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Il cenone del Natale ad Amendolara

Centro Studi per Amendolara



IL TIRACCIO, anno XIX, n.9, novembre 1993, p.6.

Il cenone del Natale ad Amendolara

Di Rocco Turi



Secondo un'antica tradizione il cenone era composto di ben tredici portate fra piatti e prodotti tipici amendolaresi ed era necessario mangiarli tutti, almeno assaggiarli un pò. Solo in tempi successivi il numero delle portate venne ridotto a nove. Infatti, dal punto di vista economico è oggi più agevole organizzare pranzi ricchi e succulenti e ci si accontenta, così, anche di variare solo leggermente i già ricchi banchetti quotidiani.
Il capo famiglia, assumendo il ruolo di sacerdote, allestiva il caminetto per la notte di Natale con un grosso ceppo di olivo (zippone), preparato per l'occasione già nei giorni precedenti affinché arda e faccia molta brace per tutta la notte. Veniva simbolicamente aiutato da tutti i propri congiunti, i quali con una mano dovevano toccare il legno pronto per bruciare e consumarsi poi lentamente come rito simbolico nello scacciare le forze del male e come purificazione.
Le donne della casa, intanto, preparavano il tavolo ed esponevano le tredici semplici portate, riunite anche a costo di notevoli sacrifici, che, con poche variazioni sul tema, erano scelte fra le seguenti: pasta con alici; baccalà a licurda; baccalà fritto; broccoli neri stufati; cipolline selvatiche fritte con la mollica; cipolline selvatiche intere fritte con farina; peperoni rossi secchi fritti ammajanati, preventivamente bagnati in uova con farina; insalata di scarole; fichi secchi imbottiti con mandorle a forma di croce, chiamate appunto crucette, crocette; pane fatto in casa; dolci di Natale appena preparati; mandorle; mele di Straface; arance. Una vera dieta mediterranea!
Dopo la seconda guerra mondiale vennero aggiunti al pranzo i cavolfiori fritti e in insalata, pesce e cozze di Taranto, finocchio, sedano, noci, noccioline. E' ormai meno diffusa l'usanza di allestire la tavola con una grossa cullura, ciambella a base di farina, uova e finocchio selvatico secco, ben in vista al centro del desco.
Dopo lo scambio degli auguri tutti erano pronti per la ricca cena. La mamma, vicino al padre e intorno al tavolo tutti i figli si apprestavano a consumare allegramente la lunga cena.
Senza sparecchiare la tavola imbandita a festa o ripulire la cucina, alla fine ci si riuniva intorno al caminetto raccontando favole e storielle ai bambini ma intrattenendo anche i grandi con episodi allegri, racconti antichi, aneddoti e leggende e mangiucchiando, inoltre, fave e ceci arrostiti sulla brace. Tutti in attesa di partecipare alla Messa della notte di Natale, andandovi a piedi fra vicoli e stradine buie con l'ausilio di una lanterna o anche di un tizzone ardente.


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dicembre 2012


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