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La festa dell'Ascensione nella tradizione popolare di Amendolara

Centro Studi per Amendolara



IL TIRACCIO, anno XIX, n.4, aprile 1993, p.11.
OGGIFAMIGLIA, anno VI, n. 5, maggio 1993, p. 11.
IL BEATO ANGELO, anno LXIX, n. 4-5, maggio-giugno 1993, p. 16.
La festa dell'Ascensione nella tradizione popolare di Amendolara.
Di Rocco Turi


Nella religiosità popolare degli amendolaresi, l'Ascensione è considerata una delle feste di precetto meno celebrate. Rispetto ad altre occasioni, infatti, gli abitanti non partecipano con uguale intensità al rito previsto dalla Chiesa per questo giorno. L'interesse della gente, invece, è rivolto esclusivamente a un particolare uso gastronomico. E' un giorno in cui la povera alimentazione tradizionale, a base di legumi e verdura, viene interrotta con la preparazione delle tagliatelle - fatte in casa dalla donne - cotte nel latte ottenuto in regalo dai massari del paese, in un periodo dell'anno in cui la produzione è piuttosto abbondante. Solo questo è il motivo per cui è viva l'attesa della tradizionale occasione, che giunge dopo quaranta giorni dalla Pasqua nel calendario delle celebrazioni cristiane.
La povertà della gente amendolarese è tale che non è possibile acquistare quotidianamente il latte e l'attesa dell'annuale festa costituisce una consueta occasione per ottenerlo gratuitamente almeno per una sola volta. Un regalo, perciò, è sempre ben gradito. Il momento è pure un'occasione di ludo, di gioco e di divertimento per i bambini che si recano volentieri nelle campagne alla ricerca del latte. Ma il regalo rimane pur sempre un simbolo di buone azioni e di amicizia fra la gente.
La tradizione di offrire il latte in questo giorno, ad Amendolara ha origini antichissime. La memoria popolare rievoca un giorno dell'Ascensione celebrata nel secolo scorso, allorché un massaro rifiutò di regalare un pò di latte a una donna del paese che si recò in campagna per fargliene richiesta. Non doveva essere una donna incinta, altrimenti il massaro non le avrebbe forse negato un pò di genuina bevanda. E' probabile che il latte servisse alla donna per la preparazione di una vivanda non usuale, per cui l'uomo non accettò di esaudire l'originale richiesta. Nella Cina antica, infatti, il latte non veniva mai bevuto, ma con esso si preparavano ottime vivande. Forse la donna aveva saputo di una nuova e povera ricetta a base di latte e voleva sperimentarla. Ma dall'allevatore non ricevette il regalo e al ritorno in paese parlò con disappunto di questa esperienza vissuta.
Si seppe, così, che in quella stessa giornata, quando poi il massaro iniziò la preparazione del formaggio, il latte non coagulò e tutta la produzione giornaliera del prezioso alimento per produrre il suo formaggio andò perduta. La personale superstizione del massaro lo portò a collegare il rifiuto del dono del latte alla donna con l'insuccesso della produzione del formaggio che, in realtà, era dovuto molto probabilmente a una situazione di carattere ambientale.
Tuttavia, da quel momento, nel giorno dell'Ascensione di ogni anno, il massaro portò a conoscenza dei suoi compaesani la decisione di offrire il latte a tutti coloro che ne avrebbero fatto richiesta. Fecero così anche gli altri allevatori, i quali vennero tutti a conoscenza dell'episodio fra il massaro e la donna. In tal modo, la tradizione di donare l'alimento si perpetuò sotto forma di gesto scaramantico.
Con il passare degli anni e il consolidarsi di una tradizione generazionale, l'episodio fra il massaro e la donna venne dimenticato e il regalo del latte, che da allora iniziò ad effettuarsi da parte di tutti gli allevatori di Amendolara, venne interpretato come gesto di devozione alla Madonna, che in realtà non fu. Questo è il motivo per cui si consolidò l'uso di mettere a disposizione dei compaesani tutto il latte prodotto nella giornata senza destinarlo, come avviene normalmente, alla produzione del formaggio. Che non fosse un voto, ma un gesto scaramantico, è spiegato dalla considerazione che dopo la metà di questo secolo, con un atteggiamento sempre più scettico nei confronti della scaramanzia, la tradizione di cucinare le tagliatelle con il latte si affievolì lentamente fino a consentire che le famiglie amendolaresi dimenticassero l'usanza rigidamente osservata ai primi del secolo.
Tuttavia, anche nel corso dell'anno accade che il latte a volte non coaguli sufficientemente. I massari attribuiscono l'evento al fatto che gli animali siano stati molto probabilmente affascinati da qualcuno, generalmente un invidioso, un povero o un concorrente. Analogamente, se durante la preparazione delle tagliatelle il latte che si porta in ebollizione tende di per se a coagulare, significa che non è più buono per l'elaborazione del piatto da portare in tavola. La famiglia, in specie i bambini, rimangono delusi e l'episodio viene spiegato con la contrarietà del massaro di seguire una tradizione ormai consolidata, di cui - però - non ha la forza di liberarsene.
Ma come si svolge e si fortifica ai primi del secolo il rito della donazione del latte in Amendolara?.
Coloro che lavorano portano con se una bottiglia fin dalla mattina perché ben sanno che al ritorno, passando per le masserie, potranno ottenere gratuitamente il latte che serve alle esigenze della propria famiglia nel giorno di festa.
Portando con sé una bottiglia, la sera precedente la festa dell'Ascensione le famiglie si recano presso i massari per ottenere in omaggio il latte necessario. I ragazzi si recano presso le masserie più vicine; i genitori vanno più lontano affinché la sera ogni casa possa avere a disposizione il latte necessario per tutta la famiglia. I massari, del resto, dedicano l'occasione agli incontri calorosi con i compaesani; sanno che nel corso della serata gli amendolaresi andranno loro a far visita per ottenere il latte in omaggio. Presso le masserie, perciò, il pomeriggio è occasione di socialità collettiva perché tanta gente si incontra e poi tutti ritornano a piedi insieme verso il paese. Se i massari non hanno la possibilità di offrire tutto il latte prodotto è pure occasione di delusione e di cattivo augurio, nonché cattivo auspicio per la loro vita futura: la superstizione abbraccia un ampio spettro di alternative. Ma questi sono solo eventi temuti.
In realtà, tanta è la gente che si reca ogni anno presso i massari che il latte a volte non basta per tutti e la distribuzione viene fatta con notevole parsimonia. Per questo ogni famiglia è costretta a dividersi in gruppi per recarsi presso i numerosi massari sparsi sul territorio amendolarese. Questi offrono un mestolo ricolmo di latte a turno per ogni bottiglia, affinché tutti i richiedenti possano essere accontentati. Ai ragazzi, a volte, cade di mano la bottiglia durante la via del ritorno a casa e il rischio è proprio di restare senza l'alimento nel giorno dell'attesa festa. I massari a loro volta sono felici per aver regalato tutto il latte munto nel corso della giornata; sono contenti per il rito che da loro è considerato una piacevole tradizione che si perpetua da padre in figlio sin da epoche remote. Solo qualcuno dei massari si sottopone alla tradizione con scarso entusiasmo.
Il pranzo del giorno dell'Ascensione è allora costituito dalla preparazione delle tagliatelle cotte nel latte.

(Testo raccolto nel 1960; scritto nel 1970; ritrovato e pubblicato nel 1993; ripubblicato in www.amendolara.eu nel marzo 2012).


OGGIFAMIGLIA è il mensile del Circolo culturale "V. Bachelet" di Cosenza.

IL BEATO ANGELO è il mensile dei Frati Minori Cappuccini della Provincia di Cosenza, diretto da p. Luigi Lopez.

www.amendolara.eu
marzo 2012





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