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I piccoli antitav dell'E90 in Alto Jonio

Centro Studi per Amendolara



I piccoli "antitav" dell'E90 in Alto Jonio. (2013)
Di Rocco Turi


L'itinerario europeo della strada E90 parte da Lisbona e attraversando cinque nazioni (Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, Turchia) giunge a Silopi, dopo 6.442 km. Il tratto italiano attraversa la Sicilia, la Calabria e la Puglia per 2.078 km.


Sorrido quando gli altojonici parlano di salvaguardia ambientale. Non sempre. Lo faccio quando ne parlano i notabili del territorio. Penso che dietro l'apparenza del loro impegno ambientalista ci siano problematiche personali che stridono con le esigenze collettive per l'attenzione vera e la reale cura dell'ambiente.
D'altro canto, l'Alto Jonio non è una destinazione privilegiata di importanti lavori pubblici da parte dello Stato, se si esclude la costruzione della superstrada 106 jonica avvenuta qualche decennio fa.
In quella occasione, tuttavia, in aggiunta al persistente disinteresse dello Stato per questo territorio, ci furono ritardi notevoli, soprattutto nell'attraversamento del tratto amendolarese, come se fosse stato necessario un dazio da pagare.
Infatti, il tracciato previsto fu ostacolato per evitare che l'infrastruttura distruggesse un uliveto. All'epoca non si parlava di ambiente né l'ambientalismo era una moda, ma la distruzione di un uliveto era considerata un danno al territorio, oltre che - soprattutto - al patrimonio personale. Il potere politico contrattuale fece il resto: fu talmente efficace che il percorso della superstrada fu modificato, colpendo piccoli proprietari e tanti danni provocò inesorabilmente.

La modifica del tracciato, altresì, comportò la conseguente distruzione del verde boschetto di pini mediterranei fra il ponte sul torrente Straface e il vecchio distributore Agip in Amendolara Marina. Era un boschetto nel quale da ragazzi raccoglievamo il muschio per i presepi e la pece che scorreva lungo i pini. Ecco perché sorrido: un po’ con amarezza, un po’ per l'apatia degli amendolaresi, ai quali da sempre mi rivolgo affinché osservino la realtà con la giusta attenzione critica, piuttosto che accettare passivamente una riduzione degli spazi di libertà, soprattutto in materia di esigenze collettive.
Il giorno in cui il boschetto fu raso al suolo per far posto alla superstrada ero da solo ad osservare; a guardare con dispiacere e a fotografare lo scempio che si stava perpetrando nel disinteresse e apatia di tutti. Lo dimostrano le fotografie spettrali da me realizzate (che verranno pubblicate in questo sito). Cittadini assenti e amministrazione comunale idem, anche perché non sarebbe stato quello il momento tempestivo per un intervento istituzionale. Al proprietario del tratto boschivo, d'altra parte, probabilmente non interessava intervenire perché, comunque, in qualità di latifondista, sarebbe stato espropriato un terreno, ma utilizzando la pineta sarebbe stato anche il male minore.

Pertanto, in quella occasione l'unico soggetto a reagire affinché si ritornasse al progetto precedente, allo scopo di evitare la distruzione del boschetto - e provocare altri danni - sarebbe stato il pubblico libero di Amendolara; ma in quel momento - considerato i soggetti interessati - la libertà era merce rara e non poteva essere esercitata. Ecco perché ero da solo ad assistere allo scempio. Ecco perché, quando sento parlare di ambiente da difendere in Alto Jonio non credo aprioristicamente ai messaggi lanciati e mi chiedo sempre se e a chi giova. Se poi si osserva il panorama amendolarese con il necessario distacco intellettuale, i sospetti diventano certezza.

Ora si presenta un caso analogo con la costruzione della importante nuova strada europea E90 che attraverserà l'Alto Jonio. Pochi soggetti sono pronti a ritardarne la costruzione per motivi ambientali. "Senti chi parla!", "da che pulpito viene la richiesta!", verrebbe da dire dopo il caso del boschetto distrutto (e non solo) qualche decennio fa in Amendolara Marina. Il coinvolgimento intempestivo dell'ignaro pubblico (forse anche privo di memoria collettiva) di Amendolara, istituzionale e non, fatto utilizzando la solita "merce rara" della libertà - oltre il tempo massimo, per apparire spontanea - ha creato la medesima situazione del passato.

La presenza di grande (o ampia) proprietà. Questo è il motivo per cui (diversamente dagli altri) in territorio amendolarese e limitrofo c'è sempre un dazio da pagare: pochi proprietari sono tendenzialmente protesi a ritardare i grandi lavori pubblici con la motivazione ufficiale dell'ambiente da salvaguardare.

Personalmente, direi che il completamento della superstrada 106 jonica fra Amendolara e Roseto Capo Spulico potrebbe essere sufficiente all'equilibrato sistema della viabilità nord-sud e che, con lo stesso denaro che verrà speso per la E90, si potrebbe realizzare qualcosa di più utile sia per la creazione di nuovi posti di lavoro e sia per l'uso pubblico. Ma la E90 è un'altra cosa. Personalmente avrei preferito che il progetto della E90 si arrestasse a Crotone potenziando il suo porto per l'attraversamento per la Grecia, piuttosto che farlo da Brindisi.
Dal momento che è proprio l'Europa a chiedere la costruzione della nuova strada E90 e a stabilire che il tracciato fosse questo (via Puglia), la si lasci costruire senza intralci. Orsù! Parlare ora di aree archeologiche da difendere come seconda Pompei o di territorio mozzafiato come Acapulco appare tardivo, pretestuoso ed eccessivo, non credibile, ma forse solo utile a chi intende, magari, mettere alla prova il personale livello di autorevolezza.
A dire il vero, quale scempio pubblico obiettivo produrrebbe la costruzione di una strada statale?
E come mai negli altri comuni non si assiste a certe prese di posizione? In Portogallo, Spagna, Grecia e Turchia - nemmeno in Sicilia - nulla si sente e gli abissali ritardi costruttivi sono determinati unicamente dalla congiuntura. Ecco perché il titolo di questo editoriale è I piccoli "antitav" dell'Alto Jonio.
Dal momento che nel territorio non c'è una informazione corretta, sarebbe altresì interessante, piuttosto, una maggiore informazione generale sulla questione politica, strategica e geografica della E90, per soddisfare la conoscenza che in altri territori europei è consolidata da lungo tempo. Sarebbe interessante che il migliaio di circoli culturali locali se ne occupasse a questo livello. Ma questa informazione indipendente, forse interessa a poca gente.

Se i lavori iniziassero domani, gli operai amendolaresi, albidonesi, trebisaccesi e rosetani e altri ringrazierebbero. E non è cosa brutta, in tempi di crisi. Ma siamo sicuri che i lavori inizieranno domani? Questa è la sola lotta da intraprendere in Amendolara: far iniziare i lavori il più presto possibile e non chiedere progetti alternativi per ritardarli. Coloro che ambiscono a un posto di lavoro dovrebbero liberarsi dai condizionamenti "ambientali" e favorire, piuttosto, un movimento che ne acceleri l'iter burocratico. Sarebbe anche compito precipuo delle amministrazioni comunali favorire tutto ciò. Sarebbero meno problemi per i comuni, più soldi a disposizione delle famiglie, più spese personali. Anche la banca locale sarebbe in grado di incentivare il credito e l'economia del paese sarebbe più florida. I lavori pubblici vanno agevolati e mai ostacolati!
Se gli altojonici non condividono questa idea che ora è solo il momento che inizino i lavori della E90, vorrebbe dire che da questa parti anche la crisi è merce rara…

Il fatto divertente è che in Italia ci si lamenta della carenza di lavori pubblici ma, quando si cerca di realizzarli, li si vuole lontani da casa propria. Non importa che ci sarebbero altri a subirne le conseguenze. Apriremmo un altro capitolo di discussione sul "senso civico"…
Anche nel nostro territorio è così. Un po’ come ciò che accade in Val di Susa, dove la Tav (Treno ad alta velocità) non è gradita e bloccata da oltre 20 anni.

Rocco Turi
Sociologo



PS
A titolo di cronaca: la costruzione della Tav (Treno ad alta velocità) che rappresenta una delle trasversali ferroviarie europee che dalla Spagna è diretta a Kiev (Ukraina), nel tratto che attraversa la Slovenia e l'Ungheria, per circa 500 chilometri, è stata costruita in pochi anni e terminata nel 1999, a cui ha partecipato un mio amico: l'architetto Peter Fazakas.
Lo testimonia anche un libro edito dalla società delle fe
rrovie ungheresi: Angyal László - Benkõ Sándor, Az ötös folyosó - A magyar-szlovén vasút epitese az ezredfordulón, MÁV Rt. Szombathely, 2000. Il libro mi è stato regalato da Peter Fazakas nel 2003 con la dedica: "Al mio amico prof. Rocco Turi con amicizia eterna, 1 luglio 2003" e fa parte dell'Archivio CSA - Centro Studi Per Amendolara e l'Alto Jonio. Che la trasversale europea per Kiev sia stata terminata in quasi tutto il percorso e la E90 neppure iniziata dalle nostre parti, a me pare uno scandalo. O no?


www.amendolara.eu
4 febbraio 2013












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