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Gazzetta del Sud CRONACHE DAL PARADISO ROSSO, 7

Centro Studi per Amendolara



La Gazzetta del Sud non aveva mai pubblicato un'inchiesta a puntate così lunga.

Titolo dell'inchiesta: Cronache dal "paradiso rosso"
Autore: Rocco Turi

Gazzetta del Sud, Anno XLI, Lunedì 15 giugno 1992, p. 18.
POLITICA


Cronache dal "paradiso rosso" / Dopo l'invasione sovietica, nel 1968, si frantuma definitivamente il sogno di un loro ritorno in patria da protagonisti
Il travaglio dei comunisti italiani rimasti in Cecoslovacchia
Di Rocco Turi

7) Continua

Il periodo di decadenza della redazione italiana di Radio Praga incomincia immediatamente dopo il 1968.
Nel corso degli anni successivi la redazione viene gestita direttamente dai cecoslovacchi con l'ausilio di una minima rappresentanza di giovani italiani inviati dal PCI, i quali vengono impiegati nella esclusiva correzione dei testi da trasmettere.
Se il travaglio del 1968 a seguito dell'invasione sovietica produce rapporti di freddezza reciproca fra i due ex partiti fratelli, lo stesso clima si ripercuote in Radio Praga. Ormai i redattori italiani, circa venti - nel frattempo passati da Oggi in Italia alla redazione il lingua italiana di Radio Praga - incominciano ad avvertire anch'essi il clima ostile e pesante da parte dei dirigenti cecoslovacchi. Qualcuno intuisce prospettive grigie e decide anche di dimettersi e ritornare in Italia. Vi rimangono a lavorare alcuni emigrati politici, alcuni ex studenti giunti a Praga - e poi rimasti - ufficialmente in occasione del Congresso Mondiale della Gioventù del 1950 ed altri giovani inviati espressamente dall'Italia per lavorare in Radio Praga.
Improvvisamente, tuttavia, giungono inattese alcune decisioni inaudite e sfavorevoli per i nostri connazionali redattori.
Il pretesto è la firma di un documento secondo il quale ogni dipendente dovrebbe denunciare qualsiasi contatto con gli stranieri. Come dire che sono vietati anche i rapporti con i propri parenti italiani. I redattori italiani rifiutano di sottoscrivere il documento e vengono così licenziati in tronco. Sono in 9 i nostri connazionali rimasti ancora in Radio Praga. E' il 1977.
Ormai sposati, anche anziani, con figli adulti, dopo decenni di permanenza in Cecoslovacchia restano quasi tutti senza lavoro.

La fine di una esperienza.
Nel 1986 le trasmissioni ufficiali per l'estero della Radio cecoslovacca - Radio Praga - festeggiano un importante anniversario: i 50 anni della loro attività, risultando tra le più vecchie trasmissioni per l'estero in Europa.
Nel 1988 i redattori delle trasmissioni in lingua italiana festeggiano il 40° anniversario della fondazione delle loro diffusioni da Radio Praga. Viene anche organizzato un incontro per un bilancio e una ipotesi di prospettive e analisi dell'esperienza fatta fra tutti coloro che vi lavorarono.
Ma dopo i fatti sconvolgenti legati alla rivoluzione di velluto di Vaclav Havel, il primo aprile 1990 la redazione in lingua italiana - ormai inutile - sospende definitivamente le sue trasmissioni. Restano aperte, per ora, le redazioni cecoslovacca, inglese, tedesca e francese.
Tanti italiani rimangono in Boemia, Moravia e Slovacchia, perché i fatti politici susseguiti nel corso dei decenni sconfiggono le loro residue speranze di ritornare in Italia. Nel corso del tempo perdono definitivamente l'entusiasmo e la fiducia per una utopia possibile. La sconfitta di un sogno politico accarezzato per lungo tempo; la delusione per un impegno mancato ("tutti si erano illusi che al ritorno, "da vincitori", in Italia avrebbero occupato posizioni al di fuori del grigiore e dell'anonimato"); le divergenze fra i partiti comunisti nel 1968 ridimensionano le pretese e la fantasia dei nostri connazionali e si accontentano, così, esclusivamente della promessa di una amnistia generalizzata come unico impegno possibile.
Il primo gruppo incomincia a rientrare nel 1964 a causa della concessione della grazia ad opera del Presidente Saragat, il quale approva il beneficio solo ad una parte dei fuoriusciti residenti in Cecoslovacchia.
Fra i nostri emigrati in Cecoslovacchia è diffusa oggi la certezza che la grazia concessa per prima a Moranino fosse una vera e propria trattativa voluta dal PCI e collegata all'elezione di Saragat: i voti del PCI in cambio dell'amnistia.
Ma poi altri emigrati politici ritornano in Italia perché anch'essi graziati. Anche in questo caso a seguito di un accordo politico?
Per molti è ormai tardi e c'è chi muore in Cecoslovacchia. Però c'è chi per ultimo nei primi anni ottanta ottiene la grazia, ma ormai vecchi e senza forze preferiscono attendere in Cecoslovacchia la fine della loro vita, ben sapendo di essere sfuggiti ad una punizione per i delitti commessi.
Quei 60-70 anziani nostri connazionali rimasti, ma del tutto integrati in Cecoslovacchia, ormai pensionati e settantenni sono rinchiusi davvero nell'anonimato, in una ferrea riservatezza e decisi di cancellare per sempre dalla loro memoria un periodo davvero triste della vita.
Diversamente dagli italiani residenti a Praga, l'approccio del ricercatore con i nostri connazionali di Brno è meno agevole. La loro presenza in quella città è quasi tutta legata alla forma di emigrazione politica forzata di partigiani in fuga dall'Italia e quindi poco disposti al dialogo ed alla comunicazione.
La vita dei nostri connazionali in Cecoslovacchia risente notevolmente del clima poliziesco ed intimidatorio instauratosi dopo il 1948 in questo Paese: in loro è ancora presente una buona dose di scetticismo e di diffidenza nei confronti di chi arriva dall'Italia per occuparsi della loro vita passata. Eppure gli interventi in loro favore potrebbero escludere preoccupazioni e paure. Non è così: il desiderio di segretezza e di non rievocare le esperienze del dopoguerra è ancora strenuamente difeso.
L'approccio iniziale con gli italiani di Brno avviene allora attraverso la raccolta di informazioni presso i cittadini cecoslovacchi che vengono occasionalmente incontrati. Si osserva così che mentre si attende in fila il proprio turno allo sportello della Banca di Stato cecoslovacca, un signore avverte di conoscere un italiano di nome Pollini; accade di sapere inoltre che il Direttore del castello dello Spielberg Dusan Uhlir, conosciuto nel corso del soggiorno, sia amico di una famiglia italiana abitante a Brno da moltissimi anni.
La via telefonica sembra allora quella più adatta per qualsiasi approccio in città. Scorrere l'elenco del telefono di Brno, una città di 350 mila abitanti, è perciò un ottimo strumento sociologico. Il lavoro è laborioso ma utile per esaminare ed isolare fra i tanti nomi quelli che appaiono tipicamente italiani.
Naturalmente attraverso l'improvvisa ed inattesa telefonata non sempre è possibile suscitare interesse e fiducia. Ma è importante visitare qualcuno dei nostri connazionali per avere un approccio diretto. Tutto diviene più facile, anche se nei limiti di una sempre latente ostilità, diffidenza e sfiducia: sentimenti che sembrano prevalere anche nei rapporti interni al gruppo di connazionali.
Non tutti accettano di avere un incontro privato nelle proprie case. Infatti, alcune verifiche incrociate permettono di comprendere che il rifiuto spesso viene dettato da una qualità del tutto inadeguata delle dimore dei nostri connazionali. Qualcuno abita in case piccolissime, malsane e sovraffollate.
E' il caso, ad esempio, di un connazionale che vive in due camere con una famiglia composta da sette persone. Le dimore dei nostri connazionali sono situate in quartieri molto popolari e poco confortevoli, lontani dal centro cittadino anche se i mezzi di trasporto fanno sì che i collegamenti avvengano celermente.
Gli italiani della prima generazione di emigrati politici di Brno, ormai ultrasessantenni, sono tutti pensionati e trascorrono la loro vita coltivando prevalentemente il proprio orto e commerciando anche il sovrappiù prodotto: è un modo per vivere con maggiore agiatezza e tranquillità economica. La pensione percepita, infatti, è talmente esigua da risultare inevitabile adoperarsi per cercare altri introiti. Alcuni lavorano come interpreti occasionali per le ditte italiane che si affacciano per i loro affari sul mercato cecoslovacco o sono impiegati temporaneamente, sempre come interpreti, presso la Fiera Internazionale di Brno.
Altri penserebbero anche ad un ritorno estremo in Italia ma le difficoltà che dovrebbero superare sono tante e tali che rimane loro esclusivamente una volontà irrealizzabile e una frustrazione latente, pur se, dopo la concessione della grazia, la scelta di restare nel Paese straniero è stato un fatto autonomo e personale da parte di tutti gli italiani, ormai sistemati ed integrati con una famiglia in Cecoslovacchia.
Gli incontri e le rimpatriate fra i nostri connazionali di Brno avvengono generalmente in un locale molto popolare ed economico. Ci si incontra alla domenica mattina per un bicchiere di buona birra e si discute un pò in italiano con nostalgia e speranza. E' sintomatico come ci si diverta - discutendo di politica - a distribuire fra di essi incarichi governativi e ministeriali italiani: appaiono reminiscenze delle promesse e dei programmi fatti all'epoca del trasferimento a Brno nei lontani anni cinquanta allorché frequentarono le note scuole politiche.
Durante i periodi invernali gli incontri fra i nostri connazionali avvengono pure all'interno del Teatro Nazionale di Brno. Non perché essi fossero cultori dell'arte e del teatro ma perché nei mesi in cui la temperatura è molto rigida il luogo è talmente isolato dalle intemperie e dal freddo che, risultando molto ampio, dà la possibilità di stare in compagnia anche passeggiando a lungo fra una battuta in lingua madre e uno spettacolo domenicale gratuito offerto dal Teatro di Stato cecoslovacco.
La scelta del Teatro Nazionale come luogo di incontro domenicale scaturisce pure dalla constatazione che i locali risultano essere ubicati in posizione centrale nella città e perché vi convergono tutti i mezzi di trasporto adoperati dagli italiani per giungere dalle loro lontane case di periferia.
Molti sono coloro che in Cecoslovacchia ricordano bene le vicende e la vita dei partigiani italiani, non fosse altro perché la loro presenza aveva un ruolo attivo e non si erano affatto isolati o rinchiusi nell'anonimato, se si esclude unicamente l'adozione di un falso nome. Come si spiegherebbero altrimenti tutte le loro iniziative di carattere politico? Non risulta altresì realistico che solo in pochi ricordino quei fatti. E' diffuso invece un senso di omertà e di reticenza perché tutti i nostri connazionali ancora in Cecoslovacchia - emigrati economici o politici - tendono di rimuovere. E' evidente questa linea di condotta anche fra quelli che hanno rappresentato e rappresentano ufficialmente il governo italiano a Praga. Ecco perché l'appello al "chi sa parli" rivolto nell'agosto 1990 e 1991 dall'ex partigiano di Reggio Emilia Otello Montanari non avrà probabilmente un seguito concreto.
Solo attraverso una scrupolosa ricerca sul campo, porta a porta, sarà possibile sgretolare lentamente i muri che ormai, dopo le lunghe polemiche dal settembre 1990, sono stati costruiti davanti alla propria memoria e davanti all'intima coscienza.

Rocco Turi
7) Continua


Leggi il lungo testo in Archivio:
www.gazzettadelsud.it

Articolo in 9 colonne con una fotografia e la seguente didascalia:
Otello Montanari. Il partigiano che lanciò un appello per far luce sui delitti avvenuti in Emilia-Romagna nell'immediato dopoguerra



Per un utile approfondimento leggi il seguente libro, pubblicato dodici anni più tardi:

Rocco Turi
GLADIO ROSSA
Una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro
Collana Gli specchi
Editore Marsilio, Venezia
2004


(Libro esaurito ma consultabile in centinaia di biblioteche in Italia e all'estero).



www.amendolara.eu
gennaio 2013


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