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Gazzetta del Sud CRONACHE DAL PARADISO ROSSO, 1

Centro Studi per Amendolara



La Gazzetta del Sud non aveva mai pubblicato un'inchiesta a puntate così lunga.


Titolo dell'inchiesta: Cronache dal "paradiso rosso"
Autore: Rocco Turi

Gazzetta del Sud, Anno XLI, Domenica 7 giugno 1992, p. 22.
IN PRIMO PIANO

Gli ex partigiani italiani in fuga verso la Cecoslovacchia nel 1948
Cronache dal "paradiso rosso"
Di Rocco Turi

Emigrati politici utilizzati per dimostrare il primato comunista


1) Continua


Rocco Turi, sociologo. E' lo studioso italiano che per primo ha svolto una ricerca sulla presenza dei nostri connazionali nei paesi dell'est europeo. Ha pure ricostruito per la prima volta le fughe e la vita degli ex partigiani della seconda guerra mondiale giunti oltre la Cortina di ferro. Ha ritrovato una voluminosa documentazione d'archivio sui soldati dell'Armir che decisero di non ritornare in patria. Su questi temi ha scritto un libro (in fase di ultimazione).
Ha compiuto ricerche e studi in qualità di borsista presso il Belgian Archives for the Social Sciences (Belgio), l'Università di Brno (Cecoslovacchia), l'Università Estiva di Szombathely (Ungheria) e nelle principali città dell'Est europeo, fra le quali Praga, Varsavia, Budapest, Berlino, Mosca.
Si occupa di studi sui temi della droga, della criminalità, della guerra, dei movimenti collettivi, del costume.

Sono circa 70 i partigiani italiani, ormai anziani e pensionati, ancora residenti in Cecoslovacchia. Con le loro famiglie, che conoscono i fenomeni tipici della seconda e della terza generazione, costituiscono una comunità di circa 200 persone. Se si aggiungono coloro che sono arrivati in questo Paese a seguito degli accordi economici intergovernativi, la collettività italiana in Cecoslovacchia risulta formata da un gruppo di quasi 350 abitanti.
La presenza italiana risulta distribuita in modo uniforme in tutto il Paese, con nuclei di una certa consistenza a Praga, Brno e Bratislava. A Brno vive il gruppo più numeroso di ex partigiani italiani, i quali con le loro famiglie costituiscono una comunità di circa 50 persone, ormai integrati e poco disposti a discutere di argomenti non lieti del loro passato. Nel corso degli ultimi decenni lavorano nelle industrie e nelle campagne e come pensionati vengono spesso impiegati in qualità di interpreti per le ditte italiane che si affacciano sul mercato cecoslovacco e sono presenti anche in occasione della Fiera Internazionale di Brno, fra le più importanti occasioni di scambi commerciali organizzati nei Paesi dell'Est. Altri italiani vivono a Litomerice.
Il nucleo stabilitosi a Praga, al contrario, è meno consistente, ma ha una identificazione di carattere intellettuale e commerciale ed è maggiormente disposto ad affrontare i temi che li hanno spinti alla precipitosa fuga all'Est.
Come vissero e come si organizzarono gli ex partigiani italiani una volta giunti in questo Paese?
Nel 1948 la presenza italiana in Boemia, composta da circa duemilacinquecento persone, rappresenta per il governo ceco un importante pretesto per la diffusione di informazioni utili alla propaganda comunista. I 500 partigiani italiani, in particolare, se da un lato vengono garantiti con l'incolumità, con l'anonimato, con la ricostruzione di una nuova identità, dall'altro sono utilizzati per propagandare vantaggiosamente il "sistema" all'interno ed all'esterno. E' un modo per affermare che il nuovo regime comunista di Praga attrae persino la gente dell'ovest e in particolare dall'Italia, che è descritto come un Paese di miseria e di degrado sociale. La qualità di vita dei nostri fuoriusciti si presenta molto più soddisfacente che non quella dei lavoratori emigrati per motivi economici nelle acciaierie e nelle miniere cecoslovacche. Sono ben trattati - sia economicamente che socialmente - ed anche aiutati a inserirsi attraverso opportune scuole di specializzazione nel mondo del lavoro.
Godono di vantaggiose protezioni e il loro arrivo - in conseguenza degli accordi fra i partiti comunisti fratelli - è atteso ma anche scrupolosamente controllato dalla polizia la quale, per evitare inopportune infiltrazioni dall'Occidente, opera con sofisticate tecniche alla loro identificazione. L'arrivo di questa gente è anche auspicata perché la cacciata di migliaia di tedeschi ad opera dei russi, avvenuta nel '45, non ha ancora risolto l'esigenza di nuova forza-lavoro per le ancora fiorenti attività industriali cecoslovacche: l'accordo economico del 1946 raggiunto con l'Italia aveva portato ad uno scarso flusso migratorio, rispetto a circa 200 mila lavoratori richiesti dai boemi.
I partigiani italiani di Praga, che ben presto si organizzano politicamente, con la collaborazione del Partito Comunista Cecoslovacco stabiliscono il quartier generale intorno a Radio Praga. Decidono così di dislocare in tutto il territorio cecoslovacco una rete capillare di circoli culturali e centri studi "Rinascita". Si dà tono alle iniziative dei nostri connazionali anche con la dedica di numerose strade a importanti comunisti della storia italiana. A Chomutov, ad esempio, esiste ancora oggi una via dedicata ad Antonio Gramsci da loro inaugurata.
Lo scopo delle iniziative intraprese è di mantenere fra di essi un minimo di collegamento politico-organizzativo pensando già al futuro, ma è anche di coinvolgere le migliaia di lavoratori italiani giunti in questo Paese in relazione agli accordi economici intergovernativi.
Questi sono emigrati "economici" - è vero - ma la maggior parte di loro ha anche una evidente simpatia per il Partito Comunista Italiano (vi sono pure numerosi partigiani) e la scelta di lavorare in Cecoslovacchia è legata alla precisa volontà di conoscere da vicino il cosiddetto "paradiso rosso", così come viene definito da Antonio Polino, un emigrato italiano giunto a Kladno nel 1946 e ormai cittadino cecoslovacco.
In breve tempo anche gli emigrati economici vengono coinvolti nelle iniziative politiche ed ai più intraprendenti è pure affidata la direzione dei circoli locali. Incominciano le feste dell'Unità nei luoghi che ormai sono residenza di tanti italiani: Chomutov, Most, Slany, Kladno, Ostrava, ecc.
La partecipazione diretta dei capi della ormai consolidata organizzazione degli antifascisti italiani in Cecoslovacchia è sempre puntuale, almeno nei primi anni di attività. La presenza di Francesco Moranino è zelante in quasi tutte le riunioni, anche perché mostra sempre il temperamento del condottiero capace di infondere la fiducia necessaria per continuare nella lotta politica, specie in quei compagni i cui disturbi psicologici per la forzata permanenza in Cecoslovacchia incominciano a prorompere.
E' il caso del signor Benzi, falso nome, romagnolo, il quale lavora a Kladno nell'industria siderurgica Poldi presso la quale, a seguito di un infortunio sul lavoro, gli vengono amputati due dita delle mani. Egli è costretto a vivere in Cecoslovacchia, ma non riesce ad ambientarsi. Gli viene pure successivamente ordinato di trasferirsi da Kladno a Brno e sopporta ancora peggio la lontananza dall'Italia, dai famigliari e pure i rimorsi del passato; decide allora di ritornare in Italia rischiandone le conseguenze.
Si presenta alla frontiera italiana, si autodenuncia ma non viene creduto perché nessuno sa dove cercare i documenti giudiziari che lo riguardano ed anche perché sono passati molti anni da quei tristi episodi. Viene allora invitato a proseguire il viaggio verso la sua città, Imola, dove organizza una piccola attività commerciale. Le indagini della polizia, tuttavia, proseguono e dopo breve tempo, a seguito di più approfonditi accertamenti, viene arrestato. In carcere studia e si diploma da elettrotecnico.
Benzi esce di prigione e con l'aiuto dei suoi amici apre un negozio nei pressi di Imola dove, a più di 70 anni, vive tuttora.
Intanto, quasi tutti coloro che restano in Cecoslovacchia, forse ben caricati psicologicamente per una prospettiva di ritorno imminente in Italia a seguito di rivolgimenti politici favorevoli al PCI, conservano un morale ben alto. Anzi, spesso rievocano il passato che li riguarda anche con entusiasmo. Qualcuno racconta la propria storia quasi vantandosene.
"Avevo ricevuto ordine dal partito di eliminare il bottegaio del mio paese - racconta uno di loro -. Era d'autunno, nei pressi di Bologna. Quell'uomo aveva la bottega ad angolo con una finestra un pò nascosta ed era facile per me osservare per bene, dall'esterno, ogni suo movimento. Lo avevo "curato" per diverse sere e studiando il suo comportamento avevo notato che egli contava i soldi sempre alla stessa ora, dalle 6 e mezzo alle sette di pomeriggio. Ad un certo punto ho preso la mira, ho mirato bene e lui ha fatto appena in tempo a dire una sola parola: boia... morendo all'istante". Lo racconta con la precisione di un fatto scientifico ed invece è la scena di un assassinio!
La nuova fase politica cecoslovacca del dopo '48 viene ben propagandata in Italia attraverso la stampa di partito e anche Togliatti contribuisce affermando che il "destino storico dell'Italia è di collaborare con i popoli dell'oriente europeo".
Viene anche aperta a Praga una "Scuola di politica marxista" e propagandati in Italia attraverso il loro giornale i successi del comunismo ottenuti con il lavoro dei nostri connazionali. La rivista "Democrazia Popolare", di recente fondata a Praga dai partigiani italiani, presenta l'iniziativa con grande risalto "al fine di creare dei quadri dirigenti che siano pronti domani ad assumere delle responsabilità nel nostro Paese, in qualsiasi fase di lotta". Ma non è tutto.
Si capisce che un ottimo veicolo per la propaganda in Italia è la radio. Esiste già Radio Praga. Cosa fare? Semplice: "Nel linguaggio segreto - dice un impiegato cecoslovacco che ha lavorato per molti anni negli studi di Radio Praga - veniva chiamata redazione B e non era altro che la redazione della famosa trasmissione
Oggi in Italia, diffusa da una anonima villa nella città di Praga, nella quale di mattina vi lavorava la redazione ufficiale, la redazione A, che nulla aveva in comune con l'altra se non gli strumenti e l'attrezzatura; di sera, invece, trasmettevano un vero e proprio notiziario comunista che veniva proposto in Italia come Voce degli emigrati italiani di tutto il mondo".
Qualcuno ricorda che gli ascoltatori di
Oggi in Italia a volte avessero la possibilità di inviare lettere alla Radio utilizzando una casella postale segreta, presso Berlino, da cui poi venivano portate a Praga.

Radio Praga ufficiale in lingua italiana - al contrario - viene presentata con grande enfasi in prima pagina dal giornale "Democrazia Popolare". L'autore dell'articolo, Catullo Uhrmacher, parla di una grande iniziativa politica che mai nessun Paese al mondo aveva intrapreso a favore degli stranieri.

La direzione della redazione italiana della radio è affidata a Tolomelli. Il capo politico dei comunisti italiani in Cecoslovacchia riuniti intorno a Radio Praga è Francesco Moranino, deputato prima e senatore comunista dopo, rifugiatosi in Cecoslovacchia dove era stato accolto calorosamente, nonostante fosse stato accusato in Italia per l'uccisione di alcuni fascisti.
"L'accoglienza di Moranino era stata pilotata dall'Italia - dice Antonio Polini. L'ordine era di riceverlo come un grande personaggio perché poi egli avrebbe dovuto comandare il gruppo italiano dei fuoriusciti comunisti, ancora iscritti al partito, e tenere i rapporti ufficiali. Era un tipo altezzoso, efficientista e si vantava di essere un grande amico di Rudolf Slansky, segretario generale del partito comunista cecoslovacco: il mio amico Slansky, amava ripetere"
Il suo falso nome è Moretto, ma altri sono i nomi eccellenti presenti in Radio: Mantovani, Rossi, Boffi, Bianchi e tanti ancora. Fra redazione ufficiale in lingua italiana e redazione segreta vi lavorano una ventina di connazionali fra i più capaci ed istruiti, ma vi lavorano anche redattori legalmente ed ufficialmente presenti in Cecoslovacchia perché espressamente inviati dal partito comunista italiano.

Intorno a questi ruota una poderosa organizzazione che tenta di gestire con i mezzi più sofisticati e autoritari tutta la presenza italiana in Cecoslovacchia. Si pretende che ogni italiano della emigrazione economica vi faccia parte; si pretende di trattenere il passaporto e di controllare tutti i loro movimenti. "Ci hanno detto addirittura di non andare al nostro Consolato per il rinnovo del passaporto" dice Francesco Millo, napoletano abitante a Kladno, nei pressi di Praga, sin dal 1946 con moglie ceca e due figli. Visto l'insuccesso del "consiglio" dato, Democrazia Popolare offre un altro suggerimento: "Tutti coloro che intendono rinnovare la validità del proprio passaporto non occorre che si spostino dalla località in cui si trovano per venire a Praga… Si consiglia a rivolgersi prima all'incaricato sindacale della località e poi, se è necessario, a scrivere a noi che possiamo molte volte fare tutto senza che essi si scomodino". Questi atteggiamenti, in realtà, sono un modo per tenere lontani dalla nostra Ambasciata e da eventuali agenti, desiderosi di informazioni riservate, i nostri emigrati economici.
La presenza degli emigrati politici rende perciò molto dura la vita al resto della colonia italiana. Scatta il divieto governativo di inviare i risparmi in Italia e di ritornare liberamente nel proprio Paese: chi vuole può andare subito in Italia ma senza più ritornare; gli altri devono sottostare alle leggi cecoslovacche. Alcuni vengono obbligati ad optare per la cittadinanza cecoslovacca. E' il caso di Antonio Polini il quale,già sposato e con un bambino,non ha il coraggio di lasciare per sempre la sua famiglia: accetta a malincuore e richiede la cittadinanza di quel Paese.
Sono questi alcuni dei tentativi ben riusciti dei nostri emigrati politici di far sì che ogni altro italiano non abbia rapporti con la propria patria. La presenza dei partigiani deve restare ancora un fatto assolutamente segreto per le autorità italiane; nessuno in Italia deve sapere dove siano finiti quei "criminali". Anche se sono garantiti da una nuova identità è sempre possibile che qualche notizia giunga nel nostro Paese.
L'organizzazione di vertice si fa sempre più perfetta e la direzione politica di tutta l'emigrazione italiana in Cecoslovacchia si riduce ad una élite capeggiata da Moranino e Tolomelli - che poi entreranno nuovamente a far parte della scena politica del nostro Paese - e incide enormemente sulle decisioni del Partito Comunista Cecoslovacco e del Governo cecoslovacco.
In breve tempo quasi tutti i cosiddetti "emigrati politici", per decisione del governo locale vengono concentrati nella città di Brno. Sono circa 500. Con lo scopo di fondare il Centro Studi "Democrazia Popolare" ed una scuola di partito, affinché fossero preparati i "quadri" per un futuro comunista ancora possibile di gestire la politica italiana, questa decisione - in realtà - è una sottile mossa per liberarsi di personaggi scomodi dal teatro di Praga da parte di coloro che, restando nella capitale cecoslovacca, hanno in mano - indisturbati - la legittima rappresentanza comunista del nostro Paese e continuano ad intrattenere i rapporti con l'Italia attraverso le visite che giungono frequentemente da parte di esponenti di rilievo del partito comunista italiano, fra i quali Longo ed altri membri della direzione romana.

Fra gli altri connazionali - ormai confinati anche nelle campagne e nei boschi della Moravia - la vita non è piacevole e neanche facile. Iniziano così i primi rancori e le prime lotte per la leadership che sfociano infine in un vero duello corpo a corpo. "Si uccisero addirittura con le accette, fra i boschi", dice uno di loro. Tanti perdono la vita, tanti delitti commessi anche nella Cecoslovacchia restano sconosciuti e impuniti.

Rocco Turi
1) Continua


Leggi il lungo testo in Archivio:
www.gazzettadelsud.it

Articolo in 6 colonne corredato da due fotografie prive di didascalia


Per un utile approfondimento leggi il seguente libro, pubblicato dodici anni più tardi:

Rocco Turi
GLADIO ROSSA
Una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro
Collana Gli specchi
Editore Marsilio, Venezia
2004


(Libro esaurito ma consultabile in centinaia di biblioteche in Italia e all'estero).



www.amendolara.eu
gennaio 2013


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