AMENDOLARA.EU - Foto, Video, Cultura, Tradizioni ed Eventi

Cerca

Vai ai contenuti

Giornata in ricordo di Francesco Battisti

Centro Studi per Amendolara



Cassino, 3 giugno 2008.
Università degli studi di Cassino, Aula Magna “Papa”
della Facoltà di Ingegneria.
GIORNATA IN RICORDO
DI FRANCESCO MARIA BATTISTI.
Intervento di Rocco Turi


Conoscevo Francesco da 30anni e non mi sarei mai aspettato di trovarmi ad occupare questo ruolo nel giorno dedicato al suo ricordo. Pertanto mi sento molto, molto emozionato…
Una sera di tanti anni fa in Calabria, Francesco mi chiamò per chiedermi di aiutarlo nell’esame scritto di “Statistica Metodologica”, materia che egli insegnava oltre a “Storia dell’Analisi Sociologica”. Mi disse che gli studenti erano circa 200. Il giorno dopo ci incontrammo nell’Aula Caldora, un’aula molto grande e bella, in ferro e vetro, poggiata su quattro pilastri. All’improvviso ci fu il terremoto. Fuggi-fuggi generale; il panico. Qualcuno si fece male, ma subito dopo ci organizzammo di nuovo per l’esame.
Nel corso della giornata Francesco mi disse: <<Senti Rocco, c’è qualcosa che non va. Ho visto una fuga sconsiderata, non da una vecchia casa pericolante ma da un bunker in ferro che non sarebbe mai crollato. E’ necessario che la gente impari ad affrontare le calamità. E’ necessario che l’università faccia qualcosa…>>.
Ed ecco che iniziò una ricerca in tutto il territorio comunale, diretta da Francesco, il cui primo risultato fu un opuscolo, pubblicato dal Comune di Rende: DIFENDERSI DAL TERREMOTO, ISTRUZIONI PRATICHE PER LA FAMIGLIA. Con l’opuscolo ebbe inizio un “Programma di educazione e di difesa sociale contro il terremoto e le altre calamità naturali connesse”. Era il settembre 1981 e credo che nessun altra località in Italia avviò in quell’epoca un programma di educazione del genere.
Poi ci furono altri articoli, ci furono libri (l’ultimo dei quali fu LA CITTA’ E L’EMERGENZA nel 1991), i convegni internazionali di Potenza e Matera, poi in Jugoslavia e la partecipazione al Congresso Mondiale di Sociologia di Città del Messico nel 1982. Nel 1997 ci fu la ristampa dell’opuscolo a cura dell’Assessorato alla Protezione civile di Rende. Poi ci furono tante, tante imitazioni delle cose che Francesco scriveva su questo tema, senza essere neppure citato.

Francesco non si lasciava sfuggire nulla di ciò che gli accadeva intorno. Prese lo spunto dal sussulto dell’Aula Caldora dell’Università della Calabria e iniziò ad occuparsi di protezione civile. Era sempre un sociologo in Spe, ovvero in Servizio Permanente Effettivo, così come spesso gli dicevo usando un linguaggio militare. Infatti fu proprio lui a suggerirmi di occuparmi di metodi di ricerca in campo militare, laddove mi fece usare anche i concetti statistici e matematici della regressione multipla. Non a caso, Francesco fu autore di SOCIOLOGIA MATEMATICA, un libro direi politicamente scorretto che gli procurò più grane che elogi.
In questi giorni mi sono dato il piacere di rileggere Sociologia dello Scandalo, un libro scritto proprio con lo stesso metodo di Sociologia matematica. Credo che Sociologia dello Scandalo diventerà presto un classico della sociologia.

Vi ho raccontato come nacque il suo impegno per la ricerca sulla protezione civile e su come reagire alle calamità naturali, ma potrei raccontarvi la genesi di tante altre sue iniziative. Come quando ci occupammo del <<gozzo>>, tipica dilatazione delle ghiandole all’altezza della gola, degli abitanti di alcune regioni di montagna. Lo facemmo in collaborazione con la Comunità Montana della Sila Greca.
Un giorno ci recammo insieme in Sila, Francesco vide delle donne anziane che mostravano un gozzo abnorme e subito iniziò a parlare della carenza di sali di iodio nell’alimentazione di chi abita in montagna. Ma la cosa che mi stupì è che fece un elenco di località italiane nelle quali la patologia era più diffusa. Detto – fatto!: parlò con alcuni medici sanitari e propose alla Comunità Montana una ricerca che si concluse con un Progetto di sviluppo della Comunità Montana della Sila Greca, il quale comprendeva una campagna di informazione sociale sull’uso del sale iodato nella stessa popolazione.

Potrei raccontarvi della sua intuizione di base nelle ricerche sulle implicazioni sociali della guerra e dei rapporti est-ovest.
Infatti, Francesco proveniva da una cultura americana e probabilmente desiderava nel suo inconscio realizzare un continuum con i Paesi. Fece di tutto per farmi avere una borsa di studio prima a Bruxelles (che precedette di molti anni quella che poi diventò Erasmus) e poi all’Accademia delle Scienze di Praga e all’Università di Brno (e poi in Ungheria e poi in Polonia) ed ecco che alla fine ci furono gli articoli in <<Rassegna di psicologia>>, il Congresso sul <<Rischio della guerra nucleare>> tenuto nel 1989 alla Sapienza Università di Roma e il volume PAURA E DESIDERIO DI GUERRA e poi i suoi studi sui sogni, che riprese dopo tanti anni, per concludersi nel libro che tutti conoscete e nella “Banca dei sogni” on line.

Insomma, Francesco reagiva a qualsiasi input ed – oltre a essere un sociologo in Servizio Permanente Effettivo – era una persona dotata di una IMMAGINAZIONE SOCIOLOGICA straordinaria. Come dire: una ne faceva e cento ne pensava!
Per esempio, erano gli anni in cui si parlava di università a distanza e immediatamente fece un progetto per le università a distanza. Venne poi a Cassino e scrisse un articolo: Studi di pre-fattibilità – ISTITUZIONE DI UN SERVIZIO DI ISTRUZIONE A DISTANZA ALL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CASSINO.

Credo altresì che i suoi collaboratori più recenti possano testimoniare la forte carica anticipatrice e l’immediatezza delle sue intuizioni, come quando in tre secondi dall’idea originaria era pronto a esprimere qualcosa di concreto ed elaborare un concetto di base da cui partire. Per non dimenticare, diceva: <<scrivi!>> e poi dettava….

Se L’IMMAGINAZIONE SOCIOLOGICA consiste nella capacità di riorganizzare e ricombinare idee, immagini e situazioni per formare nuovi modelli; se consiste nella capacità di contestualizzare situazioni, fatti ed eventi che passano davanti a noi, Francesco Battisti è stato l’esempio più evidente di questa capacità.

E poi, oltre a dare prova della sua singolare capacità interpretativa, Francesco aveva una grande cultura generale e una visione interdisciplinare del mondo che lo circondava. Basta esaminare gli argomenti di cui si occupò: il gozzo, la guerra fredda, il Libano, i suoi lavori successivi sulla sanità, sulle nuove professioni, i sogni e tanti altri contesti in cui fu evidente la sua originale influenza culturale. Addirittura si occupò di una ricerca sugli asini (che ho già avuto modo di accennare il giorno del suo funerale) riferita al loro ruolo sociale in Italia fino agli anni sessanta, con un’appendice utopica non ironica: in futuro gli asini ritorneranno ad essere utili?

Ecco allora che i suoi modelli concettualizzati hanno un valore che vanno studiati non solo dal punto di vista sociologico ma interdisciplinare: matematico, filosofico, artistico, psicologico, anche economico e artistico: egli passava l’estate a scrivere cose che non ha mai pubblicato e scriveva su tutto ciò che gli interessava in quel momento, oltre a rimettere mano frequentemente sulla sua antica tesi di laurea. E mi tornano alla mente le conversazioni marinare sull’arte, giusto per spiegare che il suo impegno era totale e interdisciplinare.

Vorrei concludere con tre cose:
Una sua frase che mi ha ripetuto più volte: << Rocco, se scriviamo una pagina al giorno alla fine dell’anno c’è un libro pronto…>>. Chissà cosa avrebbe scritto ancora, anche se qualcosa posso immaginarla. Per questo Francesco non doveva morire;
La seconda. La dedica che mi scrisse un mese e mezzo prima che morisse, il 13 dicembre scorso su un suo libro del 2002 (GIOVANI E UTOPIA, INDAGINI SUI PROGETTI DI VITA) che non mi aveva dato, sul quale ero stato citato e non me lo aveva detto. Scrisse: <<A Rocco per rimanere sempre giovane, anzi immortale!! Boia chi muore. Francesco 13-12-2007>>. Quasi sentiva che nel suo corpo qualcosa non funzionava e che stava per avvicinarsi la sua fine. Quasi un testamento morale;
La terza cosa dimostra la sua lungimiranza, se poi ce ne fosse ancora bisogna. Io, per una elevata passione, mi occupo di arte moderna e una ventina di anni fa mi disse: <<Rocco, affrettati a venderli questi quadri prima che si dematerializzino e degradino>>. Anzi le sue precise parole furono le seguenti: <<cerca di piazzarli subito questi quadri…>>. Ma lui sapeva che io non vendevo i miei quadri e a causa dell’originalità della sua uscita (<<cerca di piazzarli questi quadri…>> suscitò l’ilarità delle persone che stavano accanto a noi. In realtà, stavamo discutendo della plastica che usava Burri, della carta da manifesto di Rotella, delle opere di Rauschenberg, Pistoletto, Kounellis, Rothko. Proprio di Rothko e di un fotografo americano fu l’ultima mostra che visitammo insieme al Palazzo delle Esposizioni a Roma il 23 dicembre scorso.
Ebbene, Francesco Battisti venti anni fa mi parlava di “Opere senza futuro” cioè di quelle opere fatte con materiali non tradizionali che non durano nel tempo e di quell’arte contemporanea che rischia di sparire per degrado o per implosione. Mi parlava della caducità dell’arte moderna rispetto al marmo dell’arte antica.
Io mi chiedo oggi chi-ci-aveva-mai-pensato venti anni or sono. Solo oggi si parla di questi problemi legati all’arte che usa materiali che io chiamo “materiali instabili”. Solo oggi si discute se l’arte moderna deve essere conservata e restaurata o lasciata andare al suo destino. Anche qui Francesco fu lungimirante; lungimirante come è stata tutta la sua attività culturale, proprio come se vivesse nel futuro.

Allora, per cogliere le caratteristiche epocali della sua opera è giusto che trascorra il tempo necessario, piuttosto che farlo oggi in maniera meccanica.
E’ necessario che ci sia una eredità quasi genetica per interpretare Francesco e padroneggiare fra gli scritti di Francesco e la sua vita, tinteggiata di vari colori.
E’ necessario che i suoi scritti restino a decantare un poco – tanto per parafrasare le sue parole – per coglierne criticamente il suo vero, giusto senso. Lui mi disse una volta: <<Prima di pubblicare qualcosa è bene che decanti, perché quando la rileggi c’è sempre una correzione da fare>>. Giusto! Insomma, non è cosa semplice affrontare i suoi scritti.
Ma credo che il figlio Giuseppe sia la persona adatta. Ecco perché ho parlato di necessaria eredità genetica per affrontare le varie facce della personalità intellettuale di Francesco. Giuseppe crescerà ancora, maturerà sul piano della ricerca e soprattutto sarà pronto quando saranno maturi i tempi di una rilettura e di una interpretazione in prospettiva corretta degli studi di Francesco Battisti.
Grazie.

Rocco Turi.


www.amendolara.eu
Giugno 2012


Home | Presentazione | News | Galleria Fotografica | Monumenti | Feste e Tradizioni | Video | Contatti | Download | Links | Guestbook | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu