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Comunicato stampa su conferenza di Nicola Gratteri

Centro Studi per Amendolara



Comunicato stampa
NUOVA CONFERENZA DEL MAGISTRATO NICOLA GRATTERI SUL TEMA "EVOLUZIONE DEL FENOMENO MAFIOSO".
Di Rocco Turi


Per il secondo anno consecutivo il magistrato calabrese Nicola Gratteri - Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Locri - è ritornato all'Università degli Studi di Cassino per partecipare ad una conferenza sul tema: "Evoluzione del fenomeno mafioso". L'incontro con il dr. Gratteri, tenutosi nell'Aula Pacis e organizzato dalla Scuola a Fini Speciali per Assistenti Sociali, diretta dal Prof. Gualtiero Ricciardi, ha registrato la partecipazione del Prof. Michele Riverso e di numerosi studenti e docenti delle istituzioni scolastiche cittadine.
Nel corso della conferenza svoltasi nel 1993 il magistrato di Locri aveva particolarmente sottolineato i crescenti rapporti fra la 'ndrangheta calabrese e la mafia sovietica. Questa denuncia fu subito recepita dal nostro Ministero dell'Interno il quale concluse un accordo di collaborazione con il Governo della nuova Russia proprio in tema di criminalità mafiosa. Tuttavia, lo scorso anno il dr. Gratteri affrontò, pure a Cassino, ogni aspetto della questione criminale attraverso un appassionante dialogo con gli studenti.
L'incontro di quest'anno ha consentito al magistrato di approfondire i problemi più attuali e controversi del dibattito sulla criminalità mafiosa: i pentiti, il riciclaggio del denaro, il rapporto magistratura - politica.
Il magistrato calabrese non crede nella sincera conversione del mafioso. Il pentito - ha spiegato il dr. Gratteri - generalmente è colui il quale è stato già condannato a morte dalle regole tribali della "famiglia" mafiosa di appartenenza; è colui che ha già sulle spalle una condanna a molti anni di carcere e si sente quasi un "uomo finito", senza chances e tenta l'ultima carta per ottenere i benefici premiali della legge. Il collaboratore della giustizia è prevalentemente un ex confidente della Polizia giudiziaria, dei Carabinieri o della Guardia di Finanza. Essendo stato ormai individuato come criminale dalle forze dell'ordine, egli decide di trasformarsi in pentito perché non è più possibile accertare giuridicamente i margini entro cui consentirgli di continuare a svolgere la sua attività di confidente.
Il magistrato ha poi delineato il profilo criminale tipico del pentito: omicida, sequestratore di persone, trafficante di droga, riciclatore nell'est europeo del denaro proveniente dal commercio degli stupefacenti e dagli altri traffici illeciti. Ha così continuato: "Non risulta verosimile l'opinione ricorrente secondo la quale i pentiti godano di privilegi e particolari vantaggi. Nel mondo vi sono unicamente cinque o sei collaboratori di giustizia che usufruiscono di utili favori per sé e la propria famiglia. In realtà, egli ha detto, tutti gli altri vivono con uno stipendio che oscilla fra uno e due milioni - a seconda del grado della collaborazione data alla giustizia - e la loro condizione è sempre precaria, piena di rischi e quasi in clandestinità".
Il dr. Gratteri ha poi spiegato il motivo per cui il "pentitismo" trovi più fertile terreno fra la mafia siciliana piuttosto che in quella calabrese: "la vera forza della 'ndrangheta - ha detto il dr. Gratteri - è che i loro componenti appartengono alla stessa famiglia nucleare e perciò difficilmente i pentiti trovano la forza di accusare i propri consanguinei".
Il magistrato ha proseguito spiegando che l'essere mafiosi costituisce un modo di pensare e di agire, una vera cultura tribale. E' mafiosa anche la persona che assume un ruolo marginale nelle azioni criminali; mafioso anche colui il quale pur non commettendo personalmente alcun reato, svolge un ruolo di fiancheggiatore o di connivente, oppure un omertoso. Accade, infatti, di svolgere dei sopralluoghi all'interno del territorio calabrese e, appena si entra nei paesi, una rete addestrata di ragazzi lancia segnali e subito la popolazione viene informata di ogni particolare. Il paese si svuota ma tutti i movimenti vengono tenuti sotto controllo dalle famiglie criminali le quali proteggono latitanti, sequestratori, depositi di armi, munizioni e droga. L'economia dei paesi ad alta concentrazione mafiosa si basa principalmente su queste attività illegali.
Il magistrato ha mostrato di essere particolarmente critico nei confronti della istituzione del Dipartimento Investigativo Antimafia a causa degli sprechi che esso comporta. All'interno di ogni forza dell'ordine vi erano già organizzazioni in grado di affrontare investigazioni particolarmente impegnative. Esse, tuttavia, non hanno mai avuto i mezzi e le attrezzature adeguate così come appaiono frequentemente attraverso la stampa. Il dr. Gratteri ritiene ingiusta la differenza di stipendio percepito tra un poliziotto comune ed un membro della DIA che guadagna anche il doppio a causa della sua appartenenza, ma che svolge lo stesso compito investigativo: "questo - dice il magistrato - significa demotivare le forze dell'ordine che lavorano e rischiano sulla propria pelle come tutti". Aggiunge che i Tribunali calabresi e siciliani non hanno - in proporzione - gli stessi strumenti posseduti da quelli delle altre regioni. Altrove il lavoro della giustizia nei confronti della criminalità mafiosa è più limitato ma i mezzi a disposizione sono più che sufficienti. "A Locri, a Reggio Calabria, a Palmi - invece - non abbiamo il tempo di prendere un caffè o pranzare tranquillamente perché siamo costretti ad occuparci in contemporanea di più indagini e processi che riguardano anche cinquecento imputati. Al nord la vita del magistrato è più tranquilla pure sotto l'aspetto dei mezzi messi a loro disposizione".
Affrontando il tema del rapporto fra magistratura e politica il dr. Gratteri ha spiegato che il travaso in politica dei magistrati indebolisce ancora il già precario sistema giudiziario italiano. La recente partecipazione di alcuni magistrati alla competizione elettorale può essere un danno per la collettività. Infatti sia gli eletti, sia coloro che non sono riusciti ad ottenere il consenso,devono essere necessariamente trasferiti dalla loro attuale sede di servizio. In tal modo, questi magistrati - molto bravi e impegnati a fondo nella lotta alla criminalità organizzata - sono costretti ad abbandonare le loro investigazioni per occuparsi altrove di altre questioni. La loro conoscenza e il patrimonio acquisito attraverso la personale esperienza vengono così perdute. C'è quindi un indebolimento in termini numerici e sostanziali.
Il magistrato calabrese ha poi soddisfatto la curiosità di tutti gli studenti sui temi più svariati. Non crede alla rieducazione del condannato. Non crede al ruolo della famiglia come istituzione in grado di educare i giovani ad una cultura della legalità. Affida un particolare ruolo alla scuola per la sua funzione educativa. Questa, tuttavia, può essere svolta con efficacia solo nel lungo periodo e dopo un costante processo evolutivo che delegittimi la cultura mafiosa e tribale, presente nelle aree a rischio del nostro Paese.

Rocco Turi


Il dr. Gratteri ha lasciato un grande ricordo fra gli studenti 1993 e 1994 dell'Università di Cassino! (RT).



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ottobre 2012


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