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LE GRANDI INTERVISTE DI ROCCO TURI

Centro Studi per Amendolara



Calabria, anno XX, n.83, giugno 1992, p.72

Politica - Democrazia negata - Il "caso" Platì
"NON E' COME LA TV CI DESCRIVE ALL'ITALIA"

"Ho scoperto che la realtà è diversa da quella che diffonde la televisione".
E' quanto dice in quest'intervista la direttrice didattica di Platì originaria di Bergamo. "E' innegabile - dice anche - che il tessuto sociale della popolazione platiese è malato, come gran parte del tessuto sociale calabrese. Il dramma più pericoloso è la presenza di una vera e propria cultura dell'illegalità".

Di Rocco Turi

UN COLLOQUIO CON LA DIRETTRICE DIDATTICA DI PLATI'
DR.SSA CATERINA AUTELITANO



DOMANDA. Dottoressa Autelitano, giungendo da Bergamo che impatto ha avuto con questa realtà?

RISPOSTA. All'inizio è stato traumatico perché ero anche un pò prevenuta osservando le cose che vediamo tutti attraverso le cronache indirette della televisione: Platì è conosciuto su tutto il territorio nazionale con l'etichetta di "covo" della malavita organizzata, di territorio in cui si registra un'alta percentuale di fenomeni malavitosi. La legge, la giustizia, le regole del civile convivere, la salvaguardia del bene pubblico trovano nel contesto sociale di questa realtà un minimo riscontro. Dunque, se i fatti ed i contesti sono questi, la situazione può definirsi patologica.
Poi ho scoperto che la realtà è un pò diversa. Anche la gente di Platì quando vede l'impegno apprezza e stima le persone. A Platì vi sono famiglie che tengono alla scuola che funzioni, si impegnano e partecipano. Sicuramente vi sono dei problemi che a Bergamo non esistono e non riguardano solo i temi del degrado sociale: sono quelli legati alle amministrazioni locali a cui necessariamente un direttore didattico deve far riferimento.


D. Quali sono problemi che vive la scuola che Lei dirige?

R. Risente dei condizionamenti esterni. E' innegabile che il tessuto sociale della popolazione platiese è "malato", come del resto gran parte del tessuto sociale calabrese, ma esso è "malato" non solo per la presenza di eclatanti fenomeni di violenza, che interessano piccole frange della popolazione medesima; è soprattutto "malato" per la presenza di una vera e propria "cultura dell'illegalità".
Per quel che riguarda il funzionamento della scuola elementare devo sfatare una mentalità diffusa che si riferisce all'astensionismo scolastico dei bambini di Platì. Sicuramente la frequenza non è continua come può essere in altri luoghi. Tuttavia, è vero che per certi soggetti la frequenza è saltuaria ed è legata al fatto che in alcune famiglie l'interesse nei confronti della scuola non è rilevante. Altre famiglie - poche per la verità - sono consapevoli del significato e dell'importanza di una istruzione per i propri figli.


D. Che percentuale di assenze reali vengono riscontrate in questa scuola?

R. Dipende dalle classi. Ci sono classi dove i ragazzi si assentano poco, altre classi nelle quali le assenze sono molto di più. Ma questo dipende dalle famiglie di provenienza.
Negli anni passati - ma anche lo scorso anno la suddivisione è stata fatta prima ancora che io arrivassi - non si è tenuto conto di alcuni dati e cioè: la famiglia di provenienza, i modelli di apprendimento della scuola materna, i comportamenti, in maniera da creare classi eterogenee con la partecipazione di bambini provenienti da famiglie con caratteristiche diverse.


D. In che modo viene attivato il servizio di medicina preventiva?

R. Come medicina preventiva abbiamo ricevuto una sola volta la visita di un'equipe dell'Usl. I medici hanno visitato tutti i bambini con la promessa che in caso di risultati negativi avrebbero avvisato la scuola.
Come inizio è certamente un fatto positivo, perché bisogna comunque iniziare a fare le cose.
Tuttavia queste sono delle iniziative che costano molto. Ad esempio, per i soggetti portatori di handicap non ho assistenti né educatori e perciò è difficile, senza la giusta collaborazione, riuscire a fare poi le cose che bisogna fare. Devono essere finanziate dai comuni ed ho già detto come funziona questo comune.


D. Come giudica il comportamento etico dei suoi scolari?

R. Ho qualche bambino che nei confronti dell'insegnante si è comportato molto male in classe e ha addirittura usato nei suoi confronti parole veramente offensive. Allora ho interpellato i genitori dicendo ad essi che il bambino non deve assolutamente comportarsi in tal modo e va ripreso.
La punizione che il genitore dà in questi casi è violenta. A volte il bambino, sia pure molto piccolo, viene legato alla sedia e viene percosso. E così, per prevenire il genitore, ho più volte spiegato di punirli sì ma non in questo modo; che non gli si faccia vedere, ad esempio, la televisione, non lo facciano uscire: non sono quelli i modi di educare il proprio figlio.


D. E' un modo di attaccamento perverso che contrasta con il disinteresse dei genitori per l'educazione generale dei figli...

R. Si, ma se vengono sollecitati intervengono in maniera sbagliata per cui questi bambini hanno, a volte, un atteggiamento aggressivo proprio perché è una loro reazione a quello che già vivono di negativo nelle case. Perciò sono bambini che hanno bisogno di essere voluti bene, per cui se l'insegnante li rimprovera a un particolare tipo di atteggiamento, la loro reazione comportamentale è piuttosto aggressiva.


D. Quali sono i rapporti fra scuola e genitori?

R. Per quel che mi riguarda ho un buon rapporto con i genitori. Ho visto alcuni genitori anche molto attenti alla questione scolastica. Pensi che sono riuscita ad organizzare, con molte difficoltà, una gita di due giorni in Sila e, oltre alla presenza dei maschietti, vi hanno partecipato anche le femminucce: è noto che in zone come queste le femminucce non vengono mandate facilmente in giro dai genitori.
Forse perché hanno visto da parte mia tantissimo impegno - impegno che ho poi richiesto anche ai docenti della scuola - e ad un certo momento i genitori si sono avvicinati a me ed ho ottenuto anche una certa collaborazione.
Tuttavia i genitori vengono qui molto raramente. Di solito i problemi discussi sono la mancanza dei bidelli, il riscaldamento e non i temi di natura espressamente educativa e didattica: affidano questo compito all'insegnante e pensano che l'insegnante lo possa assolvere in toto.


D. Quali esperienze ha tratto dalla gita in Sila?

R. Ho organizzato questa gita perché ho ottenuto l'adesione massiccia, contrariamente a quello che mi aspettavo, rispetto alle precedenti iniziative. Per tre giorni le ragazzine hanno dormito fuori casa. Io credo che questa collaborazione con la scuola che propone una iniziativa di tipo educativo-culturale sia stata proficua. L'iniziativa aveva finalità educativo didattiche e non era solo per divertimento, ma legata al fatto che i genitori avevano maturato fiducia nei confronti della scuola, forse anche nei miei confronti come persona - non perché io sia una persona eccezionale - perché ho dimostrato impegno. Questo ha dato loro la fiducia necessaria e così i ragazzi e le ragazzine hanno partecipato al viaggio.
La cosa che mi ha sorpreso è che fuori dall'ambiente i ragazzi si sono comportati in maniera eccellente.
Nell'albergo che ci ha ospitati ci hanno detto che siamo stati una scuola modello. Sugli autobus i bambini non hanno danneggiato nulla, non hanno buttato carte per terra, non hanno rubato nei negozi: sono rimasta veramente sorpresa.
Non so quale sia la causa: se perché tolti dal loro ambiente, se perché vigilati moltissimo, se perché minacciati da me che li avrei puniti. Comunque anche a tavola il comportamento è stato ottimo e gli insegnati eravamo in un tavolo a parte. Certo che li vigilavamo, ma molto discretamente: a tavola mangiavano ordinati, utilizzavano civilmente i servizi igienici e imparavano ad usare anche quegli strumenti che non avevano mai visto; ad esempio imparavano ad asciugarsi le mani al diffusore con l'aria calda. Tutto per loro è stata una sorpresa: il sistema di prelevare il sapone liquido e asciugarsi le mani in quel modo, l'ascensore. Il particolare che nell'area di servizio autostradale vi siano dei servizi igienici così ampi e nuovi per loro ha destato grande interesse ed è stata una bella scoperta. Sono stati anche molto bravi ad essere autonomi e a chiedere le cose che desideravano: questa, al contrario, è stata una scoperta per me.
Avevo molta paura, molte titubanze perché, conoscendo i ragazzi, so che distruggono tutto quello che vedono e invece è stata una scoperta sicuramente positiva nel notare che fuori dal loro ambiente hanno tenuto un comportamento encomiabile.


La descrizione della dottoressa Autelitano rafforza l'idea delle chiusure ataviche del paesino aspromontano e, però, anche quella della necessità di aprirlo ai contatti ed alle sollecitazioni esterne per favorire la via della socializzazione, dell'amicizia, dei rapporti con le realtà esterne. Ecco perché, come dice Caterina Autelitano, la scuola è il veicolo da non trascurare a Platì per la sua crescita ed il suo riscatto. Ecco perché le "provocazioni, ma non troppo" costituiscono un "fare auspicabile".


D. L'Amministrazione comunale, in pratica, non riesce a formarsi: chi è, per ora, il suo referente?

R. Il referente della mia scuola, naturalmente, è il Commissario prefettizio. Le mie richieste le ho formulate nella speranza che trovandomi di fronte ad un Commissario di Governo avrei ottenuto più facilmente delle risposte, non dico soddisfacenti ma almeno nei limiti della sopravvivenza. Al contrario, ho avuto docenti che sono stati a scuola fino a dicembre senza gasolio e perciò, per combattere il freddo, si sono sacrificati lavorando addirittura con i cappotti.


D. Quali sono state le richieste più urgenti?

R. Ho richiesto i bidelli, il gasolio, il servizio mensa. Per le scuole materne il servizio mensa è arrivato in gennaio: meglio tardi che mai, però.
E' insufficiente il personale ausiliario: nella scuola materna il personale è presente solo per tre ore. In questa scuola, nella quale esiste il servizio mensa, ottenuto dopo continue sollecitazioni, il personale ausiliario dovrebbe essere in sede per l'intera durata dell'attività scolastica e invece è presente solo per poche ore.
Le scuole materne ed elementari non sono dotate di telefono; non abbiamo servizi di trasporto sufficienti a soddisfare il fabbisogno generale perché questi raggiungono solo alcune località e non altre. Le scuole di campagna sono ubicate negli edifici privati e sono poche idonee ad essere utilizzate come scuola, sia dal punto di vista igienico e sia da quello delle necessità didattiche; non vi sono spazi e l'arredamento è fatiscente. Questi sono i grossi problemi pratici per il buon funzionamento della scuola. I rapporti inefficienti con le istituzioni aggravano le cose.
Ho richiesto un miglioramento del servizio trasporti e interventi sugli edifici scolastici, come ad esempio la sostituzione dei vetri.
Infatti i ragazzi rompono molto frequentemente i vetri dall'esterno. Questa è una cosa strana e significativa: li rompono non mentre frequentano, ma dall'esterno, di pomeriggio, senza un motivo particolare; proprio tanto per distruggere quello che non è di loro proprietà.


D. Come lo spiega?

R. E' una cosa che non riesco a capire, forse perché parto da una mentalità diversa. Cioè: i ragazzi rompono i vetri senza motivo. Posso capire che se io faccio un dispetto ad un ragazzo, in un momento di rabbia egli reagisca. Ma i ragazzi rompono i vetri solo per il gusto di romperli e basta.
Nelle aule, addirittura, si divertono a scrivere sulle pareti: non hanno rispetto per quel che è pubblico. Per loro il pubblico è di nessuno e perciò va distrutto. Se non è mio ed è di tutti va distrutto perché è di nessuno: così ragionano!
Al nord se qualcuno danneggia la scuola è costretto a pagarla. Ma questo è un discorso che qui non è possibile fare perché non otterremmo alcuna risposta. Oltretutto non è quello il fine su cui bisogna guidare i ragazzi ma è di educarli a non distruggere la cosa pubblica.
Ciò che io dico ai ragazzi quando passo per le aule è che la scuola devono sentirla come propria, un luogo che appartiene a tutti. Questo tipo di mentalità, a Platì sicuramente ancora non esiste.
Anche a me, al mio arrivo in questo paese, hanno rotto il vetro della macchina, nonostante io non abbia avuto con l'esterno e con i genitori alcun rapporto difficile.


L'episodio della rottura del vetro all'automobile della Direttrice dimostra l'ostilità verso gli estranei e dimostra, però, che l'unica via per il riscatto appare la rottura dei vincoli sociali di sangue all'interno del quale si sviluppano tutti i rapporti sociali platiesi. Ecco perché è necessario attivare fenomeni di socializzazione collettiva con il mondo esterno e più evoluto.


D. Cosa ha ottenuto di concreto dopo le sue richieste al Comune?

R. Molto poco: solo la sostituzione dei vetri, la nomina dei bidelli in alcune scuole materne - ma a tempo ridottissimo - proprio per consentire che le scuole materne funzionassero: non era possibile farle funzionare senza personale.
Il gasolio è stato fornito solo in gennaio e dopo molte polemiche con il Commissario, con il quale sono entrato in contrasto a seguito delle numerose segnalazioni fatte. Addirittura ho avuto un insegnate di scuola materna che ha denunciato al Ministero la inidoneità dei locali della sua scuola. Così ho dovuto compilare una relazione per spiegare quale fosse la reale situazione. E' una relazione che ritengo molto rispondente alla realtà delle cose.
Da parte mia ho precisato l'esattezza della denuncia fatta dall'insegnate; che, realmente, la scuola materna, sia come locale che per condizioni igieniche, non è idonea ad essere utilizzata come scuola. Tuttavia, non vi sono grossi rischi reali per quel che riguarda la sicurezza e l'incolumità dei bambini, per cui ho ritenuto necessario farla funzionare anche in quelle condizioni.


D. Perché?

R. La spiegazione è ovvia: è vero che le strutture sono carenti e le condizioni generali sono quelle che sono, ma per me è più giusto mantenere in funzione la scuola quando è possibile e quando non vi sono rischi per l'incolumità fisica, piuttosto che chiudere l'unica agenzia formativa all'interno di una realtà sociale che offre modelli di comportamento sicuramente devianti.
La scelta di far funzionare le scuole anche in queste condizioni è dettata da un concetto semplicissimo: bisogna muoversi perché le cose cambino, però non possiamo fare un discorso di chiusura del servizio scolastico essendo l'unico che possa garantire un minimo di acculturazione e di socializzazione, in contrapposizione con le sollecitazioni negative provenienti dall'esterno. E' poco ciò che possiamo fare all'interno della scuola, anche perché i ragazzi sono con noi solo per quattro ore. Ma in questo poco tempo, però, i docenti offrono ai bambini quei modelli positivi che nella realtà esterna quasi tutti non trovano.


D. La televisione mostra più volte immagini di bambini dell'Aspromonte che giocano con le armi. E' realmente solo questo il loro gioco preferito?

R. Non le posso dare una risposta precisa perché non vivo sempre a Platì, però non ritengo che tutti i ragazzi usino solo questi strumenti per i loro giochi. Giocano a pallone, per esempio: io li vedo spesso nel cortile della scuola mentre giocano.
Che poi questi altri strumenti di gioco siano culturalmente a loro molto vicini è anche vero.
Per esempio, nel corso della gita che abbiamo fatto in Sila quasi tutti i maschietti furono attirati dai coltelli degli scout.


La dottoressa Autelitano mostra appunto uno di questi coltelli confiscati ai ragazzi.


D. Qual è la risposta della scuola?

R. Se la scuola dà una risposta di tipo autoritaria, questi ragazzi reagiscono in maniera aggressiva e non si recuperano più. Se la scuola - e io insisto con i docenti su questo - dà una risposta di tipo affettivo è diverso. I ragazzi hanno bisogno di sentirsi voluti bene, di sentirsi accettati e di essere coinvolti. E allora se si fa questo primo passo si hanno ottimi risultati di apprendimento; se questo non c'è, non ci sono buoni risultati: si rifiutano di scrivere... Ci sono alcuni ragazzi che con qualche insegnante non vogliono fare proprio nulla.
Al contrario, io ho un ottimo rapporto con tutti i ragazzi perché, soprattutto qui a Platì, appena ho un attimo di tempo giro per le classi per vedere cosa fanno, anche perché gli insegnanti mi chiamano spesso allorché si verificano casi di alunni che non vogliono scrivere, non vogliono lavorare o si comportano male.
Con me i ragazzi scrivono e con molto piacere ho notato che un ragazzino mi ha detto: "Direttrice, ha visto? sto venendo a scuola tutti i giorni; sono mancato solo un giorno che avevo la febbre". Ho poi scoperto che il bambino - che peraltro a livello di apprendimento è un bambino che può dare molto e ha notevoli capacità - se preso nella maniera giusta dà dei buoni risultati concreti.
Il mio non è solo un atteggiamento formale: sentono che gli voglio bene, che insisto che studino, che si impegnino, che lo devono fare per loro, perché alla maestra non importa niente. La maestra ha lo stipendio, lo percepisce comunque. Dico loro "quello che fate lo fate per voi... su prendete il quaderno!, vedrete che non è difficile..." Questo modo di fare dà dei risultati soddisfacenti.


D. Però fuori vige l'aggressività, fuori esiste la cultura che legittima atteggiamenti devianti. Allora quale può essere il futuro per questi ragazzi?

R. A Platì i rischi a cui vanno incontro questi ragazzi sono molto alti, nel senso che la scuola elementare si occupa di loro soltanto per quattro ore e mezza al giorno. I modelli che la realtà esterna offre non sono sicuramente modelli validi.
E' vero che il discorso non va generalizzato, perché ci sono delle famiglie sane, dei professionisti anche di riguardo e per i loro ragazzi i rischi sono minori: li portano fuori a studiare e li seguono da vicino. Questo però si nota in pochi casi. Sono pochi i genitori che danno una mano ai figli, che se ne occupano affinché essi facciano i loro compiti.
Per una buona maggioranza, invece, i rischi sono alti. E' necessario che la scuola funzioni meglio e se ne occupi per un tempo più lungo.


D. Come mai qui si trova difficoltà a formare un consiglio comunale, a fare le elezioni?

R. Non saprei dire se è un loro modo di protestare. E' vero che i platiesi accusano lo Stato perché non interviene a favore dell'occupazione, perché non fa questo o quello.
Poi c'è il fatto che le amministrazioni comunali precedenti sono state tutte inquisite, per cui c'è anche questa paura. Ma questa è una mia visione personale.
Oppure il fatto che chi ha delle ambizioni non riesce ad avere l'approvazione a formare una lista da parte della Prefettura e così viene tutto bloccato. Se così fosse non credo che il problema verrà risolto.


D. Perché Lei preferisce accentrare su di se tutta l'attività della scuola? E' mancanza di fiducia nei confronti dei suoi docenti?

R. E' una questione di formazione della mia persona. Come direttrice intendo delegare molto poco agli altri perché voglio controllare ogni cosa, vedere tutto per essere tranquilla. Tutti i problemi, anche quelli semplici, li vivo direttamente. In realtà in questa scuola vi lavorano collaboratori molto validi. Il mio zelo è anche diretto a sovvertire una tradizione di disimpegno precedente dovuto all'assenza del vecchio direttore, perché occupato nelle commissioni di concorso.
I docenti hanno bisogno di essere guidati, anche di essere controllati, per cui c'era bisogno di porre dei freni alla situazione di lassismo generale. Tutto ciò mi ha indotta ad essere più rigida. Credo, tuttavia, che l'obiettivo di porre la scuola al centro dell'interesse per il riscatto di questa località debba essere raggiunto con l'impegno di tutti e non con la delega.

R.T.


Inedito:

L'intervista ha affrontato anche il tema dell'impatto della dottoressa Autelitano con la città di Bergamo.

RISPOSTA. Si trattava della mia prima nomina. Se Milano è una città cosmopolita, in altri luoghi i meridionali che si recano a lavorare al nord non sono sempre bene accettati, in particolare in una città come Bergamo.
Bergamo è più chiusa a difesa delle sue tradizioni e della sua cultura. Il livello di accettazione verso di me è stato molto basso o inesistente. Questo per i primi mesi. Quando poi hanno iniziato a conoscermi sia i colleghi sia i docenti che a livello di Provveditorato, ho avuto molte soddisfazioni di lavoro e ho lasciato Bergamo con rimpianto. Infatti, sul piano professionale lì si cresce di più, cosa che non avviene da noi. Ho avuto la qualifica di ottimo e non è come da noi che questa viene data a tutti. Non lo dico perché sono brava ma per far capire che ho avuto soddisfazioni, ho avuto la visita ispettiva e l'ispettore mi ha pregato di rimanere. Ho avuto in reggenza un altro circolo, cosa che non danno di solito a coloro che sono di prima nomina. Un meridionale che va fuori, all'inizio viene guardato con sospetto,però - se si impegna e riesce a fare bene il suo lavoro - egli viene apprezzato e la prevenzione cade; man mano anche i colleghi iniziano ad avere stima e maggiore apertura, che è diversa rispetto a noi, che riguarda sempre i rapporti professionali. I rapporti personali invece sono molto più chiusi, mentre da noi c'è sempre un clima più familiare. A Platì ho collaboratori di segreteria più validi sul piano professionale,con i quali ho instaurato rapporti di stima, di amicizia, di affetto: a Bergamo questo rapporto non c'è stato.


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gennaio 2013


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