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Come eravamo

Centro Studi per Amendolara



IL TIRACCIO, anno XX, n.7, settembre 1994, p. 8.
Come eravamo.
Di Rocco Turi


Una iniziativa a cura del "CSA - Centro Studi Per Amendolara", diretto dal sociologo Rocco Turi, in collaborazione con il prof. Giovanni Laviola - ex preside della scuola media di Trebisacce - e con la sua gentilissima signora, a cui vanno i ringraziamenti per aver messo a disposizione il loro ricchissimo Archivio Storico sull'Alto Jonio.

Il "Centro Studi Per Amendolara" ripropone alcuni articoli e corrispondenze dal paese, apparse sulla stampa tra la fine del secolo scorso e i primi anni di questo secolo. Qualche brano conferma quanto già scritto fino ad ora sul Tiraccio: è come se il tempo ad Amendolara si fosse fermato in epoca remota. Culto della personalità, piatta evoluzione e conflittualità costituivano già i sintomi che poi si sono più fortemente sviluppati in questo paese, rimasto al passo sotto l'aspetto civile, sociale e morale. Ancora dopo un secolo, piuttosto che darsi da fare, gli amendolaresi preferiscono più facilmente immaginare di essere i privilegiati figli di una città sfolgorante come Lagaria, di essere gli eredi di Pomponio Leto (continuano erroneamente su questo tema) e rappresentano il paese come il faro, la guida dell'Alto Jonio per cultura e capacità. C'è chi insiste nel raccontare falsi eventi e ignora a proprio svantaggio studi e ricerche effettuate. Qui ancora parlano di Lagaria e di Pomponio Leto per esorcizzare uno sviluppo da terzo mondo. Tuttavia, attraverso l'opera del "Centro Studi Per Amendolara" pare che qualcosa si stia già muovendo. C'è chi, a malincuore, inizia ad associarsi alle analisi del CSA e timidamente paventa, ma solo a parole, l'ipotesi che Amendolara non abbia dato i natali a Pomponio Leto. Certo. Che Pomponio non sia nato ad Amendolara non costituisce una sorpresa nè una scoperta. E' notorio. Bisogna però spiegarlo e motivarlo senza ipotesi fantasiose. Il "Centro Studi Per Amendolara" è impegnato in silenzio su questo tema dal lontano 1974 e dedicherà ad esso (appena possibile e quando i personali impegni di lavoro consentiranno di avere il tempo necessario per la stesura ultima del testo) un libro chiarificatore e definitivo. Quanto prima, ma senza fretta. Le piogge di parole cadute fino ad ora su Amendolara e su coloro che arbitrariamente e in modo partigiano venivano definiti "personaggi illustri", nonché le sottili competizioni non servono se non a inficiare e ridurre il rigore degli studi e della ricerca. Anche sui giudizi negativi più generali espressi dal CSA, pare che gli amendolaresi abbiano recepito una identica consapevolezza. Il paese non viene più considerato (tranne dagli sciovinisti incorreggibili) "il più bello e interessante del mondo". Altro che le sette meraviglie! Altro che America! Pare lontano il tempo in cui ai giudizi non lusinghieri espressi su Amendolara giungeva immediatamente la seguente risposta: "se non ti piace, perché non te ne vai?". Ma chi esprimeva questi giudizi era già andato via per questioni professionali e che, essendo rimasto legato al paese natale, voleva dare (senza interessi di prospettiva) il proprio contributo per modificarne il volto. Cosa che non hanno fatto sufficientemente gli amministratori né i residenti, dedicandosi ad iniziative del tutto inutili o interessate, né i rappresentanti della diaspora, alcuni dei quali si sono mossi e offerti perché, eventualmente, avevano già la garanzia di un "adeguato riscontro", che gli amendolaresi a conoscenza non hanno apprezzato. La consapevolezza del degrado di questo paese pare essere stata recepita. Il compito del "Centro Studi Per Amendolara", attraverso il Tiraccio, potrebbe, perciò, considerarsi esaurito. Ad altri il ruolo di ricostruire il paese badando alle iniziative utili. Auguri: tanti. Speranze: nessuna. Per ora. Tuttavia il CSA, prima di sospendere il suo contributo sul Tiraccio offre ancora una mano. Organizza infatti una ricerca fra gli studenti di Amendolara per comprendere desideri, sogni, aspirazioni e utopie e per offrirne i risultati come proposta. Considerati i precedenti, diffusi nel paese - conflittualità, ostracismo, invidie - e l'assenza di uno spirito di collaborazione, probabilmente la partecipazione sarà negata. Anche questo, però, fa parte dello studio da verificare sulla realtà paesana, disgregata come non mai, per la quale un Sinodo parrocchiale sembra la via più utile per guarirla. Sarà anche completata l'inchiesta sul paese per cui tanti cittadini hanno raccolto il messaggio alla collaborazione inviando lettere e suggerimenti al "Centro Studi Per Amendolara". La partecipazione è giunta numerosa da parte di ex amministratori e di loro simpatizzanti. Saranno affrontati i veri problemi che meritano di essere risolti, piuttosto che perdere tempo su quelli che, pur essendo importanti, sono surclassati da argomenti ben più seri che, però, sfuggono, come nel passato, agli occhi di amministratori e cittadini. Con coloro che hanno assecondato il messaggio del CSA verranno meglio discussi i guai di Amendolara. Verranno pure spiegati sufficientemente i motivi per cui alcuni richiedono (mai "pretendere") "chiarimenti, rettifiche e scuse". Naturalmente bisognerà anche spiegare che una lettera anonima (benché corretta e rispettosa nella forma), così come i manifesti anonimi, rappresentano lo specchio di una cultura retriva che conferma la diagnosi sociologica effettuata su Amendolara. Gli ex amministratori (il riferimento è solo a coloro che hanno accettato l'invito alla collaborazione da parte del "Centro Studi Per Amendolara") hanno compreso l'efficacia, il ruolo e la penetrazione di un giornale locale come il Tiraccio in tutte le famiglie del paese. In questi mesi il periodico di Trebisacce e dell'Alto Jonio - che tanta attenzione rivolge ad Amendolara - è stato una vera palestra di idee, di dibattito e di discussione nelle famiglie. Anche per le strade e davanti ai bar di Amendolara. Come non mai. Giungono in redazione continui messaggi di stima e di apprezzamento. Da parte dei nuovi amministratori, al contrario, giungono espressioni di curiosità ma scarsa partecipazione al dibattito richiesto dal "Centro Studi Per Amendolara". Anzi. Fino ad ora, alle tante sollecitazioni sono giunti molti "si" senza seguito, qualche risposta avventata e, tranne un'unica eccezione sulla inopportunità di accendere i fuochi di San Vincenzo (così come avveniva nel passato) nessun'altra partecipazione concreta. Forse il Tiraccio e il "Centro Studi Per Amendolara" sono poca cosa di fronte alle possibili, mastodontiche collaborazioni altrui. Ce ne rendiamo conto. Ma con quali prospettive per gli amendolaresi? Un chiarimento pare necessario.


Rivendicare sempre il diritto alla critica. Criticare il proprio paese non è un reato; vuol dire farlo crescere. (RT)


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Giugno 2012


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