AMENDOLARA.EU - Foto, Video, Cultura, Tradizioni ed Eventi

Cerca

Vai ai contenuti

LE GRANDI INTERVISTE DI ROCCO TURI IN CECOSLOVACCHIA

Centro Studi per Amendolara



INTERVISTA AL DIRETTORE DEL CASTELLO
E MUSEO STORICO DELLO SPIELBERG
CHE FU LUOGO DI PRIGIONIA DI SILVIO PELLICO


INTERVISTA AL PROF. DUSAN UHLIR*

Articolo pubblicato in:
IL RINNOVAMENTO, anno XX, 20 marzo 1990, n. 178, p. 29

L'EPILOGO DELL'INTERVENTO AUSTRIACO CONTRO NAPOLI NEL 1821 E L'ESILIO DEI MURATTISTI NAPOLETANI
COLLETTA E PEPE IN CECOSLOVACCHIA.
Di Rocco TURI
(Borsista presso l'Università di Brno)


Si crede che dopo circa due secoli si sia fatta ampia luce su tutte le vicende legate alla rivoluzione napoletana del 1820. Libri e convegni tenuti nel corso degli anni sembrano analizzare gli eventi napoletani sotto ogni particolare aspetto.
Tuttavia, in giro per il mondo vi sono studiosi che ancora oggi sono impegnati ad osservare e approfondire minuziosamente i fatti napoletani del secolo scorso. E' il caso di Dusan Uhlir.
Uhlir, 50 anni, uno dei maggiori storici della Cecoslovacchia, autore di un libro sulle vicende napoleoniche di Austerlitz (Slunce nad Slavkovem) e Direttore del Castello, nonché del Museo Storico dello Spielberg - prigione dei Carbonari del lombardo veneto e di Sivio Pellico - è anche il più importante ricercatore cecoslovacco di storia napoletana del secolo scorso.
Dusan Uhlir ha recentemente portato alla ribalta la circostanza che anche due fra i principali partecipanti alla rivoluzione napoletana del 1820 furono internati a Brno. La vicenda, tuttavia, è sfuggita completamente agli altri studiosi europei.
"Dopo la repressione della rivoluzione napoletana, il Governo partenopeo infierì duramente contro tutti coloro che vi avevano preso parte - dice Uhlir - e fra il Governo austriaco e quello delle Due Sicilie fu concluso un accordo secondo il quale 6 deputati murattisti del parlamento rivoluzionario dovevano essere condotti in esilio in Austria".
Ciò nondimeno, due fra gli esiliati furono condotti a Brno: il generale Pietro Colletta e il colonnello Gabriele Pepe. Questi arrivarono nella città morava il 23 settembre del 1821.
Pietro Colletta apparteneva ad una famiglia aristocratica napoletana. Era entrato in politica già al tempo di Murat, ma dopo la restaurazione dei Borboni - pur conservando il grado di generale - dovette appartarsi dalla vita pubblica. Solo durante la rivoluzione si ripresentò come membro del Parlamento e, più tardi, come Ministro della Guerra nel governo rivoluzionario. Nel febbraio 1821 fu uno dei tre generali ai quali fu affidata la difesa del Regno contro l'attacco austriaco. Scrisse il libro "Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825". Dai rapporti polizieschi cecoslovacchi sul conto di Colletta è possibile rilevare come questo libro vide la luce proprio durante il suo internamento a Brno.
Gabriele Pepe incominciò la sua carriera militare come membro della legione italiana che combatteva agli ordini di Napoleone presso Marengo. Durante la campagna spagnola di Napoleone, ottenne il grado di colonnello e servì Ferdinando Borbone anche dopo il 1815. Nel 1820 fu eletto deputato al Parlamento napoletano.
Pepe e Colletta ebbero una ben diversa veduta politica. Benché seguace di Murat come Colletta, Pepe si considerava molto più radicale. Questa era anche la causa delle frequenti discordie fra i due durante l'esilio a Brno e rilevate dai rapporti di polizia cecoslovacchi.
Le vicende legate a Colletta e Pepe in Cecoslovacchia vengono portate alla ribalta attraverso i rapporti che il direttore della polizia di Brno inviava regolarmente al Governatore della provincia morava, Mitrovsky e attraverso le lettere che gli esiliati scrivevano ma che venivano opportunamente censurati dai poliziotti di Brno.
Scoprendo tali documenti, Dusan Uhlir può ricostruire minuziosamente la vita di Colletta e Pepe a Brno dal 1821 al primo marzo 1823, giorno del loro ritorno in Italia.


Dr. Uhlir, com'era la città di Brno nel 1821?

"Nell'anno 1821, Brno era una città di circa 30 mila abitanti, con una industria tessile notevolmente sviluppata. Era la capitale della provincia Moravosilesiana e sede del governatore imperiale, la cui carica era, dall'anno 1815, tenuta da Antonio Federico conte Mitrovsky di Nemisl. La borghesia della città era per la maggior parte tedesca o germanizzata. La gente era semplice - numerosi operai e artigiani - ed era in preponderanza di origine ceca. Fuori le mura della città, su una ripida collina, era situato il carcere imperial-reale, una volta fortezza militare, lo Spielberg. Diventerà la prigione di Silvio Pellico e Pietro Maroncelli, federati lombardi del gruppo di Confalonieri, arrestati a Milano nell'autunno del 1820".


Come venivano trattati gli esiliati napoletani in Cecoslovacchia?

"A Brno sia Colletta che Pepe potevano muoversi liberamente. Erano, però, sotto il controllo della polizia e anche la loro corrispondenza, che potevano sbrigare senza vincoli, era ugualmente controllata. Questa forma di punizione dei detenuti politici era evidentemente una novità e perciò, poco dopo l'arrivo dei Carbonari - come erano spesso erroneamente denominati - il direttore della polizia Mitrovsky chiese istruzioni al presidente di polizia Sedlnitzky".


Quale fu la risposta?

"La risposta fu data in cinque punti:
1) Colletta e Pepe dovevano alimentarsi con i mezzi propri; 2) Dovevano essere controllati nei loro movimenti, lasciando libertà di azione al governatore, purché lo scopo fosse raggiunto; 3) I due confinati potevano muoversi liberamente solo nella città e nei suoi sobborghi. Ove avessero voluto allontanarsi oltre il perimetro stabilito, il governatore avrebbe dovuto decidere caso per caso senza concedere, tuttavia, permessi per lunghi viaggi, in particolare per Vienna o Praga; 4) Poiché Colletta e Pepe erano due ex deputati, vi era il divieto assoluto di qualsiasi contatto con i sudditi austriaci dei circoli sociali più elevati per evitare occasioni di subdola corruzione; 5) Essi non avevano il diritto di indossare le uniformi e le decorazioni militari poiché queste avrebbero dato loro un carattere militare che avrebbe potuto esercitare una influenza sugli uffici militari locali in contatto con i due".

Si comprende che, in questo modo, l'esilio, per Colletta e Pepe, non era di grande disagio, ma doveva essere reso più difficile per loro dal soggiorno in un ambiente straniero, dal diverso clima e dalle difficoltà finanziarie che presto sarebbero sopraggiunte.


Quali erano le condizioni economiche di Colletta e Pepe nel periodo del loro esilio a Brno?

"Colletta che nel napoletano aveva grandi proprietà, non sentì presto le difficoltà economiche. Si dice che avesse portato con sé alcune centinaia di fiorini e, inoltre, che avesse un conto aperto presso la Banca viennese Scheidlein. Peggio era per Pepe, il quale a casa non aveva altro che il suo stipendio di colonnello e a Brno era arrivato solo con pochi denari risparmiati. Perciò quasi subito, ai primi di ottobre, dovette trasferirsi dalla costosa locanda "Ai tre Principi", dove alloggiava con Colletta sin dall'arrivo, alla più economica locanda "Ai tre Galli".
Colletta prese in affitto una casa tutta per sé sulla piazza Grande e con notevoli spese la fece adattare. Alla fine di ottobre, Colletta venne raggiunto da una sua parente - Maria Gaston - e dal figlio sedicenne Federico che, da quel momento, divideranno l'esilio con lui".

Dopo varie e ripetute richieste, dal primo marzo al 6 dicembre 1822, il Governo austriaco corrispose a Colletta e a Pepe, contro ogni aspettativa, un sussidio finanziario. Pepe ricevette 5 fiorini al giorno e Colletta ebbe ben 8 fiorini perché a Brno doveva sostenere anche la sua famiglia. Questo denaro doveva essere poi recuperato con il sequestro dei loro beni nel Regno delle Due Sicilie.


Come passavano le loro giornate?

"Colletta si dedicò all'educazione del figlio e tenne una viva corrispondenza con la patria e con gli altri amici esiliati. La corrispondenza più frequente fu con Poerio, il suo migliore amico esiliato a Graz, dal quale ricevette varie informazioni sugli avvenimenti italiani. Presto incominciò a lavorare anche sulla sua Storia del Reame di Napoli.
Pepe passava la maggior parte del tempo facendo passeggiate e studiando. Entrambi avevano pochissimi contatti con la gente indigena ed evitavano discorsi sugli avvenimenti politici. Se la conversazione, poi, cadeva sugli avvenimenti napoletani degli anni 1820-1821, tutti e due negavano la loro partecipazione alla rivoluzione, precisando che era stata organizzata da altri, che loro erano stati puniti innocentemente e senza un tribunale regolare".


Dottor Uhlir, in che altro modo i due Napoletani avevano la possibilità di seguire gli eventi italiani?

"Colletta era abbonato al Giornale delle Due Sicilie e alla Brunner Zeitung. Entrambi discutevano animatamente soprattutto sugli eventi del processo contro i partecipanti alla cospirazione carbonara del 1818, arrestati e inviati nello Spielberg. I giornali parlavano spesso di nuove cospirazioni carbonare o delle brutalità di bande di briganti. Tali notizie venivano poste sullo stesso piano, con lo stesso risalto, per suscitare nei lettori l'impressione che anche la rivoluzione napoletana del 1820 era stata preparata da elementi criminali che aggredivano e uccidevano a tradimento i passanti sulle strade.
In simili conversazioni, accuratamente ascoltate dal capo della polizia Muth, Pepe assumeva posizioni sempre più radicali rispetto a quelli del generale Colletta".

Girando per i luoghi più famosi della storia locale, Colletta e Pepe cercarono anche di integrarsi sempre più nella vita della città morava e "nell'agosto 1822 i due visitarono - sempre con un permesso ufficiale del Governatore - il campo di battaglia di Napoleone a Slavkov (Austerlitz), distante solo pochi chilometri e con vivo interesse vi osservarono la pianta del famoso scontro".
Intanto, dal rapporto del direttore della polizia Muth del 31 maggio 1822 si apprende che il principe Ruffo, allora Ministro plenipotenziario del Regno di Napoli a Vienna, viene richiamato a Napoli. I parenti di Colletta fanno notare che Ruffo sarebbe stato richiamato affinché assumesse la carica di Presidente del Consiglio del Regno delle Due Sicilie. "Ciò sveglia in Colletta e Pepe le speranze che presto sarebbero ritornati a casa - dice Uhlir. Ritenevano il principe Ruffo, infatti, un uomo più moderato. Le loro speranze, però, non si avverano".
"Tuttavia - continua Uhlir - quando lo zar russo Alessandro passò per Brno nel suo viaggio verso Verona, dove doveva tenersi il nuovo Congresso delle potenze, i due Napoletani gli diedero il benvenuto. Tutti e due riponevano nuove speranze nel congresso di Verona, essendo in ciò sorretti anche dalle lettere di Giuseppe Poerio da Graz. A Verona fu concluso l'accordo di ridurre l'effettivo delle unità austriache nel Regno delle Due Sicilie da 42.000 uomini a 30.000. In relazione al richiamo di una parte degli eserciti austriaci, fu deciso di abolire l'internamento dei prigionieri di stato napoletani in Brno. Il 20 novembre 1822, dopo 14 mesi, il presidente di polizia Sedlnitzky inviò a Mitrovsky un dispaccio con il quale gli comunicò che ai due esuli era permesso di lasciare Brno, cosa che fecero il primo marzo 1823. Entrambi scelsero Firenze come luogo della loro futura residenza. Colletta vi finì il suo lavoro storico e vi morì nel 1831. Nel 1836, Gabriele Pepe ebbe il permesso di ritornare a Napoli dove si dedicò agli studi letterari. Nel 1848, ormai settantenne, partecipò alla rivoluzione di Napoli, fu promosso al grado di Generale e accettò la nomina a comandante della guardia nazionale. Morì nel 1849".

Rocco TURI


* Dusan Uhlir è attualmente docente di storia all'Università cattolica di Opava, Repubblica Ceca. Uhlir è uno dei maggiori studiosi napoleonici. (RT2013).

www.amendolara.eu
24 marzo 2013



Home | Presentazione | News | Galleria Fotografica | Monumenti | Feste e Tradizioni | Video | Contatti | Download | Links | Guestbook | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu