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La replica di Rocco Turi

Centro Studi per Amendolara



Calabria, anno XXI, n.95, luglio 1993, p.134

"MOLOCHIO E' MAFIOSO? MI SPIEGO MEGLIO…"

Molochio è un paese mafioso o no? Detto così, certo che non lo è. Qual è quindi il problema? E' che nei centri aspromontani ci sono condizioni gravi di emarginazione sociale e che, come dice il giudice Cordova, "in quel territorio l'illegalità è la regola e la legalità costituzionale l'eccezione"

Di Rocco Turi



Rispondo all'avv. Massimo Caruso di Roma il quale, in una lettera apparsa su Calabria (maggio 1993), si è offeso perché crede che nel mio servizio da Molochio abbia definito mafiosi i suoi abitanti e dice che il ragionamento da me sviluppato "è completamente errato nei presupposti storici e di fatto".
Ho avuto modo di verificare che questo risentimento viene espresso in prevalenza da coloro che sono permeati da una nostalgia istintiva per le proprie radici lontane o da latenti emozioni campanilistiche. Altri, invece, si distaccano da questi pur rispettabilissimi sentimenti ancestrali e osservano l'oggetto della discussione, rappresentata dal proprio paese di origine, su un piano meno emotivo e più distaccato. Solo costoro prendono coscienza di una realtà che in Calabria è ancora più problematica e nascosta.
Anche quando mi reco al mio paese mi capita di rilevare alcuni segni di retroguardia e di accidia; noto una latente contrarietà nei confronti del mio pensiero e mi si accusa di rinnegare la storia personale. La verità è che una vita quotidiana trascorsa in ambienti un pò ristretti non apre alla critica e al confronto ma rafforza le proprie convinzioni sciovinistiche. Nella fattispecie il proprio paese viene posto, senza discussione, al centro dell'universo. La stessa osservazione viene rilevata nei confronti di chi si è distaccato solo fisicamente dalle sue origini, ma non sul piano ideologico, come appare la reazione del lettore che ha scritto. Così, l'amore viscerale per le antiche radici toglie obiettività ad una valutazione più critica della realtà.
Allora. Molochio è o non è un paese di mafiosi? Certo che, detto così, non lo è. Allo stesso modo è vero, però, che le radici culturali di ogni area geografica sono sempre omogenee. E poi non è mai il numero dei morti che indica la conflittualità che c'è in un paese. Anzi, come dicono i magistrati, quando non appare evidente o è isolata, la mafia è più forte che mai perché i suoi affari non sono disturbati. Lo stesso lettore fa riferimento a "isolati episodi mafiosi verificatisi" in passato anche a Molochio.
Qual è, perciò, il problema?
E' che quei centri aspromontani vivono condizioni di emarginazione sociale di estrema rilevanza (o non è vero per Molochio?); è che, come dice il Procuratore Cordova, il quel territorio "l'illegalità è la regola e la legalità costituisce l'eccezione" (o sarebbe possibile delimitare con una fettuccia le aree entro le quali legittimare questa espressione?); è che quando si parla di questa parte della Calabria il riferimento alla mafia è d'obbligo. Certo che c'è gente che mafiosa non lo è. Ma questo cosa c'entra? Dovremmo allora chiedere a tutti il certificato penale o informarci se è in corso una inchiesta giudiziaria?
L'espressione "la mafia non esiste dovunque" è un luogo comune proprio quando si dice che in aree mafiose vive gente per bene perché, in tal caso, si rischia di alludere a gente che per bene forse non lo è. Certo, che è implicita la presenza di gente a modo in ogni dove. Il luogo comune è proprio quando si vuole ad ogni costo precisare delle cose di cui si crede che altri non sappiano o non vogliano scrivere.
Ricordo, una volta per tutte, che in un mio precedente servizio, pensando a rilievi simili a quello fatto dall'avv. Caruso da Roma, che insorge in difesa di Molochio, anticipai il rischio e precisai il concetto. Parlando di Platì (Calabria, giugno 1992) sottolineai la cruda realtà negativa del paese ma affermai pure che è "...necessario riconoscere che Platì presenta anche i tratti, sia pure limitati, della civilizzazione, della cultura e della modernità. Non se la prendano perciò gli intellettuali e gli uomini di cultura di questo simpatico e antico paesino aspromontano". Vale pure per Molochio.
Cosa vogliamo fare? Scrivere questa premessa ogni qual volta si pensi che ci sia una minoranza disposta a scandalizzarsi allorché si discuta della Calabria in chiave negativa?
Proverei a chiedere, piuttosto, ai giovani molochiesi che vi abitano, se si considerano sufficientemente gratificati allorché gli si dica che il loro paese non è mafioso. Credo che risponderebbero che la loro preoccupazione non è se esiste o non esiste la mafia a Molochio, ma è l'atteggiamento mafioso che vige nella cultura dei nostri paesi e della nostra regione (e non solo), senza precisare i luoghi più o meno mafiosi, perché nulla cambierebbe. E o non è così? E' o non è vero che in Calabria vige una cultura, vige un particolare comportamento da definire senza dubbio "mafioso"?
Non è la mafia che preoccupa la gente, ora. Ciò che preoccupa è quella patina di mafiosità che avviluppa tutti direttamente o indirettamente. Come classificare l'omertà che incontriamo quotidianamente nella nostra società? Possiamo affermare che Molochio ne è esente? Non si offenda, perciò, il nostro lettore.
Ho recentemente incontrato un professore di Reggio Calabria che dopo aver studiato all'Università Cattolica e lavorato lunghi anni a Milano è ritornato in Calabria. Oggi dice: "Non so cosa offrirei per ottenere un lavoro per mio figlio" e lascia intendere che se non percepisse la negatività del gesto e le prospettive negative future sarebbe ben volentieri disposto a rivolgersi alla mafia da cui, ne è convinto, otterrebbe soddisfacenti vantaggi. Altri non pongono limiti pur di ottenere, come risultato, la conquista di un lavoro. Il professore ha aggiunto che numerosi suoi conoscenti, presi dalle necessità economiche, non pongono problemi alla propria coscienza e sono disposti "a tutto". In altre parole, anche dal professore viene legittimato il ruolo della mafia per la sua capacità di "risolvere i problemi". E' o non è questo un atteggiamento mafioso che avrebbe potuto verificarsi anche a Molochio?
Ho incontrato un famoso imprenditore calabrese e candidamente mi ha detto che se un mafioso gli chiede "Caro amico, stu guaglione ha da lavorà: perché non gli diamo una mano?", la mano egli la dà perché non vuole problemi, perché una risposta negativa avrebbe tristi effetti, se non sulla sua incolumità personale, su quella dei suoi impianti industriali. Ma proprio qui inizia un rapporto equivoco di "collaborazione" e di protezione, con l'ulteriore partecipazione del cosiddetto raccomandato. Lascio intendere poi la reazione a catena che si innesca. E' o non è, questo, un atteggiamento mafioso riscontrabile dovunque in Calabria? A proposito, l'imprenditore - purtroppo - ha poi avuto problemi non trascurabili con la giustizia.
Mi fermo qui senza "adottare" ancora l'espressione ricorrente negli ambienti giudiziari a proposito della 'ndrangheta calabrese: <<In Calabria la mafia ha il controllo assoluto del territorio, mentre, ad esempio, in Sicilia ci sono degli interstizi, degli spazi, dove la società pulita può vivere, può operare, può entrare nei circuiti economici puliti>>. Sorprendente, no? O dovremmo anche qui fare i necessari distinguo?
E' che, se certe cose non sono ancora ben note, le affermazioni non gradevoli sul piano campanilistico costituiscono un luogo comune solo per chi vive da lontano i problemi della Calabria. Anzi, c'è chi va via dalla Calabria per allontanarsi dalla presenza oppressiva e diseducativa della mafia e poi dice che lo ha spinto a partire la mancanza del lavoro o giustifica l'atto con altre cause; poi quando si è fuori dalla regione ci si offende allorché si dice che la mafia in Calabria o al proprio paese è una realtà piuttosto ampia. Accade anche questo.
Non si indigni perciò il nostro lettore allorché si parla di comportamento mafioso. Si impegni, piuttosto, come altri, alla crescita civile della nostra regione e a favore di una diffusione della cultura antimafia pur restando a Roma. Ma la lettera dell'avv. Caruso non pare istruttiva. La Calabria ed i suoi comuni non hanno bisogno di difese d'ufficio, ma del lavoro e dell'impegno di tutti ad affrontare i propri mali piuttosto che a delegarli o a rimuoverli.
Rocco Turi
(Sociologo)

P.S. "Il Ministro Mancino scioglie il Consiglio comunale di Molochio per condizionamenti mafiosi". Questo è il titolo apparso su Gazzetta del Sud di oggi 19 giugno 1993. Mi permetta l'avvocato Caruso di ribadire ciò che il direttore di Calabria dr. Salvatore Santagata scrisse in risposta alla sua lettera: "Rocco Turi è sociologo e normalmente si documenta...".

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gennaio 2013


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