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Il Castello di Amendolara nel 1581

Centro Studi per Amendolara



Calabria Letteraria, anno XXXII, numero 7-8-9, p. 126, luglio-agosto-settembre 1984.

Ricerche sul Castello di Amendolara.
Di Rocco Turi


Nella seconda metà del XVI secolo i nobili meridionali tendevano a stabilirsi a Napoli dove erano interessati a seguire gli eventi politici del Regno ma anche ad adeguarsi ad un sistema di vita sociale che, nella classe degli aristocratici, si evolveva soprattutto nei centri più importanti. Le dimore provinciali degli aristocratici restavano perciò sempre più disabitate.
L'esodo dell'aristocrazia provinciale verso la capitale del Regno non riguardava, almeno all'inizio, i Loffredo, baroni di Amendolara, i quali continuavano a risiedere nel castello di questa località ancora per alcuni anni intraprendendo fra l'altro attività di carattere economico e commerciale. Infatti nel 1581 a Cosenza veniva fondato il Banco Belmosto e i Loffredo ne risultavano i garanti per una quota del 4% su un capitale di cinquantamila ducati.
Dopo solo sei anni di attività - nel 1587 - il Banco falliva dolosamente per colpa dello stesso fondatore Agostino Belmosto. La proprietà dei Loffredo veniva così rivendicata da tutti i creditori del Banco. Ciò spiega la presenza nel fascicolo del processo, istruito per il fallimento dell'Istituto, dell'inventario della eredità di Giulio cesare Loffredo, nel frattempo deceduto.
Il documento, ritrovato da G. Galasso e descritto nel suo libro "L'altra Europa", elenca con precisione notarile tutti gli ambienti del castello e, per ognuno, sono descritti gli arredi, gli oggetti e i capi di abbigliamento dai quali tuttavia scaturisce il convincimento che la tendenza al trasferimento dell'aristocrazia provinciale verso la capitale del Regno fosse già in atto anche nei Signori Loffredo. Infatti, dalla qualità degli oggetti descritti di nota ormai che i "pezzi" più preziosi erano stati già portati via ed evidentemente andrebbero ricercati nella residenza napoletana della famiglia. Sono altresì inventariati mobili, capi di corredo, oggetti vari e stoviglie che appaiono legato all'uso comune giornaliero.
L'importanza che riveste tale documento potrebbe essere attribuita alla possibilità di studiare, attraverso l'analisi degli oggetti, la realtà sociale ed antropologica di una popolazione ancora oggi in via di sviluppo, ma anche ad una ricostruzione storica ed architettonica del castello, di cui sono ancora poco chiare alcune vicende ad esso legate. Questi studi verranno tentati nel corso delle prossime pubblicazioni. Di seguito sono elencati gli ambienti del castello e la relativa descrizione di quanto in esso contenuto, che potrà servire a quanti volessero intraprendere tali studi.

"Sala" del Castello.

Un mobile grande di legno di pino con un'alzata a tre piani di appoggio, otto sgabelli "figurati con le armi de la casa"; due grandi forzieri, una lancia con ferro appuntito e quattro lance senza ferro, poste in un angolo della sala; una lancia spezzata; due zagaglie provviste di punta di ferro; una alabarda costituita da un'asta con frange di seta rossa; una alabarda senza frange; un letto formato da due piedistalli con cinque tavole piccole e una tavola più grande e stagionata; un materasso di lana con federa di panno bianco; un materasso di lana con federa a strisce colorate; una coperta di tela bianca imbottita con la bambagia e ricamata "con filo ad arco"; una coperta di lana bianca con ricami dal colore giallo, turchino e bianco, due sacconi da letto "de panni de lana, per servitori, vacanti"; due sacconi di paglia a strisce bianche e nere; una scala di legno con diciassette "gradini" (pioli).

"Prima camera che corrisponde verso la marina".

Un quadro grande "de noce con li pilastri de ferro con li piedi del medesimo ligname" e "con due catene di ferro". Il quadro è lungo sei palmi e largo quattro. Un secondo quadro, che sovrasta la porta che collega la camera all'altra più grande, con molte figure, della lunghezza di circa cinque palmi per lato; una incerata per la finestra; cinque sedie d legno di noce delle quali quattro rivestite in velluto verde con frange; una tavola o una panca per mangiare ("brosciata") e un'altra "guarnita de velluto torchino" con frange vellutate.

"Seconda camera che esce verso la strata che va a la piazza".

Un letto, costituito da cinque tavole di abete e tre materassi di panno bianco con la lana, provvisto di spalliere e poi quattro "colonnette da noce". Il letto è provvisto ancora di uno "sproviero de panno giallo con frange" dello stesso panno nonché una mantelletta e un "cappelletto" con intorno un laccio di seta rossa (capisciola). Dalla descrizione si potrebbe ipotizzare la presenza di un vero e proprio baldacchino che designerebbe questa camera come la stanza da letto più importante del Castello. Un quadro piccolo su tela "con la immagine di Nostro Signore con la Croce in spalla"; quattro quadri grandi "con figure" in uno dei quali "vi sta posta la Cena di Nostro Signore"; cinque arazzi "usati con figure et foliagi"; uno scrittoio rettangolare con tre rivestimenti ed intarsiato "in lo pede in modo do colonnetta vacante"; due sedie in noce "guarnite de velluto russo et frange de seta"; un candelieri "de creta bianca" da "tenere la luce".

"Terza camera sopra la porta del detto castello con la finestra che esce fora lo cortiglio".

Un letto su piedistalli con quattro tavole piccole e due tavole grandi e stagionate, tutte di abete; un letto su piedistalli con sei tavole piccole di noce e una tavola stagionata di abete, con uno strapunto "de galera" di seta, color paonazzo, foderato di tela rossa e imbottito di lana ed un "verducato" turchino (?) di tela. Una panca piccola di abete posta su due piedistalli; una piccola sedia rivestita di velluto giallo con frange dello stesso velluto; una sedia piccola e bassa in noce con velluto rosso "lavorato in frange di seta del medesimo colore"; una sedia grande in noce, non rivestita e rotta; uno scrittoio piccolo e rotto; un candeliere di "creta bianca"; tre candelieri di ottone; un paio di alari di ottone; due ventagli grandi, probabilmente per il camino, "uno de penne et l'altro de carta"; un panno di tela nero posto sul camino; tre incerate per le finestre; un coperchio di scaldaletto ("scarfaletto") di rame, vecchio; quattro paia di "peczi de arme bianche guarnite de tucti pezzi"; venti morioni di ferro; un ferro per marchiare le giumente; una campana per le giumente, grande ma senza battaglio; una "carrafa" coperta di paglia; due fiaschi di peltro "con le catene et coperchi"; una banderuola di taffetà verde e gialla, stracciata e vecchia; una cassa "da campo" foderata di "tela turchina et passamanetti bianchi", con serratura, contenente: arredi e biancheria da letto, un coltello turchesco con fodero, una scimitarra "guarnita et indorata" con fodero di velluto e ancora un coltello con punta egualmente indorata e turchesca; uno scrigno coperto di cuoio bianco e rosso che contiene anch'esso arredi per il letto, più una pelle di pecora per rivestimento et una torcia di cera bianca "da vento" ma rotta; uno scrigno "inferriato" e ricoperto di cuoio nero contenente: abiti e indumenti vari, un cuscino di velluto, quattro banderuole di taffetà, due "fronde de lauro coperte de raso verde et gigliato de argento", alcune armi fra le quali tre fucili "da scoppetta" (uno "a la todesca" e due "a la calabrese"), una "scapola de cane con lo collaro", una scatola con un
Agnus dei di vetro, un astuccio intarsiato (contenente tre netta orecchi bianchi di osso, due pettini e una spazzola con laccio di seta rossa), una cassetta piccola (contenente tre coroncine per la recita del Rosario "de rose secche", una medaglia di ottone e una "petra de latte"); una cassa "grande, venetiana, lavorata, musiata dentro et fora" che contiene: qualche capo di abbigliamento e di arredo, due palette di legno "da iocare a la palla" (rudimentali racchette da tennis?), due "magli de trucco", tre modelli di carta per le decorazioni del soffitto, qualche altro oggetto (non precisato) e quindici libri che costituiscono la piccola biblioteca del Castello.
Ecco l'elenco dei libri: "La descrittione de tucta Italia" di Leandro Alberti; il secondo libro delle
Prediche di fra Cornelio (Cornelio Musso); Sallustio, "Dio del ordine militare"; Valerio Massimo, "de li homini illustti"; "Cai Plinio Cecilio", ridotto in lingua volgare; "Le istorie d'Eutropio"; "Appiano Alexandri regis et aliorum fabulae, vita, gesti, costumi"; alcuni libri anonimi: "Lo Salmista… (Il Salterio è un libro dei Salmi); La vita dei filosofi…; Un altro libro lo quale impara de cavalcare… Fidelis Adducio, coverto de tavole… (Il Fidelis Adducio, secondo Galasso, potrebbe essere una sorta di guida spirituale e meglio ancora un incunabolo rilegato in legno); Un altro libro "de le guerre de Roma"; un quattordicesimo libro è indicato come "Lo fori uso vide licet uno offitio de la Settimana Santa coperto de velluto pagonaczo"; l'ultimo libro è indicato come "altro di diverse cose".
Ai libri vanno aggiunti una serie di incartamenti: si tratta di alcuni "processi", di un "notamento della fabbrica del Castello", di "una procura in carta pergameno fatta per la Università a tempo de Cesare Pignatello", di "uno libro de exito a servitori de casa", nonché di "uno libro scritto a mano, coperto de coiro, con varie sorti de notati scritti de carte cento vinti cinque, libro de cartelli de Fabritio et Cesare Pignatilli". Sono ancora annoverati nella stessa cassa ventinove quinterni di "carta reale" per scrivere.
Quanto descritto farebbe pensare che questa camera rappresenti lo studio-archivio-biblioteca del Castello. Nella stessa camera è ancora invetariata una "cascia seu scrigno" ricoperta di cuoio e foderata di tela verde cilindrata contenente vari capi, come cuscini, federe, scampoli di seta, sette lenzuola e tredici tovaglie. A parte vi è uno "scrignotto" in cui vi sono riposte "pochissime altre cose".
Dall'arredamento e dagli oggetti presenti nella "seconda" e nella "terza camera" si potrebbe supporre che esse costituissero "l'appartamento del Castello" e proprio "in la camera dove sta il magnifico governatore" bisognerebbe annoverare ancora i seguenti "pezzi": due sedie delle quali una in velluto rosso e una in velluto verde con frange dello stesso colore, un baule vuoto, una "lettiera" di quattro tavole stagionate, con i piedi "della stessa lettiera", uno sgabello, una bilancia per la seta con un marchio di dieci libbre che risulta "in potere del magnifico Paulino, compratore della seta dell'Illustre Signore".

"Solaro de suso sopra detta camera".

Vi è raccolto materiale assai vario, soprattutto armi e pezzi di armature, qualche sella, una lettiera, un mortaio e qualche recipiente. In particolare vi è una "cascia senza coperchio" contenente "un paro de arme lavorate granate" e i vestiti di panno orbace "dell'Illustre Signore" con il morione.

"Camera de la guarda roba seu dispensa".

Vi si trovano utensili e oggetti da cucina. In particolare: quattro "bombili" pieni "de acqua Montalvi Novi" (?); una serie di "piatti bianchi di Rossano", composta da 97 piatti piccoli, 29 medi e 32 grandi; un setaccio di pelo; un setaccio di seta; uno staio; due coperchi per le giare, di cristallo; una tazza di cristallo, liscia; un paio di gotti (uno a campanello e uno "ad nave indorato" (?); quattro ventose; una pignatta "gallupalina" di medie dimensioni; due conche grandi di rame; quattro tinozze piccole di legno "per tenere sarde"; un piccolo tino di creta "da tenere tonnina"; due "pidanni pieni de vino cotto che poco ne manca"; quattro "pidanni" di olive bianche; uno sportone con "passoli dentro" (uva passa); un tinello con olive nere. Accanto agli attrezzi da cucina si trovano alcuni attrezzi e oggetti per la tessiture: una "gavacta" per cardare il lino, una vecchia cesta "con un poco de lana dentro", una cesta con coperchio "piena de noczo de bambace". Sono inventariati ancora - nello stesso locale - vari oggetti di arredamento come un paio di piedi di sostegno, quattro pezzi di "trabacca" di noce con gli elementi di legno e in ferro della relativa armatura (le spallere del letto?), uno scaldaletto senza coperchio, due sedie vecchie, tre morioni, sette tavole stagionate "poste sopra certi travetti fabbricati" ed infine cose varie come alcune ceste di varie dimensioni e un paniere "de tenere renali" (!).

"Camera prima confinata con la scala verso la montagna".

Un letto con i suoi piedistalli formato da quattro tavole e sette "pezzotti" di tavole; due lenzuola grandi; due lenzuola piccole; un paio di "trastielli" (cavalletti da letto); un candeliere di ferro "de reposto" (secondo G. Galasso è la denominazione meridionale di ambienti in cui si trovano generi alimentari o utensili da tavola - ripostiglio -, ma è anche il mobile destinato alla bisogna - credenza - ); un paio di alari di ottone; un paio di alari di ferro "per la cucina"; un quadretto "con li piedi, quale nci sta uno scritto sopra, de noce"; sette scanni piccoli; uno scanno grande; un panno di taffetà "posto innanzi la figura della Madonna posta nella medesima camera"; un "telaretto" usato dell'incerata "de dicta camera"; un cesto grande con coperchio; un tavolo da cucina. In questa camera prevalgono gli arnesi da cucina: tre padelle delle quali una con coperchio, un "cucumo" di rame (contenitore di cibi da consumare caldi); quattro pignatte, due cucchiai fondi, due cucchiai forati, cinque cucchiai di legno, un mestolo di creta, due scaldavivande, un canovaccio, un "trappito" (torchio) grande "lavorato". Infine, nella stessa stanza, è inventariata una cassetta di abete contenente: una sottotazza di Faenza, un piccolo mortaio di rame, una graticola, due "fressore" (padelle?), due cucchiai di ferro, due piatti grandi di peltro, un "grattacaso" (grattugia).

"Camera che segue verso la montagna".

Un quadro "di noce, con le fiabe" lungo sei palmi e largo quattro; un letto con due piedistalli; un materasso bianco "con una pezza, lavorato con vénato (giallo, verdastro oppure rosso scarlatto) pieno de lana"; un materasso "lavorato con vénato pieno de capizzi (laccio utilizzato per l'imbottitura)"; una "farsata de lana bastarda, lavorata in piedi et in capo a verga gialla e negra"; un "maglio de ligno de ioco a palla"; un "porta guarda sole, senza corna (portaombrelli senza manico?)"; uno "smicciature" (smoccolatoio) per le candele; uno "scrigno seu bauglio" ricoperto di cuoio e foderato di tela turchina, contenente: 19 "serragli" da finestra con undici lucchetti nuovi e tre maniglie di ferro con tre mezzi "cantarelli"; un paio di gangheri grandi di ferro; uno spurgatoio di ferro; dieci "picchette di ferro, piccole, lavorate"; un coperchio "de fucile de scoppetta"; dieci "coppolieri" e "gliommeri" (contenitori di carta a forma di cono i primi, a forma di gomitoli i secondi) contenenti diversi colori per dipingere le soffitte delle camere; tre pezzi grandi e tre pezzi piccoli di gesso. E' pure inventariata una cassetta di legno di abete contenente: una serie di capi di abbigliamento e di attrezzature per cavalcare e cacciare (una giacca di maglie senza maniche con colletto di raso verde a varie stoffe, frontiere e testiere per cavallo, morsi di briglia, guarnimenti per la sella, cavezze); varie armi (un archibugio "in capo ed in piedi con li fiocchi de filo torchino et bianco", uno stocco "con lo fodero de velluto nigro e grande" e "con lo pomo indorato", uno stocco "con guardia et pumo indorato" e col fodero di cuoio "vecchio et rutto", uno stocco "de home d'arme" col fodero vecchio e senza impugnatura, una balestra "a torretta con la leva dentro lo teliero et con la pallottera", una balestra "a pizone con la leva", una accetta, un coltello "seu storta" piccolo e con il fodero di cuoio, due archibugetti, con il fucile "alla tedesca" e il fodero di cuoio, di cui un fucile è "musiato de osso"). Nella camera sono stati inventariati inoltre attrezzi per la costruzione: embrici di creta, una grossa corda di canapa lunga otto passi e mezzo, un pezzo di cordella con due "crocchi" di ferro "che serveno per la fabbrica", 20 tavole di pero, due tavole stagionate ma vecchie (una di acero e una di abete).

<<Cantina del vino>>.

Otto botti per il vino di varia capacità: una da 13 barili (una parte del vino contenuto è stata data agli "homini che hanno faticato a la corte", la parte che è rimasta è vino asprigno), due da 13 barili ma vuote, una da nove barili ma vuota, una da dieci barili, una da sedici barili (contenente una quantità pari ad un barile di vino, l'altra è stato tutto venduto), una da 21 barili, una da 22 barili. Ogni botte è poggiata su altrettanti sostegni concavi in legno. Sono inventariati inoltre: quattro barili vuoti per il mosto, un "carriatello" di quattro barili per l'aceto, un imbuto grande di legno per versare il vino nella botte, un imbuto più piccolo di rame, un tavolo grande largo cinque palmi, un moschetto di ferro, una trave di abete lunga dieci palmi, un travetto da cinque palmi, una "scarda" (pezzo) di tavola "per tenere arme" (bacheca per le armi) e qualche attrezzo di lavoro come "un maglio de battere astraco", "un ascone (palo) e una paletta da fere bianco" per la preparazione del lino, una "cagia (gabbia) rotta de tenere uccelli".

"Appartamento seu solaro de la cocina".

Una panca larga quattro palmi con piedistallo; un altro paio di "piedi di stallo"; tre tavole delle quali due fisse al muro "per tenere li canzoni" e l'altra sopra la panca; una mezza tavola, pur essa al muro, sulla quale vi è appoggiata una mezza "salma" di legna.

"Fondo de la torre vicino lo ponte".

34 tavoloni "de fabrica grossi et longhi" dei quali uno "iaccato in meczo" (spaccato); 28 "tiilli" (travetti per le tegole) piccoli, 13 "tiilli" lunghi; una zappa; una tinozza da "ammassare calce"; tre pali di ferro; tre secchi da "tirare calce";un "calderotto di rame"; due barili aperti per "carriare" (trasportare) la calce; un barile vecchio "con lo boccaglio"; tre "tavolieri" (assi quadre da cantiere edile); tre "garavielli" (mastelli) per il trasporto della calce; una "sporta de vinchi (giunchi)"; un "manganello de tirare calce"; una piccola scala "de cinque gradoni"; due "varillari" nuovi; due paia di finestre; 102 "pezzotti de trave", un pezzo di trave di abete; un pezzo di trave di ciliegio.
Qualche altra trave si trova "
fora lo piano de la cisterna", dove sono pure "tre forchi piantati con tre traversoni dove era la loggetta del frisco" (la piccola loggia per prendervi il fresco in estate). Qualche altra cosa si trova nel "cortile del Castello": una scala di legno, circa 15 "salme" di legna, un "barilaro", un "barilaro" vecchio.

"Appartamento et fundo dove se trovano li ogli".

Vi si trovano 22 "pile de tenere oglie, volgo detto pila, venute da Terra d'Otranto" delle quali 14 sono senza coperchio e 8 sono provviste di coperchio di tavole. Fra quelle con coperchio una è piena di olio, una ne contiene un palmo e un'altra ne contiene tre. Una quarta è quasi piena mancandone non più di un palmo. Risulta ancora inventariato: una scaletta "che serve allo ponere et levare li ogli da li decti pile", due staie "de oglio", un piccolo imbuto di legno, due otri vuoti per l'olio, un imbuto da "vaccinaro" e qualche altro oggetto.

"Stalla".

Vi si trovano 6 puledri, una giumenta ("nomine Dannata"), un somaro senza coda, una "tinella da abeverare" di abete, tre barili di acqua, tre "trivici", un rastrello, una sporta di giunchi, una striglia vecchia.
Altre "stantie" della corte baronale sono: "
fora di detta terra", "di sopra il trappito novo", e "nel trappito detto lo trappito vecchio"; vi si trovano materiali e vettovaglie varie: sei mazzi di lino crudo,dieci tomoli di orzo, quindici tomoli di grano e l'attrezzatura completa del "trappito".
Dall'inventario risultano "in potere del massaro" le seguenti seminagioni:
"Prato de orgio" orzo Tomoli 3 1/2
"Prato de Tragalizzi" grano Tomoli 11
"Prato de Tragalizzi" orzo Tomoli 1
"Prato de Tragalizzi" avena Tomoli 4
"La Pitrosa" orzo Tomoli 6
"La Cropina de Baccariczo" grano Tomoli 8
"Terra de la vigna del Palazzo" grano Tomoli 2 1/2
e il seguente bestiame:
due buoi di pelo "marinaczo" e ferrati (marchiati con il ferro) "nella cossa (coscia) destra";
tre vacche "grosse" delle quali due incinte e una "quale è figliata con un vitello mascolo";
una giovenca di due anni;
due giovenchi di due anni.
C'è poi il bestiame equino raggruppato nella "
difesa de Strafaci, et proprie nella fiumara sotto lo magazeno": 16 giumente delle quali due "grosse", tutte con propria "stacca" (puledra) o il proprio puledro, o l'una e l'altro; un puledro, uno stallone; cinque "stacche", qualcuna con il puledro.


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ottobre 2012



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