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La Panchina Parte Seconda

Centro Studi per Amendolara


Inedito del 2013
LA PANCHINA PARTE SECONDA
di Rocco Turi


Il primo ottobre ho ascoltato gli interventi del deputato Gianluca Buonanno (Lega Nord) in occasione di un dibattito alla Commissione cultura del Parlamento italiano. Invito chiunque a cercare il resoconto di quel dibattito. Un intervento, quello dell'on. Buonanno, dedicato all'incapacità di gran parte degli amministratori comunali di affrontare i problemi culturali dei loro piccoli e grandi paesi. L'espressione "gente che non capisce niente di cosa significa amministrare", usata da Buonanno, trova concorde gran parte degli italiani indipendenti che considerano il proprio paese non come una proprietà personale ma come una comunità per la quale è necessario impegnarsi, offrendo disinteressatamente il proprio contributo. L'espressione citata fa il paio con ciò che ho più volte scritto sulla necessità che i cittadini siano in grado di amministrare un comune solo dopo aver risieduto per anni in località del centro, nord, anche est dell'Europa.
La logica, inoltre, mi suggerisce che un amministratore locale dovrebbe avere le idee chiare su ciò che vuole, piuttosto che su ciò che non vuole. Quanto meno, un amministratore non dovrebbe perdere del tempo per opporsi a ciò che non esiste. In questo sito abbiamo spiegato ampiamente come i problemi turistici in Alto Jonio siano ben altri, non certo nascono dal rischio sulle ipotizzate perforazioni sottomarine. Riteniamo che le insistenze su questo argomento nel corso dell'ultimo anno rappresentino l'aspetto macroscopico di una mentalità priva di idee e la mancanza di argomenti per contribuire alla crescita sociale ed economica. Abbiamo assistito, d'altra parte e per fortuna, a un momentaneo allentamento della pressione sullo slogan "no triv" da parte di amministratori comunali che forse hanno compreso che sarebbe inutile perdere del tempo su campagne virtuali. Infatti, all'orizzonte dell'Alto Jonio non vi sono trivelle in azione e si prevede che il loro ritorno periodico servirà unicamente a sondare e monitorare l'eventuale presenza di idrocarburi a uso delle strategie politiche e non pratico. Per integrare la lettura di questo pezzo si può ricorrere a quanto già scritto nella sezione del CSA - Centro Studi Per Amendolara e Per l'Alto Jonio il 31 dicembre 2012 (Trivelle e sondaggi petroliferi in Alto Jonio) e il giorno 8 settembre 2013 (MEDICINA DEL TURISMO).
Piuttosto, come amministratore mi farei consigliare da esperti osservatori su cosa fare e cosa non fare per attraversare positivamente il mandato ottenuto dagli elettori; soprattutto cercherei di comprendere quali iniziative assumere e quali campagne svolgere per lasciare un segno tangibile del proprio passaggio nella casa comunale.
Per battere i pugni presso la Regione Calabria e rivendicare iniziative e diritti a favore dell'Alto Jonio è necessario acquisire autorevolezza concreta sui fatti concreti. Invece, questa autorevolezza viene travisata con un passaggio televisivo e sui vari mezzi di comunicazione, come è accaduto nel passato secondo la logica: "appaio in tv, quindi ho fatto cose importanti per il mio paese". Infatti, nel passato si è cercato di vantarsi di aver ottenuto una certa visibilità a favore del proprio paese dichiarando che esso era cresciuto per questo mezzo. Purtroppo, non è stato vero per il passato e non è vero per il presente: tutte iniziative inutili. Non si spiegherebbe altrimenti come mai l'Alto Jonio sia rimasto marginale nei confronti del resto della Calabria. Abbiamo più volte scritto che per battere i pugni e imporsi al cospetto della politica regionale è necessario essere presenti nei fatti ed essere determinanti nel potere decisionale; è necessario far conoscere la propria voce affermando concetti utili e vantaggiosi, raccogliere consensi e rastrellare - dopo - i vantaggi che ne derivano. Così non è stato. I nostri amministratori in sede politica regionale hanno un peso molto ridotto perché le cose non si conquistano con la visibilità. I leader vengono fuori dalla volontà di compiere azioni non solo efficaci ma diverse e stravolgenti, così come è per la leadership culturale e a nulla serve l'aggettivo pomposo usato qui e là per favorire uno o l'altro nella ridotta platea territoriale.
Se fosse sempre vero questo concetto, un passaggio con un bellissimo articolo e foto eccezionali su un periodico internazionale e prestigioso come il TIME avrebbe fatto diventare Amendolara un luogo più prestigioso e famoso di Acapulco o, nelle evidenti proporzioni, avrebbe fatto diventare alcuni personaggi locali più influenti di Ban Ki-moon. Invece siamo sempre lì, nell'oblio. Nonostante la visibilità del passato e nonostante le iniziative contro le fantomatiche trivellazioni in alto jonio, la popolazione del territorio allargato non può considerarsi soddisfatta dello statu quo. E allora, tanto per ritornare al dibattito sulle trivellazioni, amato in questi mesi dagli amministratori locali, che sono riusciti addirittura ad avere un incontro a Bruxelles (per cose così non lo si nega a nessuno), fa tenerezza sapere con quanta animosità alcuni sindaci altojonici si impegnino per una lotta contro i mulini a vento.
In questa logica di obiettivi errati si può dare una risposta, ad esempio, a coloro che dichiarano - a ragione - che in metà della Calabria sono attivi tre aeroporti e l'altra metà ne risulta priva. Alla stessa maniera si può rispondere a chi crede che i collegamenti stradali in alto jonio siano rimasti inconclusi e che non vi siano infrastrutture moderne degne di questo nome. Sono solo due esempi, ma in ogni decisione presa per la Calabria, l'Alto Jonio è rimasto sempre assente. Forse il turismo è venuto meno per la imprudente campagna "no triv"? Come spiegarlo diversamente? In Alto Jonio esiste il nulla e ci si illude che non sia così quando un amministratore ottiene un passaggio televisivo o un articolo di giornale come ingenuo contentino. Battersi contro trivellazioni inesistenti è semplicemente banale. Bene fecero gli amministratori alla fine dello scorso secolo quando osservarono una trivella a poche centinaia di metri dalla riva del mare all'altezza dell'aequator cottage di Amendolara Marina e per nulla reagirono. Se avessero reagito, nulla sarebbe cambiato, come nulla cambierà rispetto al ritorno delle trivelle nel futuro.
Il Centro Studi Per Amendolara e Per l'Alto Jonio e amendolara.eu ritengono di avere le idee chiare per favorire il riscatto di questo territorio, ma per fare ciò è necessario lentamente convincersi che tutti devono partecipare e, soprattutto, devono eliminare i pettegolezzi attraverso facebook, il social network di cui tutti in Alto Jonio parlano. Già la lettura degli scritti offerti dal Centro Studi Per Amendolara e Per l'Alto Jonio, piuttosto che facebook o l'ozio in panchina, servirebbe ad immaginare un diverso Alto Jonio possibile.
Come una sorta di autolegittimazione territoriale di vivere in un luogo baciato dalla fortuna, non si impiega molto tempo ad affermare che in Alto Jonio si siano svolti fatti talmente importanti o che vi siano nati e/o vivano persone e personaggi da cittadinanza illustrissima e da Premi Nobel. In qualsiasi professione, prima o poi si arriva a dichiarare che gli altojonici siano i migliori del mondo e, a volte, ci si limita a dichiarare di essere i più importanti in Europa e da tutto ciò scaturiscono a pioggia le cittadinanze onorarie e quelle illustrissime. Non è chiaro il concetto tipicamente altojonico per cui se un intellettuale svolge la sua attività nel suo territorio e non ha mai profferito critica debba essere automaticamente definito il miglior professionista in Europa o nel mondo. Calma, ragazzi!
Con i complimenti e l'autorefenzialità non si va da nessuna parte e la cultura altojonica continua a segnare il passo e le felicitazioni senza lavoro e sacrifici servono a nulla e a nessuno. Di questo argomento, tuttavia, ho già parlato in altra sede, salvo ribadire ancora un volta che le critiche elaborate in questi anni servono a stimolare nell'impegno: questo è il ruolo dell'intellettuale che non desidera premi ma la crescita del suo paese; questo è anche il ruolo del giornalista. Naturalmente, qui non si desidera insegnare una morale che è insita nei modi e nella forma relativa alla cultura dei singoli. E' appena il caso di rilevare, piuttosto, che i comportamenti sono il frutto della cultura locale, quella cultura che il Centro Studi Per Amendolara e Per l'Alto Jonio ha teorizzato. Questo è il ruolo del CSA. Altrimenti a cosa servirebbe dire tutto bene, tutto bello, tutti campioni? Non ci si accorge che appunto attraverso questa prassi l'Alto Jonio è rimasto all'anno zero e alle amenità da bar? E poi: cosa significa utilizzare la connessione veloce se poi ci si ferma a facebook?
Ancora. Provare a dubitare delle informazioni che si hanno è una sana pratica. A volte si raccontano storie strabilianti di concittadini che non corrispondono al vero; a volte si leggono curriculum che non corrispondono alla realtà dei fatti e delle promozioni ricevute. Attenzione: queste cose sono molto più vicine a noi di quanto si posa immaginare.

Rocco Turi, sociologo


Post Scriptum

Il sintomo che in Amendolara, a causa dell'apatia diffusa, non si sia molto disposti a elaborare concetti nuovi è dimostrato dal ritorno all'idea fissa sui piselli. Fino agli anni sessanta, i piselli amendolaresi raggiungevano i mercati più importanti del nord italiano. Io stesso, strabuzzando gli occhi, in un mercato di Milano osservai in buona evidenza: "Piselli di Amendolara". A volte non era vero ma il brand sui piselli di Amendolara, acquisito sul mercato in molti anni di produzione, era ben conosciuto; quel brand che oggi non esiste più e non si può più recuperare. Nel periodo della raccolta il luogo in cui in Amendolara Marina si riunivano i contadini con i loro asini, i compratori e gli intermediari era un vero luogo di scambio economico, l'unico mai avutosi nel paese altojonico. Da allora, attraverso una fisiologica evoluzione dell'abbandono della terra a favore dell'emigrazione, ma anche attraverso una fisiologica apatia verso il lavoro contadino e anche per la mancanza di incentivi, il mercato dei piselli si è estinto e non ci fu un coraggioso che lottò contro i mulini a vento: era evidente che tutto era in evoluzione e nulla si poteva fare per modificare il verso delle cose. Solo allora, tuttavia, a causa dell'enorme quantità di piselli prodotti sarebbe stato possibile favorire e incentivare il mercato e la cultura del prodotto da identificare con il paese. All'interno dello stesso territorio allargato, Amendolara fu sorpassato addirittura da Roseto Capo Spulico e c'è chi ricorda che da una certa epoca in poi neppure un chilo di piselli fu prodotto in Amendolara. Ma oggi in Amendolara arriva la nostalgia del passato e si vanno a ricordare quali famiglie giunsero dalla Puglia per seminare varietà di piselli che oggi sono in disuso.
Come d'incanto, oggi c'è qualcuno che desidera realizzare una sagra dei piselli e un consorzio di produttori e addirittura chiede la legittimazione di una denominazione di origine protetta (dop) senza piselli prodotti. Direi che tutto ciò possa servire solo per la nostalgia. Quando c'erano i piselli nulla si è mai tentato ed ora che non ci sono si desidera compiere un miracolo. Se negli anni sessanta e poco più la minestra riscaldata era buona, ora non è più così. Sarà una questione di soldi e di incentivi da raccattare senza piselli? Per fare quello che si dice è necessario avere e dimostrare uno spazio produttivo e una produzione che non possa essere inferiore a una certa soglia. Lo ha capito anche un appassionato - sebbene medico di professione - l'assessore regionale. Nel corso di una riunione tenutasi nell'inverno 2012-2013 e di fronte a chi proponeva l'istituzione della dop sui piselli di Amendolara, dichiarando una produzione su circa 30 ettari, l'assessore intervenuto spiegò come vero esperto che la concessione del marchio sarebbe stata possibile con almeno 300 ettari di terreno produttivo in piselli. La verità è che oggi si tenta di produrre in condizioni non tecnologicamente adeguate una piccola quantità di piselli a scopo di consumo familiare o quasi. Si pensi che il produttore che riesce a seminare due quintali di semi è Lugi Vitale; altri si accontentano di seminare 20, 30, massimo 50 kg di piselli. In questo modo non si va da nessuna parte. Ecco perché oggi ci si può dimenticare dei piselli e della sua dop. Ma i fatti miracolosi possono sempre avvenire da queste parti…
Sarebbe bello ritornare seriamente all'agricoltura in Amendolara per produrre una quantità adeguata di piselli per il mercato vero e per alcuni anni, tanto per dimostrare il ritorno culturale e non fittizio e consolidare la ritrovata tradizione. Poi pensare alla sagra, a tutti gli incentivi e alla denominazione di origine protetta. Insomma, fra "no triv" senza trivelle e sagre senza piselli in Amendolara non si può costruire un futuro.

Rocco Turi

www.amendolara.eu
ottobre 2013

(Pubblicato in Archivio CSA in settembre 2016).


P.S.
Il deputato europeo Gianluca Buonanno è morto il 5 giugno 2016 a seguito di un incidente stradale. Aveva 50 anni.






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