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Collaborare tutti insieme per la rinascita di Amendolara

Centro Studi per Amendolara



IL TIRACCIO, anno XX, n.4, aprile-maggio 1994, p.8.
Collaborare tutti insieme per la rinascita di Amendolara.
Di Rocco Turi


La tempestività del Sindaco di Amendolara è davvero ammirevole. Se si pensa che la campagna di sensibilizzazione cominciò nel 1990, i meriti dell'arch. Acciardi aumentano ancora.
Che il sindaco abbia recepito il messaggio di revisione di un'abitudine ormai dannosa dei cittadini - e che in occasione della festa di San Vincenzo tutti vi abbiano aderito - è un nuovo passo avanti al recupero del senso civico. Non tutti sanno che già nel passato gli amendolaresi si erano affrancati da una tradizione deleteria nei confronti degli animali domestici, i quali in occasione di altre feste, di cui ci occuperemo attraverso uno studio approfondito, venivano sottoposti ad atroci torture. Era prevedibile, perciò, che non sarebbe stato difficile recepire il messaggio di crescita civile almeno in questa circostanza.
La denuncia della distruzione boschiva ad Amendolara non è "eccessivamente allarmante" né una esagerazione. Se negli ultimi anni venivano tagliati ogni volta solamente una decina di pini mediterranei, nel passato erano molto più numerosi. Non tutti sanno, infatti, che questi alberi venivano prelevati, in particolare, dal cosiddetto bosco di Chippari alle spalle del paese. Tutti sanno che oggi questo bosco non è più quello di una volta. Anzi: non c'è più!
Mai guardare i fenomeni nell'arco di un breve periodo! Il lungo periodo ci dimostra come ad Amendolara sia stato commesso un vero e proprio scempio della natura. Lo stesso bosco di Straface non è più quello descritto dai poeti allorché l'infernale incendio del dopoguerra lo distrusse quasi del tutto. Il suo humus è irrimediabilmente compromesso. Ma lo scempio nel territorio amendolarese si è protratto ancora, come una valanga, addirittura attraverso veri "assalti" istituzionali.
Solo chi ha la memoria corta ha rimosso l'esistenza di un suggestivo boschetto fra l'Agip e il torrente Straface, dove in passato veniva raccolta la resina industriale e da bambini ci si recava per prelevare il muschio per i presepi natalizi. Ebbene, in quel luogo vi è oggi una superstrada. Per fortuna il CSA possiede nei suoi archivi una efficace memoria fotografica del disastro ambientale che è stato commesso. Da offrire alle generazioni future.
Al di là delle chiacchiere, in questo caso nessuno ha mai assunto posizioni ufficiali e le abbia sostenute per dimostrare l'impegno per il paese. Tutto è passato come l'olio sulla testa dei cittadini e sulle spalle degli amministratori locali. Queste sono cose che contano parecchio nella storia politica di un paese.
Piuttosto, il paradosso viene rilevato allorché i privati si sono fatti in quattro affinché la superstrada in questione seguisse un itinerario non dannoso per le proprie piantagioni. Come volevasi dimostrare: il privato è privato, il pubblico è di tutti, quindi di nessuno e da distruggere senza ostacoli.
Ma l'elenco della distruzione non finisce qui. Il boschetto al di là della ferrovia verso mare e il torrente Straface e tante altre pinete tagliate tutte o in parte o andate in fumo ad Amendolara, nel corso degli ultimi decenni ("E di alberi non più in vita nel nostro territorio ce ne sono..."), sono il segno dell'incuria e del disinteresse che vanno oltre la tradizione di fine aprile. Era ora o no, era giusto o no che il "Centro Studi per Amendolara" assumesse questa posizione e questa responsabilità sociale? Era "allarme vero"?. Certo, avrebbero potuto pensarci prima anche altre figure istituzionali, le scuole, i cittadini sensibili, le associazioni, i partiti, le amministrazioni comunali. Invece hanno prodotto solo fumo, apatia, parole, bla-bla e fatalistica visione del prossimo.
Il CSA ha lanciato l'allarme; altri devono ora raccogliere il messaggio; altri devono ora prendere coscienza del fenomeno più ampio e operare sui valori e sul civismo collettivo del cittadini. Altrimenti sono chiacchiere.
Se si osservano anche altri aspetti del degrado ambientale, la mappa dello scempio è ancora più allarmante. In questa sede evitiamo di elencarli. Attraversare il territorio e guardare. Per credere.
Non restino, perciò, solo parole i progetti e i "piani di intervento tesi alla salvaguardia del patrimonio boschivo". L'allarme è davvero rosso. Se poi si pensa a ciò che provoca la "processionaria" l'allarme diventa infuocato. Il sindaco ha ragione.
Qualcuno dirà che le situazioni più urgenti, quelle immanenti costituiscono il vero problema dei cittadini, il lavoro, la crescita economica, altro che battaglia per gli alberi da salvaguardare. Certo. Questo compito spetta alla classe politica. Ma non è proprio esatto pensare unicamente al pane. Anzi, errato.
Il ruolo del CSA è di lanciare momenti di riflessione nel lungo periodo per una società armonica e non conflittuale. Per le future generazioni. Affinché vivano in una società locale più accogliente, dove sia possibile curare i propri ideali e le proprie passioni.
Certo, il CSA potrebbe denunciare anche la bruttezza di questo paese. Chi ha visitato i paesini sperduti nelle valli del nord o del centro Europa ben conosce la bellezza di quei gioielli di villaggi rurali o montani. Si cominci quindi con il rendere più accogliente Amendolara disponendo per l'estate un pò di vasi, un pò di aiuole, un pò di fiori (anche sui davanzali), un pò di marciapiedi veri, un pò di pulizia, un pò di cassonetti non maleodoranti, un pò di controlli sui prezzi. Altrimenti sono chiacchiere.
Ma poi - i cittadini - sapranno occuparsene? Sapranno considerare queste cose un vero bene comune e perciò realmente di tutti? Ecco perché, per esserne certi, è necessario operare a fondo prima sul piano culturale e attendere che tutto venga recepito.
Perciò, sulla scia del simbolico successo ambientale e sul lavoro intrapreso alla ricerca del senso civico e dell'impegno degli amendolaresi per Amendolara, viene lanciato un nuovo, diverso e più significativo invito al sindaco Acciardi, ora più che mai certo di essere il legittimo primo cittadino, dopo vicende legali alquanto patetiche, legate al controllo dei voti elettorali. Ancora più patetiche se si guardano i comportamenti di quei pochissimi, ostinati fino all'ultimo istante, certi di uno stravolgimento dei risultati elettorali per riguadagnare le posizioni perdute.
Da ciò nasce la necessità di svolgere un'opera più importante di altre alla ricerca di un'armonia desiderabile, da un lato, apparentemente utopica, dall'altra. Un sindaco che si impegni in questa via (e - perché no? - tutti i cittadini, anche quelli ostinati) passerebbero alla storia positiva del paese.
L'invito a Maria Acciardi (e anche a tutti gli amendolaresi) è di collaborare alla ricerca di un sostegno motivato alla Chiesa affinché maturi in essa la consapevolezza di indire un Sinodo parrocchiale. Unica via alla pacificazione e all'assunzione delle responsabilità collettive morali e civili. Il degrado, su questo piano, supera ogni immaginazione. Il "Centro Studi per Amendolara" non farà mancare il suo contributo.
Nell'intervento dell'arch. Acciardi vengono citate numerose altre iniziative dell'Amministrazione comunale. Bene. Non vorremmo però che la pulizia fatta, per la prima volta, in alcuni angoli del Cimitero si fosse trasformata in operazione "piazza pulita". Nella vecchia cappella della Congregazione, infatti, vi era una pittura su tavola (di dimensioni 1m x 2m ca.) che ora non c'è più. Sarebbe logico sapere dove sia finita. Forse in un burrone o forse no. Anche quel quadro - davvero in pietoso stato di conservazione - ha una sua storia; anche in questo caso il "Centro Studi per Amendolara" possiede nei suoi archivi un'ottima memoria fotografica dell'opera e del suo autore. Anche di quel quadro (sia pure in pessimo stato) sarebbe opportuno dar conto ai cittadini. Quando si dice che l'arte va in malora!.... E così - se l'opera non fosse ritrovata - un altro pezzo di storia amendolarese andrebbe via. Ma poi, perché non dovrebbe essere ritrovata quest'opera? Chi ha fatto pulizia nella cappella della Congregazione, all'interno della quale nessuno aveva mai messo mani in passato, avrà forse pensato che l'opera (considerato il suo pessimo stato di conservazione) andava ormai buttata via. Ed invece non è così. Chi l'ha vista? Pare giusto che il sindaco Acciardi, il quale ha guidato in prima persona l'operazione "cimitero pulito", se ne occupi direttamente e dia una risposta.


La mia utopia, della quale ho parlato anche in altra occasione, è l'apertura di un Sinodo parrocchiale, oggi - più che mai - urgente e necessario. So che senza un'iniziativa del parroco nulla potrà accadere e quindi appare impossibile che un Sinodo veda la luce. Ci sarebbero i cittadini! L'utopia rimane ma, appunto perché utopia, chi conosce il significato sociologico del termine può sempre sperare… (RT).


Dopo un anno di interruzione, il taglio degli alberi per realizzare i fuochi di San Vincenzo riprese con la stessa intensità. Il <<Centro Studi Per Amendolara>> non intende ricominciare la medesima campagna di sensibilizzazione. Ora toccherebbe ai cittadini sensibili alla meritoria promozione. Meglio: toccherebbe all'Amministrazione Comunale di Amendolara con una ordinanza che autorizzi i fuochi di San Vincenzo dell'aprile 2012 unicamente attraverso l'utilizzo di fascine, rovi e sterpaglie. Accetterà?
Accoglierà l'invito il Sindaco Ciminelli? (RT).


www.amendolara.eu
aprile 2012


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