AMENDOLARA.EU - Foto, Video, Cultura, Tradizioni ed Eventi

Cerca

Vai ai contenuti

Il Quotidiano Rimozione per i falsi reperti del museo di Amendolara. (1998)

Centro Studi per Amendolara



Il Quotidiano / Rimozione per i falsi reperti del museo di Amendolara. (1998)


AMENDOLARA: LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 24. (1998)


Rocco Turi
Rimozione per i falsi reperti del museo di Amendolara


"Disposta dalla soprintendente Lattanzi dopo le segnalazioni del Quotidiano". In: Il Quotidiano, anno 4, n. 260, Cultura e Spettacoli, martedì 22 settembre 1998, p. 29. Il quotidiano pubblica due foto con la seguente didascalia: "Il piccolo museo archeologico statale di Amendolara e in alto l'area degli scavi archeologici nella piana di Sibari".


L'articolo era stato accompagnato con la seguente lettera al Coporedattore: "Cassino, 9.9.1998 - Ho il piacere di informarti che la nota questione sui falsi archeologici nel Museo statale di Amendolara (di cui il Quotidiano si è occupato in quattro occasioni) è stata finalmente risolta: una simpatica e vincente polemica! Il Soprintendente archeologico di Reggio Calabria, la dr.ssa Elena Lattanzi, ha ordinato un nuovo allestimento museale, senz'altro più gradevole, i cui lavori si sono già conclusi. Tutte le obiezioni ed i nostri suggerimenti per migliorare il Museo sono stati accolti. Si è trattato del primo caso in Italia di Museo statale corretto e ri-allestito (dopo appena due anni dalla sua apertura) a seguito di adeguata e documentata campagna di stampa".


Non si era mai verificato in Italia che l'allestimento di un Museo archeologico subisse modifiche sostanziali ad appena due anni dalla sua inaugurazione.
La campagna di stampa sui falsi archeologici nel Museo statale di Amendolara, apparsa più volte sul Quotidiano per iniziativa del "Centro Studi per Amendolara e l'Alto Jonio" ha prodotto i suoi risultati. Nell'immediatezza della denuncia il Soprintendente archeologico per la Calabria, dr.ssa Elena Lattanzi, dispose la rimozione dei falsi reperti del neolitico con l'avvertenza che la vetrina avrebbe subito un nuovo e più efficace allestimento.
Trascorsi alcuni mesi per le opportune e laboriose verifiche, suggerite attraverso gli articoli in questo giornale, la dr.ssa Lattanzi ha ordinato un nuovo allestimento museale, ormai già definitivo. In quest'opera, la Soprintendenza ha investito una quantità di denaro che avrebbe comunque risparmiato se il lavoro fosse stato compiuto senza inopportune pressioni esterne o ansie sciovinistiche e con una collaborazione locale più adatta e adeguata all'importanza del Museo.
Le vetrine oggetto di critica sono state finalmente rielaborate, i pannelli esplicativi sono stati corretti, altri pannelli hanno migliorato la loro immagine d'assieme. Sono stati inseriti nuovi "percorsi dialettici" di più efficace impatto, modificate le didascalie, collocati nuovi avvisi ed avvertenze per il pubblico su vetrine provvisoriamente sistemate.
In particolare sono stati eliminati tutti quei sassi di fiume e di campagna solo apparentemente modellati dall'uomo. Nella realtà, questi furono modellati dalla natura bizzarra (da ricordare che tutto il territorio era bagnato dal mare in epoca lontana) ma fino ad ora individuati come opere del neolitico. I "quattro pestelli in pietra", il "punteruolo?", la "testa di mazza ricavata da ciottolo", i "ciottoli forati", le "due punte di freccia in pietra", il "raschiatoio in selce" hanno riacquistato ormai il loro unico significato di strani scherzi della natura. E' divertente pensare in che modo gli uomini del neolitico avrebbero potuto usare la sedicente "testa di mazza ricavata da ciottolo" a causa delle sue ciclopiche dimensioni e il piccolo foro attraverso cui il manico di legno avrebbe dovuto essergli collegato.
Con i "sassi del neolitico" è stato eliminato il supposto "rasoio bitagliente da Agliastroso" ritenuto fantasiosamente ed esageratamente un arnese del XIII - XI sec. avanti Cristo. Con la stessa logica è stata cancellata l'espressione dubitativa "Lagaria?" (prima esibita in notevoli proporzioni su uno dei pannelli espositivi) e, considerata la rimozione dei numerosi avvisi finora presenti, si è anche proceduto ad una revisione delle collaborazioni locali le quali, incuranti delle critiche esposte, hanno continuato a presumere l'origine neolitica dei pezzi già esclusi dalle vetrine e hanno seguitato ad affermare stranezze sulla storia archeologica di Amendolara. Che merita di essere senza dubbio riscritta.
E' una occasione eccellente, questa, per confermare l'interdisciplinarità verso cui si orienta il mondo intellettuale più avanzato ed evoluto. Riconoscere un errore non rappresenta la perdita di prestigio e autorevolezza, ma la conferma che il lavoro e la ricerca in collaborazione fra le diverse scienze è l'unica via affinché il progresso della civiltà diventi concreto. Questo disse l'antropologo Pierre Clastres. I dubbi avanzati, gli errori compiuti, costituiscono occasione per studiare ancora i problemi e approfondire i metodi per confermare con maggiore decisione la propria tesi o - eventualmente - accettare la critica e correggerla a beneficio del processo di sviluppo culturale e dei rapporti civili.
La dr.ssa Lattanzi ha dimostrato che attraverso il dibattito, seppure sostenuto ma corretto, non solo cresce il rapporto intellettuale ma cresce una intera comunità per il suo necessario sviluppo.
Dopo i rilievi iniziali effettuati nel passato, il rinnovato allestimento museale di Amendolara, tuttavia, nella nuova didascalia "Oggetti di epoca neolitica - Collezione Laviola" conserva "tre strumenti su scheggia in selce", "tre strumenti in ossidiana", e l' "ascia in pietra levigata". Tali supposti arnesi sono stati esaminati all'analisi del Carbonio 14 e possono essere facilmente attribuiti ad epoca recentissima. Ma questo è tutto un altro discorso, che condurrà senz'altro ad una evidente e comune convergenza di opinioni. Esso potrà essere affrontato all'interno del civile ragionamento e collaborazione fra le persone libere da pregiudizi e disponibili a ragionare senza reminiscenze neofeudali, purtroppo sempre vive nella cultura autoctona.
Allo stesso modo potrà essere ridiscussa e ampliata in un dibattito culturale (utile alla collettività) tutta la problematica sul "neolitico ad Amendolara" e sulla opportunità di esporre alcuni reperti (e di chiarire varie espressioni contenute in alcuni pannelli) e di discutere su Lagaria con nuovi risultati di studi, analisi, confronti e - sopratutto - ragionamenti logici interdisciplinari.
Potranno essere ancora sfumate alcune contraddizioni che appaiono all'interno delle vetrine "Amendolara nella protostoria", "La protostoria nella sibaritide", "La protostoria nella Calabria settentrionale", "Materiali di epoca ellenistico romana da varie località", nonché chiarite altre contraddizioni che riguardano i "due rasoi in ferro" o questioni sui cocci e le relative decorazioni autoctone attribuibili forse ad altra epoca e autori, fino a giungere a chiarimenti extra archeologiche inerenti il Convento dei Domenicani riprodotto in un pannello all'interno del Museo. Potrà essere ampliata la conoscenza inerente lo "scavo e lo studio di alcuni tra i maggiori centri e delle loro necropoli", e potranno essere approfonditi i ragionamenti sui "Pesi da telaio da S. Nicola" e sul pannello "L'abitato di S. Nicola" con relative citazioni.

www.amendolara.eu
febbraio 2016


Home | Presentazione | News | Galleria Fotografica | Monumenti | Feste e Tradizioni | Video | Contatti | Download | Links | Guestbook | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu