AMENDOLARA.EU - Foto, Video, Cultura, Tradizioni ed Eventi

Cerca

Vai ai contenuti

Dall'emerotèca del Preside Giovanni Laviola

Centro Studi per Amendolara



IL TIRACCIO, anno XXI, n.3, marzo 1995, p.6.
CSA - Centro Studi Per Amendolara
ARCHIVIO E BIBLIOTECA DEL PRESIDE GIOVANNI LAVIOLA


Di seguito: n. 20 testi giornalistici d'epoca ricevuti in regalo dal prof. Giovanni Laviola.
Gli articoli comprendono il periodo fra gli anni 1898 - 1919.


Vita paesana.


(Myosotis) - Credete voi, cortesi lettori ed amabili lettrici, che sia facile come disimpegnare con zelo l'ufficio di corrispondente, sia pure di un modesto periodico settimanale, qual è la "Cronaca"? - E' cosa difficile, anzi difficilissima, la quale si rende ancora più difficoltosa quando si ha da corrispondere da un paese, come Amendolara, ove niente avviene che meriti di essere notato: ove non vi sono lotte spietate ed infeconde, né ire cieche di partiti, ove energiche forze e prodigiose operosità non si sciupano in ambizioni basse e volgari; ove la gente è tranquilla, pacifica, non dedita al vino, causa prima di ogni umano abbrutimento e di delitti.
In ogni modo oggi, tanto per tessere una corrispondenza, eccovi, in due tratti di penna, un'idea pallida come mite chiaror d'alba, della vita che si mena in Amendolara, i cui abitanti si possono dividere in tre categorie di persone, distinte l'una dalle altre.
La prima è quella dei contadini e degli artigiani amanti del lavoro, i quali, alzandosi di buon mattino per passare la giornata nell'adempimento dei propri doveri, fanno un gaio frastuono: i contadini s'avviano ai campi, fischiando ariette popolari; gli artigiani, aperta la bottega, danno di mano ai ferri del loro mestiere, cantando canzoni di amore; i mulattieri vanno nelle foreste a far legna, intonando canzoni boscherecce. Com'è bello questo movimento!
La seconda - di questa mi rincresce il doverne parlare - è composta di numerosi giovani, intelligenti si, ma fiacchi, inoperosi, diffidenti dell'avvenire, i quali piangono gli anni fuggevoli senza sapervi trovare un rimedio.
Costoro, ogni giorno, piova o non piova, passeggiano, da mane a sera, col sigaro tra i denti e le mani nelle tasche, gettando grosse boccate di fumo, come per scacciare la noia che li uccide, si dividono per ragioni di simpatia, in brigatelle, novellando oziosamente, chiacchierando sugli eventi della giornata, pronti a troncare qualsiasi discorso per ridere, d'un riso che non passa le midolla, su di un asino caduto sotto il peso del proprio carico, o su di un gatto che fa le fusa sopra un cornicione, o sui passanti che portano in questo o in quel modo il cappello o la cravatta.
Costoro sono i primi ad accorrere ad un lutto senza sentirne dolore, i primi ad una festa senza parteciparvi con l'animo lieto.
La terza comprende gl'impiegati, i signori e gli uomini d'affari, i quali, indistintamente, adempiono i loro obblighi.
La sera, allor che tutti ritornano dalle occupazioni giornaliere, Amendolara assume un aspetto gaio. In piazza, ove tutti han convegno, s'ode un'indescrivibile cicaleccio, un chiasso assordante: sono giovanotti che si raccontano le peripezie della giornata, sono fanciulli che si trastullano, empiendo l'aria di trilli infantili. A poco, a poco, col calar della sera, il chiasso cessa, le voci affievoliscono, mentre numerosi avventori convengono nel caffè Barletta a fare una partita a carte, o a centellinare un buon bicchierino di Kummel. Lì, tra una partita e l'altra, tra un bicchierino e l'altro, non vi è cosa di cui non si discuta: si parla di politica, di riforme governative, di avventure, di donne, di romanzi, di teatri, di morale in teoria e scappatelle in pratica, mescolando, confondendo il tutto nel bollore della discussione fino ad ora tarda. Poi ognuno si ritira a casa mentre allegri giovani si accingono per una bella serenata.
I miei buoni concittadini, in generale, sono buoni, laboriosi, intelligentissimi.

(da "Cronaca di Calabria", IV, n.3, 20 gennaio 1898).


Albidona: Biglietti falsi sequestrati.

(Rien) Le detestabili file di spacciatori di biglietti falsi hanno preso sì larghe proporzioni da invadere anche queste misere contrade, che, lontane da ogni corruzione sociale, vivono oneste e vergini quali le produsse la natura.
Infatti in Albidona, comune di questo mandamento, si è avverato un caso di falsari, e tostochè pervenne all'orecchio del nostro Comandante dei Carabinieri, Brunod Emiliano, questi pose subito in vigore la sua solerzia, portandosi sul luogo per eseguire le indagini. Si sequestrarono sei biglietti da L. 50 falsi e parecchi altri da L. 5, traducendo in arresto P.V. e T.M. fu Francrescantonio, che o ignari o scienti osavano metterli in circolazione.
Si prosegue nelle indagini. Intanto diamo l'elenco dei biglietti falsi, congratulandoci col sig. Brunod della buona operazione compiuta. (Segue un elenco di sei biglietti da L. 50 e sei biglietti da L. 5 con serie e numero).

(9 Settembre 1906).

Tra i fascicoli del'archivio storico del prof. Giovanni Laviola è stato trovato questo articolo che, pur non interessando il comune di Amendolara, viene pubblicato perché risulta che il fenomeno dello spaccio di soldi falsi riguardò anche il nostro paese(RT)


Da Amendolara: La giovine Calabria.


Ci scrivono da Amendolara, 28: La sezione della <<Giovine Calabria>>, qui regolarmente costituita - letto ed approvato lo statuto che ne regola le sue funzioni - ha proceduto, ieri sera, alla elezione delle cariche del Consiglio direttivo. Esse risultarono così assegnate:
Presidente: Falabella Vincenzo fu Luigi, Segretario-cassiere: Pucci Emilio, Consiglieri: Falabella Vincenzo di Tommaso, Barletta farmacista Giuseppe, Sisci prof. Rocco e Raimondi Domenico, presidente dell'associazione <<Pro Amendolara>>.
Al novello sodalizio, auguri di lunga vita e... di attività feconda!...

(1909).



Amendolara, 1-2 ore 17,35.


Comitato Amendolarese, protestando contro meschini, disperati tentativi avversari, interpreti sentimenti elettori, riconoscenti opera feconda, generosa, Onorevole Turco, vantaggio questo Comune, lieto confermagli solidarietà politica.
Sindaco Marchese Gallerano; Avvocato Blefari Melazzi; Cav. Lamanno; Dott. Sisci; Cuccaro Nicola; Prof. Sisci; Notar De Stefano; Raffetta; Fratelli Bianchi; Delegato porto Tucci; Tarantino Vincenzo; Adduci; Renne; Tucci Giuseppe; Cappa Luigi; Sisci Alfonso; Grizzuti Filippo di Antonio.
Comitato Pro Turco.

(1909).



Da Amendolara: Per l'acqua.


Ci scrivono da Amendolara 30: Amendolara attende da tempo con ansia il desiato giorno in cui potrà dissetarsi alle fonti di un'acqua non satura di sostanze deleterie e di miriadi d'insetti, come quella che si beve oggi da noi.
Cittadini d'ogni ceto non curano sacrifizi perché il Comune possa presto contrarre il necessario mutuo e, presto ancora, dar principio ai lavori di conduttura delle acque dello Straface.
Di questi giorni, l'annosa pratica - quasi interamente espletata - non mancava che degli opportuni atti di sottomissioni da parte dei possessori di quei terreni che dovranno essere attraversati dalla conduttura medesima. Nessuno dei detti possessori si ricusò a tanto, nessuno osò chiedere compenso maggiore a quello fissato con coscienza e zelo per ciascuna zona dall'ingegnere Greco di Napoli. Ma il Comm. Bonifacio Stigliani chiese che un suo brevissimo tratto di terreno valutato dall'ingegnere predetto L.56 gli pagasse L.139,20 e costrinse questa Giunta comunale a deliberare d'urgenza per la costruzione d'un muro in via Armi ad esclusiva difesa, della sua casa pericolante.
Il generale biasimo cittadino non poteva avere un'eco dolorosa in seno a questa associazione Pro Amendolara, ordinata unicamente a promuovere il miglioramento delle condizioni del paese, e che contava tra i suoi soci onorari il comm. Bonifacio Stigliani.
Infatti, la sera del 26 volgente, la benemerita associazione, sotto la presidenza dell'operaio Domenico Raimondi, deliberava unanime:
<<1. Voto di biasimo alla Giunta Comunale per essersi mostrata ligia alle pretese angariche d'un Commendatore, e voti al Consiglio perché non ratifichi l'inconsulto deliberato.
2. Definitiva espulsione del sig. Bonifacio Stigliani da socio onorario della Pro Amendolara.
3. Rendersi l'associazione promotrice d'una sottoscrizione popolare per raggranellarsi il dippiù della somma ingiustamente voluta dallo Stigliani.
4. Rendere pubblico - a mezzo della stampa - il deliberato dell'assemblea>>.
Anche il sodalizio operaio di mutuo soccorso - presieduto dal cav. Giambattista dott. Stigliano - deliberava in quella stessa sera un voto di biasimo al comm. Bonifacio Stigliani e rendevasi, anche esso promotore d'una pubblica sottoscrizione per il medesimo intento della <<Pro Amendolara>>.

(Cronaca di Calabria, XVI, n.43, 2 giugno 1910).


Una bimba premiata.


Nell'ultimo concorso organizzato nella capitale argentina, per incoraggiare la salute e la bellezza dei bambini, che portano in loro l'avvenire della razza, la giuria ha assegnato uno dei premi ad un angioletto di bimba - la piccola graziosa Ofelia - figlia d'un nostro operoso concittadino, Luigi Adduci, colà residente.
Al caro amico ed alla sua gentile signora, giungano dalle balze de la Calabria natia, attraverso l'immensa stesa dell'oceano, le nostre congratulazioni sincere.

(da "Cronaca di Calabria", XVI, 1, 6 gennaio 1910).


La fine di una polemica.


Nella polemica tra i signori Rocco Sisci e Vincenzo Falabella fu Luigi, siziale alla concordia degli animi e spiacevolissima per tutti, l'indifferenza degli amici avrebbe favorito l'odio tra due che fino a ieri fraternamente si amarono.
A frenare tra i loro animi accesi una gara d'ingiurie trasmodanti e sopratutto inutili, perché non vi sono addebiti da fare né alla condotta dell'uno, né a quella dell'altro, ci credemmo in dovere d'intervenire per risolvere pacificamente e onorevolmente la contesa.
Siamo ora lietissimi di potere pubblicamente affermare che il sig. Sisci riconosce che la prima corrispondenza pubblicata sulla "Cronaca di Calabria" del 7 maggio u.s., si presta ad una interpretazione lesiva del decoro e della reputazione del sig. Falabella: ma lealmente dichiara che tale significato non era nella sua intenzione; che esclusa ogni intenzione d'offendere nell'opera del Sisci, Vincenzo Falabella ritira la qualifica di "giullaretto" attribuita all'anonimo corrispondente, rivelatosi poi nella persona del Sisci. E questi, da parte sua, ritira pure ogni espressione ingiuriosa rivolta al Falabella sulla "Cronaca di Calabria" del 21 u.s..
A seguito di tali dichiarazioni esplicative del contenuto delle varie corrispondenze sulla "Cronaca di Calabria" e su "Il Moto" abbiamo potuto fermamente stabilire la causale della vertenza doversi unicamente ricercare in una serie di supposizioni e di malintesi reciproci e le ingiurie e le minaccie d'entrambi - deplorevolissime - essere state pensate e scritte durante veri impeti d'ira.
Il sig. Sisci quindi ed il sig. Falabella non hanno esitato punto a dichiararci ancora che non v'è possibilità di discendere dal campo vago delle ingiurie in quello determinato dei fatti, perché l'uno riconosce nella vita dell'altro non esistere fatto alcuno che possa servire di sostrato alle frasi ingiuriose contenute nei rispettivi articoli pubblicati sulla "Cronaca" e su "Il Moto" in modo che le frasi corse in tale polemica devonsi ritenere destituite affatto di fondamento e come mero sfogo d'accensioni d'animo.
Pertanto essi, scambiandosi l'espressione di reciproca stima, si stringono fraternamente la mano, assumendo l'impegno di curare la pubblicazione della presente rispettivamente sulla "Cronaca di Calabria" e su "Il Moto". Amendolara, 12 giugno 1911. Giorgio del Bar Pucci, Romano Giuseppe, Emilio Pucci. (Non possiamo che essere lieti di questa risoluzione che pone fine ad una polemica che era venuta allargandosi oltre le intenzioni dei due vecchi amici. N. d. R.).

(da "Cronaca di Calabria", XVII, 49, 18.6.1911).


Amendolara: Per un trasloco.


L'egregio Ispettore Scolastico Renato Moro, traslocato di questi giorni da Cosenza ad Altamura, nell'abbandonare la Circoscrizione di Cassano Ionio, da lui retta per due anni e mezzo con diligenza ed amore, invia - con gentile lettera di commiato al Sindaco - un doloroso saluto di addio agl'insegnanti di questo comune, che egli chiama solerti ed affettuosi compagni di lavoro. E i maestri, che sempre videro nel bravo giovane Ispettore non il superiore tronfio ed austero, ma l'amico, il consigliere, il cooperatore buono e gentile - dolenti dell'amaro distacco - auguriamo a lui - col detto di Franklin - bella e spianata la via della virtù!...

(Cronaca di Calabria, anno XVIII, n.67, 15 agosto 1911).


Barbarie in pieno secolo XX.


Amendolara - che pur si annovera tra i paesi civili - non ha ancora una levatrice patentata, e quantunque nel bilancio del Comune figurino annualmente stanziate L. 600 pel servizio ostetrico, pure se ne spendono appena 120 (!!!) - ironia della Scienza - per annuo stipendio ad una inesperta massaia, adibita arbitrariamente a tale delicato ufficio, la quale, se ben può intendersi della cova più o meno laboriosa dei suoi polli, perfettamente ignora i più elementari principi di ostetricia.
Doloroso è invero constatare tale stato di cose, ma è pur necessario svelarlo alle autorità competenti, ed in ispecie al Prefetto della provincia, poiché sembra che i nostri padri coscritti abbiano da qualche tempo le orecchie foderate di piombo per non sentire le giuste ed incessanti lagnanze del pubblico. Molti sono i decessi che si verificano per imperizia della massaia-levatrice, sussidiata dal Comune con 120 lire all'anno!... E se lo spazio di queste colonne ci permettesse di farlo, noi potremmo qui elencare non pochi nomi di giovani madri soppresse barbaramente!
Cosa ne pensa il giovane e valoroso cons. prov. Falabella? Vorrà forse anch'egli - tanto moderno - restar sordo al nostro grido di protesta, che si eleva in nome della giustizia e della civiltà offese?...
Ci consta intanto che per unanime consenso dell'intera cittadinanza è stato inviato di questi giorni un esposto al Prefetto, col quale - biasimandosi l'incuria di questa amministrazione comunale - si chiede che venga urgentemente imposto al Comune di bandire regolare concorso per una levatrice, se pure lo ill.mo comm. Sansone non creda più utile e necessario bandirlo d'ufficio.
Vedremo!

(da "Cronaca di Calabria", 1914).



Risposta al "Figaro".


L'incognito barbiere del "fra Nicola" che dalla puterina asfissiante della sua prosa si appalesa non indegno discepolo dei suoi maestri Nicola il muto e Cortelluzzo, prendendo occasione della mia ultima corrispondenza alla "Cronaca" vorrebbe far dello spirito, ma non riesce che a mostrarsi banale. Egli, infatti, che con tanta foja si accinge ad aprir bottega per radere il prossimo...., dimostra a primo acchito la sua imperizia nell'arte, e pur consigliando al rocchesco (?) corrispondente della "Cronaca" di non brandir quella penna che farebbe bene a lasciare in pace vede giusto il suo rilievo a proposito della "levatrice massaia" ma trova comico - buffoncello barbiere - l'interrogativo rivolto a tale uopo al giovine Consigliere provinciale Falabella, come dovesse costui - in omaggio al ricordo di altri tempi - occuparsi soltanto dello sconto delle cambiali dei suoi elettori e non potesse in verun modo sindacare o denunziare al Prefetto della provincia gli sconci che quotidianamente si verificano nel capoluogo del suo mandamento.
Ma dica un pò il barbitonsore del "fra Nicola" perché non escogita egli un mezzo onde il Consiglio comunale di Amendolara possa - senza il pungolo tanto necessario della pubblica stampa - decidersi una buona volta a provvedere ad un servizio così delicato ed importante, qual'è quello della levatrice, senza costringere il rocchesco corrispondente della "Cronaca" - che davvero si sente un rocco per fortezza d'animo - a far cadere nel ridicolo una cosa così seria.
Del resto cercherò d'oggi innanzi, illustre figaro, di far tesoro dei tuoi consigli e d'ispirarmi per quanto posso alla puterina della tua prosa, ma, deh, fa pur palese il tuo nome perché io possa - secondo il caso - farti un fraterno amorevole ganascino... o portarti via a colpi di frusta l'ibrido pelo dal groppone asinino!

(da "Cronaca di Calabria", 1914).



Plebiscito di dolore per la morte
del Cav. Giovambattis. dott. Stigliano Messuti.


Amendolara, 10 marzo. Dopo lunghi cinque anni di sofferenze inaudite - sopportate con lo stoicismo d'un martire - si è spento ieri, a 57 anni, tra le braccia de la sposa adorata, che d'angelico affetto lo circondò fino al letto di morte, il Cav. Giovan Battista Dottor Stigliano Messuti.
Medico fra i più valorosi di questo lembo meridionale d'Italia, Giudice conciliatore sagace e Consigliere provinciale per lungo tempo, egli era circondato d'un'aureola di simpatia vivissima per cui la sua scomparsa non può non essere compianta da tutti gli amendolaresi, amici od avversari, se avversario può dirsi qualcuno ch'ebbe talvolta a dissentire da lui!...
Mai, infatti, si vide come ieri una onda sì fitta di popolo piangente, mai come ieri fu espresso per altra bara un plebiscito di sì intenso dolore.
Intervennero alla mesta cerimonia le autorità civili e militari del luogo, la rappresentanza comunale, le scuole, il sodalizio operaio, la pro Amendolara e il comitato cattolico. Gran parte del lungo corteo volle accompagnarne la salma fino all'ultima dimora.
Molte belle corone inviarono i parenti, il municipio, gli amici.
Reggevano i cordoni della bara il dottore Vincenzo Sisci, Vincenzo dei baroni Pucci, Alfonso dei marchesi Gallerano, l'avv. Tommaso Blefari Melazzi, il segretario comunale Emilio Pucci e il consigliere provinciale Vincenzo avv. Falabella. Dissero delle virtù dello estinto, con commossa parola di sincero affetto, il prof. Nicola Gallerano, il consigliere provinciale Falabella e l'avv. Vincenzo Aceti.

(Cronaca di Calabria, XXI, n.26, 1915).


Amendolara: Nuovo sindaco.


Questo consiglio comunale ha proceduto alla nomina del nuovo Sindaco, eleggendo - in sostituzione del dimissionario sig. Lillo - il signor Sisci Alfonso, anima onesta e salda!
Da lui - che con indipendenza e zelo disimpegnò altra volta l'onorifica carica - molto e bene potremo attenderci, se sorretto dalla fiducia di coloro che con unanime spontaneo consenso han creduto affidargli le redini del Comune.

(Cronaca di Calabria, 1916).


Amendolara, 4.


Per la prima volta, alle ore 10 di stamane, è apparso maestoso su Amendolara - imbandierata per lo Statuto - un aeroplano italiano. Gran folla, fremente di entusiasmo, si è riversata nelle vie ad ammirare l'inatteso spettacolo.

(Cronaca di Calabria, 1916)


<<Passa il fantasma…>>, così gli amendolaresi reagirono nel vedere passare per la prima volta un aereo. (RT)


Amendolara: esami di maturità.


Presieduti dal solerte regio Vice Ispettore prof. Domenico Tanteri del Circolo di Cassano al Ionio, si sono svolti in questa sede gli esami di maturità. Funzionò da Commissario l'egregio prof. Angelo Ferrari di codesto regio Ginnasio.
Han conseguito il diploma di maturità con dispensa, in virtù del recente Decreto luogotenenziale: Schettini Giuseppe, Sisci Francesco, Pucci Teresa, Introcaso Rosina, Trebisacce Battista, Blanni Arturo, Fumai Michele, Manera Pasquale, Stasi Amedeo, Prinsi Lucia, Lufrano Emilio, Piragine Giuseppe, Dramisino Salvatore, Durante Francesco Antonio, Bruno De Nardi e Fazio Giovanni, provenienti da scuola pubblica. Sostennero gli esami ed ottennero pure il diploma di maturità: Cappa Enrico, Barletta Giustino, Camodeca Agostino, Camodeca Francesco e Morabito Giuseppe, privatisti.

(Cronaca di Calabria, 1916).


Conferenza sulla limitazione dei consumi ad Amendolara.


Amendolara, 10. Giorni dietro, il dottor Pietrantonio Pucci, invitato da questa associazione <<Pro Amendolara>> parlò ad un pubblico eletto e numerosi sulla necessità della limitazione dei consumi in rapporto all'economia della guerra.
Il dottor Pucci - che non è soltanto un medico valoroso, ma un economista insigne - presentato dal vostro corrispondente, tratta con forbito eloquio dell'attuale momento storico della Russia democratica e forte, che abbatte con crisi violenta, l'autocrazia germanizzata d'un imperatore più debole che colpevole, ed esce dalla lotta ritemprata dell'incrollabile fede in cui si batte: la vittoria dell'Intesa. Inneggia alla virtù delle nostre armi e al sacrifizio della Nazione, che, trasfusa, con tutto il suo spirito della vigilia che giganteggia sulle Alpi, rivendica a sé - in quest'ora di trepida attesa - il sacro compito di ravvivare una volta aperta la coscienza a la fede nell'immancabile vittoria finale. Parla con competenza della limitazione dei consumi, dello sforzo supremo e del programma di rivendicazione, a cui dobbiamo, con le moltiplicate energie della guerra, intendere e pervenire; del dovere di ogni cittadino di comprendere e far comprendere la volontà della nostra guerra; del nostro obbligo di sottoporci a qualsiasi rinunzia per dar tutto quello che possiamo ai valorosi fratelli, che sulle vette nevose soffrono disagi, geli e tormenti. Ricorda che dovere d'ogni buon cittadino è di dar lume alla coscienza pubblica, forza alla volontà del Governo. Dice che il dovere d'ogni cittadino è quello di concorrere con ogni mezzo al raggiungimento di una pace duratura conquistata con le armi.

(Cronaca di Calabria, anno XXIII, n.29, 12 aprile 1917).


Un sindaco benemerito.


Amendolara, 6: Alfonso Sisci - che con tenacia di lavoratore instancabile seppe nel giro di pochi anni conquistare nelle vergini americane terre del sud una invidiabile fortuna - sempre primo a lenire le sofferenze del popolo, in mezzo a cui, ancora fanciullo, visse accomunato nelle lotte feconde del lavoro - impressionato dalla crescente penuria di grano in questo comune, versò dal proprio a codesto Consorzio agrario, fin dal primo giorno del decorso mese, L.6187,50 per un primo acquisto di quintali 150 di grano, onde potesse far argine all'invadente ingordigia di pochi abbietti speculatori o, meglio, qualificati strozzini, che benedicendo in cuor loro all'uragano travolgente della guerra, vorrebbero, purtroppo, far pesare sul prezzo delle derrate l'obbrobriosa spada del brenno!...
Tanto ha compiuto il nostro Sindaco, che con patriottico slancio ha pur versato di questi giorni lire 10 mila pel Prestito Nazionale, e noi non possiamo non tributare tutto il nostro encomio a questo cavaliere generoso del lavoro.

(Cronaca di Calabria, 1917)

Altri tempi… (RT)


Tra le spire della fame.


Da più giorni si lamenta in questo comune l'assoluta mancanza di farine, per cui si è costretti a soffrire tra i tanti disagi anche la fame. Ingordi speculatori vendono clandestinamente del grano a L. 20 il tomolo, ma tengono chiusi al pubblico i loro magazzini, ricusandosi - in barba alle leggi che ci governano - di venderne al prezzo stabilito dal Decreto Luogotenenziale n. 247, cioè a lire 40 il quintale.
S'invocano seri ed urgenti provvedimenti dalle autorità tutorie se non si vuole che il malcontento di oggi degeneri in rivolta domani.
Intanto - nonostante l'espresso divieto di rivolgersi al Prefetto per richiesta di carri ferroviari - questo Sindaco, messo alle strette dalle incessanti proteste della cittadinanza, ha così telegrafato:
Prefetto Cosenza - Stante assoluta mancanza farina questo Comune e grave fermento popolazione nonostante divieto contenuto suo telegramma 19 corrente devo pregare Vossignoria provvedere carri trasporto Macinazione Padova 300 quintali sfarinati già accaparrati e tuttora ivi giacenti. Pregola degnarsi assicurarmi provvedimento interessi questa cittadinanza - Sindaco Sisci.

(da "Cronaca di Calabria", XXIII, n.2, 7 gennaio 1917).


Agitazione e proteste contro l'ufficio delle imposte.


Amendolara 21: Da più giorni Amendolara è in fermento perché chiede l'immediato trasloco di questo primo Agente delle imposte Francesco Paolo Noja e dell'aiuto Ag.te Angelo Scorza.
La sera del 14 volgente, alle ore 16, sotto la presidenza del sindaco Filippo Lillo, fu convocato di urgenza il consiglio comunale per protestare contro il modo poco corretto dei suddetti funzionari e contro le loro continue ed ingiuste vessazioni a danno di miseri contribuenti di tutta la circoscrizione.
Intervennero i consiglieri Vincenzo Falabella di Tommaso, Aceti avv. Vincenzo, Gallerano Alfonso, Italiano Vincenzo, Bartolini Gaetano, Raimondi Domenico, Sole Nicola, Sisci Alfonso e Cataldi Luigi. L'aula era completamente gremita di popolo.
Il presidente spiega che la riunione, chiesta d'urgenza, ha per oggetto un doloroso incidente verificatosi testè fra il vice agente delle imposte Angelo Scorza ed il commesso dell'ufficio del registro Pasquale Pucci, incidente che - dati i precedenti cui esso si riconnette - varca i confini d'una modesta contesa personale. L'assemblea - egli dice - ha potuto difatti constatare che l'incidente verificatosi stasera si concatena ad una serie non breve di altri incidenti, cui han dato luogo i funzionari di questa agenzia con il loro procedere scorretto e villano, sempreppiù divenuto insolente ed aggressivo. Accenna ad alcuni fatti specifici per dimostrare al consiglio che non è più un singolo caso sporadico di una semplice contesa personale, ma una quistione di pubblico interesse per cui occorre una fiera e civile protesta contro detti funzionari, che purtroppo credono trovare in Amendolara il campo aperto alla loro incongruente e grottesca egemonia!...
Parla del triviale abituale linguaggio dell'agente coi contribuenti in ufficio e del feroce fiscalismo col quale egli, inopportunamente, nell'attuale crisi economica cerca riabilitarsi. Accenna ad altro incidente svoltosi tra l'agente Noja, nel proprio ufficio, e il consigliere provinciale Falabella, verso il quale, con insolenza di gesta, mostravasi villanamente scortese. Passa quindi a parlare dell'aiuto Scorza, ricordando come costui, trovandosi in condizioni assai disagiate per la tenuità del suo stipendio, fu preso - per intercessione di parecchi gentiluomini - a pensione dal sig. Bonetti Antonio, senza alcun guadagno, e che ben presto ricambi l'ospitalità e l'affetto di questa gentile cittadinanza seminando discordia, prima tra gl'impiegati dell'ufficio e poi tra funzionari e cittadini. Parla delle vessazioni contro il diurnista Giuseppe Pucci per essere allontanato dall'ufficio e della inurbanità usata al marchese Gaetano Gallerano che, per aver mancato di salutare lo Scorza, fu da costui preso per braccio e messo alla porta con violenza di modi e scurrilità di linguaggio. Avendo tali avvenimenti - conclude il presidente - dato luogo a generale e severa protesta della cittadinanza - la cui eco ha il dovere di portare in seno a questo consiglio per rilevare la ormai stridente incompatibilità nettamente delineata fra i due sullodati funzionari ed il paese - credo opportuno che un provvedimento di pronto e sollecito trasloco sia necessario invocarlo presso le competenti autorità per la pace del paese e per la dignità stessa dell'amministrazione delle finanze.
Il consiglio, ad unanimità, delibera farsi voti all'on. Ministero delle finanze ed all'Intendenza di Cosenza perché il primo agente sig. Noja ed il vice agente sig. Scorza - resi incompatibili con questa cittadinanza per la loro condotta scorretta e turbolenta - vengano prontamente traslocati da questo comune.
Analoghe delibere han pure concordemente votato i locali sodalizi Pro Amendolara, Operaio e Circolo democratico, convocati in assemblea dai rispettivi presidenti Raimondi Domenico, Sole Nicola e Gallerano Alfonso.
Vi informerò in seguito del corso della grave agitazione che tuttora persiste e del risultato dell'inchiesta già iniziata dai due egregi ispettori delle imposte e del demanio signori Nava e dott. Francesco Bruno.

(Cronaca di Calabria, 1919).


Amendolara contro il Governo.


Il nostro ottimo conpagno Raimondi di Amendolara ci ha inviato una dettagliata corrispondenza sulla imponente dimostrazione di protesta che nel giorno di domenica 22 u.s. quella popolazione fece contro il Governo pel rifiuto opposto dalla Direzione della Cassa Depositi e Prestiti al mutuo di L. 143 mila chiesto da quella Municipalità per attuare il progetto della conduttura dell'acqua potabile in paese. E' un altro atto ostruzionistico che - a delusione della legge ed a mortificazione dei Comuni bisognosi - commette il poco benemerito istituto, di cui "la Luce" si occupò degnamente in uno dei passati numeri.
Amendolara fa bene ad agitarsi; ed una vera ribellione, per quanto dolorosa, non ci sorprenderebbe se, come riteniamo, i discorsi degli oratori in Piazza Pomponio Leto e le grida della folla per le strade del paese al suono del fatidico "inno dei Lavoratori" non sono una delle solite vampate misere e passeggere ma espressione aperta della sincera e profonda esasperazione di un popolo ormai conscio dei propri destini, offeso e stanco da un sistema di governo ipocrita sleale e sopraffattore.
Chiediamo venia al caro nostro compagno Raimondi se lo spazio non ci consente di pubblicare la sua corrispondenza, e mandiamo il nostro saluto amicale al giovane Sindaco Vincenzo Falabella che, intervenendo nella dimostrazione di protesta, ha mostrato di interpretare con ardita e sana coscienza le aspirazioni della sua natia terra. (da "la Luce", non nota la data di pubblicazione).


Per la strada n. 117 da Amendolara al ponte sul Canale di Ferro.


A proposito di quanto è stato detto e scritto sulla condotta della Amminist. Provinc. circa questa importante strada abbiamo voluto assumere informazioni precise ed ecco quanto ci è risultato:
I cottimisti fiduciarii Signori Falzetta, Alessandra, Baccarelli, e Bertini, cui furono affidati dall'Amministrazione Provinciale, a seguito di espressa autorizzazione del Ministero de' Lavori Pubblici, e con regolari contratti, debitamente registrati, i lavori della strada provinciale n. 117, a danno dell'Impresa Adone Aletti, sospesero i pagamenti delle mercedi dovute agli operai, addetti a' lavori medesimi, pe' mesi di Novembre e Dicembre u.s., perché le opere da loro eseguite, e regolarmente contabilizzate, ammontavano a somma di gran lunga inferiore a quella occorrente per soddisfare le indicate mercedi e per pagare il costo de' materiali impiegati.
La differenza notevole è da imputarsi in gran parte al fatto che i cottimisti non potettero, a seguito del reciso rifiuto opposto dalle autorità locali valersi dell'opera di operai di altre regioni, e principalmente pugliesi, e quindi, a causa della mancata concorrenza, gli operai del posto e dei paesi limitrofi, scarsi di numero in rapporto alle grandi esigenze del lavoro, aumentando a dismisura le loro pretese, richiesero mercedi altissime.
In conseguenza le somme pagate dalla Amministrazione Provinciale ai sigg. Falzetta, Alessandra, Baccarini e Bertini, fino alla concorrenza de' lavori, liquidati in base a' prezzi di contratto, non furono sufficienti a soddisfare gli operai, dai cottimisti medesimi assunti direttamente.
A seguito di vivo fermento degl'interessati, con minaccia di serio turbamento dell'ordine pubblico, le autorità politiche rivolsero sollecite premure alla Amministrazione Provinciale perché avesse pagate le somme, ch'eccedevano il credito dei cottimisti, i quali, in base al lavoro contabilizzato, erano stati completamente soddisfatti d'ogni loro avere.
L'Amministrazione provinciale, che avrebbe ben potuto opporre un reciso rifiuto alle sollecitazioni, che le Autorità politiche e quelle locali le rivolgevano, fu, invece, pronta a chiedere al Ministero l'autorizzazione di corrispondere, allo scoperto, le mercedi, contenendole in misura equa, quale veniva consigliata dal mercato locale e dal (...).

(testo incompleto e privo di data).


Altri articoli archiviati nell'emerotèca del Preside Laviola verranno inseriti successivamente. (RT)


www.amendolara.eu
Giugno 2012



Home | Presentazione | News | Galleria Fotografica | Monumenti | Feste e Tradizioni | Video | Contatti | Download | Links | Guestbook | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu