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Il bambino martirizzato di Rovito

Centro Studi per Amendolara



Il bambino martirizzato di Rovito
(6 marzo 2014)


"Vola in alto, in alto, più in alto che puoi, la tua amica Pediatra". L'ho appena letto su un mazzo di fiori bianchi lasciati in chiesa durante il funerale del piccolo Carmine, che la propria madre ha ucciso con ira bestiale. Un bambino che aveva fiducia nella sua mamma ha visto scaricare su di sé una rabbia incontrollata e vendicativa; ha cercato di difendersi perché nelle sue unghie c'erano tracce di pelle materna. I suoi occhi sbarrati si sono incrociati con quelli lucidi della madre assassina. "Mamma, cosa fai? Lasciami... lasciami... voglio uscire, scendere da questa macchina... ahia, ahia, ahia, lasciami... ahiaaaaaaaaaa".... lentamente, lentamente, il bambino martirizzato ha perso ogni forza!
Così è morto il piccolo Carmine. Vola in alto, più in alto che puoi, caro Carmine...
Un funerale composto ha dato l'ultimo saluto al piccolo Carmine, bambini con le lacrime agli occhi, palloncini bianchi in volo nel cielo grigio, la pioggia inesorabile; tristezza nel volto di tutti, ma anche orrore e sdegno. L'errore più grande è chiudere gli occhi e rimuovere tutto, in attesa della successiva notizia.
Quando accorgersi di quella invisibile linea che trasforma i genitori in assassini?
La linea invisibile non è sempre possibile individuarla, ma esiste. Essa indica il passaggio dai comportamenti normali a quelli devianti a vari livelli e vario titolo. Eppure l'escalation che conduce verso il solco finale e a gesti improvvisi è possibile individuarla chiaramente, scientificamente, come avviene nelle titolazioni della chimica. Se non è possibile individuare quella linea finale, è tuttavia possibile osservare le fasi che conducono al margine. E' necessario fermare il processo che porta lentamente o velocemente a superare il borderline che, a sua volta, è posizionato a distanze diverse nei vari soggetti. Come fare?
Chi non ricorda il cittadino italiano che fu arrestato in Svezia per aver dato uno schiaffetto al figlio? Era una famiglia in viaggio turistico. Poiché il figlio faceva capricci, come spesso può capitare, il papà si sentì nel diritto di sanzionare con uno schiaffo al volto il comportamento del piccolo. Fu denunciato da un cittadino svedese che aveva assistito all'episodio e il genitore fu immediatamente arrestato. Il turista italiano fu trattato dalla legge svedese come meritava.
In Italia, al contrario, ci fu una gran polemica perché l'episodio fu ritenuto esagerato. Niente vero.
Quel signore, nella sua vita aveva probabilmente già dato uno schiaffo al figlio e probabilmente altri schiaffi avrebbe dato in futuro; quel signore era al centro di una escalation della sua indole verso il figlio che lentamente avrebbe potuto condurre anche a gesti irreparabili. Anche se con meno intensità rispetto al passato, in Italia questo genere di sanzione genitoriale è frequente e se un osservatore interviene, la risposta può essere del tipo: "il figlio è mio e lo educo come voglio...", oppure si cita l'espressione "botte e panelli, fanno i figli belli...!". Fermare i genitori che educano i figli con un solo schiaffo - anche se sferrato per la prima volta - è un dovere civico. Ciò può accadere solo se l'episodio si svolge pubblicamente, ma è già una buona cosa. In tal modo il genitore impara che verso i figli non è consentito esercitare alcuna sanzione corporale; l'escalation si interrompe - o non si innesca neppure - e così la famosa soglia non viene raggiunta, a meno che non si tratti di problematiche psichiatriche. La verità è che in Italia - allo scopo di lavare la propria coscienza - si cerca di salvare i vivi e di far passare per problemi psichiatrici gesti di aberrante crudeltà compiuti, per scopi precisi e meditati, da gente normale e in assoluta, piena consapevolezza. La classe politica lava la propria coscienza in questo modo per giustificare una legislazione carente e ritiene esagerata quella svedese che portò all'arresto del turista italiano, per cui intervenne anche la diplomazia del nostro Paese per farlo rientrare.
Rimane l'ultimo passo. Come accorgersi e denunciare i comportamenti in privato di genitori-padroni dei propri figli? Qualcuno parla del cosiddetto "telefono azzurro" o "telefono rossa" a disposizione dei bambini che, comunque, ricadono in iniziative private. Ma le sanzioni genitoriali partono prima ancora che i bambini siano in grado di telefonare. I familiari abbiano il coraggio di denunciare il primo comportamento sanzionatorio deviante osservato tra le mura di casa. Solo così potrà essere recepito un tabù: ai bambini non si fa del male; i bambini vanno educati attraverso gli esempi, gli affetti e la cultura. Solo così potrà essere recepita la legislazione di altri Paesi - oggi qui considerata "esagerata" - in cui i bambini vengono salvaguardati e aiutati a crescere come non sempre avviene in Italia.

Rocco Turi, sociologo

www.amendolara.eu
6 marzo 2014


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