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I Caduti della Grande Guerra nei paesi dell'Alto Jonio Calabrese


I Caduti della Grande Guerra nei paesi dell'Alto Jonio Calabrese


E' da qualche giorno in edicola l'opera di Antonio Gerundino suddivisa in tre volumi "I Caduti della Grande Guerra 1915-1918" dedicata ai paesi di Castroregio, Roseto ed Oriolo. Significativa a tale proposito è la descrizione che l'Ufficiale ferrarese, pluridecorato al valor militare, Adolfo Zamboni del 141° Reggimento Fanteria, della Brigata Catanzaro, fa dei soldati calabresi:
"Piccoli, bruni, curvi sotto il peso del grave fardello, scesero alle stazioni delle retrovie e si incamminarono verso le colline Carsiche gli umili fantoccini della remota Calabria, la forte terra dalle montagne boscose e dai clivi fioriti dove pascolano a mille i placidi armenti. Chiamati lontano dalla Patria in Armi, questi poveri figli di una regione abbandonata lasciarono le loro casette sperdute tra i monti, abbandonarono i campicelli e le famiglie quasi prive di risorse e vennero su nelle ricche contrade che il nemico mirava dall'alto, bramoso di conquista e di strage. Percorsero tutta la penisola verdeggiante e sostarono nelle trincee scavate nella roccia e bagnate di sangue.
Fieri e indomiti, cresciuti nella religione del dovere e del lavoro, i Calabresi non conobbero la viltà, non coltivarono nell'animo gagliardo il germe della fiacchezza: alla Patria in pericolo consacrarono tutta l'energia dei loro rudi cuori, tutto il vigore delle floride vite. Apparivano selvaggi, ed erano pieni d'affetti nobilissimi; sembravano diffidenti, ed aprivano tutto il loro animo a chi sapeva guadagnarsi il loro amore; all'ingenuità ed al candore quasi puerili univano il coraggio e la risolutezza dei forti. Un piccolo servigio, una cortesia usata loro, ve li rendeva fedeli fino ad affrontare per voi con indifferenza il pericolo.
I compagni d'arme delle regioni del Nord, dividendo un vecchio pregiudizio, per il quale i fratelli dell'Italia inferiore erano considerati alquanto retrogradi e selvaggi, guardarono da principio con una certa noncuranza sdegnosa quei soldatini dalla parlata tanto diversa e così schivi di convenzioni; "terra mata" e "terra da pipe" erano gli appellativi che talvolta scherzosamente venivano indirizzati ai modesti gregari nati e cresciuti nelle terre del meridione. Però, quando la fama incominciò a diffondersi e a divulgare il loro valore e la loro audacia; quando si videro quei forti campioni muovere decisamente e costantemente all'assalto sanguinoso di posizioni inespugnabili; quando infine seppe l'ecatombe offerta dal popolo dell'Italia negletta, allora in tutto il Paese nostro si levò una voce concorde di ammirazione e di plauso e si benedirono quelle coorti di giovani dalla salda fede e dal fervido entusiasmo".

Santino Soda



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