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Gazzetta del Sud OLTRE CORTINA, SENZA PASSAPORTO, 10

Centro Studi per Amendolara



CRONACHE DAL "PARADISO ROSSO", 10 (1992)
La Gazzetta del Sud non aveva mai pubblicato un'inchiesta a puntate così lunga.


Titolo dell'inchiesta: Cronache dal "paradiso rosso"
Autore: Rocco Turi

Gazzetta del Sud, Anno XLI, Mercoledì 1 luglio 1992, p. 25.
INTERNO


Ecco come avveniva la fuga dei comunisti italiani verso i Paesi dell'Est
Oltre cortina, senza passaporto
Di Rocco Turi

10


La vicenda dei passaporti - che sarebbero stati richiesti dal Pci all'Unione Sovietica negli anni Settanta - ha portato alla ribalta episodi inediti e documenti ufficiali, a disposizione degli studiosi, che in passato non avevano mai destato l'interesse. Sulla base di informazioni riservate e segrete circa il rapporto tra il Partito comunista italiano e la Cecoslovacchia, nel luglio 1952 la Legazione d' Italia a Praga venne informata sulla tecnica della emigrazione politica clandestina.
All'atto della loro partenza per la Cecoslovacchia - dice il documento ritrovato - i lavoratori comunisti "sembra che vengano informati dalla federazioni del partito che la direzione del Pci invierà un rapporto sul loro conto al Pc cecoslovacco, precisando l'appartenenza al partito, il grado di preparazione politica e la capacità di lavoro".
Così continua il documento: "L'espatrio clandestino presenta notevoli difficoltà, ma i comunisti che intendono emigrare in Cecoslovacchia verrebbero muniti dalle federazioni provinciali di un lasciapassare per cui l'interessato, se riesce a raggiungere la frontiera cecoslovacca, verrebbe accolto e ben trattato". Gli espatriati sprovvisti di lasciapassare, dice il documento, "verrebbero arrestati e trattenuti in carcere, in attesa delle informazioni richieste dalle autorità cecoslovacche al Pci".
Una volta giunti in Cecoslovacchia, tutti gli operai italiani, oltre a dover sottostare alle condizioni contrattuali imposte dal Governo, che comportava una riduzione dei salari rispetto al periodo pre-comunista, venivano invitati a firmare la petizione per la pace. A conferma dell'avvenuta adesione, gli operai vengono muniti di una dichiarazione firmata da due esponenti del "Fronte Popolare".
Tale documentazione doveva essere esibita ad ogni richiesta della polizia e dei dirigenti politici sia cechi che italiani. L'operaio che ne era sprovvisto veniva sottoposto a provvedimento di polizia.
Per gli italiani che avevano interesse di recarsi in Cecoslovacchia o comunque nei Paesi a democrazia popolare non era difficile attraversare la frontiera anche senza passaporto o altro documento ufficiale di viaggio. Diversi furono i casi da cui fu verificato che l'iter seguito era agevole e privo di difficoltà insormontabili. Uno di questi venne spiegato dalla Legazione d'Italia a Sofia, che nel 1954 fu in grado di esibire le prove di quanto era stato sospettato per molti anni.
Come spiegò la nostra Legazione di Sofia in una lettera del novembre 1954, i connazionali che volevano recarsi nei Paesi di oltre cortina e che davano sicuro affidamento a quelle autorità comuniste, non avevano alcun bisogno di possedere un passaporto e neppure che fosse reso valido dalle autorità italiane per i Paesi stessi.
A conferma di tutto ciò la Legazione di Sofia inviò in Italia un passaporto, il cui titolare si era recato in Italia e ne era ritornato senza alcuna indicazione sul documento circa il suo transito attraverso l'Ungheria e la Romania, né per quanto si riferiva ai visti, né alla timbratura di ingresso e di uscita.
Di tali transiti, peraltro, risultò traccia dai foglietti volanti che il titolare del passaporto inavvertitamente lasciò in possesso di quella Legazione.
Come risultò quindi in modo evidente, le autorità romene e ungheresi e forse anche le bulgare, contravvenendo alle convenzioni internazionali in materia di passaporti, elusero regolarmente i controlli delle autorità italiane concedendo visti a chi lo desiderava, non sul passaporto ma su foglietti staccati che potevano facilmente essere distrutti senza lasciare alcuna traccia.
Il sistema era noto sia alla nostra Legazione di Sofia che alle autorità ministeriali ma fu la prima volta che se ne ebbe la conferma irrefutabile.
Il titolare del passaporto - si dice nel documento - residente in Bulgaria, era uno di quegli studenti italiani della zona di Trieste che essendo di tendenze comuniste cominformiste, evitavano di attraversare la Jugoslavia per cui per giungere in Italia erano costretti a compiere il giro della Romania e dell'Ungheria.
Nel caso specifico, tuttavia, l'irregolarità avrebbe potuto essere rilevata alla frontiera d'ingresso di Tarvisio giacché, fra l'altro, sul passaporto in questione mancava anche il visto di uscita e reingresso bulgaro, nonché tutti i vari bollini delle autorità di frontiera bulgare, i quali avrebbero dovuto esserci in ogni caso, anche qualora l'interessato si fosse trasferito da Sofia, in Austria, via Praga per aereo.


Rocco Turi
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Leggi il lungo testo in Archivio:
www.gazzettadelsud.it


Articolo in 4 colonne



Per un utile approfondimento leggi il seguente libro, pubblicato dodici anni più tardi:

Rocco Turi
GLADIO ROSSA
Una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro
Collana Gli specchi
Editore Marsilio, Venezia
2004


(Libro esaurito ma consultabile in centinaia di biblioteche in Italia e all'estero).



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gennaio 2013


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