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Ipotesi sull'Aspromonte

Centro Studi per Amendolara



Inedito del maggio 1992

IPOTESI SULL'ASPROMONTE.
Di Rocco Turi


L'idea che l'opinione pubblica nazionale si è fatta è che l'Aspromonte sia una montagna inaccessibile, misteriosa e impenetrabile.
Al contrario, proprio la facilità con cui può essere raggiunto qualsiasi luogo e l'estrema facilità da cui è possibile sfuggirne rendono l'Aspromonte un territorio ideale per sequestratori e latitanti.
Questa montagna può essere paragonata al confine fra il Messico e gli Stati Uniti il quale - pur controllato con estremo impegno dalla polizia americana per evitare il transito dei clandestini e dei mercanti della droga provenienti dai paesi produttori, come la Colombia o la Bolivia - viene attraversato con facilità estrema. Sono due territori simili, attraverso i quali è possibile sfuggire ai controlli a causa dei mille percorsi alternativi naturali e creati dall'uomo.
Appare logico pensare che qualsiasi luogo dell'Aspromonte possa essere raggiunto attraverso un'infinità di percorsi naturali. Diversamente dalla Sila, ad esempio, i cui accessi sono costituiti da itinerari evidenti e tutti ben noti, l'Aspromonte è una montagna nella quale ogni posizione appare raggiungibile attraverso itinerari che solo coloro che la conoscono da sempre possono individuare. Infatti, tutta l'area sembra costituita da un terreno molto fessurato e da calanchi impervi i cui anfratti naturali, come spesso mostrano le immagini televisive e le fotografie, sono perfettamente mimetizzati e, forse, mille altri itinerari non sono stati ancora scoperti neanche da chi conosce da sempre questa montagna.
In Aspromonte per intrappolare un punto qualsiasi della montagna risulta perciò quasi impossibile, a meno che non vi siano delle guide locali. Ma ciò, naturalmente, costituisce una pista impraticabile perché nessuno presterebbe la sua opera a causa di una questione legata alla propria incolumità fisica. L'orografia del terreno è talmente irregolare per cui non sono disponibili neanche adatte cartine topografiche perfettamente fedeli.
Per vivere in Aspromonte da latitante, perciò, è importante non farsi circondare e a tale scopo sono disponibili percorsi naturali, ma anche vie realizzate dall'uomo e difficilmente individuabili.
Così, attraverso questi possibili percorsi alternativi, è facile sfuggire da ogni luogo pur improvvisamente controllato. La sorveglianza aerea, poi, appare la meno efficace a causa della sua evidente rumorosità.
Per soggiornare da ricercati in Aspromonte si manifesta necessaria - naturalmente - anche la collaborazione degli abitanti aspromontani i quali, a causa di una arcaica cultura della solidarietà sono legati da un rapporto sacrale a chi è costretto a vivere clandestinamente: gli abitanti del posto tenderebbero quasi a consacrare i latitanti aspromontani.
Come mostrano i fatti di cronaca, la rete informativa clandestina in questa montagna sembra capillare ed organica ed i soggetti che vi partecipano potrebbero essere tutti i suoi abitanti, ovvero chiunque sia in grado di dare un contributo utile. Nel momento in cui le persone identificate come utili strumenti informativi rifiutano di parteciparvi viene messa in atto la loro inevitabile esecuzione. Quando viene eliminato un individuo al di fuori da ogni circolo criminale, spesso risulta difficile riconoscerne la causa ed invece potrebbe essere proprio questa: il rifiuto alla collaborazione e alla complicità. Casi, tuttavia rarissimi.
Inutile elencare quali appaiono le categorie adeguate alla rete informativa e protettiva: tante!; paradossalmente anche gli animali al pascolo. Chi non conosce le famose vacche sacre come arcaico strumento di sopravvivenza?
La tecnologia, poi, ha dato il suo grande contributo nel rendere ancora più agevole il pur disagevole soggiorno in Aspromonte. I telefonini, infatti, costituiscono l'ultima decisiva maglia della rete informativa e protettiva, che si completa con radio rice-trasmittenti, una infinità di segnali convenzionali e particolari comunicazioni mimiche o in codice. Il trasporto camuffato di qualsiasi materiale potrebbe essere effettuato addirittura anche attraverso il vello delle pecore.
Ma per questa via è possibile provvedere anche a qualsiasi altra informazione, trasporto di viveri, medicinali e quanto ancora serva. Gli uomini poi farebbero il resto.
E' ipotizzabile che esistano luoghi di deposito convenzionale di viveri - e quanto ancora serva alle necessità di un latitante - in cui chiunque ne sia coinvolto possa essere quasi obbligato a contribuire. Si formerebbe cosi un monte viveri ed una catena di solidarietà utilizzabile anche per lunghissimo tempo.
A parere di alcuni opinionisti la via praticabile per bonificare il terreno aspromontano sembrerebbe quello di tagliare per lungo tempo, un anno, due anni i rifornimenti e qualsiasi accesso apparentemente lecito nella montagna calabrese; vietare insomma il pascolo, la caccia, tutto ciò che possa esservi collegato, così come anche per il mare in alcune zone del nostro paese viene effettuata l'interdizione della pesca per precisi periodi affinché venga favorito il ripopolamento ittico. Per la montagna la proibizione al transito potrebbe essere effettuata per un periodo molto più ampio.
Altre opinioni prevedono che gli abituali frequentatori dell'Aspromonte siano tenuti sotto controllo diretto, quasi in domicilio coatto. Ma qui si entra nel'ambito di operazioni di carattere speciale e uno Stato democratico non accetterebbe di attuare siffatti interventi. Altri osservatori, però, ritengono che sia proprio l'eccessivo garantismo a produrre una situazione di criminalità non più controllabile con le leggi vigenti.
Per altri ancora appare verosimile un compromesso tra forze dell'ordine e latitanti. Il sospetto è ritornato alla ribalta con le vicende legate alle polemiche sui sequestri cosiddetti di serie A e sequestri di serie B. In quella occasione la gente comune disse che i successi delle forze dell'ordine erano da attribuire ad una latente politica del compromesso con latitanti e mafiosi. La gente ricorda che anche in passato si verificarono simili situazioni senza incidenti, nella riservatezza più assoluta. Corrado Stajano ne parla nel suo libro "Africo". Sarà vero?
Ancora oggi i sequestri più eclatanti sono stati risolti nell'identico sospetto del compromesso tra forze dell'ordine e latitanti. Ma se è vero, c'è chi si chiede: "in quali condizioni oggi vengono effettuati tali coinvolgimenti?". L'importante è di contattare nella segretezza più fitta quei capi mafiosi riconosciuti ai quali può essere proposto una contropartita efficace. Un ergastolano, ad esempio. Difficilmente viene considerata sufficiente una promessa sui vantaggi nella vita in carcere. Una promessa di non ostacolare un tentativo di fuga può essere invece considerata allettante per un ergastolano che decida di collaborare alla liberazione di un sequestrato. E' solo utopia o realtà?
Rocco Turi

Testo utilizzato per varie interviste effettuate.


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gennaio 2013


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