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LE DIMISSIONI DI PAPA BENEDETTO XVI

Centro Studi per Amendolara



28 febbraio 2013, ore 20:01.

LE DIMISSIONI DI PAPA BENEDETTO XVI
Di Rocco Turi



Un minuto fa Benedetto XVI ha cessato di essere il nostro Papa regnante. Tutto l'affetto, la dedizione, la solidarietà per il germanico Joseph Ratzinger, anche per le toccanti immagini che nel pomeriggio abbiamo visto durante il suo mesto viaggio in elicottero verso Castel Gandolfo. Emozionante.
Detto questo, Papa Benedetto XVI ha commesso una leggerezza non da poco, che può essere spiegata solo con la sua formazione culturale tipicamente teutonica - rigoroso teologo e filosofo - che affonda le sue radici nel luteranesimo tedesco. Per tale ragione i Cardinali in conclave non avrebbero dovuto eleggerlo al Trono di Pietro; si sono altresì lasciati condizionare dal più prestigioso e profondo studioso fra tutti e dal fatto che egli era stato il più ascoltato collaboratore di Giovanni Paolo II.
Ma il Papa polacco aveva bisogno di un consigliere rigoroso, determinato e freddo, le cui funzioni solo un esponente del costume germanico poteva esercitare, per aiutarlo a guidare meglio la sua Chiesa. Tuttavia, Ratzinger non sarebbe stato il Pontefice ideale, anche se poi ha cercato di guidare la Chiesa nel migliore dei modi in questi ultimi otto anni. I Cardinali in conclave avrebbero dovuto capirlo prima. Poi, Benedetto XVI ha ricevuto tutto il calore e l'affetto dovuto a un Papa che si è fatto rispettare per la sua cultura, più che essere amato.

Ma il Cardinale tedesco, una volta diventato Benedetto XVI è divenuto anche il Capo della Chiesa e ne ha abbracciato la Responsabilità al di là e al di sopra di qualsiasi problematica terrena. Abbiamo osservato Papa Giovanni Paolo II soffrire aggrappato alla Croce, lo abbiamo visto sofferente battere i pugni per la Sua Chiesa, lo abbiamo visto in una missione "impossibile" vincere su ogni azione politica, sociale, morale. Ci siamo esaltati con Lui e per Lui e lo abbiamo amato. Il polacco Giovanni Paolo II non avrebbe mai concepito una rinuncia, che solo un fine intellettuale, ma freddo, con i piedi per terra e con radici nella tradizione luterana tedesca, avrebbe potuto formulare. Per noi, lontani anni luce dal luteranesimo tedesco e da quella tradizione, non ha alcun senso sapere che Benedetto XVI non ha abbandonato la Croce, ma è rimasto "vicino in modo nuovo presso il Signore", come egli stesso ha pronunciato. Ognuno è capace di giustificare a posteriori le sue azioni - come spiega Vilfredo Pareto - ma l'essere "vicino in modo nuovo presso il Signore" è un'interpretazione molto debole di Benedetto XVI. Tanto debole che in molti si sono affrettati a modificarne il senso. Ma le parole sono pietre. La decisione di Benedetto XVI, pertanto, non è scaturita dall'amore per la Chiesa (come Egli ha spiegato) ma da un ragionamento freddo, tipico del suo costume teutonico.
D'altra parte, non esistono problematiche nascoste alle dimissione di Benedetto XVI, anche perché non possono esservi problematiche terrene insormontabili che prevedano le dimissioni di un Papa. Altrimenti che Papa sarebbe?
Se il Papa si è dimesso "per il bene della Chiesa", a mio parere è un modo garbato per spiegare che Egli si era stancato della routine, perché la sua indole è di studiare e scrivere piuttosto che guidare lo Stato Vaticano e affrontare innumerevoli problematiche extra teologiche o filosofiche. A mio parere, affermando "non ho la forza", "sono vecchio", Benedetto XVI era stanco di occuparsi dello scandalo sui preti pedofili, di Vatileaks e chissà di quante altre amenità bizzarre, lontane dalle sue passioni, da cui si è liberato con la rinuncia.
Tante persone compiono la scelta di dedicarsi allo studio e non alla gestione meccanica delle cose. Ma solo un uomo freddo - come Lui - e con radici di tradizioni luterane, come Lui, poteva giungere a queste conclusioni. Da ora in avanti, il Papa emerito - seguendo la sua indole - non certo si ritirerà solo nella preghiera, ma si riavvicinerà al suo pianoforte e, soprattutto, scriverà molto e ci insegnerà ancora molto; si sentirà più giovane e vigoroso.

Dopo la sbornia collettiva per l'affetto e l'emozione nei suoi confronti, anche per la banalità dei giudizi espressi dalla gente comune ("è stato umile", "è stato coraggioso", ecc.), il germanico Joseph Ratzinger forse non verrà ricordato amabilmente dalla storia per l'inatteso gesto compiuto, anche per la vicinanza con il più Grande Papa che la Chiesa abbia mai avuto: Giovanni Paolo II.


Ipotesi sociologica e giuridica.

La sorpresa con cui Benedetto XVI è giunto alla sua decisione di dimettersi potrebbe aver creato un vuoto per il quale sarebbe necessario intervenire attraverso il codice di diritto canonico. Con le dimissioni del Papa, il governo provvisorio della Chiesa per le questioni amministrative è stato assunto dal Camerlengo di Santa Romana Chiesa. Ma il codice e la bibliografia ufficiale esistente prevede che il Cardinale Camerlengo assuma il governo provvisorio della Chiesa solo <<alla morte del Papa>>. Sul filo del diritto canonico sarebbe necessario sottolineare che il Cardinale Camerlengo non avrebbe la completa legittimazione ad assumere l'incarico. La parola va ai giuristi e agli studiosi del codice di diritto canonico.

© Rocco Turi, sociologo

E-mail: rturi
@libero.it


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28 febbraio 2013, ore 20:01.


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