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Le fornaci di Amendolara

Centro Studi per Amendolara



Inedito del 1988

Le fornaci di Amendolara.
Di Rocco Turi

(Da una conversazione con Michele Esposito)


Raffaele Esposito è un operaio dei laterizi di Catanzaro che negli anni venti si trasferisce a Trebisacce per lavorare nella locale fornace.
Nel 1930 gli viene offerto di lavorare nella fornace in località Cuppo e vi si trasferisce con tutta la sua famiglia. Oltre a Raffaele, nella fornace lavorano il figlio maggiore Peppe e il piccolo Michele - cinque anni - nonché due altri operai. Intanto, nel 1935 in Amendolara Marina è in fase avanzata la costruzione della strada statale 106 e sta per essere costruita la casa cantoniera.
Nel 1937 a Raffaele viene offerta una nuova opportunità: la gestione di tre fornaci in località Cielo Greco. Vi lavorano 15 persone. Il lavoro cresce perché lungo la costruzione della strada statale da Amendolara a Trebisacce sono numerosi ponti da costruire per l'attraversamento dei torrenti. Non sono le uniche fornaci in attività: anche in quella di Amendolara Marina, aperta dai Falabella negli anni '20, vi lavorano molti operai. Alla fine dei lavori stradali, circa 3 anni dopo, le fornaci di Cielo Greco vengono chiuse e la famiglia Esposito, nel frattempo soprannominata "i mattonari", si trasferisce in Amendolara Marina per continuare il lavoro nella più grande fornace del paese. E' l'anno 1940.
Da quel momento la produzione dei mattoni è rivolta anche alla costruzione delle case. Anzi, mentre chiudono le numerose piccole e piccolissime fornaci sparse nel territorio amendolarese (sono tracce di fornaci anche lungo il canale della donna), vengono aperte nuove altre. Una piccolissima fornace è in località Avena; nel periodo 1947-48, dopo la seconda guerra mondiale, essa viene ampliata e si pone sul mercato in concorrenza con quella di Amendolara Marina. Tuttavia, la fornace Avena non resiste a questa concorrenza ed è costretta a chiudere definitivamente ben prima di quella amendolarese.
La fornace di Amendolara Marina cresce perché è in via di sviluppo il nuovo centro abitato e nel 1955 aumenta il personale operaio. Il piazzale della fornace è molto ampio e accanto ai piani di lavoro dei numerosi operai vi sono lunghe cataste con migliaia di mattoni d'argilla fresca, appena realizzati con opportuni calchi strandard usati da tutti gli operatori. Prima di essere sistemati in cataste, ogni mattone viene marchiato con la lettera maiuscola <<A>> ad indicare Amendolara come località di fabbricazione. Talmente è la quantità del lavoro all'epoca, che l'operazione di marchiatura viene sospesa. Si allungano altresì le cataste, opportunamente costruite per favorire una circolazione d'aria che agevolasse l'asciugatura dei mattoni prima di essere infornati per la cottura. Solo quando i mattoni assumono un colore ocra, essi sono pronti per la fase finale della cottura in fornace - che avviene periodicamente. Fra gli operai, è il giovane Leonardo Manisi (Narduzzo Carracchio), il quale viene assunto nel 1955 insieme ad altri ragazzi. La gestione della fornace di Amendolara Marina cambia più volte e interrompe definitivamente la sua attività nel 1970 sotto la gestione della trebisaccese ditta Chiaromonte.


Leonardo Manisi, dopo il suo matrimonio, visse a Trebisacce il resto della sua vita. Lavorò a Bari presso l'Università e concluse il suo ciclo lavorativo come stimato impiegato nella Biblioteca Centrale Tarantelli dell'Università degli Studi della Calabria, in quella biblioteca dove lo incontravo frequentemente nel corso dei miei studi fra libri e vecchi fascicoli d'archivio. Ritornano alla mente le fredde e umide serate invernali allorquando, ogni tanto, gli davo un passaggio con la mia macchina, per raggiungere il pullman o il treno della sera alla stazione di Castiglione.(RT)


Un ricordo affettuoso va a Michele Esposito, che nei mesi scorsi ci ha lasciati. Verrà ricordato per la sua mitezza e come un amante della bicicletta, con la quale - su e giù per Amendolara Marina - percorse migliaia e migliaia di chilometri. Fu un appassionato ed esperto pescatore ed un giorno, quasi come un ecologo marino, fu capace di spiegarmi quanto i pesci fossero <<furbi>> nell'accostarsi all'amo. (RT)


In Archivio CSA sono custoditi alcuni mattoni marchiati con la <<A>> di Amendolara.(RT)


www.amendolara.eu
Maggio 2012


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