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LE GRANDI INTERVISTE DI ROCCO TURI (1992)

Centro Studi per Amendolara



Calabria, anno XX, n.79, febbraio 1992, p.82

A VIBO COME IN CALABRIA MANCA LA CLASSE DIRIGENTE.

COLLOQUIO CON IL PROF. GAETANO LUCIANO.
Capo gruppo del Psi al Consiglio comunale di Vibo Valentia.


Di Rocco Turi



Quali prospettive politiche si aprono con la istituzione della nuova provincia di Vibo Valentia?

"Come si dice da più parti, forse il dissolvimento istituzionale può creare qualcosa di nuovo, ma molte illusioni cadranno. Nel senso che i problemi rimarranno uguali, perché la questione seria è che a Vibo manca una progettualità."


Appunto, tutta questa grande passione a favore delle province. Non è una lotta fra poveri?

"Si, qui in effetti la lotta è per l'accaparramento dell'intervento straordinario. Se lei vede un pò in giro le grandi conquiste degli anni precedenti: sono le conquiste sul trasferimento del finanziamento della vecchia Cassa del Mezzoggiorno. Vi è l'asse Rende - Cosenza da una parte, Lamezia - Catanzaro dall'altra e poi l'area dello Stretto - Reggio Calabria - Gioia Tauro. Quindi tutte le realtà che erano periferiche, in occasione del problema provincia hanno inventato questa tematica come fatto di riscatto, come possibilità di recuperare le fonti di finanziamento. In realtà, credo che la situazione non sia dissimile dagli anni settanta con la battaglia di Reggio capoluogo. Purtroppo dopo venti anni la mentalità non è cambiata."


Certo, c'è una separazione fra la classe politica e la gente comune. La classe politica che è impegnata verso il raggiungimento di un obiettivo, che Lei ha definito una forma di riscatto, e la gente comune che, pare, non essere interessata, non avere fiducia nel futuro, non credere...

"Non ha fiducia nemmeno sulla possibilità che la provincia attivi i meccanismi di ripresa occupazionale ed economica, perché in Calabria e anche a Vibo manca una cosa fondamentale: una classe dirigente. Qui c'è una nomenclatura che è legata ai partiti nel bene e nel male e che ha un riscontro, però, nella società civile. Non è vero che la società civile è contro i partiti. E' contro a livello moralistico, però nel momento in cui deve coagulare il consenso si rivolge ai partiti. Ecco perché in Calabria e, in generale, nel meridionale non esistono le leghe. In realtà è che in Calabria e anche a Vibo non esiste l'opposizione. C'è un'assistenza generalizzata che coinvolge tutti, tutte le categorie sociali."


Ma esiste una forte conflittualità politica. Queste amministrazioni che hanno la durata di una stagione...

"Esiste una forte instabilità amministrativa, che è legata ad una lotta tra i vertici della nomenclatura politica e che non coinvolge le classi sociali. La instabilità e la conflittualità è legata agli equilibri interni ai partiti e non agli equilibri della società. L'instabilità si verifica nel momento in cui entrano in crisi gli equilibri dei sistemi che hanno retto alcune istituzioni in un determinato momento. Riferiamoci un pò al1980, che rappresenta l'anno di nascita della istituzione dell'Unità sanitaria locale e dei cosiddetti Comitati di gestione, che rappresentano una sorta di istituzionalizzazione del potere tra partiti di governo e di opposizione. Si vedrà che la conflittualità dopo l'81 nelle istituzioni locali è quasi scemata, nel senso che la divisione ha consentito ad ogni potere, ad ogni partito di trovare il suo ruolo all'interno delle istituzioni. Non è un caso che attraverso le Unità sanitarie locali gran parte della nomenclatura attuale abbia fatto le sue fortune. Se lei fa una analisi della classe politica del 1980 e della classe politica del 1990 si renderà conto che chi ha conosciuto l'ascesa in questi dieci anni è la classe politica che è stata all'interno delle Unità sanitarie locali e non viceversa. Però di questo fatto ne hanno usufruito tutti i partiti, non i partiti di governo tradizionali, la Democrazia cristiana e il Partito socialista italiano. Oggi la nomina degli amministratori crea una situazione diversa e comunque la conflittualità è sempre più crescente nel momento in cui si avvicinano anche le elezioni."


Lei ha parlato di una analogia con il 1970 e i fatti di Reggio...

"Si. L'analogia è la cultura. Cioè nel senso che Reggio allora rivendicava il capoluogo perchè era convinto, come poi in effetti si è verificato nei fatti, che attraverso il capoluogo si potevano attivare meccanismi di spesa per occupare nel terziario una serie di persone. Vibo, Castrovillari, Rossano e Corigliano, Crotone, hanno attivato gli stessi meccanismi perché sono convinti che attraverso il decentramento si possono attivare una serie di meccanismi di spesa per dare risposte non sempre positive -che sono anche involutive- con la nascita di una serie di istituzioni che vanno dalla Prefettura alla Questura, ecc."


Ma c'è una differenza però. C'era una maggiore partecipazione nel 1970. Adesso no. Adesso c'è la partecipazione interessata della classe politica...

"Certo, ma perché nel 1970 c'era una ideologia nel bene e nel male. Oggi non c'è più nemmeno una ideologia. Oggi in nome del pragmatismo c'è una sorta di omologazione nei comportamenti tra i partiti della sinistra e della destra."


La gente comune riconosce il fallimento di allora, quindi non crede ad una situazione favorevole oggi. La classe politica invece no. E' legata ancora ad una stessa visione della società...

"La classe politica però si è arricchita su questa visione. La gente comune non si è arricchita. Mentre nel 1970 c'era una speranza sulla industrializzazione, la gente ha lottato convinta di poter ottenere qualcosa: poi ha visto il fallimento del cosiddetto pacchetto Colombo".


E oggi non crede...

"Oggi non crede".


E la classe politica crede...

"Su che cosa?"


A un riscatto...

"A un riscatto attraverso il terziario e attraverso il decentramento del potere politico. Sia ben chiaro, la istituzione delle due province in Calabria, soprattutto la istituzione di due province all'interno del comparto territoriale della vecchia provincia di Catanzaro, rappresenta uno sconquasso degli equilibri politici fin qui conosciuti, non solo in termini di perdita territoriale ed economica, ma in termini di prestigio istituzionale e di presenza delle rappresentanze all'interno delle massime istituzioni regionali e nazionali. Quindi è la classe politica locale che ne trae il beneficio e su questo ha fatto leva in alcuni settori della popolazione che ruotano attorno alla nomenclatura. Lei ha detto una cosa giusta, che i ceti subalterni, chiamiamoli così in maniera impropria, non hanno partecipato con grande entusiasmo alla battaglia della istituzione di Vibo e di Crotone al rango di provincia, per intenderci. Chi ha partecipato con entusiasmo è questo ceto più o meno produttivo che ruota intorno alla nomenclatura, che sa che dalla nascita della provincia può ricevere dei vantaggi di carattere economico."


Da tanta gente è considerata un vero e proprio blitz questa storia di Vibo provincia. Si è insinuata fra queste sette sorelle mentre sono rimaste fuori -non dico Castrovillari, perché lì c'è un'altra situazione, un'altra conflittualità- altre città italiane. Lei come lo spiega?

"Intanto ha una origine storica. Non so se lei ha avuto modo di leggere il libro di Eugenio Scalfari Quando la sera andavano a Via Veneto. C'è un episodio che Eugenio Scalfari riferisce a proposito di un colloquio tra il padre, che era nato a Vibo, e l'allora Presidente del Consiglio dei Ministri Amintore Fanfani. Ospite di Eugenio Scalfari, Amintore Fanfani si sente rivolgere una domanda precisa, secca, da parte del padre di Eugenio a proposito di Vibo provincia, che era una sub Prefettura ai tempi borbonici e che poi era diventata Prefettura autonoma con Murat e che aveva portato avanti per cento anni, la questione della problematica provinciale.
Invece la questione legata al fatto nuovo è dovuta alla presenza fortuita di due situazioni che si sono coniugate. Un Ministro degli Interni che si chiama Scotti e un senatore, che è il Senatore locale Antonino Murmura, il quale, passando nella componente che fa capo al Ministro degli Interni, ha avuto anche una capacità contrattuale in questa direzione. Devo dire che non tutto è legato a questo fatto perché anche altri settori, socialisti, comunisti, sono intervenuti presso i propri rappresentanti. Comunque, ritengo che un momento importante di questa battaglia tocchi a questo personaggio locale che attraverso il Ministro dell'Interno Scotti ha consentito di portare in Consiglio dei Ministri anche la proposta di Vibo, oltre alle sette che erano già state individuate nella legge 142 del giugno 1990."


La gente di Vibo è sfiduciata nel futuro. Soprattutto gli studenti, i quali pensano che andranno fuori a studiare e saranno come tanti vibonesi che, costruendo la propria carriera altrove, non sono più ritornati nella loro città. Lei crede che questa nuova situazione potrà dare una speranza?"

"Da sola non sarà sufficiente. Ma anche qui c'è un problema di progettualità, non da parte del comune di Vibo o della istituenda provincia di Vibo. Il problema riguarda sempre il ruolo e la funzione della Regione. In assenza di una progettualità,noi rischiamo di perdere grandi energie intellettuali. Oggi l'intervento più grosso che bisogna fare in Calabria è sul fattore umano senza pensare a grandi strategie che riguardino o che possano riguardare ingegnerie istituzionali. Penso che con una progettualità più seria, legata alle risorse che pure ci sono, legate ad alcune risorse nostre locali, una risposta adeguata anche se non totale ai bisogni della gente si possa dare. Penso al terziario, penso al turismo. Penso, per esempio, alla costa che va da Pizzo a Nicotera. Non penso soltanto in termini negativi di devastazione, ma in termini propositivi. Nella possibilità di attivare una serie di meccanismi capaci di inserire nel mondo del lavoro nuove professionalità. Ma su questo non bisogna pensare che lo Stato possa dare risposte esaurienti per tutti: la Regione Calabria deve attrezzarsi.
La formazione professionale è ferma ai barbieri, ai parrucchieri, che sono categorie dignitosissime e però la formazione professionale non prevede guide turistiche, manager e imprenditori nel settore turistico, non prevede problemi riguardanti la tutele dell'ambiente, non prevede corsi di formazione permanente diffusa sul territorio legate alle innovazioni tecnologiche."


E questa classe politica di Vibo Valentia cosa può fare?

"La classe politica deve darsi una progettualità non concorrenziale. Non è possibile che Vibo abbia una grande zone finalizzata a piano di insediamento produttivo; Porto Salvo e Vibo centro, e anche Stefanaconi, a due chilometri, abbiano il loro piano di insediamento produttivo; Sant'Onofrio, a un chilometro e mezzo, abbia il suo piano; Maierato a tre km abbia destinato 15 ettari per le stesse finalità; Briatico abbia il suo piano di insediamento produttivo.
Questa è la devastazione del territorio, non è la sua programmazione. Ma qui gli amministratori locali possono fare ben poco se non esiste un piano di coordinamento di sviluppo regionale per stabilire d'autorità le vocazioni e le tendenze di ogni comparto territoriale.
D'autorità, perché è necessaria anche l'autorità, l'autorevolezza delle decisioni da parte di un'assise che è rappresentata dal Consiglio regionale, assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità. Perché la cosa più curiosa in Calabria, ma in genere nelle regioni meridionali, è che qui non c'è nessun responsabile di niente.
Qui non si sa bene chi fa i piani di insediamento produttivi, da chi saranno finanziati, come saranno finanziati. Che è un pò legato al sistema politico nostro.
Allora un disegno complessivo non può farlo il comune di Vibo. Vibo lo può fare per il suo comune, però non può impedire a Briatico e ai 50 comuni dell'hinterland di fare un piano diverso dal proprio. E' la Regione che deve tutelare la destinazione del piano regionale, sentendo certamente le esigenze dei comuni, ma non è possibile che in un comparto di 50 comuni ciascuno abbia la sua area degli insediamenti industriali".


I problemi di questa città. Abbiamo parlato di progettualità e conflittualità politica che, praticamente, vanno di pari passo. Quali sono gli altri problemi della città? La questione criminale? Esiste una grande delinquenza, soprattutto giovanile...

"Si, ma qui dobbiamo stare attenti perché non possiamo nasconderci dietro il dito della piccola criminalità: esiste a Vibo come esiste a Milano. Questo è un fatto legato alla crescita della società civile, della società capitalistica.
Il problema serio è il problema invece della grande criminalità, che esiste, anche se Vibo è territorio libero. Nel senso che non ha capi carismatici come in altre zone vicino a Vibo e, però, è zona di confine dove confluiscono gli interessi finanziari delle organizzazioni criminali.
La classe politica si deve attrezzare e respingerla non consentendo pressioni. Parliamoci chiaramente: le pressioni ce l'ha il Consiglio comunale, le pressioni ce l'hanno le giunte, le pressioni ce l'hanno le altre istituzioni, come il nucleo industriale e come l'Unità sanitaria locale. Perché bisogna anche dire alle istituzioni preposte alla repressione della criminalità organizzata che è bene badare a quello che succede nel comune, nel municipio, nel cosiddetto palazzo, che è il punto di riferimento della gente. Ma è bene anche badare a quello che succede nelle istituzioni collaterali come l'Usl e come il Consorzio industriali. Se Vibo ha un bilancio di 230 miliardi di cui 14 destinati al personale, ci sono altri enti che hanno, per esempio, 70 - 80 miliardi destinati soltanto ai lavori pubblici. E io ritengo che lì siano anche più facili le infiltrazione e le pressioni.
Comunque la criminalità è presente a Vibo, presente fortemente, e penso ad un'attenzione più seria da parte della magistratura e delle forze dell'ordine anche riguardo ai comportamenti ed ai processi di arricchimenti illeciti che non sono legati soltanto alla criminalità organizzata."


La gente mostra una grande sfiducia nei confronti della classe politica, ma esprime pareri molto favorevoli sull'operato della chiesa. Secondo lei qual è stato il suo ruolo? Come ha operato?

Qui bisognerebbe fare una lunga parentesi sull'operato della chiesa. Anche qui bisogna dire che è una politica, un operato ambiguo quello della chiesa, nel senso che la chiesa da una parte predica bene e poi dall'altra razzola male. Cioè nel senso che nel momento in cui si va alla fase di sintesi,che purtroppo coincide con le consultazioni elettorali,in genere la chiesa fa convergere i consensi sul partito che meno garantisce una situazione di amministrazione, non di gestione.
Intorno alla chiesa non sempre ruotano organizzazioni chiare e trasparenti, nel senso che io posso dire con molta tranquillità che la chiesa almeno a Vibo è stata pericolo di grande confusione
La chiesa si è comportata in modo molto ambiguo in occasione di un fatto politicamente importante perche ha messo in atto tutta una serie di meccanismi per vaste distese di territorio a sud e a nord della città,mettendo in difficoltà tutta la classe politica locale con una serie di operazioni di compravendite a privati che hanno creato uno sconquasso per una reale programmazione dello sviluppo economico della città. Si tratta di decine e decine di ettari di terreni.
Per altri aspetti la chiesa fa il suo dovere: l'oratorio ad esempio è un'organizzazione di prim'ordine. L'opera fatta da don Brindisi è una operazione di prim'ordine che però conosce queste ombre che sono ombre che la chiesa deve rimuovere per avere una funzione reale di aggregazione sociale.


Spieghi meglio questa storia del terreno a nord e a sud di Vibo…

La chiesa aveva vastissime proprietà che ha ceduto attraverso una serie di atti fittizi e di scritture private agli speculatori di Vibo che ruotano intorno alla democrazia cristiana. Che hanno venduto a prezzi irrisori,tra l'altro. Questi nuovi proprietari hanno rivenduto a prezzi non irrisori a terzi creando tutta una serie di situazioni e di pressioni nei confronti delle forze politiche per sviluppare il piano regolatore su un determinato asse invece che su un altro asse. Abbiamo fatto grandi battaglie noi del Psi a Vibo Valentia ma la dc di Vibo Valentia è quasi maggioranza assoluta. E quindi i vertici della chiesa dovrebbero essere più coerenti rispetto a queste questioni. Cioè non vorrei che la chiesa si comportasse come si comportano alcuni paesi occidentali nei confronti dei paesi sottosviluppati: con due mani tolgono e con una mano danno. La chiesa a Vibo rispetto a questa questione si è comportata non in maniera coerente così come ha predicato. Questo è avvenuto dal 1978 in poi, impedendo a questa città di avere una variante al piano regolatore... che per opera dei socialisti, di una giunta alternativa che ha relegato all'opposizione la Dc per 54 giorni nei mesi di novembre e dicembre 1990, ha consentito di trasmettere finalmente questo piano regolatore con queste pecche che io ho cercato di indicare.


Quindi questo terreno che la chiesa ha venduto è stato utilizzato a....

Utilizzato a fini di speculazioni private. Invece una istituzione come la chiesa poteva comportarsi in maniera diversa con una istituzione come il comune e cioè in una logica di trasparenza, con un discorso con gli amministratori, dicendo,ad esempio, io ho 200 ettari di terreno, ve ne regalo 20 - 30 ettari... Siccome la chiesa ha anche esigenze materiali oltre che spirituali... degli altri 180 ettari si poteva fare un diverso discorso...


Cosa ha fatto dei soldi?
Non lo so, questo lo deve dire la chiesa...

R.T.



www.amendolara.eu
gennaio 2013


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