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Gazzetta del Sud SEMPRE PIU' GRAMA LA VITA DEGLI EX ITALIANI, 11

Centro Studi per Amendolara



CRONACHE DAL "PARADISO ROSSO", 11 (1992)
La Gazzetta del Sud non aveva mai pubblicato un'inchiesta a puntate così lunga.


Titolo dell'inchiesta: Cronache dal "paradiso rosso"
Autore: Rocco Turi

Gazzetta del Sud, Anno XLI, Martedì 14 luglio 1992, p. 20.

Europa dell'Est /
Sempre più grama la vita degli ex italiani
Di Rocco Turi


11


Sono più di 3.500 i nostri connazionali stabilmente residenti nei paesi appartenenti all'ormai vecchio Patto di Varsavia. Ammontano a circa 6 mila gli emigrati italiani che al seguito di ditte o enti si recano nei paesi dell'est europeo per un periodo più o meno lungo.
A quanto risulta presso il nostro Ministero degli Esteri, il territorio che vanta una maggiore presenza italiana è quella che rappresentava la Repubblica Democratica Tedesca.
La collettività italiana della Rdt comprende circa 1.000 persone, prevalentemente di vecchia emigrazione. Infatti, essa risulta composta in buona parte da italiani ivi stabilitisi prima del secondo conflitto mondiale, ai quali si è aggiunto un certo numero di ex militari e lavoratori trasferiti o deportati nel periodo bellico che, terminata la guerra, sono rimasti a vivere in quel territorio.
A tale nucleo originario si sono aggiunti i discendenti della seconda e terza generazione - circa 400 persone - che hanno scarsi legami con l'Italia e parlano solo tedesco. La maggior parte di essi hanno doppia cittadinanza.
Circa 100 tecnici italiani soggiornano temporaneamente nella ex Rdt, impegnati nella realizzazione di impianti industriali.
La collettività italiana stabilmente residente in Unione Sovietica, secondo valutazioni della nostra Ambasciata a Mosca, ammonta a circa 350/400 unità. La maggior parte dei nostri connazionali risiede a Mosca. Molti di essi sono rappresentanti di ditte ed enti italiani (Fiat, Montedison, Alitalia, Olivetti, Eni, Pirelli, Finmeccanica, Novasider, Italturist, ecc.). Altri sono operai ed impiegati delle industrie, in special modo meccaniche. Non manca un certo numero di dirigenti dell'industria, del commercio, delle banche e dei trasporti. Si annoverano anche giornalisti, alcuni cuochi, camerieri e gelatai. A seguito di importanti contratti conclusi dalle ditte italiane Danieli, Pirelli e Comau, riguardanti la produzione e l'ampliamento di impianti acciaieristici, di saldatura e per la costruzione di mietitrebbie, si sta verificando l'arrivo in Russia di un consistente numero di tecnici ed operai specializzati italiani, che vengono impegnati in queste produzioni, con la costruzione di cantieri fuori Mosca, per un periodo di sei mesi - un anno. Attualmente essi sono più di 4.000.
Le condizioni di vita della collettività italiana sono molto superiori a quelle della popolazione locale, anche se comportano costi sensibilmente più elevati (affitti, servizi domestici, approvvigionamenti, alberghi, ecc.).
La comunità italiana in Ungheria ammonta attualmente a circa 300 connazionali, 100 dei quali dipendenti dell'Ambasciata, dell'ufficio militare, dell'Istituto di Cultura, dell'Ansa e familiari di queste categorie. La maggior parte (escludi diplomatici, funzionari e giornalisti) è emigrata in Ungheria negli anni immediatamente successivi alla fine del primo conflitto mondiale, quando alcune centinaia di ex prigionieri di guerra, sposati con cittadine locali, nonché piccoli nuclei di operai e di artigiani, rimasero in Ungheria a svolgere la loro attività lavorativa, generalmente modesta e scarsamente retribuita. Nella città di Pest, in particolare, vivono alcuni ex partigiani italiani che hanno preferito restare in Ungheria anziché trasferirsi in Cecoslovacchia così come hanno fatto la maggior parte di essi.
I nostri connazionali in Ungheria hanno quasi completamente perduto i legami con l'Italia; non occupano posizioni economiche e sociali di rilievo; la loro situazione tende a divenire precaria, specie nella vecchiaia, anche perché le pensioni ungheresi sono di esigua entità. Essi si trovano nell'impossibilità di svolgere in proprio qualsiasi iniziativa, sia nel ramo commerciale che in quello agricolo e industriale. Si tratta di una collettività che va via via riducendosi numericamente, visto che non esiste flusso migratorio italiano verso l'Ungheria.
La collettività italiana in Cecoslovacchia è composta da circa 350 persone. A questi è necessario aggiungere coloro che avendo acquisito la cittadinanza cecoslovacca, hanno perduto del tutto ogni rapporto con il nostro paese: sono alcune decine. Tale collettività si compone di due gruppi diversi. Il primo, costituito da residenti - in buona parte anziani e pensionati - risale al periodo 1945-48, tende ad integrarsi nella società locale, soprattutto attraverso le nuove generazioni. Il secondo gruppo è costituito da lavoratori e loro familiari che si recano nel paese per 2-3 anni alle dipendenze di enti o ditte italiane ivi operanti.
In complesso, una metà della nostra collettività in Cecoslovacchia è composta da lavoratori, per lo più operai, muratori, minatori ed impiegati; l'altra metà da loro familiari. Va inoltre segnalato che vi è una notevole intensità di correnti turistiche tra i due paesi, con larga prevalenza dei turisti italiani: ogni anno, in media, circa 60 mila, ma la nuova situazione politica ha portato a un flusso che ha superato le 100 mila unità ed anche i cittadini cecoslovacchi, giunti in vacanza in Italia, sono stati sorprendentemente numerosi.
La collettività italiana in Polonia ammonta a circa 200 persone. Una parte di essa è di vecchia immigrazione (in alcuni casi anteriore al 1945, con insediamenti anche nei territori della Slesia, già appartenenti alla Germania). Questi connazionali sono quasi del tutto assorbiti nella società locale, pur conservando il passaporto italiano; e il loro numero è in continua diminuzione.
Un'altra parte della comunità italiana - quasi la metà - è invece di recente stabilimento (tecnici di ditte italiane). Opera nell'ambito degli uffici italiani e della cooperazione culturale ed è anch'essa ben inserite nella società locale. In genere non vengono segnalati particolari problemi quanto alle condizioni di vita dei nostri connazionali.
La comunità italiana in Romania non supera le 120 persone, se si escludono i membri del personale dell'Ambasciata, quelli dell'Istituto di Cultura e quelli dell'Ice. Essa consta di due gruppi ben distinti: da una parte una componente stabile, costituita ormai soltanto da uno sparuto gruppetto di anziani che si assottiglia di anno in anno; dall'altra operatori economici al seguito di imprese, il cui numero ovviamente varia a seconda dell'andamento degli scambi commerciali tra Italia e Romania.
In particolare, la categoria, dei residenti stabili si è ormai ridotta a poche persone anziane (circa 50, di cui solo una decina non hanno a suo tempo rinunciato alla cittadinanza italiana), che rappresentano i superstiti di un flusso di emigrazione verificatosi a partire dall'inizio del secolo ed accentuatosi tra le due guerre mondiali, quando molte opere infrastrutturali - ponti, strade, ferrovie - venivano realizzate da tecnici e operai originari soprattutto del Friuli e del Bergamasco. Nell'immediato dopoguerra la maggior parte di questi fece rientro in Italia, mentre coloro i quali decisero di rimanere in Romania dovettero assumere, tranne rare eccezioni, la cittadinanza romena. Attualmente queste persone affrontano problemi non facili. Esse godono peraltro della equiparazione ai cittadini rumeni per quanto riguarda i prezzi stabiliti per gli affitti ed i servizi (assistenza sanitaria, scolarizzazione, ecc.).
I cittadini italiani in Bulgaria sono un centinaio, alcuni di antica emigrazione e quasi del tutto assorbiti nella società locale, altri di nuova emigrazione, alle dipendenze di ditte italiane. Anche in Bulgaria vive - ormai del tutto assorbito - qualche ex partigiano italiano giunto in questo paese dopo la fuga dall'Italia del periodo post-bellico.

Rocco Turi
11

Leggi il lungo testo in Archivio:
www.gazzettadelsud.it


Articolo in 5 colonne con una fotografia e la seguente didascalia:
Rezo Nyers, leader della svolta magiara.



Per un utile approfondimento leggi il seguente libro, pubblicato dodici anni più tardi:

Rocco Turi
GLADIO ROSSA
Una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro
Collana Gli specchi
Editore Marsilio, Venezia
2004


(Libro esaurito ma consultabile in centinaia di biblioteche in Italia e all'estero).



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gennaio 2013


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