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Emiddio "Middio" Rivizzini

Centro Studi per Amendolara



IL TIRACCIO, anno XIX, n.2, febbraio 1993, p.9.
Emiddio "Middio" Rivizzini.
Il "figliol prodigo" ritorna ad Amendolara Marina.
Di Rocco Turi


La storia delle piccole comunità come le nostre è fatta di semplici eventi, episodi minimi, povere esperienze di vita quotidiana, intorno alle quali crescono gli uomini, si acquisiscono insegnamenti, si costruisce il proprio futuro. A volte ci si dimentica di questo ed ecco che l'opinione pubblica porta alla ribalta personaggi affatto legati alla comunità e per nulla radicati nella storia e nella cultura autoctona. In realtà gli amendolaresi più adulti sono tutti cresciuti all'interno di una società contadina e tutti hanno avuto un passato culturale che li lega a storie minime, piuttosto che a grandi gesta di personaggi, di cui si parla frequentemente, a volte vere a volte no.
La comunità più antica di Amendolara Marina ha recentemente vissuto la gioia di aver rivisto uno di quei personaggi ormai storici, che da oltre trent'anni era partito e mai più aveva dato notizia di sé. Si tratta di Emiddio Rivizzini, conosciuto da tutti con il solo nome di Middio. Nessuno conosceva il suo cognome. Per tutti era solo <<Middio>>, per antonomasia. Un manovale tuttofare, analfabeta - di origine greca il padre - giunto da un paesino nei pressi di Lecce, in cerca di lavoro. Visse ad Amendolara Marina per tredici anni, ma pochi lo ricordano. Un uomo buono e pieno d'umiltà.
Osservata la calorosa accoglienza è il caso di indagare su questo Middio che per le giovani generazioni è assolutamente sconosciuto. Chi era Middio Rivizzini?
Aveva svolto il servizio militare in Libia dal 1939 al 1942 - prigionia compresa - e dal 1942 al 1946 fu prigioniero in Inghilterra. Dal '46 al '48 visse pure a Montemarano. Erano gli anni del dopoguerra, della fame e dei poveri in cerca di lavoro in terra di fame. Nel 1948, appunto, giunse ad Amendolara Marina, anzi - non si sa perché - prima a Tarianni. Svolse qualsiasi lavoro in cambio di un piattone di minestra per vivere e fu amato da quel centinaio di abitanti che nei primi anni cinquanta risiedevano nel piccolo borgo. Fu onesto, generoso e senza pretese. Visse da solo: sempre solo e senza famiglia! Si offrì a tutti: da Carlo Rao aiutò nel Ristorante, ad altri offrì semplici lavori. Fu un uomo calmo, rispettoso, un amico di tutti e anche dei bambini di quella generazione. Uno dei suoi lavori più frequenti fu il trasporto dell'acqua attinta al pozzo di Colino Lomartire, perché l'acqua in casa costituiva un lusso ancora impossibile. C'è chi ricorda quel secchio bucato e la corda fradicia che ogni giorno si spezzava e che il povero Middio era costretto a riparare più volte. Attingeva acqua pure al vecchio casello ferroviario e raccoglieva pietre mazzacani nel terreno circostante, per costruire le prime case degli anni cinquanta nella Marina e lo faceva con tutta la calma possibile. Poveri quei tempi! Ricco di bontà Middio, prodigo e tollerante con tutti.
Qualcuno, poi, spiegò a Middio che vivendo soltanto con quei generosi piattoni di minestra ricevuti in regalo e con il buon cuore degli amendolaresi non avrebbe potuto vivere per sempre e allora, nel 1961, con le mani in tasca partì per recarsi a Taranto. Nessuno più saprà di Middio.

Ma un bel giorno, dopo trentun anni, il 31 dicembre 1992, un omone di 75 anni, con le mani in tasca, un cappottone fino ai piedi, barba incolta, lento come allora, calmo, giunge ad Amendolara Marina e nessuno lo riconosce. Appare un barbone a pieni titoli, ma la schiettezza di Middio traspare ancora. Tutti si ricordano di lui ed egli chiede di tutti; chiede di Michele Bradascio, di Antonio Munno, Vincenzo Picierro, Rocco Tucci e tanti altri che hanno fatto la storia vera di questo piccolo <<villaggio>>. Qualcuno non c'è più; tanti altri lo rivedono con piacere. Middio ricorda pure i nomi dei ragazzi e dei bambini di allora perché anch'essi gli vollero bene. Chiede di Cenzino, Gianni, Mario, Michele, Mimì, Narduzzo, Nicola, Peppe, Pino, Quintino, Rocco, Saverio, Tonino e pochi altri: gli amici di allora che il tempo li ha divisi per motivi di lavoro o di studio, ma che conservano l'affetto reciproco e il ricordo di cose belle fatte ed episodi vissuti insieme. Di tutti, Middio ha un aneddoto da raccontare; degli anni cinquanta-sessanta ricorda chiaramente infiniti episodi minimi e scene di ristrettezze economiche che sono ormai rimossi dalla gente del luogo.
Di sé dice che a Taranto lavorò come bidello comunale fino alla pensione. Sempre solo. Ora vive a Talsano in una casa insalubre, fredda, umida, poco accogliente, senza neanche la tv, un letto ed una stufa che è costretto a tenere accesa tutta la giornata e pagare, dopo, quasi mezza pensione per il consumo elettrico.
Come allora, ad Amendolara Marina Middio accetta l'invito al pranzo di alcune famiglie; altri, per la verità, lo salutano soltanto perché Middio è rimasto un semplice, ancora amabile e leale e qui tutti hanno subìto una rilevante crescita sociale ed economica. Altri preferiscono non rievocare il passato e così poche famiglie hanno il piacere di averlo in casa come ospite oltre il tempo di un saluto.
Le case che l'accolgono, invece, hanno il gusto di rievocare storie antiche e favole sincere e pure oggi, come allora, Middio ha ricevuto sì un piattone di minestra e l'ospitalità familiare di un giorno di festa, ma anche il calore del passato, il calore domestico che, forse, ha sempre sognato nella sua vita. E' stata proprio la fame di affetto che dopo trentun anni ha spinto Middio a questo gran viaggio a ritroso nel suo romanzo personale per festeggiare in silenzio, il 2 gennaio, il suo settantacinquestimo compleanno.

Fu accolto con entusiasmo da Rita e Lidia Munno e da Antonietta Laviola e Rocco, nella cui casa, dopo una lunga conversazione con chi scrive, fu ospitato per la notte. Un bel mattino si alzò e senza un saluto, in punta di piedi, come allora, svanì. Buona fortuna, Middio.
Queste sono le nostre radici. Questa è la nostra storia di amendolaresi. Semplice. Altro che...


L'articolo è corredato con una foto di Emiddio "Middio" Rivizzini.


Successivamente mi recai a Talsano alla ricerca di Middio: l'incontro e l'addio furono malinconici e tristi. (RT)


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Maggio 2012


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