AMENDOLARA.EU - Foto, Video, Cultura, Tradizioni ed Eventi

Cerca

Vai ai contenuti

La Madonna della Salute una storia, una tradizione, una festa

Centro Studi per Amendolara



Testo pubblicato nell'opuscolo ufficiale del LXXV° anno di culto della Madonna della Salute venerata in Amendolara Marina
26 agosto 1995


Prima storia scritta della Madonna della Salute
La Madonna della Salute: una storia, una tradizione, una festa.
Di Rocco Turi



La vecchia chiesetta della Madonna della Salute, di proprietà della famiglia Pucci, fu costruita sui ruderi della "Statio ad Vicesimum", un antico insediamento dell'impero romano. All'interno del piccolo tempio è esposto e ben restaurato un pregevole dipinto del XVI sec.
Nel corso della prima guerra mondiale la masseria Lista, nel cui territorio è ubicata l'antica cappella, era condotta in affitto da Vincenzo Vitale. Maria Antonia, figlia di Vincenzo, si unì in matrimonio con Rocco Laviola. Questi fu chiamato alle armi. La sua partenza lasciò in apprensione l'intera famiglia. Del resto, ogni casa del paese visse anni di angoscia a causa della guerra e tutti fecero un voto affinché potessero rivedere quanto prima i congiunti partiti per il fronte.
Maria Antonia raccolse il sentimento più diffuso nel paese ed espresse un desiderio: avrebbe fatto collocare all'interno della chiesetta una statua votiva dedicata alla Madonna della Salute, allorquando il marito fosse ritornato incolume dalla guerra.
Non appena Rocco Laviola fece ritorno, la moglie percorse scalza le vie del paese richiedendo ai compaesani un contributo volontario per l'acquisto della statua.
L'iniziativa di Maria Antonia Laviola fu condivisa dalla intera popolazione amendolarese la quale, con entusiasmo, partecipò a questa particolare forma di ringraziamento collettivo e di preghiera per la fine della grande guerra. Al conflitto mondiale, infatti, quasi tutte le famiglie del paese diedero un enorme contributo.
Nell'estate 1920 la statua della Madonna della Salute, opera di Arturo Troso, valente artigiano leccese della cartapeste, fu trasportata dalla Puglia con un vagone merci nella stazione ferroviaria di Amendolara Marina. Su un carro trainato con buoi venne poi trasferita alla cappella. Ma i Pucci, fra i pochi a non aver partecipato alla raccolta dei fondi, non gradirono che la statua fosse ospitata nella chiesetta di loro proprietà. Venne così ricaricata sul carro e trasportata al paese, distante circa 4 km, per essere sistemata all'interno della chiesa madre.
In quei giorni, alcune persone erano tranquillamente affacciate su un balcone di palazzo Pucci. Improvvisamente crollò. Le persone affacciate precipitarono sulla via e, nonostante la caduta, restarono incolumi. Ritenendo di aver ricevuto una grazia proprio dalla Madonna a cui era stata rifiutata l'ospitalità, la famiglia Pucci chiese immediatamente che la statua fosse riportata nella cappella della Lista. Da quel momento il tempio della masseria Lista venne eletto nella storia orale del paese come la "Cappella della Madonna della Salute". Fu festeggiata nell'ultima domenica d'agosto.
In prossimità della ricorrenza della festività legata alla Madonna della Salute la statua veniva riportata in processione per le vie del paese; lasciata poi per alcuni giorni nella chiesa parrocchiale, affinché i fedeli rinnovassero il proprio ringraziamento alla Madonna per il ritorno dei congiunti dalla prima guerra mondiale e pregare per chi non ebbe la stessa fortuna. Nel corso degli anni, questa ritualità - importante per la storia del culto legata alla Madonna della Salute - fu trascurata a causa della evanescenza della memoria storica, diffusa nel paese e nelle giovani generazioni.
Come corollario della ricorrenza fu pure organizzata una grande fiera del bestiame. La festa fu poi anticipata al sabato per evitare la concomitanza con la fiera di Trebisacce, nel frattempo divenuto luogo molto più popoloso e importante, frequentato da un maggior numero di espositori e visitatori.
Negli anni trenta Amendolara Marina era ancora una fertile e distesa campagna. La ferrovia già in funzione dal secolo precedente e la costruenda strada che costeggia il mare jonio rappresentarono le occasioni favorevoli per un insediamento abitativo. I primi a giungere ad Amendolara Marina furono gli agricoltori della Puglia che coltivarono i piselli - divenuti con il passare degli anni i più tipici prodotti locali - e i fabbricanti di laterizi da Rossano e Corigliano i quali furono impegnati, in particolare, nella produzione dei mattoni per costruire i ponti della nuova statale jonica. Già vi era una locanda: fra i pochi punti di appoggio in tutta la costa jonica.
Negli anni cinquanta furono compiuti i primi trasferimenti dal paese e negli anni sessanta si insediò in Marina un primo gruppo di cittadini provenienti da Oriolo, località dell'entroterra altojonico calabrese.
La cappella della Madonna della Salute presto si dimostrò ben piccola per contenere i fedeli nella celebrazione della messa domenicale di Don Antonio Propati. Iniziò così un continuo peregrinare fra la vicina cappella di S. Antonio, vari magazzini ed aule scolastiche. La necessità di una vera chiesa si dimostrò improrogabile. Si discuteva insistentemente sulla opportunità di acquistare un terreno su cui edificarla. Dora Pucci, nel frattempo divenuta proprietaria della Lista, donò un piccolissimo suolo, ubicato all'altezza dell'attuale galleria sulla nuova strada 106 jonica.
Rocco Laviola, omonimo e cugino del precedente, già emigrato in Argentina, giungeva in Marina ogni domenica dalla sua campagna per ascoltare la S. Messa, allora celebrata in un magazzino nei pressi della stazione ferroviaria. Era entusiasta e felice perché quanto prima sarebbe stato possibile assistere al rito in una chiesa nuova e più comoda. Aveva poco da offrire.
Le costruzioni venivano ancora realizzate con tufi e pietre. Rocco Laviola, con il suo asino trasportava ogni domenica un carico di pietre che puntualmente deponeva accanto a un secolare ulivo, sul luogo destinato alla costruzione della chiesa. A causa dei lavori per la nuova statale 106, il suolo offerto per l'edificazione della chiesa fu espropriato. Il ricavato venne utilizzato negli anni successivi per l'acquisto del nuovo suolo.
Intanto la peregrinazione da un locale all'altro continuò fino al settembre 1974, allorquando, dopo la proclamazione della nuova parrocchia della Madonna della Salute - su interessamento di Don Antonio Propati - giunse ad Amendolara Marina Don Francesco Di Chiara, primo parroco nominato dal Vescovo di Cassano Mons. Domenico Vacchiano. Egli trovò un gruppo di case sparse non ancora definibili Comunità. La gente proveniva da diversi luoghi e non si era ancora formata una cultura autoctona. Non vi era una piazza o un qualsiasi luogo che favorisse una socialità auspicabile. Vi erano piccoli vicinati che pullulavano di rapporti (forse) sinceri.
Nei mesi iniziali dall'arrivo di Don Francesco la messa continuò a essere celebrata nel magazzino nei pressi della stazione. Successivamente fu allestita una chiesetta nel garage di proprietà di Giuseppe Santagata. Prima di tutto Don Francesco si adoperò nell'intonacare e pavimentare il locale, le cui spese furono stornate dal versamento dell'affitto. Casualmente passò da Amendolara Marina Mons. Vacchiano, il quale osservando lo spoglio arredo della "nuova chiesa" regalò cinquantamila lire a Don Francesco affinché fossero acquistate alcune sedie o altro suppellettile necessario.
Con Don Francesco iniziò una vera stagione di crescita e di comunione. La sua casa era porto ospitale per chiunque. Tanti ragazzi seguiti da Don Francesco con cura e affetto studiarono e giunsero alla laurea. Da tutti, Don Francesco ottenne la collaborazione desiderata. Viene ancora ricordato un presepe originalissimo ed efficace ambientato sul deserto del Sinai e le tre edizioni 1976, 1977, 1978 della Marcia dell'Amicizia e della Solidarietà, organizzate in occasione della festa in onore della Madonna della Salute.
Rocco Turi realizzò il presepe, di cui si conserva documentazione fotografica in archivio CSA, organizzò le Marce dell'Amicizia e partecipò all'organizzazione di numerose <<Cacce al tesoro>> insieme al <<Gruppo del Consorzio>>, con i fratelli Rocco e Tonino e sorelle Ezilda e Mariantonietta Sisci e altri coetanei. Negli anni '60 e '70 il gruppo di amici che si riunivano nel <<Consorzio>> fu molto attivo a organizzare Cacce al tesoro di successo e di grande impatto comunicativo. Fu un periodo di afflato e socialità collettiva.
Le Marce dell'Amicizia furono momenti di straordinaria, intensa partecipazione e desiderabilità sociale, vere catene umane che unirono idealmente le persone dalla spiaggia fino alla chiesetta di S. Giuseppe per un torneo non competitivo mai realizzata in Calabria. La prima in assoluto. Tutti i partecipanti ottennero in ricordo una pregevole medaglia commemorativa realizzata a Venezia.
Il 14 ottobre 1976 venne acquistata un'area di 1300 mq. sulla quale, subito dopo, fu costruita l'attuale chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna della Salute.
Nel dicembre 1976, Don Francesco Di Chiara fondò "Comunità in cammino", periodico della Comunità parrocchiale redatto dal gruppo parrocchiale. Nel pubblicare la notizia dell'avvenuto acquisto del suolo, Don Francesco Di Chiara scrisse: <<Ringrazio chi ha contribuito con la propria offerta e ricordo a chi non l'avesse ancora fatto che può sempre farlo. I debiti sono rimasti per molto tempo ancora>>.
Nell'estate 1978 la chiesa fu pronta per il culto. In quattro anni Don Francesco Di Chiara compì "veri miracoli" di operatività e di evangelizzazione. Con la sua carica emotiva e l'afflato collettivo, che riuscì a creare intorno alla chiesa costruita, nacque una vera comunità sociale.
Sul frontespizio del suo "Messale della domenica" così scrisse la signora Antonietta Laviola: <<Dopo 25 anni abbiamo avuto una chiesetta a noi tanto cara. Il 6 agosto 1978 è stata celebrata la prima messa e i bambini hanno fatto la Prima Comunione. Alle 21,40 è morto Papa Paolo VI. Giorno 7 agosto celebrazione della messa per la morte del Papa: per la prima volta si è udito il suono delle campane (registrate su disco) della nostra Parrocchia Madonna della Salute>>. Per l'acquisto dell'apparato contribuì Don Antonio Valsecchi con un'offerta e poche parole significative: "Per i primi rintocchi della campana".
Ultimo sabato dell'agosto 1978: prima solenne festa in onore della Madonna celebrata nella sua nuova Casa. Da quel momento, un antico altare di legno, intarsiato e dipinto a mano, unico arredo nelle varie chiese-magazzino utilizzate, venne lasciato deteriorare sotto le intemperie e poi distrutto.
I riti religiosi e le feste in onore della Madonna volute da Don Francesco mobilitavano centinaia di fedeli, ognuno con opere e idee. I palchi per le feste, ad esempio, venivano allestiti su vecchi bidoni per il catrame raccolti qua e là. Don Francesco, in prima fila, da pioniere, lavorava e lanciava messaggi di solidarietà e amicizia. Certo, in quegli anni furono evidenti anche le contraddizioni interne, i conflitti e i comportamenti inattesi. Normale in una comunità in fase di formazione e crescita. Emblematico, ad esempio, fu qualche furtarello che Don Francesco subì all'interno della sua casa. Restano, tuttavia, anni incredibili. Tempi importanti per la collettività locale in via di consolidamento. Tempi, forse, irripetibili.
Quella fase pare ormai vanificata. Intanto sono emersi altri valori. Si sono formate nuove tradizioni. Le precedenti sono state ormai respinte dalle nuove generazioni. Ma il ricordo di Don Francesco rimane sempre vivo. L'affetto per Don Francesco e per la carissima sorella Concetta cresce nel tempo e nella storia di Amendolara.
Così continua il diario di Antonietta Laviola: <<5 ottobre 1978, ore 10,30. Morte di mia madre: primo funerale celebrato nella nuova chiesa>>. E poi il primo matrimonio; subito dopo il primo battesimo.
La chiesa, tuttavia, non era stata ancora definitivamente ultimata. In particolare, mancavano la pavimentazione e gli arredi. Molti fedeli, per lungo tempo, portarono la propria sedia per assistere alla messa con più comodità.
Per gli emigranti amendolaresi, la festa della Madonna della Salute ha rappresentato nel corso degli anni l'occasione per trattenersi ad Amendolara fin quasi alla fine di agosto. Ha costituito un momento di particolare socializzazione collettiva. Una sola volta all'anno, nel corso della festa, si ritrovavano ad Amendolara Marina amici, persone e personaggi lieti di incontrarsi e di trascorrere poche ore insieme.
Pasquale Valicenti, emigrato in Germania per lunghi anni, era presente, di buon mattino, sulle strade della Marina, puntuale come i botti e la banda musicale che annunciavano la festa. Solo nei giorni successivi si accingeva a ripartire per il nord Europa. La signora Maria Laudonia, trasferitasi a Trebisacce e deceduta in giovane età perché aggredita dal tumore, fu con noi, nel giorno della festa, fino all'ultimo anno della sua vita terrena.
La festa costituiva l'occasione per trattenere ad Amendolara ancora un pò i suoi emigranti, era il "border line" delle vacanze per chi poi sarebbe ritornato al suo lavoro consueto. Non tutti sanno che la Madonna della Salute è ormai radicata fortemente nella storia e nel cuore di tanti amendolaresi.
Don Francesco Di Chiara aveva compreso e ben spiegato che un eventuale tentativo di anticipare la celebrazione della festa in data precedente avrebbe costituito la vanificazione del suo spirito socializzante, sostituito da una più deleteria mercificazione dell'evento. Anticipare la festa avrebbe significato vanificare l'occasione di trattenere ancora gli emigranti nel loro paese natio.
In un sondaggio effettuato fra i cittadini e gli amendolaresi non residenti prevale con schiacciante maggioranza il desiderio di festeggiare la loro Madonna nella data storica. Il giorno della festa rimanga, perciò, immutato. Ultimo sabato di Agosto.
Dalla partenza di Don Francesco Di Chiara - purtroppo - ad Amendolara è prevalso lo spirito più distruttivo e deleterio. Poca attenzione alla crescita morale e spirituale di una vera comunità. Molta attenzione alla mercificazione e ai cattivi pensieri. Falsi rapporti sociali. Degrado. Gioco delle parti. Moralisti "a parole". Esagerata avidità del danaro e del "possedere" a ogni costo. Presunzione, fanatismo e megalomania senza prove e giustificazione. Crescente invidia senza confini. Bassa strategia. Stupidità intellettuale. Fatalismo. Apatia. Morte della comunità e del vicinato della tradizione paesana. Lo sviluppo dei mass media alla fine degli anni settanta e le conseguenti modificazioni della società locale, dovute a una pessima interpretazione dello sviluppo, hanno fatto il resto.
Don Antonio Sacco - successore ufficiale di Don Francesco - aveva intuito i conflitti e le enormi difficoltà da affrontare. E' necessario che da questa chiesa e da questa comunità in profonda crisi di identità e di sviluppo rinasca la vita e la socialità di una volta. Ecco perché un Sinodo all'insegna della solidarietà e della palingenesi possa far bene a questa chiesa e a questa comunità parrocchiale.
Un compito gravoso attende Don Saverio Viola, terzo parroco ufficiale di Amendolara Marina. Aiutarlo è un dovere di chiunque.

Archivio CSA:

  • Video di Rocco Turi sull'insediamento di Don Antonio Sacco, già cappellano dell'Aeronautica Militare, con doppio passaggio di due aerei F104 per onorare la celebrazione della sua Prima Messa in Parrocchia - 9 giugno 1985.
  • Foto di Rocco Turi che documentano l'intero ciclo di costruzione della nuova chiesa.


www.amendolara.eu
febbraio 2012



Home | Presentazione | News | Galleria Fotografica | Monumenti | Feste e Tradizioni | Video | Contatti | Download | Links | Guestbook | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu