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Intervista esclusiva a Rinaldo Chidichimo, neo Presidente Carical

Centro Studi per Amendolara



GIORNALE DI CALABRIA, anno XXVI, n. 172, Venerdì 2 settembre 1988, p. 9.
<<LE GRANDI INTERVISTE DI ROCCO TURI>>
La Carical prossima ventura.
Prima intervista rilasciata dal neo-presidente della Cassa,
Rinaldo Chidichimo.


I vecchi problemi - I nodi strutturali - I programmi di rilancio.

La Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania, finita nell'occhio del ciclone come paese di Bengodi, grande elemosiniere, banda dei quattro e cassa rotta, ritorna finalmente alla gestione ordinaria.
La vicenda giudiziaria, cominciata alcuni anni fa con inchieste particolarmente discrete nei confronti dei propri amministratori e di alcuni fra i clienti più importanti, esplode prepotentemente alla ribalta nel marzo dello scorso anno, con successivi numerosi tentativi da parte del potere politico di insabbiare una situazione che appariva sempre più compromessa da errori, omissioni, favoritismi personali e violazioni di leggi e regolamenti, ma anche da leggerezze, disorganizzazione e scarse capacità.
La banca dei "finanziamenti facili", definita un pozzo senza fondo dei crediti in sofferenza, mostra così una dirigenza incapace i cui criteri di nomina vengono indicati dai critici assolutamente non idonei. Essa, tuttavia, risente anche di una situazione non chiara emersa dai controlli della Commissione Antimafia e di un tessuto sociale, oltre che economico, predisponente ad un sistema bancario calabrese e meridionale privo di attitudine e idoneità ma anche carico di provincialismo ed improvvisazione.
Non a caso, la Carical rappresenta una delle tante banche meridionali inquisite e l'Alto Commissario per la lotta alla mafia risulta in possesso di migliaia di richieste di verifiche bancarie e di rapporti ispettivi riguardanti istituti di credito meridionali, scaturiti sulla base della legge La Torre.
Sembra, tuttavia, che la tendenza alle crisi latenti del sistema creditizio meridionale stia attraversando un momento di svolta decisiva verso una maggiore professionalità e managerialità. La nuova Carical ne è un esempio concreto.
Il rinnovato vertice, insediatosi due mesi or sono, rappresenta sì gli equilibri e la volontà del potere politico ma anche un coagulo di personaggi la cui storia ed il cui curriculum mette in luce la conoscenza approfondita dei temi economici attuali, un marcato senso della moderna conduzione aziendale, managerialità ed esperienze scaturite per decenni da ambienti la cui visione della Calabria filtra asetticamente e priva di condizionamenti politici e culturali.
E' il caso, in particolare, del neo presidente dr. Rinaldo Chidichimo, economista esperto, già direttore generale della Confagricoltura per circa venti anni, avvocato, pubblicista, ma anche imprenditore, esperto di temi ambientali e uomo colto ed impegnato nella difficile rincorsa per il riscatto della Calabria per la quale egli, ancora, crede possibile ogni soluzione concreta.
Il suo impegno è evidente nella passione con cui affronta i temi dello sviluppo socio economico e culturale calabrese e nella dedizione e professionalità con cui cerca di dare un tono ed una immagine nuova, efficiente, efficace e moderna della nuova Cassa.
Ma chi è il personaggio?, chi è il dr. Chidichimo?. In questa intervista, l'ex direttore generale della Confagricoltura racconta se stesso, le sue impressioni al primo impatto con la nuova realtà professionale, le sue sensazioni ed umori a cuore aperto.

Dottor Chidichimo, come si sente su questa sua nuova poltrona?

<<Mi è stata proposta una sfida e spero di poter dare il meglio di me stesso>>.

Qual è stato il suo primo pensiero?

<<Le dirò che, come è noto a tutti, non è che avessi brigato per fare il presidente della Carical. Ho avuto questa offerta in un momento abbastanza difficile della mia precedente vita professionale, che mi aveva impegnato in altri campi nei quali non mi trovavo più - per una serie di motivi - a mio agio. Ero conscio della difficoltà dell'impresa ma contemporaneamente venivo in un certo senso - ecco perché ho parlato di sfida - "stuzzicato" nel dimostrare che tutti noi che siamo nati in Calabria, che amiamo la nostra regione e che per vicende della vita siamo stati portati a lavorare altrove, dobbiamo, quando capita l'occasione, impegnarci per la rinascita della nostra terra. Questa era l'occasione che mi veniva offerta ed ho accettato volentieri>>.

Cosa ha fatto da quando ha saputo di essere stato nominato presidente della Carical?

<<Intanto, mi sono guardato i problemi della Carical e poi ho messo a frutto l'esperienza che avevo già fatto in precedenti incarichi, che erano non proprio di presidente di una banca ma comunque abbastanza vicini. Ho fatto per un certo tempo il sindaco di una importante Cassa Rurale, quella di Roma, sono stato in un consiglio di amministrazione di una importante finanziaria ed avevo già partecipato, in veste sia pure diversa - più come utente - a una serie di riunioni per affrontare i problemi che riguardano il sistema bancario. Facendo il direttore generale della Confagricoltura, evidentemente, mi ero occupato e preoccupato con i miei colleghi della Confindustria nel cercare di vedere perchè il sistema bancario italiano non funziona al meglio... che cosa avremmo voluto noi imprenditori che il sistema bancario attuasse per funzionare al meglio.
Logicamente, tutta questa esperienza mi serve adesso senza dimenticarla solo perchè sono passato dall'altro lato. Me la pongo di nuovo davanti agli occhi per ricordare i problemi vecchi affrontando al meglio quelli nuovi e risolvendoli con la più generale soddisfazione. Cito un solo esempio: la Cassa di Risparmio, come, peraltro, altri istituti che operano nel mezzogiorno, ha un problema di tassi i quali sono più divaricati degli altri. Bene, in questi ultimi mesi nonostante due sollecitazioni ed inviti da parte della Banca d'Italia ad aumentare il tasso di mezzo punto - quindi mezzo più mezzo fa uno - noi non lo abbiamo fatto. Non perchè siamo insensibili alle disposizioni della Banca d'Italia ma perchè avendo già dei tassi che per una serie di questioni storiche erano più alti degli altri, abbiamo cominciato l'operazione recupero in questo modo. Credo che ciò sia importante>>.

Che situazione ha trovato alla Cassa di Risparmio…. fallimentare, difficile, meno tragica di quanto si aspettasse?

<<Credo di aver trovato la situazione che immaginavo di trovare e cioè una banca che ha una fortissima radicazione nelle due regioni nelle quali opera, particolarmente importante nella Regione Calabria. Quando si raccoglie oltre il 52% del risparmio in Calabria e quasi il 25% in Lucania, restando al primo posto fra gli istituti che operano nelle due regioni, ciò significa che l'impalcatura esiste ed è solida. Certo, c'è un contenzioso abbastanza pesante, c'è soprattutto da ammodernare l'Istituto da farlo diventare un ente che operi in termini moderni e con molte più capacità operative, che operi nel parabancario. Tutto ciò, dato il nostro ambiente, è già una grossa rivoluzione. I presupposti per fare una banca moderna, più sviluppata e capace di aiutare le due regioni sono tutti presenti>>.

Cosa ha trovato, in particolare, che non funziona come lei vorrebbe?

<<Direi che è l'insieme della macchina che deve essere messa a punto. Abbiamo personale demotivato e mal distribuito, per cui contemporaneamente siamo in tanti e siamo in pochi. Abbiamo un problema di tassi che sono molto divaricati e che noi abbiamo interesse mano mano di accostarli e di farli diventare concorrenziali.
Proprio in materia di tassi abbiamo già operato un riavvicinamento di 2,5 punti.
Vogliamo investire di più nelle due regioni interessate, però si devono creare i presupposti favorevoli. Quindi niente di particolarmente preciso che possa essere aggredito con facilità dall'oggi al domani, ma tutta una serie di cose che devono essere affrontate nell'ambito della nuova politica>>.

Non tutta la classe politica è stata d'accordo in relazione ai criteri adottati per la sua nomina. Lei come ha reagito?

<<Non sono un politico perché ho sempre operato nel campo del sindacato e quindi, così, con una definizione un pò scherzosa, mi potrei definire un parapolitico. Tuttavia, ho imparato qualche cosa dai politici.
Una delle cose è che non bisogna guardare indietro. Ognuno ha creduto di fare il suo gioco sfruttando alcuni fatti, alcune circostanze. Tutto questo può avermi addolorato perché, magari, non ero aduso a certe regole. Però, ciò appartiene al passato. L'importante è vedere se siamo tutti d'accordo nel rimboccarci le maniche per fare sì che la Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania diventi veramente utile a queste due regioni e alla collettività economica>>.

Si è detto che nominare un banchiere al vertice di una banca sia la cosa più logica. Lei cosa ne pensa?

<<Secondo me si fa una confusione tra banchiere e bancario. Io credo che sia necessaria una preparazione specifica fra gli alti quadri di una banca, oltre che di tutto il personale. Tuttavia, il banchiere deve anche avere un taglio economico generale, politico, capacità di tenere i rapporti, managerialità, capacità di mirare gli obiettivi e coadiuvare bene, senza invasioni di campo reciproche, quella che è la struttura dirigenziale. Quindi, secondo questo profilo, il presidente di una banca non deve essere necessariamente un bancario e spesso si fa una confusione, ribadisco, fra banchiere e bancario>>.

Che effetto le fa sedere su una poltrona che scotta, dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto pesantemente l'Istituto?


<<Ritengo che il regime commissariale sia stato piuttosto lungo ma che esso abbia dato una prima raddrizzata alle cose, che non andavano, con una certa immediatezza.
Ora bisogna guardare molto avanti; il passato deve servire solo a farci vedere le cose che non dobbiamo più fare. Il nostro impegno deve essere rivolto verso una gestione che sia la più possibile trasparente>>.

La Cassa di Risparmio è stata salvata da alcuni istituti extraregionali, in particolare dalla Cariplo. Pensa che ci saranno pressioni contrapposte e che la Cassa di Risparmio subirà l'influenza milanese?

<<Sono intimamente convinto che anche in questo campo l'esperimento Carical può rappresentare un test su un nuovo tipo di collaborazione nord-sud. E' evidente che se si pensasse di utilizzare questa collaborazione nel senso deteriore - come qualcuno teme in Calabria parlando di colonizzazione - certamente come massimi responsabili della Carical non saremmo disponibili per operazioni di questo genere e credo che abbiamo una tale indipendenza che ci consenta di garantire che non accetteremmo, nè subiremmo posizioni di sudditanza. Cosa diversa, invece, è essere soci in una impresa con l'obiettivo di fare una banca moderna in cui evidentemente ci possono essere, ci devono essere, degli interessi in comune e quindi uno scambio, come fino adesso c'è stato, anche di esperienze, di management, di personalità, in attesa che cresca il management locale. Noi non crediamo che le persone che vengono dal nord costituiscano un fatto ordinario. Sono un fatto straordinario in attesa che si possa fare quella politica capace di valorizzare tutto quanto c'è di meglio e nell'aprire la porta ai giovani non appena la banca si sarà messa in una situazione di nuovo sviluppo. Utilizzando, anche sotto questo aspetto, i partners, in quanto, evidentemente, bisognerà che il nuovo personale si prepari in stages organizzati anche lontano dalla Calabria, vada in giro a visitare come funzionano gli enti più avanzati, impari quello che è necessario in termini di banca moderna che guardi al 2000, per poi ritornare in Calabria, pieno di nuova professionalità, per ricoprire incarichi e responsabilità che sicuramente verranno loro affidati>>.

Qual è stato il suo primo importante atto da Presidente della Cassa?

<<Onestamente devo dire di non aver compiuto nessun atto di particolare rilevanza o importanza. Credo che tra le cose che ho fatto possano essere ricordati due passi. Per primo, l'intenzione che abbiamo dichiarato sia nell'incontro con la Regione Calabria, sia nell'incontro con la Regione Lucania, della volontà della banca di lavorare a stretto rapporto con queste Istituzioni, perchè se non funziona l'autorità pubblica delle nostre regioni, se non funziona l'intervento pubblico, che è tanta parte dell'economia della Calabria e anche della Lucania, evidentemente una banca che vive di fatti economici non può nè consolidarsi nè svilupparsi.
L'altro atto, direi quasi dovuto, è quello di aver visitato le massime autorità del governo locale e dell'ordine pubblico per ribadire che la nostra banca, operando in una regione - particolarmente la Calabria - in cui il problema della delinquenza organizzata è molto sentito, ha l'interesse di fare tutto quello che gli è consentito dalle leggi per la massima collaborazione affinchè problemi di tipo delinquenziali non abbiano minimamente ad offuscare o a turbare le nostre operazioni. Crediamo che il riscatto del sud, della Calabria in particolare, nasca anche da una diversa e più spinta motivazione di quelli che sono i rapporti di vita civile. Per ultimo, ribadisco, da un lato, di aver già avanzato la richiesta - già accolta - di far parte del fondo interbancario, dall'altro, la richiesta alla Banca d'Italia di operare anche nel settore delle opere pubbliche>>.

Cosa farà per riacquistare la vecchia, gloriosa immagine della Cassa di Risparmio, dopo lo scandalo?

<<Intanto, lei sa che non è solo la volontà o l'impegno del presidente; abbiamo tutta una nuova dirigenza, per fortuna molto qualificata, compreso il vice presidente, che è quanto di meglio ci si potesse aspettare, compreso un nuovo Consiglio di Amministrazione ed un nuovo Comitato di Gestione.
Il Consiglio di Amministrazione dedicherà due sedute a quelle che saranno le linee programmatiche della Cassa nei prossimi anni. Da questo poi deriveranno, evidentemente, dei fatti operativi. Noi vogliamo ricevere dal Consiglio di Amministrazione - dove tra l'altro risiedono persone molto qualificate - tutte le indicazioni che ci possano consentire di migliorare la nostra attività>>.

Quali saranno le prospettive immediate della Carical?

<<In breve tempo noi dobbiamo mettere a punto le linee di risanamento e di sviluppo. Poi cominceremo ad operare, tenendo presente che, peraltro la banca non è mai ferma. Abbiamo inaugurato quattro sedi ed altre ne inaugureremo in futuro... quindi la banca è già in fase, diciamo così, di ripresa e di sviluppo. Siamo stato ammessi, recentemente, al fondo interbancario di garanzia - che è un fatto molto importante - dal quale eravamo stati esclusi per la situazione nella quale si trovava la Cassa. Mi pare che già ci stiamo muovendo verso le nuove mete ed i nuovi obiettivi>>.

Con quale metodo saranno gestite le assunzioni?

<<Intanto, allo stato attuale, siamo già abbastanza numerosi ed abbiamo un problema di riqualificazione e di motivazioni del personale esistente. Credo che daremo largo spazio alla meritocrazia ma, per ora, non abbiamo alle porte alcun programma di assunzione immediata. Dobbiamo ancora pianificare l'organizzazione interna ed individuare il personale più meritevole da valorizzare e ottimizzare. Ritengo che ci orienteremo, comunque, ad aprire le porte dell'Istituto a quelli che hanno veramente titoli per meritarlo>>.

Quali sono i progetti di sviluppo e le prospettive future?

<<Se lo dicessi apparirei presuntuoso e non coerente. In questi primi mesi abbiamo cercato di vedere quali erano i nodi dei nostri problemi. Per il futuro, il nuovo Consiglio di Amministrazione traccerà le linee di sviluppo. I nodi che abbiamo individuato riguardano il personale con tutte le conseguenti implicazioni, la politica dei tassi e degli impieghi, lo sviluppo e il recupero di tutto quello che è nelle partite in sospeso>>.

Si è già incontrato con i sindacati?

<<I sindacati li ho incontrati due volte. Abbiamo già in atto alcuni problemi e abbiamo da rinnovare l'accordo integrativo della nostra banca. In contemporanea, la nostra casa madre, l'Associazione delle Casse di Risparmo, come lei sa, ha disdettato il contratto. Credo che sia una delle poche volte in cui un datore di lavoro disdetta il contratto: è il segno che attraverso il contratto noi dobbiamo aiutare l'ammodernamento del sistema bancario italiano. Si parla tanto di meritocrazia e si dice: bisogna mandare avanti quelli che contano!.
Se noi costruiamo sistemi contrattuali per i quali anche se si ha a disposizione un Einstein non lo si può portare avanti nella carriera perché non possiede tutte quelle anzianità e quelle indicazioni che nascono dai contratti, evidentemente, allora, parlare di meritocrazia è soltanto un modo di dire.
Con i sindacati ci siamo incontrati, ci siamo detti queste cose e quindi la necessità di aprirci a nuovi tipi di rapporti contrattuali: part-time, contratti di formazione lavoro per i giovani, ricerca di un turn-over più accelerato nei confronti degli anziani che non hanno più motivazioni... Questo, per migliorare il corpo sociale della banca e, contemporaneamente, aprire le porte ai giovani.
Direi che sono tutti problemi esaltanti - per ora - e che appagano il mio senso della sfida. Speriamo solo, ecco, che alle aperture che abbiamo trovato faccia poi riscontro l'assunzione di responsabilità necessaria>>.

Che rapporto crede di instaurare con i partiti politici?

<<Un rapporto di grande correttezza, di apertura e di trasparenza. Noi siamo una "cassa di vetro", non abbiamo nessun motivo per nascondere quello che facciamo e quali sono le nostre intenzioni. Abbiamo degli organi che sono stati ricostituiti e che sicuramente verranno sempre - com'è giusto - tenuti non solo al corrente, ma delibereranno con ampio dibattito su tutte le materie di loro competenza. Tutto questo non rimarrà nel chiuso dell'Istituto, ma per quanto possibile e utile sarà portato a conoscenza delle istituzioni, dei partiti politici, della opinione pubblica.
Secondo me i partiti politici in Calabria devono pretendere che la banca faccia bene il suo dovere, così come dovrebbero farlo tutte le istituzioni ed i cittadini. E', quindi, un discorso molto aperto ma di nessuna soggezione al potere politico, anche perchè l'unica preminenza è di servire il Paese; il servire una fazione, alla lunga, non ha mai pagato.
Bisogna che la cassa faccia bene il suo mestiere e questo, credo, sia il miglior rapporto che si possa avere con i partiti politici>>.

Quale sarà il rapporto con le altre banche in Calabria?

<<Anche qui un rapporto di grande collaborazione. Noi abbiamo una posizione molto forte sia in Calabria che in Lucania e quindi difficilmente la possiamo migliorare più di tanto; dobbiamo migliorare il modo di essere presenti.
Difficilmente possiamo incrementare ancora - anche se l'obiettivo ce lo poniamo - e, quindi, il nostro problema è quello di fare in modo che tutti quanti, tutto il sistema bancario funzioni meglio: se funziona meglio il sistema bancario in Calabria, va meglio l'economia e se va meglio l'economia andiamo meglio noi...>>.

Cosa sente di dire ai risparmiatori calabresi?

<<Intanto, ribadisco che siamo impegnati a migliorare tutti i nostri servizi. Soprattutto sento di dire che ogni lira che in un domani la Cassa di Risparmio guadagnerà - e spero che lo faccia nella migliore concorrenza con le altre banche perché questa la vogliamo noi per primi ed è salutare - sarà una lira utilizzata per svolgere tutte quelle lodevoli attività che le altre Casse di Risparmio italiane hanno già fatto nelle altre regioni e cioè cultura, impegno sociale, studi, ricerche e "promotion". Noi lo faremo, evidentemente, per la Calabria e per la Lucania perché i soldi che guadagneremo non potremo mai portarli né in Toscana, né in Lombardia, né in Piemonte e tantomeno all'estero; li dobbiamo impegnare ed il nostro dovere non deve essere quello di fare piccole operazioni clientelari ma sarà quello di affrontare, risolvere ed aiutare a risolvere grossi problemi di tipo culturale, di tipo sanitario ed a favore dei giovani calabresi e lucani>>.

Sarà più facile o più difficile per gli imprenditori calabresi utilizzare la Carical, in relazione anche al proliferare in Calabria di nuovi sportelli di banche nazionali?

<<Certo, ci sono nuovi sportelli. I nuovi sportelli acuiscono la concorrenza e noi siamo pronti ad affrontarla. Agli imprenditori - io stesso sono un piccolo imprenditore calabrese - direi che di fronte ad iniziative valide, concrete, la Cassa di Risparmio non ha problemi per assisterli finanziariamente. Quello che noi dobbiamo fare, tutti insieme, è che, veramente, dobbiamo creare un tessuto connettivo di imprese nuove più solide e più efficienti, molto più diffuso di quello esistente. Ci sono troppe leggi che danno aiuti sulla carta e niente nella realtà oppure con enormi ritardi. Bisogna, forse, dar meno ma dare subito, con facilità e dare garanzia a coloro che veramente sono degli imprenditori, piuttosto che promettere chissà che cosa e poi darlo dopo tanti anni.
Io credo che gli imprenditori troveranno nella Cassa un valido interlocutore ma non solo nel dare i soldi: anche nel risolvere i problemi economici della Calabria e della Lucania affinchè cresca il tessuto connettivo e si sviluppino sempre più imprese sane con l'ausilio di nuove leggi e strumenti che consentano attività nuove. Lei pensi un pochino al problema dell'ambiente com'è trascurato in queste nostre regioni!.
Si rende conto che le nostre tre grandi ricchezze naturali - l'aria, l'acqua e la terra - cioè quelle cose che la gente ci invidiava chissà da quanti secoli, le stiamo giorno per giorno distruggendo non facendo il nostro dovere. Se noi facessimo il nostro compito mettendo in atto le leggi in ogni ambito - si osservi il grado di inquinamento, si osservi il dissesto idrogeologico, l'ambiente naturale degradato, i boschi sempre meno protetti e l'aria ancor più irrespirabile - e contemporaneamente aiutassimo, come vanno aiutate, le attività turistiche, le industrie legate al prodotto tipico alimentare, ecc., probabilmente noi, forse, non saremmo l'ultima regione della penisola per quanto riguarda il reddito pro-capite, anche perchè... lei lo sa, la cosa strana è che in fondo non siamo gli ultimi nel risparmio>>.

Lei che è stato direttore generale della Configricultura, che differenza trova fra le due cariche?

<<C'è una differenza molto profonda. La Confagricoltura, come tutte le organizzazioni sindacali, è un ente praticamente privatistico, mentre la Cassa di Risparmio è, comunque, una istituzione pubblica con tutti i limiti positivi e negativi che questo comporta. L'impegno che deriva ora dalla sfida comunitaria e dall'apertura dei mercati del 1992 non è semplice per chi deve operare sulla base di statuti, di leggi e tanti altri vincoli, rispetto a un operatore privato che invece è molto più libero di scegliere l'organizzazione più adatta per raggiungere i suoi obiettivi>>.

Che cosa ha acquisito alla Confagricoltura di così importante da trasmettere alla Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania?

<<Spero, intanto, di avere acquisito la convinzione profonda che, nonostante le migliori intenzioni di questo mondo e l'impegno dei dirigenti, se non c'è la capacità di trasmettere a tutto il corpo sociale di una istituzione il medesimo impegno, il medesimo senso del dovere, la medesima convinzione che devono essere raggiunti certi obiettivi, si finisce per raggiungere mete più basse di quelle che ci si era prefissi. In altre parole ho acquisito la convinzione profonda che la rinascita e lo sviluppo della Cassa di Risparmio passa non solo attraverso l'impegno dei suoi dirigenti, ma attraverso un impegno ed una motivazione di tutti coloro che vi lavorano, dimostrando che l'Istituto fa parte integrante della popolazione calabrese e lucana, nel senso che, a differenza delle altre banche, non può che condividere con esse fortune e disgrazie>>.

Ha acquisito anche la managerialità tipica derivante da una istituzione privata…

<<Certo, con quel tanto di aggiustamento che è reso necessario dall'operare in una istituzione pubblica>>.

Cosa l'angoscia di più?

<<La possibilità di lavorare con collaborazione e tranquillità. Sono due i punti fondamentali. Da un lato riuscire ad ottenere l'impegno corale di coloro che lavorano per la Cassa e quindi dei dipendenti nel far loro capire che abbiamo delle nuove frontiere. Naturalmente questo coinvolge anche i sindacati.
Dall'altro, avere un ambiente politico che, sia pure esercitando un giusto controllo - perchè siamo tutti sottoposti al controllo politico - ci consenta di andare avanti senza alcuni tipi di interferenze che hanno caratterizzato il passato>>.

Dottor Chidichimo, lei sa che il pubblico italiano ama conoscere il personaggio importante anche dal lato privato. Lei cosa fa quando non lavora?


<<Dato il nostro incontro di stamattina, potrei dire che spengo incendi... Io appartengo a quella categoria che, come diceva il prof. Firpo in un dibattito che avemmo alla Fondazione Agnelli, fra l'uomo ludens e l'uomo faber preferisce il secondo, nel senso che sono fra quelli che si divertono nel lavorare. Secondo Firpo l'uomo che, proprio, lavora, lavora solo se si diverte... ed io mi diverto, quindi lavoro parecchio. Però ho anche altri interessi.
Amo molto la mia terra e questo amore mi ha portato, ad esempio, a diventare - prima - collezionista di carte geografiche di Calabria ed insieme alla collezione me è venuto il gusto di scoprire il come e il perchè dei nomi e di quanto altro associato; poi sono passato ai libri di Calabria e adesso mi sto occupando della storia locale di questa zona>>.

Le piace ritornare spesso in questo luogo?

<<Ci sono ritornato sempre, anche se più raramente. Ora, lavorando più vicino, torno qui tutte le settimane e molto volentieri.
Le mie radici in questa terra sono molto forti e credo che tutti dobbiamo cercar di fare qualcosa affinchè essa migliori e migliorino anche le persone>>.

Lei ha scritto anche un libro su questo posto… su questa torre, in particolare…

<<Dire che ho scritto un libro è un pò troppo... mi sono divertito a raccogliere alcune storie che mi venivano raccontate sin da ragazzo>>.

E' sportivo?

<<Direi non molto, nel senso che non pratico nessuno sport agonistico. Tuttavia, mi muovo parecchio, faccio nuoto - d'estate, ovviamente - faccio grandi passeggiate, un p'ò di caccia...
Per il resto, solo un pò di ginnastica tanto per evitare maggiori problemi di artrosi>>.

Cosa le piacerebbe aggiungere a questa intervista?

<<Niente. Direi che l'intervista sia stata più che esauriente... Quello che vorrei aggiungere è solo un augurio che faccio a me stesso, ma faccio, in fondo, a tutta la Calabria. Io sono uno di quelli che amano la vita e ritengo che sia possibile migliorare la situazione.
L'augurio che faccio a me stesso e quindi anche agli altri è che attraverso questo incarico vorrei essere capace di far percepire il senso dell'entusiasmo e del dovere nel compiere il proprio incarico.
Se verrà raccolto, potremmo concretamente aiutare le due regioni a raggiungere quelle mete che finora sono sfuggite. Io ce la metterò tutta>>.

In bocca al lupo, dottor Chidichimo.

L'intervista è stata realizzata da ROCCO TURI.

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GIORNALE DI CALABRIA, quotidiano regionale d'informazione, direttore Giuseppe Soluri, anno XXVI, n. 172, Venerdì 2 settembre 1988, p. 9. Di seguito è l'introduzione originale alla presente intervista, non pubblicata: La vicenda giudiziaria che ha coinvolto gli amministratori dell'importante istituto di credito meridionale - esplosa clamorosamente nel marzo dello scorso anno - sta per chiarire i punti ancora oscuri e controversi che hanno suscitato un gran clamore in tutta l'opinione pubblica italiana.
Intanto, il rinnovato vertice della Carical, insediatosi tre mesi or sono, pur rappresentando gli equilibri e la volontà del potere politico, si impone all'attenzione generale come un coagulo di personaggi la cui professionalità e managerialità hanno avuto modo di essere verificati già in altri importanti e prestigiosi ruoli.
E' il caso, in particolare, del nuovo presidente dr. Rinaldo Chidichimo il cui curriculum evidenzia una conoscenza approfondita dei temi economici attuali, un marcato senso della moderna conduzione aziendale, managerialità ed esperienze scaturite per decenni da ambienti la cui visione della Calabria filtra asetticamente e priva di condizionamenti politici e culturali.
Incontro Rinaldo Chidichimo sul ponte lavatoio della sua antica Torre di avvistamento saracena del XIV secolo, residenza estiva immersa nel verde, oasi di quiete rigeneratrice, fascinosa, elegante, storica e leggendaria.
Parla del posto in cui vive con estremo slancio e con l'entusiasmo e la fiducia di chi, ritornato in Calabria dopo lunghi anni di lavoro lontano dalla propria terra, vuole in qualche modo dare il proprio contributo innovativo per la rinascita di una intera regione perché, constata amaramente, questo "sviluppo e tale economia dei consumi stanno livellando al peggio ambiente, paesaggio, cultura, tradizioni".
Sono, queste, parole di estrema critica che Chidichimo scrive in "Leggende e storie della Torre di Albidona", un volume che lo rivela anche narratore e storico di incisive qualità.
L'amore per la Calabria e per la sua terra lo ha spinto, infatti, a raccogliere ricordi, sensazioni, passioni e leggende legate alla sua vita in un libretto, a tiratura limitatissima, destinato a parenti ed amici il cui contenuto mostra uno spaccato della società evoluta e di quella arretrata e contadina degli anni trenta, ma costituisce anche il primo passo per una ricostruzione della storia antropologica e sociologica dell'Alto Jonio calabrese, un angolo suggestivo e troppo a lungo dimenticato.
Nel corso del nostro colloquio, un incendio, forse doloso, scoppiato sulla vicina, verde e lussureggiante Collina della Madonna, di sua proprietà, suscita apprensione in tutti i presenti e la sua partecipazione risulta non solo verbale ma concretamente risolutiva. L'episodio esalta ancor più il suo impegno per una educazione ed una cultura della solidarietà e dell'entusiasmo collettivo verso mete finora sfuggite a causa dello scarso senso cooperativistico insito nella popolazione calabrese. Il suo interesse sarà preminentemente rivolto in tale direzione: la gente più semplice ed emarginata economicamente e socialmente gode da parte di Chidichimo le maggiori attenzioni proprio perché costituisce la fetta più onesta e volitiva maggiormente interessata ad un autentico, vero, cristiano, rilancio sociale complessivo dell'intera regione calabrese.


AGORA' è mensile di attualità economia e finanza, editore Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania, direttore Antonio Livio Perfetti.

CITTA'CALABRIA è mensile della Rubbettino editore, diretta da Domenico Nunnari.


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Maggio 2012


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