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Il sacerdote e il Prefetto

Centro Studi per Amendolara



2012

Il sacerdote e il Prefetto.
Di Rocco Turi



Un sacerdote è stato oggetto di una durissima polemica per aver chiamato "signora" il Prefetto di Caserta, Carmela Pagano. A me è capitato qualcosa di simile.

Avendo chiamato "signora" la psicologa di un ospedale, sono stato bruscamente interrotto e corretto con un perentorio "dottoressa, prego!". Senza replicare, ma con la medesima perentorietà, ho continuato a parlare con altri interlocutori di argomenti che la psicologa non conosceva, lasciandola di stucco e con la parola in bocca. Anzi, ho cercato con impegno immediato gli argomenti più astrusi per lei e l'ho isolata dal dibattito, facendo emergere la personale frustrazione per l'essenzialità del suo titolo di studio.
Il sacerdote avrebbe potuto reagire quasi nella stessa maniera.

Il problema principale non è la mancanza di rispetto verso gli altri in generale; non credo proprio che il sacerdote abbia voluto mancare di rispetto a una figura istituzionale del nostro Paese. Per capirlo è sufficiente rivedere il filmato. Credo che il Prefetto di Caserta non abbia colto un atteggiamento irriverente del sacerdote verso il suo ruolo e, per quel che si può interpretare osservando la scena, credo ancora che non avrebbe neppure voluto assistere all'innesco di un'accalorata polemica.
A mio parere la questione è solo e unicamente di carattere culturale. Scene di questo tipo, in Italia sono all'ordine del giorno e non sorprendono.

Ho chiamato "signora" la "signora" psicologa perché da 30 anni trascorro gran parte del mio tempo all'estero e dovunque - all'estero - ho imparato che signori e signore lo sono tutti e sempre e con la S maiuscola. Mi è capitato di trovarmi insieme a molte persone contemporaneamente, delle quali nulla sapevo se non il loro interesse istituzionale o culturale per l'argomento. Solo dopo mi veniva spiegato chi era chi. All'estero contano i fatti e quel che si dice, mentre in Italia questo non accade. Fuori dall'Italia, le persone vengono giudicate da quello che dicono e fanno, ma tutti sono signori. Titolo di studio e cariche istituzionali sono categorie fisse, quasi dei totem, ma i soggetti vengono giudicati per le loro azioni. Non capita di ascoltare <<signor Obama>> o, a suo tempo, non capitava di ascoltare <<signora Tatcher>> negli incontri ufficiali, senza alcuna reazione veemente?
Tutti questi signori, anche da pensionati, all'estero ritornano ad essere comuni cittadini che si incontrano al bar senza riverenza ed essi stessi non portano con loro la scia di intoccabili come avviene nell'Italia centro meridionale.

In Italia - soprattutto centro meridionale - non c'è e non ci sarà mai una società equa. Abbiamo avuto l'ennesima prova in questa occasione. In Italia è più importante verificare l'etica della riverenza verso i ruoli, osservare piuttosto che ascoltare l'interlocutore: in questo caso un sacerdote impegnato in terra di camorra.
Abbiamo prova quotidiana nei nostri paesi allorquando la differenziazione sociale viene ribadita ogni giorno con la sottolineatura dei titoli e dei ruoli istituzionali, ai quali non si sottraggono neppure le giovani generazioni che passivamente si adeguano per consolidare la medesima cultura.


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ottobre 2012

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