentiti costituisce un forte rischio. Dice che i pentiti dovrebbero essere utilizzati soltanto per iniziare le indagini. Il resto deve essere supportato da laboriose verifiche nel cercare le prove, portarle in dibattimento e dimostrare la responsabilità penale che deriva da un preciso reato. Non si dimentichi che il pentito di mafia è colui il quale "si pente" per avere sconti sostanziali di pena, uno stipendio, protezione e, a volte, cerca di vendicarsi di ciò che non è riuscito a fare quando era libero. La preoccupazione del magistrato è che una nuova classe politica, memore dei colpi inferti ai centri di potere basati sulla corruttela, crei un sistema giudiziario incapace di poter compiere indagini, di poter penetrare con efficacia nel sistema, così come si sta facendo utilmente in questo tempo.
Il magistrato ha, poi, affrontato il tema dei sequestri di persona. Ha detto che la nuova legge che impedisce ai familiari del sequestrato il pagamento del riscatto costituisce una involuzione dal punto di vista investigativo. Da parte delle famiglie ora esiste una chiusura totale nei confronti degli investigatori in quanto esse non collaborano, essendo interessate più volentieri a pagare il riscatto per riabbracciare i propri familiari. Tuttavia, in questi anni i sequestri sono diminuiti. Ciò è stato spiegato con la difficoltà di compiere altre azioni criminose a causa della presenza più numerosa delle forze dell'ordine nello scenario del sequestro - in particolare in Aspromonte - nella cui area è stato gestito fino ad ora il 70% dei sequestri effettuati nel nostro Paese.
Le indagini sul voto di scambio e sul rapporto mafia-massoneria sono state oggetto di una particolare trattazione del dr. Nicola Gratteri. Ha detto che la mafia non ha una ideologia, non viene rappresentata da un unico partito, ma dagli uomini che la garantiscono. L'indagine ha dimostrato che le famiglie mafiose non svolgono la loro propaganda elettorale a favore di un solo candidato ma di più esponenti di partiti diversi.
Indipendentemente dalle logge massoniche regolari, il magistrato calabrese ha poi spiegato che nelle regioni meridionali esistono ancora altre logge coperte, all'interno delle quali vengono discussi i destini di intere aree geografiche. A queste logge non ufficiali apparterrebbero mafiosi e uomini politici.
Come affrontare più efficacemente la lotta alla mafia? Il magistrato Nicola Gratteri dà una valutazione negativa della superprocura e della superpolizia, le cosiddette Dia e Dna. Per Gratteri sarebbe stato più efficace e meno dispendioso fare delle utili modifiche al codice penale e di procedura penale. Non a caso, l'arresto del famoso mafioso Nitto Santapaola è stato effettuato proprio dalla Criminalpol, cioè da una struttura preesistente alla nuova procura antimafia.
Il magistrato si è poi soffermato sullo stile di vita del mafioso all'interno delle carceri. Ha detto che i capimafia conservano la loro leadership anche all'interno delle celle; non mangiano il cibo fornito dall'amministrazione carceraria, indossano vestiti costosissimi e stimolano i detenuti più poveri ad imitarli e ad ingaggiare pure una lotta per il predominio. Nella migliore delle ipotesi, ha detto il magistrato, tutto il lusso ostentato nelle carceri ricade sulle spalle dei commercianti i quali subiscono estorsioni, prevaricazioni, ricatti. Per il dr. Gratteri questo è il primo elemento che dovrebbe indurre ad una opportuna riforma carceraria.
Il magistrato ha poi detto di non credere all'efficacia della carcerazione - oltre che al sincero pentimento - dei mafiosi e ha aggiunto: "Per reati gravi e per detenuti pericolosi, irriducibili, ritengo più utile e costruttivo, sia per loro che per la collettività, istituire veri campi di lavoro. Nel carcere i detenuti oziano, hanno la possibilità di pensare e si inselvatichiscono ancora di più; nei campi di lavoro avrebbero la possibilità di scaricare tutta la loro energia, la loro violenza, la loro tensione e soffrirebbero di meno. Al contempo non costerebbero, o costerebbero molto meno, alla loro famiglia, ai taglieggiatori e alla collettività".
Il dr. Gratteri ha, poi, lanciato un grido d'allarme. Ha detto che il problema più grosso nei tempi attuali è il controllo del riciclaggio del denaro sporco. Ma tutto ciò sta sfuggendo agli investigatori e agli opinion makers. Con tutto il parlare su tangentopoli, su scandali politico-amministrativi, sta sfuggendo a tutti un fenomeno gravissimo: "E' una cosa talmente enorme che, forse, dei suoi guasti, ci accorgeremo tra cinque o sei anni".
La 'ndrangheta e la mafia stanno trasferendo i loro capitali per acquistare letteralmente i paesi dell'est europeo. La 'ndrangheta sta comprendo Mosca; sta comprendo alberghi e fabbriche: tutto per un gran numero di bilioni di rubli poiché, in questi paesi, tra l'altro, la svalutazione è a tassi crescenti.
Nella ex Unione Sovietica e in Polonia l'economia è sempre più povera. Per questo la 'ndrangheta sta emigrando: la 'ndrangheta sta acquistando tutto. La 'ndrangheta sta mandando all'est i suoi uomini per gestire e controllare queste nuove fonti di ricchezza per nuove vie a favore del riciclaggio del denaro. "Ritengo che ora, dal punto di vista investigativo - ha concluso il magistrato calabrese - si stia facendo molto poco in Italia rispetto a quello che dovremmo fare". E' un fenomeno molto grosso, enorme, che in questo momento non ci tocca direttamente. Ma potrebbe essere, tra pochi anni, il problema nuovo per l'intera Europa.
Le ultime domande poste dagli studenti sono strettamente legate alla professione: Come vive un magistrato in trincea contro la mafia, sempre controllato da una scorta armata fino ai denti? Ha paura? Le risposte: "Trascorro tutta la giornata sempre al lavoro, mai in ferie, mai al mare. Ma non sono pentito della scelta che ho compiuto. Vale la pena… Quanto alla paura… beh! Non ci penso…".

Il saggio è corredato da una foto con il prof. Michele Riverso, il prof. Rocco Turi e il dr. Nicola Gratteri e la seguente didascalia: "Il Magistrato Nicola Gratteri in un momento della conferenza".



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ottobre 2012


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