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Fonti per la storia dell'Alto Jonio

Centro Studi per Amendolara



CALABRIA LETTERARIA, anno XXVII, n. 4-5-6, p. 40, aprile maggio giugno, 1979.
Fonti per la storia dell'Alto Jonio.
Di Rocco Turi


E' stato scritto da parte di alcuni autori (V. Laviola - Necropoli e città preelleniche elleniche e romane di Amendolara, Cosenza 1971) che il primo studioso che ubicò la Statio ad Vicesimum in Amendolara Marina fu F. Lenormant ne "La Grande Grece" - Paris 1881.
In realtà la prima citazione, che mi è stato possibile scoprire, si trova in un volume edito, in numero limitato di copie, a Napoli il 1830 da Giuseppe del Re col titolo "Descrizione dei reali domini al di qua del faro nel Regno delle due Sicilie",in cui a pag. 319 nel paragrafo "Topografia della regione Sibaritica o Taurina" si dice che la Statio ad Vicesimum è da porre nell'attuale sito della masseria Lista nella Marina di Amendolara. A conferma di ciò, successivamente, il Lenormant precisò che la Statio ad Vicesimum dell'Itinerario d'Antonino, era situato a 24 miglia da Eraclea e a 20 miglia da Turio: tale è la distanza attuale di Amendolara dalle due località. Il testo precedentemente citato, con l'ausilio di una chiarissima carta geografica, precisa quanto segue: il fiume Kylistaros è l'attuale torrente Raganello, che scorre nei pressi di Sibari, il fiume Calander è l'attuale torrente Calandro a nord dell'attuale Roseto Capo Spulico, il Templum Minervae Poliadis è situato fra le attuali località di Nova Siri e Rocca Imperiale (vedi anche: Atlante corografico del regno delle due Sicilia - G. De Santis, Napoli 1856).
Dopo aver puntualizzato l'ubicazione dei torrenti citati, il Del Re smentisce:
1) Il Lenormant il quale identificava la città di Lagaria presso la foce del fiume Kylistaros;
2) Luigi Grisolia che in "Calabria da scoprire" - Edisud, Roma 1974 identificava la stessa città nelle vicinanze di Francavilla Marittima;
3) Il Laviola che ubica tale città nei pressi della località San Nicola di Amendolara (Paese che vai RAI, trasmissione radiofonica del Corriere della Calabria - Rete 1 del 20-4-1977).
Infatti l'autore,sempre con l'ausilio della sua esauriente cartina geografica,riferisce che la città di Lagaria, nominata da Plinio e Strabone e secondo la leggenda fondata da Epeo, costruttore del cavallo di Troia, è da porsi nel territorio compreso fra gli attuali comuni di Canna e Nocara - in provincia di Cosenza - e rientra nel territorio compreso fra Turio ed Eraclea come tramanda Strabone, il quale al tempo in cui scriveva riferiva di Lagaria come una località produttrice di un "vino eccellente e leggero, ed i medici romani ne prescrivevano l'uso agli infermi" - vino ancora oggi prodotto tra Canna e Nocara.
Una precisazione è da farsi al volume del dott. Laviola in merito alla sua opinione per cui Amendolara "si affaccia nel Medio Evo sin dal 1250, ai tempi di Carlo I° d'Angiò, col nome del suo Signore, che è quello di Tommaso Barone".
In verità Carlo I° d'Angiò fu chiamato in Italia dal Papa Clemente IV (1265-1268) il quale voleva liberarsi di Manfredi. Egli prese però l'effettivo possesso del Regno di Sicilia il 29 ottobre 1268. Questo dimostra che il 1250, come si può leggere in qualsiasi testo scolastico di storia, il d'Angiò non era ancora sceso in Italia.
Uno dei primi documenti che riguardano Amendolara è quello di Federico II che nel 1239 proibì ai baroni di tenere torri difese da soldati e stanziò dei fondi per il restauro dei castelli del Regno, fra cui quello di Amendolara.
Per quanto riguarda il Signore di questa località, leggendo i "registri della cancelleria angioina", distrutti durante la seconda guerra mondiale, si evince chiaramente che nel I° volume il doc. n. 359 ci dimostra che il Signore del castello di Amendolara era Giozzolino della Marra il quale ottenne dal Re che Corrado de Amicis (che aveva occupato i castelli di Amendolara ed Oriolo, per cui Carlo I° d'Angiò aveva ordinato con decreto del 30 gennaio 1269 al giustiziere di Val di Crati di riprendere i detti castelli - occupati da Corrado de Amicis - e di citare costui davanti alla magna Curia per risarcimento danni - doc. n. 276 I° vol.) "gli presti omaggio per feudo" che Giozzolino possedeva nel casale di Amendolara.

Il doc. n. 815 del 4° volume ci fa sapere che il Re concesse a Giozzolino il casale di Amendolara, mentre il doc. n. 6 del 13° vol. ci fa sapere che a Giozzolino della Marra successe suo figlio Bertoldo, sposato con Giovanna, figlia di Tommaso Barone, connazionale del Re Carlo I d'Angiò.
I documenti n. 893 e 901 del 18° volume riguardano la località di Albidona, l'antica Leutaria citata anche dal Del Re e dal Marafioti (Croniche et antichità di Calabria, Pavia 1601): nel 1277 il Giustiziere di val di Crati raccoglie l'ordine del Re di soprassedere agli atti iniziali per la riscossione dell'adoa da Margherita de Amicis per il castello di Albidona, perché "Margheriti mulier, soror qd. Corradi de Amicis est in Curia nostra presens" (la corte era a Melfi - Potenza). Registro 32, f. 341.
Oltre ai Registri Angioini, durante la seconda guerra mondiale vennero distrutti anche gli importantissimi "registri della cancelleria aragonese" dei quali per quanto riguarda le notizie dell'Alto Jonio è stato possibile recuperare un documento del 1456-1457. Da questi fogli, che preferisco riportare integralmente, si evince quanto sia stato importante, in tale periodo, il commercio del sale per il quale bisognava pagare esose tasse; altrettante tasse bisognava pagare per i cosiddetti "foculeri de Natale":

"Foglio 17, testo 165. Amendolara, 15 ottobre, 15 dichiarazione. Io Andrea di Ponto, luogotenente del magnifico Renzo de Afflitta tesoriere del ducato di Calabria ricevo da Amendolara 42 ducati da Marco Sabino e furono alfonsini 2 e ducati veneti 6 e il resto moneta e… per il sale di settembre dell'anno corrente e per loro precauzione abbiamo fatto questa scrittura. Ducati 42, tar,… gr. …";
"Documento n. 242. Amendolara, 26 novembre, 5 dichiarazione. Io Andrea di Ponto, luogotenente del magnifico Renzo de Afflitta regio tesoriere nel ducato di Calabria, abbiamo ricevuto da Santo Angelo e furono in moneta e ciò per il sale di settembre dell'anno in corso e a loro cautela abbiamo fatto questa scrittura. Ducati 29, tarì 2, grana 10";
"106 …. ricevo da Amendolara per mano di Pizosimo di Giordano ducati 55 i quali ducati 55 in alfonsini 1 e ducati veneti 7 e il resto in moneta per i "foculeri de Natale" del presente anno";
"207 … Amendolara. Ultimo giorno della 5 dichiarazione in Cosenza. Io Francesco de Alessandro luogotenente del magnifico Renzo de Afflitta regio tesoriere del ducato di Calabria ricevo da Amendolara per mano di Antonello Pantarino ducati 21, tarì 2, grana 5 e furono in alfonsini 1 ducati veneziani 4 e il resto in moneta per i "foculeri de Natale" del presente anno. Ducati 21, tarì 2, grana 5";
Quanto sia stata prepotente la presenza baronale in Calabria lo si può notare leggendo un altro rarissimo documento di Carlo de Freda in "Aspetti della vita sociale in Calabria durante il 1500". A proposito della loro presenza, essi avevano la possibilità di vendere il feudo e quindi i sudditi. Ce ne rendiamo conto leggendo il memoriale presentato al vicerè della "Università" di Amendolara, il cui feudatario Cesare Pignatelli, per odio contro il paese, che non aveva voluto cedere in una lite, lo aveva venduto a Fabrizio Pignatelli, marchese di Cerchiara "persona più potente terribile": a ricattare la "Università" e a minacciare gli uomini era un Signore "ancora più feroce del suo predecessore".

Si citano alcune date che rappresentano i punti di riferimento obbligati per una completa trattazione della "Storia di Amendolara":
1239. Federico II proibisce ai Baroni di tenere torri difese da soldati e stanzia dei fondi per il restauro dei castelli del Regno, fra cui quello di Amendolara;
1310. Il clero di Amendolara viene obbligato di pagare alla Città del Vaticano, come "decime", la somma di tareni 12;
1469. Ferdinando I d'Aragona proibisce di esigere il pedaggio da vari luoghi, fra cui Amendolara;
1596. Signore del Castello di Amendolara è il Marchese di Sacro, della famiglia dei Carasi Napoletani;
1681. Rinchiuso nelle carceri di Amedolara Giulio II Acquaviva d'Aragona perché aveva attentato alla vita di Giuseppe Mazzella, signore di Coversano; fu liberato successivamente e divenne conte di Conversano, succedendo al fratello, il Conte Giangirolamo III Acquaviva d'Aragona, che, morto senza prole il 6 novembre 1681 nel Castello di Amendolara, mentre da Bisignano, dove era stato a far visita al suocero - il principe di Bisignano - si recava a Conversano, lasciò il contado di Conversano con tutti i diritti e i titoli di primogenitura, come da insegnamento avuto dal detto principe di Bisignano;
1703. il feudo di Amendolara, di "150" fuochi, è posseduto dai Signori Sanfelice e Castrocucco. Passa successivamente a D. Giacomo Pignatelli, Duca di Bellosguardo.
1745. Il feudo di Amendolara è posseduto dalla famiglia Pignatelli d'Aragona, Duchi di Monteleone.


L'articolo è illustrato con tre disegni originali di Rocco Turi: Convento dei Padri Domenicani di Amendolara, Convento dei Domenicani di Amendolara / part. di Nord-Est, Torre "Albidona".

CALABRIA LETTERARIA è la Rivista mensile di cultura ed arte, diretta da Emilio Frangella.


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luglio 2012



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