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La tradizione è una cosa seria. Caro don Diego così non va

Centro Studi per Amendolara



Due lettere (2006)
La tradizione è una cosa seria. Caro don Diego così non va.
Di Rocco Turi


Il successore di Don Saverio Viola fu Don Diego Talarico. Il suo primo "importante" atto ufficiale fu di distruggere gli ex voto della Parrocchia Madonna della Salute. A Don Diego mi rivolsi ben prima che l'azione fosse compiuta. Gli scrissi questa prima lettera il 22 gennaio 2006.


Caro Don Diego, (…..) L'occasione di questa lettera è che oggi ho saputo che gli ex-voto della nostra Parrocchia saranno molto probabilmente fusi, cioè distrutti della loro memoria e trasformati in altro - sebbene utile alla Parrocchia.
La nostra, caro Don Diego, è una popolazione molto eterogenea essendosi formata solo una cinquantina di anni fa e, purtroppo, non è riuscita ancora a essere una comunità. Fu proprio il caro Don Francesco Di Chiara che tentò - riuscendoci - di costruire un'autentica comunità. Quell'antica comunità, ancora in fase di maturazione, purtroppo non c'è più. Anzi, Don Saverio Viola ha fatto il possibile nel cercare di coltivare i semi lanciati da Don Francesco, ma la comunità si è del tutto dissolta. Ecco perché, caro Don Diego, ti attende un proficuo lavoro e sono sicuro che riuscirai nel tuo obiettivo pastorale.
Ritengo altresì di sottolineare che la nostra cultura amendolarese è caratterizzata da continue rimozioni morali, etiche e sociali del passato, un passato che si ritiene inutile o non necessario per costruire il futuro, compreso la fede. Personalmente ritengo che noi amendolaresi abbiamo bisogno di recuperare la nostra memoria e la nostra cultura e ricostruire la nostra comunità: trattandosi di Amendolara Marina, non sarà certamente difficile con la tua presenza.
Nel corso degli anni, come sociologo, ho studiato a fondo il nostro paese ed entro in profonda crisi se constato la cancellazione continua di simboli veri e della storia sociale e antropologica.
Per tale ragione trovo che distruggere gli ex-voto della nostra piccola comunità sia alquanto deleterio, anzi dannoso, doloroso e grave sul piano etico. Con essi verrebbero distrutte le semplici storie personali fatte di lacrime, sangue, sacrifici, rinunce, morte, vita, gioie e dolori. E' innegabile che il futuro di una comunità in ricostruzione parta dalla storia e la nostra storia è anche questa, questa degli ex-voto, una storia povera che va valorizzata e non rimossa così come viene quotidianamente fatto nella vita sociale del nostro paese. La presenza degli ex-voto originali, così come sono stati offerti alla nostra Madonna della Salute consolidano la memoria non come vuota espressione ma come desiderio di donazione alla nostra protettrice e anche come mezzo per realizzare tante, tante idee a favore delle giovani generazioni, le cui radici sono sempre più labili, perché considerate inutili dalla cultura dominante.
D'altra parte, non credo che il valore monetario di questi piccoli, poveri oggetti sia notevole (e non se ne possa fare a meno per realizzare altri oggetti) o sia superiore al loro valore morale, etico, spirituale, ideale.
In ultima analisi, caro Don Diego, pur di evitare la distruzione di questi ex-voto sarei anche disponibile a una congrua offerta affinché restino custoditi definitivamente in Parrocchia per la loro conservazione.
Augurandomi di incontrarti quanto prima per il piacere di conoscerti e anche per aggiornarmi attraverso le tue parole, sul futuro di questa nostra comunità, un cordiale saluto.

L'accorata esortazione non fu ascoltata e il 21 marzo 2006 avvertii la necessità di scrivere a Don Diego una nuova lettera, la seguente:

Caro Don Diego, (…..) Ti ricorderai che io sarei stato disponibile a contribuire anche con l'intero valore degli ex-voto (non elevato) donati alla Madonna della Salute, pur di vederli conservati in una bacheca, per la memoria collettiva della nostra comunità. Gli ex-voto sono andati dispersi e mi chiedo ancora la causa di quella scelta, nonostante il mio personale invito dell'offerta affinché non fossero distrutti. Mi dispiace di cuore e ancora piango per questo. Da te, purtroppo, non ho ricevuto alcuna risposta, anche se, con quella lettera, avevo cercato un approccio per discuterne e per salvare i cimeli cari a tutti i "marinesi". D'altra parte, ho trovato sorprendente che una decisione così importante fosse stata presa in poco tempo dal tuo arrivo in Amendolara, piuttosto che comprendere - prima - l'umore collettivo.
Comunque, ora mi rivolgo a te per ringraziarti, come cittadino, per ciò che fai in Amendolara Marina e ti offro la mia disponibilità per il futuro, se lo gradirai, nonché le competenze del Centro Studi per Amendolara e l'Alto Jonio e del suo antico, culturalmente ricco, archivio. Buon lavoro! Con i miei più cordiali saluti.

Un vero peccato che gli ex voto siano andati dispersi; un vero peccato per la memoria e per la storia. Un vero peccato che le mie due lettere siano state una goccia d'acqua nel deserto. Un vero peccato che gli amendolaresi siano stati così apatici da non reagire a una scelta sciagurata. Un vero peccato che non sia stato possibile allestire una bacheca dei cimeli per la nostra memoria collettiva.

www.amendolara.eu
febbraio 2012








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