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la Repubblica Uno scoop! del sociologo Rocco Turi

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Un amendolarese scrive su la Repubblica

Il sociologo Rocco Turi è il massimo esperto italiano
sulla genesi partigiana in Cecoslovacchia e sulla vera storia della Gladio Rossa

la Repubblica, domenica 2/ lunedì 3 settembre 1990, p. 6
Direttore: Eugenio Scalfari

I fantasmi del dopoguerra
Ecco come molti ricercati ripararono in Cecoslovacchia
ANCHE TOGLIATTI COPRIVA LA GRANDE FUGA DALL'ITALIA
Alcuni resistenti, accusati anche di reati gravissimi,
furono aiutati grazie ai collegamenti con il regime ceko
Di Rocco Turi
*


CHI SONO E COME arrivano in Cecoslovacchia gli ex partigiani italiani? Perché i ricercati emiliani, piemontesi, lombardi finiscono a Praga, a Brno, a Batislava? Per capire cosa accade in quegli anni bisogna ricordare che, a Liberazione avvenuta da un pezzo, numerosi ex combattenti vengono perseguiti penalmente per aver colpito i fascisti anche dopo il 25 aprile. "Forse qualcuno non aveva saputo che la guerra era finita…", commenta ora, ironicamente, Rinaldo Berlotti, che vive in Cecoslovacchia ormai da cinquant'anni.
Alcuni - accusati di reati ben precisi, gravissimi - sul punto di essere individuati riescono a sottrarsi all'arresto. "Li soccorse il partito comunista italiano - racconta Francesco Campolonghi, anch'egli in Cecoslovacchia da decenni - che strinse un patto con il partito fratello cecoslovacco". Il piano-emigrazione scatta però solo nel 1948, quando gli eventi cecoslovacchi favoriscono la protezione dei fuggiaschi: si è insediato il nuovo regime e l'imprimatur dei comunisti russi consente l'operazione.
Mai, a quanto risulta, Togliatti affronta pubblicamente l'argomento dell'aiuto dato ai ricercati: i suoi moniti ("bisognava prevedere, controllare") fanno riferimento alla criminalità di quegli anni, ma non alla protezione offerta agli ex partigiani. In occasione del IX congresso del partito comunista cecoslovacco, Togliatti non fa cenno a situazioni che possano rivelare pubblicamente la presenza clandestina degli italiani. Quello sarebbe davvero il momento di parlarne: invece il discorso del giugno 1949 a Praga è solo una esaltazione della recente rivoluzione in quel paese e un'aspra critica alla situazione italiana. Alla presenza di oltre centomila persone, Toglietti pronuncia un applauditissimo discorso: "Noi non abbiamo nulla da temere, come italiani, da questa vostra avanzata poiché sappiamo che il destino storico dell'Italia è di collaborare con i popoli slavi e con gli altri popoli dell'oriente europeo per creare un'Europa nuova, giovane, libera, pacifica, felice. Sappiate che la grande maggioranza del popolo italiano vuole una politica di amicizia e di fraterna collaborazione in tutti i campi con i paesi del socialismo e di nuova democrazia". Togliatti prosegue: "Non impressionatevi troppo se oggi dei reazionari sono alla testa del governo del nostro paese e costringono il popoli italiano a vivere nella miseria e nella oppressione e a condurre una dura lotta per la difesa delle sue libertà, della sua esistenza, dei suoi diritti. Non impressionatevi: gli uomini che oggi governano l'Italia sono marionette miserevoli e ancora possono muoversi sulla scena della storia solo perché stanno dietro di loro e li fanno muovere i briganti dell'imperialismo. Ma io sono sicuro che non passeranno molti anni e il popolo italiano scuoterà per sempre il giogo del regime attuale. L'Italia intera, un grande popolo di cinquanta milioni di uomini, si unirà a voi, si unirà ai popoli liberi…".
Il giornale dei lavoratori italiani in Cecoslovacchia,
Democrazia popolare, parla di un "viaggio trionfale". E aggiunge: "Togliatti ha inviato il compagno Caprara, suo segretario, e la deputatessa Iotti al circolo di Democrazia popolare di Praga, dove, alla presenza di numerosi operai assieme al compagno Vidali del partito comunista triestino, hanno illuminato i nostri operai sulla situazione attuale in Italia e a Trieste".
Dal '48 in poi, dunque, approfittando dell'accoglienza da parte dei comunisti cecoslovacchi, centinaia di ex partigiani lasciano l'Italia. "Raggiungevano clandestinamente una precisa località vicino a Vienna - ricorda Campolonghi - dove erano tenuti nascosti per alcuni giorni affinché fosse verificato il buon esito della prima parte del viaggio, il quale doveva rimanere assolutamente riservato". Altri itinerari prevedono soste in Jugoslavia, Romania e Ungheria, ma alla fine quasi tutti giungono in Cecoslovacchia. Il viaggio attraverso l'Austria è comunque quello preferito: da Vienna i fuggiaschi vengono poi accompagnati dai comunisti austriaci alla frontiera, dove sono prelevati dalla polizia segreta cecoslovacca e tenuti sotto stretta sorveglianza in attesa dell'accertamento dell'identità.
"A Mikulov venne a prelevarmi una donna", racconta uno di loro. "Avevo una fame da lupo. Quella signora mi offrì un panino e mi accompagnò in una casa dove rimasi chiuso fino a quando, dopo le necessarie verifiche, non furono certi della mia posizione di antifascista italiano e mi inviarono a Koumutov per lavorare nelle miniere".
Ottenuto l'asilo, gli italiani, circa cinquecento, vengono disseminati in numerose località della Boemia. Tutti adottano nuove identità: è una necessaria garanzia di segretezza. Scelgono un nuovo cognome italiano, anche i vecchi nomi di battaglia partigiani sono cancellati dalla memoria.
La grande maggioranza dei fuggiaschi non lascia alcuna traccia di sé e perde i contatti con la propria famiglia. Quasi tutti tendono a non parlare del proprio passato (negano persino di avere già una famiglia in Italia), numerosi si legano a donne ceche. "Erano soprattutto operai ma anche personaggi di primo piano nella gerarchia dell'antifascismo italiano", ricorsa uno dei pochi sopravvissuti.
I fatti ceche del 1948 costituiscono per i fuggiaschi la salvezza e sono garanzia di sicuro rifugio. Per di più la cacciata di migliaia di tedeschi ad opera dei russi rende necessaria la ricerca da parte dei boemi di nuova forza-lavoro per le acciaierie e per le miniere di carbone. La presenza degli italiani è quindi gradita e va ad aggiungersi ad una già rilevante presenza di nostri connazionali, frutto degli accordi intergovernativi del 1946 che avevano portato in Cecoslovacchia ben duemila nostri operai.

* Sociologo, borsista
All'Università di Brno


L'articolo è corredato da una foto di Palmiro Togliatti priva di didascalia.


LEGGI IL TESTO ANCHE IN ARCHIVIO la Repubblica


Per un utile approfondimento leggi il seguente libro, pubblicato quattordici anni più tardi:

Rocco Turi
GLADIO ROSSA
Una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro
Collana Gli specchi
Editore Marsilio, Venezia
2004


Libro esaurito ma consultabile in centinaia di biblioteche in Italia e all'estero.
I lettori degli Stati Uniti possono rivolgersi alla Library of Congress.


www.amendolara.eu
24 marzo 2013




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