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Il Quotidiano Risponde il sociologo Rocco Turi. (1997)

Centro Studi per Amendolara



Il Quotidiano / Risponde il sociologo Rocco Turi. (1997)

AMENDOLARA: LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 8. (1997)


Rocco Turi:
La critica aiuta lo sviluppo.


Il Quotidiano, anno 3, n. 285, Argomenti, martedì 18 novembre 1997, p. 10, in:
Rubrica "Argomenti: museo di Amendolara".

La risposta alla Soprintendente Lattanzi portò avanti un dibattito culturale oltre Amendolara, accolto favorevolmente nell'ambiente intellettuale calabrese. Nulla poteva far presagire che ad Amendolara le cose sarebbero andate diversamente.


Le precisazioni della dr. Elena Lattanzi sul museo di Amendolara, apparse sul Quotidiano del 12 novembre 1997 a p.10, si concludono con la chiara ammissione che l'opera, inaugurata solo di recente, sia inevitabilmente "da perfezionare". Quanto basta per rilevare che le sue difese debbano essere interpretate come fulgido soccorso d'ufficio.
La dottoressa Lattanzi, infatti, ricorda bene il contenuto del colloquio telefonico, le espressioni usate e le motivazioni addotte affinché si giungesse nel più breve tempo possibile all'apertura del museo. Se oggi ha cambiato idea è unicamente un suo problema.
Che senso avrebbe - tuttavia - aprire un museo archeologico nazionale se poi ci si debba trincerare dietro un laconico "errare humanun est"?
Ciò nondimeno, l'articolo risulta poco convincente allorquando le affermazioni fatte dall'archeologa non sono supportate da chiare prove.
L'interlocutrice sa bene che l'ossidiana non è un prodotto autoctono e che quelle schegge esposte sono schiettamente materiali apocrifi. I commerci (antichi) con le isole Eolie - seppure se ne voglia discutere - sono ben altra cosa.
Quanto alla non autenticità delle "asce in pietra" non basta ritenerla non plausibile.
Chi conosce il territorio antropologico, la storia locale depurata dalle faziosità ed i rapporti sociali stratificati nel tempo, ha elementi sufficienti per confermare le articolate motivazioni già addotte.
Vi sarebbero altre ragioni probanti, ma queste, per ora, sono ben sufficienti a reggere opportunamente il dibattito.
Su Lagaria... beh, non vi sono dubbi! Non basta non essere d'accordo. Sarebbe stato necessario quanto meno dare una spiegazione più complessa per giustificare la controversia e stimolare l'ulteriore chiarimento altrui.
L'archeologa - inconsciamente, forse - ha voluto cogliere negli articoli pubblicati anche un improbabile e paradossale aspetto campanilistico, che gli intellettuali - di norma - evitano accuratamente.
Ebbene, il campanilista è esattamente colui che è pervaso da un attaccamento eccessivo al paese o alla città d'origine, che induce alla faziosità. Fazioso è colui che si comporta con scoperta parzialità venendo così meno ai propri doveri di equità e di obiettività. Negli articoli precedenti veniva spiegato ampiamente tutto ciò. Da cui gli indubbi falsi archeologici apparsi nel museo di Amendolara.
Altro che "polemiche campanilistiche". Chi viaggia per lavoro in giro per il mondo e studia e apprende e si arricchisce culturalmente, ma è legato alle proprie radici, impara ad essere libero e auspica alquanto eliminare la crosta del campanile e dello sciovinismo e desidera che le cose fatte nel proprio paese vengano ben fatte. Certo, in questo modo viene messo in crisi anche il sistema archeologico istituzionale.
La verità è che altre note strettamente legate all'archeologia sono possibili per Amendolara. Ma queste vengono rimandate opportunamente ad altra sede e ad altro tempo.
Con la speranza che gli studiosi e le scolaresche e i visitatori cui fa cenno la dr. Lattanzi vengano educati anche alla osservazione critica e non alla passiva accettazione di dubbie proposte. La critica - dottoressa - non è una cattiva parola: è esame, giudizio, valutazione. Per crescere e maturare ad ogni tempo ed età.
E' appena il caso di ricordare alla Soprintendente una espressione di un grande antropologo, Pierre Clastres: "lo sviluppo della scienza sta nell'errore, nella critica".
Si potrebbero affrontare ancora altri temi legati ai discorsi più generali sul progresso nella ricerca e sui lavori recentemente prodotti dal Club di Budapest e dai suoi scienziati e Premi Nobel.
So bene che senza questo mio ragionamento la dottoressa avrebbe potuto dedicare il suo tempo a ben altro. Senza questo, tuttavia, il museo di Amendolara sarebbe rimasto un'opera incompiuta ed invece è un'opera da perfezionare. La dottoressa Lattanzi lo ha chiaramente confermato. Una intellettuale come lei non poteva non prenderne atto. La ringrazio.

Rocco Turi

www.amendolara.eu
febbraio 2016


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