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La tradizione è una cosa seria. Caro don Saverio così non va

Centro Studi per Amendolara



Inedito d'epoca (1993)

La tradizione è una cosa seria. Caro don Saverio così non va.
Di Rocco Turi


Il sacerdote di Amendolara Marina Don Saverio Viola ha arbitrariamente anticipato di una settimana i festeggiamenti in onore della Madonna della Salute. Non importa se la totalità degli abitanti concordi che la consuetudine della festa debba restare immutata nell'ultimo sabato di agosto. Un sacerdote dovrebbe educare costantemente i suoi parrocchiani ai valori della tradizione e al recupero della storia locale e dei suoi messaggi, che ad Amendolara sono già abbondantemente compromessi. Don Saverio Viola, al contrario, dal chiuso della sua casa nulla fa per conoscere da vicino la sua piccola comunità parrocchiale, sempre più distante dai suoi comportamenti.
Prima di scrivere questo testo avevamo chiesto un incontro con Don Saverio Viola. Del resto, più volte ci eravamo rivolti a Don Saverio con il piacere di discutere sui problemi che riguardano la comunità che egli segue come buon pastore. Più volte il nostro tentativo è fallito a causa di sistematici impedimenti del sacerdote. Una volta era occupato nel suo riposo pomeridiano e non poteva essere disturbato. Saremmo stati richiamati al più presto. Vana attesa. Strano. Risulta infatti che anch'egli aveva espresso il desiderio di compiere insieme alcuni lavori editoriali. L'ultima richiesta di incontro, rivolta personalmente a Don Saverio, fallì ugualmente. La risposta? "Sono impegnato, ti richiamerò per telefono nei prossimi giorni...". Vana attesa. Non crediamo certo che il diniego possa essere spiegato per cattiveria di Don Saverio o presunzione o perché gli siamo antipatici. Don Saverio è fatto così. Prendere o lasciare. Ci va bene per come è il suo carattere, anche se crediamo che una comunità parrocchiale in crisi debba essere seguita da un sacerdote dinamico e pieno di iniziative. Solo così è possibile ricreare quella vita di comunità che Don Francesco Di Chiara era riuscito a creare. Con Don Francesco, per la prima volta ad Amendolara si costituì una vera piazza, un vero luogo di incontro e di attività intorno alla chiesa. Con Don Saverio, questo non c'è più. Un vero peccato. Non crediamo che Don Saverio sia in grado di ripristinare quella antica piazza, luogo di socialità e di azione. I tempi sono cambiati. Le difficoltà sono più numerose. Noi avremmo voluto collaborare.

(omissis)

Al contrario, Don Saverio preferisce tenersi sempre alla debita distanza dai suoi parrocchiani e nulla fa per ricreare la comunità di un tempo. All'invito rivoltogli da un suo parrocchiano avrebbe dovuto rispondere "sono impegnato e ti richiamerò quanto prima"? O avrebbe dovuto cogliere al balzo il desiderio di discutere esposto da un suo parrocchiano? Avremmo voluto parlargli dell'importanza del dialogo e di tante altre cose perché desidereremmo un maggiore afflato fra la sua vita e la vita dei suoi parrocchiani.
Per tale ragione, ci dispiacerebbe in modo particolare se questo scritto fosse negativamente interpretato da Don Saverio. Noi, come Don Saverio ben sa, abbiamo il coraggio delle nostre idee le quali non le utilizziamo per distruggere (come pensa lo stupido sciovinista locale) ma per tendere a una collaborazione sincera fra tutti e per crescere culturalmente. Al contrario, tutti pensano male di tutti, tagliano e cuciono tutto di tutti su tutti e desiderano che chi queste cose le rileva per il bene della comunità debba ignorarle. Poco o nulla fa Don Saverio per associarsi a questa nostra critica sociale.
Avremmo desiderato discutere privatamente con Don Saverio anche della festa della Madonna della Salute e della sua "sciagurata" decisione. Se Don Saverio sarà ancora impegnato e non avrà il tempo di discutere con noi ne parleremo la prossima volta sul Tiraccio.
Da alcuni anni il sacerdote di Amendolara Marina è autore di arbitrarie interpretazioni della consuetudine locale. Eppure, Don Saverio è bene a conoscenza che la popolazione di Amendolara Marina è molto legata, perlomeno, alla tradizione secondo la quale i festeggiamenti della Madonna della Salute debbano essere effettuati, come sempre, nell'ultimo sabato di agosto. Don Saverio Viola non crede che questa consuetudine vada rispettata e ogni anno impone una vera ansia a tutti a causa delle sue estemporanee trovate sul giorno della festa.
Non conosciamo - o lo conosciamo molto bene - il motivo per cui egli abbia messo in discussione ciò che Don Francesco Di Chiara, nel rispetto della gente, non avrebbe mai compiuto. Eppure Don Francesco, eccellentissimo sacerdote di questa comunità, dall'alto del suo prestigio ampiamente riconosciuto, avrebbe potuto assumere qualsiasi decisione impopolare. Mai pensò di modificare il giorno della celebrazione della principale festa parrocchiale. Don Francesco spiegò più volte che la festa della Madonna della Salute cade nell'ultimo sabato di agosto nel rispetto fedele della tradizione. Per Don Francesco la tradizione era una cosa seria e andava rispettata. Chi c'era bene, chi non c'era pazienza. L'interesse collettivo, per Don Francesco, andava salvaguardato. La tradizione andava salvaguardata. Non è questa la sede adatta per una disquisizione su tale concetto che, del resto, Don Saverio ben conosce.
Certo, Don Francesco Di Chiara offrì tutti i suoi averi a questa comunità. Il suo stipendio di insegnante di religione lo offrì interamente a questa comunità. Si indebitò per dare tutto a questa comunità. Chi non ricorda i suoi sacrifici? Sempre pronto a tutto. La zingara. I poveri (che erano numerosi nel passato, eccome...). I furti, subiti per troppa bontà e fiducia concessa, del denaro nascosto nel luogo più "sicuro" della casa: la celletta del suo frigorifero. Un giorno si indebitò di proprio - fra l'altro - per sei milioni di lire e sacrificò anche il denaro della paziente sorella Concetta. Don Francesco andò via povero da Amendolara, più povero rispetto al suo arrivo. Per questo tutti lo amiamo. Ritornato nella sua Morano Calabro, Don Francesco continua a compiere la medesima opera con lo stesso spirito "francescano". Del resto, anche il suo successore Don Antonio Sacco dedicò alla sua nuova parrocchia una buona parte della buonuscita di colonnello militare.
Non importa se Don Saverio Viola è ben diverso da Don Francesco. In fondo ha ben capito che Don Francesco era tutt'altra cosa ed è inutile qualsiasi competizione. Tuttavia, rispetto alla tradizione è ingiusto che Don Saverio Viola proceda a ruota libera.

(omissis)

La gente trova difficoltà di contatto con Don Saverio. E' come se in mezzo fosse stato costruito da Don Saverio un muro invalicabile. "Desiderabilità" in sociologia vuol dire creare condizioni di partecipazione collettiva alle iniziative. Se diventa difficile per Don Saverio ottenere questa partecipazione è chiaro che c'è qualcosa che non va nel suo comportamento e nel suo carattere. Non si può, del resto, scrivere sui manifesti che l'iscrizione ai giochi da egli organizzati può avvenire soltanto in "orario di segreteria". E' una festa o un momento per compiere delle pratiche burocratiche?

La precipitosa partenza di Don Saverio Viola da Amendolara mi fu comunicato il giorno in cui ero sul piazzale antistante la Chiesa di San Giusto sulla collina di Trieste. Notizia inattesa! Avvertii il bisogno di chiamarlo immediatamente per esprimergli amicizia e simpatia. Dalle sue commosse parole traspariva comunque gratitudine e affetto per la nostra comunità (RT).

www.amendolara.eu
febbraio 2012





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