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Intervista al Presidente Giulio Andreotti (2002)

Centro Studi per Amendolara



2002
Intervista al Presidente Giulio Andreotti
Di Rocco Turi



Nel 2001 chiesi all'On. Andreotti una seconda intervista e con una lettera mi pregò di inviargli le domande, per le quali, quanto prima, avrebbe trovato il tempo di rispondermi. Nel rispondere ai miei quesiti, Andreotti fece anche una interrogazione parlamentare in data 9 maggio 2002.
Il 13 maggio 2002 Andreotti mi rispose con la seguente lettera:

Caro professore, ho trovato solo ora, in trasferta a Siena, il modo di rispondere ai suoi quesiti.
Cordiali saluti. Giulio Andreotti


Le interviste scritte hanno il vantaggio di ottenere risposte eloquenti e lo svantaggio che non permettono repliche; soprattutto, l'intervistato non può essere "incalzato", mentre è più libero di "evitare" o di "sottrarsi". In questo caso si è di fronte a una intervista reticente dell'onorevole Andreotti; un'intervista che dimostra la capacità dei grandi personaggi politici italiani a dire e a non dire, allo scopo di mantenere il più a lungo possibile il loro potere.
D'altra parte chiunque, giornalista o studioso, avrebbe utilizzato questa intervista in tutti i modi e se ne sarebbe vantato. Io no! Si tratta di una intervista reticente, scontata, per me inutile, quindi mai utilizzata. In questo sito viene pubblicata per la prima volta, dopo undici anni, unitamente alle considerazioni, fatte all'epoca, che mi hanno indotto a trascurarla.
Ben altra fu la prima intervista del 1996, durante la quale, in mia presenza, condussi Andreotti nel campo di mio interesse con domande mirate e risposte più adeguate, anche se non completamente libere da personale condizionamento politico.
I politici italiani di lungo corso avevano capito come comportarsi per "vivere" politicamente a lungo! E per loro responsabilità ancora oggi viviamo una storia dimezzata. Il giorno in cui la classe politica intera riuscirà a limitare a una (utopia!) o due legislature la loro presenza in Parlamento sarà un grande giorno per il futuro del nostro Paese.


Domande per il Presidente Giulio Andreotti.

1)

Su prigione di Moro:
Ci fu un gruppo di lavoro ristretto, il cosiddetto "terzo comitato" che era quello che gestiva realmente la crisi. Fu istituito quando fu chiara la partecipazione di "potenze straniere".
Gli uomini politici più rappresentativi erano convinti di aver individuato la prigione di Moro. Il dibattito sull'opportunità dell'irruzione fu molto acceso. Lei dichiarò che non si intervenne per non rischiare la vita del prigioniero.
Ma forse non si intervenne anche per opportunità politica: per non violare, cioè, il luogo di appartenenza ad uno stato estero. Non un'Ambasciata, ma, ad esempio, un luogo riconducibile ad attività di un paese straniero svolte in Italia.

Lei come giudica questa mia conclusione?

Risposta di Giulio Andreotti:
Sul luogo di detenzione mi sembra che dopo i processi e le relative indagini la tesi corrente possa ritenersi valida. All'ipotesi che fosse prigioniero in una sede diplomatica non fu data dagli esperti alcuna credibilità. In senso inverso penso non si sarebbe esitato ad irrompere, salvo a fare eventuali scuse. Circa i rischi per la persona nel caso di irruzione esistono certamente, ma vi sono nuclei specializzati (vedi il caso del generale americano) che sanno come muoversi. Purtroppo non si sapeva dove fosse tenuto prigioniero.


Valutazioni a posteriori di Rocco Turi:

"Sul luogo di detenzione mi sembra che dopo i processi e le relative indagini la tesi corrente possa ritenersi valida".
E' una risposta "politicamente corretta". Ma non crede nessuno che il luogo di detenzione fosse in via Montalcini.
"All'ipotesi che fosse prigioniero in una sede diplomatica non fu data dagli esperti alcuna credibilità".
Come no? Basta leggere il mio libro "Gladio Rossa".
"In senso inverso penso non si sarebbe esitato ad irrompere, salvo a fare eventuali scuse".
"Circa i rischi per la persona nel caso di irruzione esistono certamente, ma vi sono nuclei specializzati (vedi il caso del generale americano) che sanno come muoversi".
Ma Andreotti disse che non si intervenne per non rischiare la vita del prigioniero.
"Purtroppo non si sapeva dove fosse tenuto prigioniero".
Si sapeva. Basta leggere il mio libro "Gladio Rossa".


2)

Su Reazioni:
Il compito del comitato era anche quello di tenere lontano il Parlamento da ogni informazione di cui il Governo era ricco. Era ormai chiaro il coinvolgimento della Cecoslovacchia su delega e collaborazione dell'Unione Sovietica. Ma questo coinvolgimento era noto solo al comitato ristretto.

A distanza di oltre venti anni, Lei cos'altro può aggiungere?

Risposta di Giulio Andreotti:
Che i lavori del Comitato ristretto non potessero pubblicarsi sul momento, nemmeno in Parlamento, era ovvio. Io stesso avevo dal ministro Cossiga e dai sottosegretari che lo coordinavano solo informazioni di dati certi e di linee operative; non di ipotesi. Me se fosse emersa la pista estera sarei stato certamente informato.
Nulla si voleva e si vuole coprire.
Dinanzi a recenti annunci di documenti americani o solo pubblicati in America di cui ha dato preannuncio l'amm. Accame, io stesso ho rivolto una dura interrogazione al governo perché facciano piena luce.
Se qualcuno ha inquinato o se inquina va messo - non in senso fisico beninteso - al muro.

URGENTE

Interrogazione al Ministro della Difesa

Dinanzi alla odierna notizia di agenzia attribuita all'ex parlamentare Falco Accame secondo la quale in base a nuovi documenti che "stanno per essere pubblicati negli Stati Uniti" i servizi italiani e americani avrebbero saputo una settimana prima che Aldo Moro sarebbe stato catturato, credo sia indispensabile che il Ministro della Difesa si esprima in proposito.
Nessuna copertura interna o estera sarebbe tollerabile, mentre in caso di falsità dovrebbero adottarsi le conseguenti misure. Chi ha vissuto la tragedia del 1978 non può consentire qualunque equivoco al riguardo.
Interrogo formalmente il Ministro della Difesa.

Giulio Andreotti


9 maggio 2002


Valutazioni a posteriori di Rocco Turi:

"Che i lavori del Comitato ristretto non potessero pubblicarsi sul momento, nemmeno in Parlamento, era ovvio. Io stesso avevo dal ministro Cossiga e dai sottosegretari che lo coordinavano solo informazioni di dati certi e di linee operative; non di ipotesi. Ma se fosse emersa la pista estera sarei stato certamente informato.
NULLA SI VOLEVA E SI VUOLE COPRIRE".
Il mio libro "Gladio Rossa" dimostra che Moro fu "bruciato" per opportunità politica (Ragione di Stato).
"Dinanzi a recenti annunci di documenti americani o solo pubblicati in America di cui ha dato preannuncio l'amm. Accame, io stesso ho rivolto una dura interrogazione al governo perché facciano piena luce.
Se qualcuno ha inquinato o se inquina va messo - non in senso fisico beninteso - al muro".
La decisione di catturare Moro incominciò a circolare circa un mese e mezzo prima dal rapimento. Fu anche anticipata per radio (Radio Città Futura) mezz'ora prima. Vi sono numerose testimonianze. Il mio libro "Gladio Rossa" lo dimostra.


3)

Su Casimirri:
Lei non informò la Commissione Moro nel 1980, ma solo nel 1988 rivelò del contatto fra le Brigate rosse e il Vaticano tramite Alessio Casmirri (figlio del dirigente dell'ufficio stampa della Santa Sede). Questi partecipò al sequestro, fu protetto, aiutato a fuggire in Nicaragua dove oggi vive. Tutto ciò conferma, se possibile, che il "terzo comitato" fosse già a conoscenza dello scenario.

Perché tutti mostrarono ignavia e di brancolare nel buio?

Cosa si voleva ancora proteggere e coprire (oltre il coinvolgimento con il paese straniero e la crisi diplomatica)?

Risposta di Giulio Andreotti:
Fino alla morte del cappellano delle carceri di Milano il Vaticano ci informò solo che aveva coltivato una pista e che la sopravvenuta uccisione di Moro mandò tutto all'aria. Temevano che il magistrato pretendesse dal cappellano la violazione del segreto confessionale: di qui la grande prudenza. Più tardi mons. Macchi ha narrato tutto. Non mi sembra però che fosse fatto questo nome (Casmirri).
Personalmente penso che sia stato un enorme tentativo di truffa e che l'uomo non avesse alcun potere di far liberare Moro.



Valutazioni a posteriori di Rocco Turi:

"Fino alla morte del cappellano delle carceri di Milano il Vaticano ci informò solo che aveva coltivato una pista e che la sopravvenuta uccisione di Moro mandò tutto all'aria. Temevano che il magistrato pretendesse dal cappellano la violazione del segreto confessionale: di qui la grande prudenza. Più tardi mons. Macchi ha narrato tutto. Non mi sembra però che fosse fatto questo nome (Casmirri)".
Chi è il cappellano delle carceri di Milano. Quando morì?
"Personalmente penso che sia stato un'enorme tentativo di truffa e che l'uomo non avesse alcun potere di far liberare Moro".
Questo è certo, anche perché i brigatisti erano eterodiretti e non avevano alcun potere. La risposta non soddisfa le mie domande.


4)

Su contraddizione:
Lei parlò più volte di centri di addestramento nell'est europeo, in particolare in Cecoslovacchia. Vi sono anche molti documenti originali, depositati nei nostri archivi ministeriali sin dal dopoguerra, che lo dimostrano. Ne parlò chiaramente in Senato il 18 maggio del 1973, quindi in tempi non sospetti. Ci fu anche una dura polemica tra Lei e il senatore Bufalini.

Ma poi fornì una misurata testimonianza alla Commissione Moro.

E nel nostro incontro del 12 febbraio 1996 disse che su tutto ciò "non è mai venuto fuori nessun elemento".

Possiamo fare il punto su questo aspetto che io ritengo possa essere interpretato come una evidente contraddizione?

Risposta di Giulio Andreotti:
I centri di addestramento c'erano ma della connessione con il delitto Moro non c'è alcuna prova. Dov'è la contraddizione?


Valutazioni a posteriori di Rocco Turi:

"I centri di addestramento c'erano ma della connessione con il delitto Moro non c'è alcuna prova. Dov'è la contraddizione?"
La contraddizione riscontrata non è riferita alla connessione con il delitto Moro, che è materia del libro "Gladio Rossa". Io trovo una contraddizione fra tre affermazioni di Andreotti in tre momenti diversi: a) al Senato il 18 maggio 1973, b) nella Relazione Sciascia sul caso Moro, c) nel nostro colloquio del 12 febbraio 1996. La contraddizione è relativa alle affermazioni di Andreotti sulla presenza dei centri di addestramenti in Cecoslovacchia, che in quest'ultima risposta risultano confermate (così come Andreotti fece al Senato il 18 maggio 1973).


5)

Su Prodi:
Fu evidente che Prodi era un protetto dei comunisti. Con l'appoggio dei comunisti Prodi entrò nel governo; fuori i comunisti, fuori Prodi (entrò l'on. Nicolazzi).

Lei in che modo spiega questa protezione latente di Prodi da parte dei comunisti?

Forse perché Prodi con la storia della seduta spiritica ha coperto i segreti del sequestro Moro e dei partigiani comunisti fuggiti?

Risposta di Giulio Andreotti:
Qui si lavora di fantasia. Prodi era entrato nel governo come esterno e i partiti vollero recuperare i mandati esclusivamente per parlamentari.
Non mi pare che Prodi sia stato mai troppo protetto dai comunisti.
Circa la convocazione spiritica di Sturzo io non ci credo. Era - credo - un modo un po' infantile di trasmettere una voce o una soffiata. Sturzo era un uomo preciso. Non avrebbe lasciato equivoci tra via Gradoli e Gradoli Comune.


Valutazioni a posteriori di Rocco Turi:

"Qui si lavora di fantasia. Prodi era entrato nel governo come esterno e i partiti vollero recuperare i mandati esclusivamente per parlamentari. Non mi pare che Prodi sia stato mai troppo protetto dai comunisti. Circa la convocazione spiritica di Sturzo (???? La Pira) io non ci credo. Era - credo - un modo un po' infantile di trasmettere una voce o una soffiata. Sturzo (????La Pira) era un uomo preciso. Non avrebbe lasciato equivoci tra via Gradoli e Gradoli Comune".
Non ha risposto alla mia seconda domanda.


6)

E' ormai evidente che i partigiani furono coperti e lo sono tuttora, perché?

Risposta di Giulio Andreotti:
Da che cosa sono coperti? Non per il delitto Moro. Le immunità sono per reati connessi alle vicende della Resistenza.



Valutazioni a posteriori di Rocco Turi:

"Da che cosa sono coperti? Non per il delitto Moro. Le immunità sono per reati connessi alle vicende della Resistenza".
Esiste una continuità tra le vicende della resistenza e il delitto Moro. Lo scenario descritto nel mio libro "Gladio Rossa" giunge sino a Tangentopoli.


7)

Perché, a Suo parere, la Commissione Moro e nessun altro mai in tutti questi anni ha desiderato ascoltare tutti i partigiani presenti in Parlamento?

Risposta di Giulio Andreotti:
Ma che significa? Se c'è qualche partigiano - parlamentare o non - che sa qualcosa ha l'obbligo di parlare. E nessuno glielo avrebbe impedito.


Valutazioni a posteriori di Rocco Turi:

"Ma che significa? Se c'è qualche partigiano - parlamentare o no - che sa qualcosa ha l'obbligo di parlare. E nessuno glielo avrebbe impedito".
Fu accuratamente evitato di ascoltare molti partigiani (sul conto dei quali erano abbastanza "dicerie") che avrebbero potuto spiegare cose "interessanti" sui rapporti fra mondo partigiano, Cecoslovacchia e brigatisti eterodiretti. Alcuni libri molto noti lo spiegano chiaramente, altri lo lasciano supporre. Accuratamente questi volumi vengono lasciati sotto traccia. Andreotti - forse ingenuamente - non trova alcun nesso fra i partigiani e il delitto Moro.


8)

Perché la vera opposizione all'interno della Commissione Moro fu lasciata fare solo a Leonardo Sciascia?

Risposta di Giulio Andreotti:
Opposizione a che? Non è chiaro.



Valutazioni a posteriori di Rocco Turi:

"Opposizione a che? Non è chiaro".
All'interno della Commissione Moro, Leonardo Sciascia fu l'unico a seguire, forse inconsciamente, la traccia cecoslovacca. Ma fu lasciato solo. I suoi ragionamenti furono svalutati e denigrati. Lui, d'altra parte, non era un partigiano e quell'universo lo conosceva poco. Ricordo cosa disse? Quell'attività gli aveva fatto perdere 10 anni di vita….


9)

Quale ruolo ha avuto il partigiano democristiano Emilio Taviani (nei primi anni '50 fu sottosegretario agli esteri e si occupò direttamente della questione dei partigiani fuoriusciti)?

Risposta di Giulio Andreotti:
Può leggere il libro postumo di Taviani (uscito ora) e vedere anche le sue deposizioni alla Commissione Stragi.


Valutazioni a posteriori di Rocco Turi:

Anche se postumo, il libro di Taviani fa alcune rivelazioni, ma rimane sempre all'interno del recinto dell'ipocrisia e della reticenza del vecchio partigiano che conosce le cose ma non le spiega. Avrei voluto sapere da Andreotti la sua opinione, ma credo che neppure da vicino sarei riuscito a spingerlo più in là!




NOTA.
Dopo undici anni riconosco che la classe politica italiana non avrebbe potuto aggiungere altro, né è in grado - tuttora, anno 2013 - di rompere il muro del silenzio sulle questioni tabù che riguardano la storia del nostro Paese.
Grazie, allora, all'onorevole Giulio Andreotti, simbolo positivo e negativo più illustre della storia italiana dal dopoguerra a oggi.
Lunga, lunga, lunga vita all'onorevole Andreotti!

(Rocco Turi, sociologo)


www.amendolara.eu
aprile 2013


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